Winston Churchill: biografia e pensiero dello statista inglese

Winston Churchill: biografia e pensiero dello statista inglese A cura di Francesco Gallo.

Biografia e pensiero di Winston Churchill, storico, politico e militare inglese che guidò l'Inghilterra alla vittoria nella seconda guerra mondiale

1L’infanzia di Churchill e la giovinezza nell’esercito

Winston Churchill (1874 - 1965)
Winston Churchill (1874 - 1965) — Fonte: getty-images

Sir Winston Leonard Spencer Churchill, uno dei più importanti uomini di Stato della storia inglese, nasce a Woodstock, nella contea dell’Oxfordshire, il 30 novembre 1874. I genitori sono l'americana Jennie Jerome, a lungo considerata una delle più belle donne del tempo, e Lord Randolph Churchill, un autorevole esponente del partito conservatore.    

Dopo aver trascorso l'infanzia in Irlanda, il giovane Winston studia presso la celebre scuola di Harrow e nel 1893 viene ammesso all’Accademia scuola militare di Sandhurst, nonostante la sua scarsa inclinazione allo studio. Con ogni probabilità, vi entra grazie all’influenza del padre, che era stato Ministro dell'India e che lo indirizzerà alla carriera militare ritenendolo poco intelligente e non abbastanza dotato per diventare avvocato.    

Winston Churchill viene prima nominato cadetto, poi sottotenente nel IV battaglione ussari. Per questo motivo, nel 1898 parte come osservatore di guerra al seguito dell'esercito spagnolo incaricato di reprimere la rivolta di Cuba. E farà lo stesso anche durante la guerra anglo-boera.
Proprio in Sudafrica viene fatto prigioniero dai Boeri, ma presto riesce a evadere e può in questo modo inviare al suo giornale il racconto delle proprie esperienze.  

2L’ingresso in politica e la Prima Guerra mondiale

Lasciato l’esercito, si dedica esclusivamente al giornalismo e alla politica. Nel 1900 approfitta della notorietà acquisita sul campo di battaglia per lanciarsi nella campagna elettorale durante le Elezioni generali nel Regno Unito.
Dopo l’elezione alla Camera dei Comuni, prosegue la sua carriera politica per altri dieci anni. La sua fama cresce in Parlamento, dove Churchill colpisce tutti per la sua grande capacità oratoria.     

È abile nel preparare i suoi interventi meticolosamente durante i quali calamita l'attenzione di sostenitori e avversari. Anche per questo motivo, nel 1911 viene investito del ruolo di primo lord dell’Ammiragliato, carica che ricoprirà per cinque anni.     

In questo periodo Churchill avvia un processo di profonda modernizzazione della Marina militare. L’enfant prodige della politica britannica subisce un primo duro colpo durante la Prima Guerra mondiale. All’inizio del 1915, il governo inglese, proprio in seguito alla forte pressione di Churchill, decide di organizzare un corpo di spedizione anglo-francese, con la partecipazione di truppe australiane e neozelandesi, per occupare lo stretto dei Dardanelli mirando alla conquista di Costantinopoli. La spedizione militare risulta, però, un disastro. E la sconfitta subita dai turchi lo porta a rassegnare le dimissioni dall’Ammiragliato e ad entrare a far parte del gabinetto di Lloyd George.     

3L’opposizione al Nazismo e la Seconda guerra mondiale

Fin da quando il Nazismo si afferma in Germania, Churchill identifica in Hitler un pericolo per tutta l’Europa. Di fatti, non perde occasione per ribadire questa sua posizione e, pur di contrastarlo, arriva persino a ipotizzare una paradossale alleanza con l’Unione Sovietica di Stalin. Ma la sua insistenza sulla necessità del riarmo e l'aperta condanna del patto di Monaco, firmato nel 1938, vengono guardate con sospetto sia dall’opinione pubblica, sia dai politici inglesi dell’epoca. La sua voce rimarrà inascoltata per tutti gli anni che precedono la seconda guerra mondiale, anche quando di Hitler diceva: «È un genio diabolico emerso dagli abissi della miseria, infiammato dalla sconfitta, divorato da odio e spirito di vendetta ed ossessionato dal suo disegno di fare di quella tedesca la razza dominante dell'Europa e forse del mondo intero». Nel 1939, però, quando l’Inghilterra dichiara guerra alla Germania, il punto di vista di Churchill viene rivalutato e l’opinione pubblica si esprime a favore del suo ritorno nell’Ammiragliato. Dopo un anno di guerra, Churchill succede al dimissionario Chamberlain come primo ministro nel 1940.  

Nel frattempo l’esercito nazista avanzava in maniera travolgente. L’esercito francese, più numeroso e armato, commise una serie di errori che gli costarono la sconfitta. Hitler violò la neutralità del Benelux e, dopo aver attraversato la foresta delle Ardenne, sfondò le linee nemiche a Sedan. Le truppe tedesche dilagarono e puntarono verso il mare dove bloccarono gli inglesi appena sbarcati. Un’unica vittoria inglese si registrò al porto di Dunkirk.
Nonostante lo svolgimento della battaglia le aspettative britanniche erano pessimistiche, il risultato positivo fu letto da Winston Churchill come una sorta di "miracolo" e le successive espressioni di incitamento si riferiranno al Dunkirk spirit, divenuto sinonimo di quando si trionfa di fronte alle avversità. Nei difficili giorni di guerra che seguono la rotta di Dunkirk, la battaglia d'Inghilterra e la guerra lampo, la combattività e i suoi discorsi serviranno agli inglesi come monito a continuare la lotta.

Roosevelt e Churchill
Roosevelt e Churchill — Fonte: ansa

Nel 1941, Roosevelt, una volta tornato al potere, ribadì il non intervento degli USA negli affari europei. Ciò nonostante, mandò degli aiuti economici agli inglesi rimasti soli a combattere e varò una legge detta «affitti e prestiti» (Lend-lease act), con cui si forniva materiale bellico e si rompevano le relazioni diplomatiche con tedeschi e italiani. Questo avvicinamento ai britannici si compì ufficialmente il 14 agosto 1941: con la firma della Carta Atlantica, a bordo della nave da guerra britannica Prince of Wales.
Fu stesa da Churchill e Roosevelt alcuni mesi prima che gli Stati Uniti facessero il loro ingresso in guerra e annunciassero un’adesione congiunta ad un insieme di principi apparentemente ben delineati: l’affermazione che nessuno dei due avrebbe cercato di ingrandirsi territorialmente, che nessuna modifica territoriale avrebbe dovuto riflettere gli interessi dei popoli coinvolti, che tutti i popoli avrebbero avuto il diritto di determinare la propria forma di governo e che la libertà degli scambi commerciali dei mari sarebbero state fruibili per tutti gli Stati.  

Dal punto di vista di Churchill, la Carta atlantica enucleava dettagliatamente un’ampia agenda che anticipava quello che a suo parere sarebbe stato l’evento auspicabile e grandemente desiderato: l’ingresso in guerra degli Stati Uniti. Roosevelt, che fu il primo ad avere l’idea di una dichiarazione congiunta, era parimenti interessato a rinsaldare i rapporti con la Gran Bretagna. Gli Stati Uniti stavano già assumendo il ruolo di arsenale della democrazia, ma una considerazione ulteriore, non citata esplicitamente nella Carta atlantica, ma tuttavia di grande significato, influenzò la conferenza: Roosevelt e Churchill furono d’accordo sul fatto che entrambe le nazioni avrebbero dovuto inviare aiuti all’Unione Sovietica, che stava barcollando di fronte alla profonda invasione tedesca sul suo territorio. Ma a trascinare gli Stati Uniti in guerra non furono né la Carta Atlantica, né gli auspici Churchill: fu il Giappone, che il 7 dicembre 1941 attaccò la flotta degli americani ancorata a Pearl Harbor.  

4Le conferenze per il disegno di una nuova Europa e la fine politica di Churchill

L’anno successivo, nel 1942, Churchill autorizzò il generale inglese Bernard Montgomery a lanciare una controffensiva con più uomini e mezzi. Italiani e tedeschi cominciarono a ritirarsi, anche a causa dello sbarco in nord Africa degli alleati.
A questo punto serviva una strategia comune per gli anglo-americani e i sovietici; una prima conferenza si tenne a Washington con tutte le nazioni in guerra contro il Tripartito (Italia, Germania e Giappone), e sottoscrissero il patto delle Nazioni Unite. Ma sorsero subito delle divergenze: Stalin voleva attaccare subito nel nord Europa, Churchill invece voleva prima chiudere la partita in Africa. Prevalse il secondo, come si decise nel gennaio del ’43 all’Hotel Anfa nella conferenza di Casablanca. Lo sbarco sarebbe avvenuto in Sicilia, sia per la vicinanza, sia per la crisi militare italiana (“L’Italia è il ventre molle dell’Asse” disse Churchill) successiva caduta del fascismo. Fu però nell’ultima conferenza della seconda guerra mondiale, a Potsdam, il 2 agosto 1945 che i leader dei Paesi vincitori discussero e raggiunsero accordi sulla gestione dell’immediato dopoguerra. Le conferenze con Roosevelt e Stalin, in particolare il vertice di Jalta del 1945, serviranno a ridisegnare la carta dell'Europa postbellica.  

Churchill, Roosevelt e Stalin alla conferenza di Yalta, febbraio 1945.
Churchill, Roosevelt e Stalin alla conferenza di Yalta, febbraio 1945. — Fonte: getty-images

Dopo la conferenza di Yalta, del 1945, Churchill è ammirato in tutto il mondo. Tuttavia a causa della sua scarsa attenzione alle riforme sociali nel dopoguerra, nelle elezioni del 1945 viene sconfitto dal Partito laburista e gli succede, come primo ministro Richard Attlee sostenitore del Welfare State e dell'adozione di politiche assistenziali che possono traghettare il paese fuori dalla crisi postbellica e avviare la ricostruzione. Glielo annuncia sua moglie, la mattina dopo mentre si faceva la barba. Gli dice: “Abbiamo perso”. E lui risponde: “No abbiamo vinto, ci siamo battuti per questo, anche per perdere”. Perde l’uomo che in più di sessant’anni di attività (politica, guerra, giornalismo, scrittore con Premio Nobel) ha contribuito al destino del mondo. L’ha anche a volte determinato. In particolare quello europeo. 

Stalin
Stalin — Fonte: ansa

Nel frattempo, per imporre la propria egemonia, l’URSS non trovò altro mezzo che imporre al potere i partiti comunisti locali con l’appoggio dell’esercito e con una serie di forzature sui meccanismi democratici che non rispecchiavano la volontà popolare. Tutto ciò non lasciò indifferenti gli altri paesi e Churchill pronunciò a Fulton un discorso che ebbe grande risonanza in cui denunciava: la cortina di ferro, cioè la linea di confine che divise l'Europa in due zone separate di influenza politica Stalin replicò dandogli del guerrafondaio e paragonandolo a Hitler. L’alleanza era finita.  

Nel 1951 torna alla guida del paese e due anni dopo vince il premio Nobel per la letteratura con il suo libro più noto, La seconda Guerra Mondiale. Nel 1955 lascia la guida del governo e la politica attiva. Nell’ultima e più oscura parte della sua carriera cerca inutilmente di opporsi ai movimenti di indipendenza che stavano nascendo in tutto l’Impero. In questi anni pronuncia un’altra delle sue frasi più famose: «Non assisterò allo smembramento dell’Impero». Quando morì, nel 1965, dieci anni dopo, l’era delle colonie era finita e l’Impero britannico aveva oramai cessato di esistere. Le sue esequie, alla presenza della regina, saranno trionfali.