Walter Scott e il romanzo storico: biografia, libri e poesie

Walter Scott e il romanzo storico: biografia, libri e poesie A cura di Teresa Bosica.

Vita, opere e poesie di Walter Scott, scrittore e poeta scozzese considerato il padre del romanzo storico e autore, tra gli altri, di Ivanhoe e Rob Roy

1Walter Scott: vita e opere

Walter Scott
Walter Scott — Fonte: getty-images

Sir Walter Scott nacque a Edimburgo nel 1771 in una famiglia borghese che svolse un ruolo importante nella storia della Scozia e lo stesso Scott fu sempre affascinato dalle leggende e dagli eventi storici del suo paese natale. 

Da bambino fu colpito dalla poliomielite, malattia che lo rese zoppo. A causa della sua salute cagionevole, non poté frequentare la scuola in modo regolare, era spesso da solo e la lettura divenne il suo passatempo preferito, amava anche ascoltare i racconti tradizionali della gente locale e dei contadini e fu particolarmente impressionato dai racconti riguardanti la Battaglia di Culloden avvenuta nel 1746. 

Quando la sua salute migliorò, fu in grado di frequentare la Edinburgh High School e in seguito s’iscrisse all’università, iniziò a lavorare come apprendista nello studio del padre che era avvocato e lui stesso intraprese la carriera forense. Nel 1799 ebbe l’incarico di sceriffo della contea di Selkirk e nel 1806 fu nominato cancelliere alla Corte Suprema di Edimburgo, ma la sua grande passione rimaneva comunque la letteratura, infatti, amava leggere le opere di William Shakespeare, di Edmund Spenser e amava scrivere

Walter Scott cominciò la sua carriera letteraria traducendo ballate tedesche, studiò Goethe e tradusse alcune sue opere; nel 1802 pubblicò The Minstrelsy of the Scottish Border (Canti Giullareschi della Frontiera Scozzese), una raccolta di antiche ballate scozzesi dette border ballads (ballate di confine). 

Tra il 1805 e il 1810 compose tre racconti in versi: The Lay of the Last Minstrel (Il Lamento dell’Ultimo Menestrello), che Scott immagina essere narrato da un vecchio menestrello; Marmion, la storia di Lord Marmion, un uomo senza scrupoli vissuto alla corte di Enrico VIII d’Inghilterra e The Lady of the Lake (La Donna del Lago) che narra di tre uomini innamorati della stessa donna. 

Monumento a Walter Scott, Edimburgo
Monumento a Walter Scott, Edimburgo — Fonte: getty-images

Scott ottenne immediatamente un grande successo che gli assicurò anche stabilità finanziaria. Quando Lord Byron raggiunse il successo con l’opera Child Harod’s Pilgrimage (Il Pellegrinaggio del Giovane Harold) Scott, temendo che il poeta inglese potesse offuscare la sua fama, decise di dare una svolta alla sua carriera letteraria cominciando a scrivere opere in prosa

Nel 1814 pubblicò anonimamente il romanzo Waverley, considerato il capostipite del romanzo storico. Waverley è la storia di una famiglia scozzese che supporta la dinastia degli Stuart ed è ambientato durante il regno di Giorgio II d’Inghilterra, nel periodo in cui Charles Edward Stuart stava cercando di riconquistare il trono inglese. Waverley fu il primo romanzo di una trilogia che include Guy Mannering (1815) e The Antiquary (L’Antiquario, 1816) noti anche come Waverley Novels (romanzi del ciclo di Waverley). 

Nella sua carriera Walter Scott scrisse circa trenta romanzi tra cui Rob Roy (1818), la storia di una specie di Robin Hood scozzese; The Bride of Lammermoor (La Sposa di Lammermoore, 1819), ambientato alla fine del XVII secolo, che ispirò l’opera Lucia di Lammermoore al compositore italiano Gaetano Donizzetti; il capolavoro Ivanhoe (1820), i cui eventi sono collocati durante il medioevo, circa un secolo dopo la conquista normanna; Kenilworth (1821) ambientato durante l’epoca elisabettiana e infine Quentin Durward (1823), ambientato in Francia nel XV secolo, paese dove il romanzo divenne molto popolare. 

Abbotsford House: residenza di Walter Scott, costruita tra il 1817 e il 1824
Abbotsford House: residenza di Walter Scott, costruita tra il 1817 e il 1824 — Fonte: getty-images

Nel 1797 Scott sposò Charlotte Charpentier, la figlia di un rifugiato francese, da cui ebbe cinque figli. Nel 1810 stabilì una casa editrice, “John Ballantyne and Co.”, diretta dall’amico John Ballantyne e di cui Scott fu un socio segreto. Grazie alla sua enorme fortuna acquistò una grande proprietà, Abbotsford, dove trascorse i suoi anni più felici insieme alla sua famiglia

Nel 1820 fu nominato baronetto da Re Giorgio IV, assumendo quindi il titolo di Sir. Purtroppo nel 1825 una grave crisi economica colpì l’Inghilterra e la casa editrice fallì, per questo motivo Scott subì un tracollo finanziario e s’indebitò per un enorme somma di denaro. Lo scrittore, che aveva un grande senso dell’onore, rifiutò di dichiarare bancarotta e di ricevere qualsiasi aiuto, e si impegnò a ripagare i suoi debiti scrivendo e pubblicando un gran numero di romanzi. 

Purtroppo a causa dell’enorme mole di lavoro, la sua salute cominciò a declinare, fu colpito da un ictus e nella speranza di riprendersi, affrontò un viaggio in Italia. Ormai la sua salute era gravemente compromessa, sentendo che la fine era vicina, fece ritorno in Scozia, dove morì nel 1832

2Walter Scott e il romanzo storico

Walter Scott è considerato il “padre” del romanzo storico in Europa, un genere in cui le storie sono ambientate in un’epoca passata, fondendo eventi e personaggi storici reali con eventi e personaggi fittizi senza alterare la verità storica.   

Scott però specificò che il suo interesse per il passato era diverso da quello degli autori dei romanzi gotici, che usavano il passato come ambientazione pittoresca e proprio nell’introduzione a Waverley critica le assurdità dei romanzi gotici affermando che il suo interesse è di descrivere gli eventi del passato in modo fedele; inoltre, il suo intento è di raccontare non solo di grandi uomini e donne del passato, ma di personaggi che appartengono a tutte le classi sociali, anche quelle più povere, esaltando nobili ideali quali la lealtà, il coraggio, l’eroismo e il senso dell’onore.   

3Ivanhoe di Walter Scott: trama e personaggi

Ivanhoe di Walter Scott
Ivanhoe di Walter Scott — Fonte: ansa

Ivanhoe rappresenta una svolta nella carriera letteraria di Walter Scott, diventato famoso grazie ai romanzi storici incentrati soprattutto sulla storia scozzese del XVII e XVIII secolo, in cui racconta di personaggi coinvolti nelle grandi lotte religiose e politiche di quel tempo

Nella prefazione a Ivanhoe lo scrittore spiega che con questo libro ha voluto affrontare una nuova sfida: scrivere un romanzo storico ambientato in un paese diverso dalla Scozia e in un’epoca diversa da quella che di solito descriveva. Sceglie quindi l’Inghilterra del XII secolo, al tempo di Riccardo I d’Inghilterra, noto anche come Riccardo Cuor di Leone, suo fratello Giovanni, noto come Giovanni Senzaterra, e le leggendarie figure di Robin Hood e la sua banda di fuorilegge. 

La trama del romanzo si svolge tra il 1194 e il 1199 nel periodo in cui i Normanni avevano sottomesso gli Anglo-Sassoni. Il protagonista Wilfred di Ivanhoe, un cavaliere sassone, è stato diseredato dal padre perché ha scelto di seguire il re normanno Riccardo I nella terza crociata.

Ivanhoe è innamorato di Lady Rowena, che vive sotto la protezione di suo padre che vorrebbe darla in sposa a un nobile sassone. Al ritorno dalla Terrasanta, Ivanhoe, nelle vesti di un pellegrino, torna a casa del padre per rivedere Lady Rowena, qui incontra anche il ricco ebreo Isaac che gli fornisce l’armatura per combattere in un torneo contro i cavalieri normanni, tra cui il suo nemico, il cavaliere templare Sir Brian de Bois-Guilbert.  

Nel corso di un altro torneo, Ivanhoe viene gravemente ferito e viene soccorso da Isaac e sua figlia Rebecca, esperta di medicina orientale, che s’innamora di lui

Il rapimento di Rebecca, soggetto tratto dal romanzo di Walter Scott, Ivanhoe. Il dipinto di Delacroix è conservato al Museo del Louvre di Parigi
Il rapimento di Rebecca, soggetto tratto dal romanzo di Walter Scott, Ivanhoe. Il dipinto di Delacroix è conservato al Museo del Louvre di Parigi — Fonte: ansa

Durante l’assenza di Riccardo I, suo fratello, il Principe Giovanni, cerca di usurpare il trono con l’aiuto dei baroni normanni infedeli. Poiché Giovanni e i suoi uomini hanno bisogno di denaro per corrompere i loro complici, il ricco ebreo Isaac, Rebecca e Ivanhoe sono catturati dai cospiratori guidati da Sir Brian de Bois-Guilbert, e imprigionati nel castello di Torquilstone. Sir Brian s’innamora di Rebecca che però lo rifiuta. 

Intanto, Riccardo I torna segretamente in patria e con l’aiuto di Robin e dei suoi uomini attacca il castello e libera tutti i prigionieri, tranne Rebecca che viene portata da Sir Brian nella precettoria di Templestowe, dove arriva il Grande Maestro dei Templari e, notando il cambiamento avvenuto in Sir Brian, accusa Rebecca di stregoneria. Sottoposta a un processo, la ragazza viene condannata al rogo, la sua innocenza potrà essere provata da un cavaliere che sfiderà e sconfiggerà in combattimento Sir Brian. 

Ivanhoe accorre in aiuto di Rebecca, ma è ancora debole per le ferite riportate in un torneo precedente, e Bois-Guilbert riesce a disarcionarlo facilmente, ma egli stesso cade al suolo e muore per un infarto. Finalmente Ivanhoe può sposare Lady Rowena e riacquistare i suoi privilegi nobiliari, mentre Rebecca lascerà l’Inghilterra con suo padre

3.1Ivanhoe: temi e caratteristiche

Ivanhoe, l’eroe del romanzo rappresenta il perfetto cavaliere medioevale, è coraggioso, leale nei confronti del sovrano, fedele alla donna amata. Anche se non è un membro della nobiltà normanna, è fedele al re e lo segue nelle crociate, per questo viene diseredato dal padre sassone che si oppone al dominio dei normanni. In questo modo Ivanhoe mostra che pur appartenendo a un popolo sconfitto, si può ancora conservare la propria nobiltà d’animo, contrariamente all’arrogante cavaliere Sir Brian che disprezza i sassoni e non mostra alcun rispetto per niente e nessuno. 

La biblioteca di Abbotsford House, la casa di Sir Walter Scott
La biblioteca di Abbotsford House, la casa di Sir Walter Scott — Fonte: ansa

Ivanhoe contiene tutte le caratteristiche tipiche del romanzo storico, grazie alla fusione di eventi storici realmente accaduti e finzione romanzata, nella storia sono presenti personaggi storici reali, ma sono relegati a una funzione marginale, e personaggi fittizi che sono invece i protagonisti della storia. 

Attraverso il contrasto tra Normanni e Anglo-Sassoni, Walter Scott riesce ad attirare indirettamente l’attenzione dei lettori sull’ostilità che esisteva a quel tempo tra inglesi e scozzesi, ovviamente Scott parteggia per gli scozzesi che erano stati privati della loro indipendenza politica quando la Regina Anna con l’Atto d’Unione del 1707 aveva incorporato il parlamento scozzese in quello inglese.  

4Walter Scott e Alessandro Manzoni

Walter Scott, insieme a Lord Byron, è stato l’unico romantico inglese a conquistare grande fama nel continente europeo. Esercitò una grande influenza sui romanzieri del XIX secolo, in particolare Alessandro Manzoni lesse i romanzi di Scott con grande interesse e chiedeva spesso agli amici di procurargli delle copie dei suoi libri. Manzoni pubblicò il suo capolavoro I Promessi Sposinel 1827, quando Scott era già un autore acclamato

Come in Ivanhoe anche ne I Promessi Sposi eventi e personaggi fittizi si mescolano a eventi e personaggi storici, per esempio il Cardinale Federigo Borromeo o la monaca di Monza sono personaggi storici, mentre Renzo, Lucia, Agnese e Don Abbondio sono personaggi creati dall’autore. 

Abbotsford House: casa di campagna storica in stile neogotico (architetto William Atkinson) di Walter Scott in Scozia
Abbotsford House: casa di campagna storica in stile neogotico (architetto William Atkinson) di Walter Scott in Scozia — Fonte: ansa

In entrambi gli scrittori il sentimento patriottico e regionale è una componente molto forte, i loro romanzi sono ambientati in periodi storici caratterizzati da conflitti politici e culturali tra il loro paese d’origine e un dominatore straniero (conflitto tra Scozia e Inghilterra per Scott e tra Lombardia e Spagna per Manzoni). 

Un’altra cosa che accomuna i due autori è l’uso della lingua, Scott usa il dialetto ed espressioni idiomatiche locali per mantenere viva l’identità del suo paese, mentre Manzoni rimuove il dialetto e le inflessioni regionali nell’edizione finale del romanzo, perché con la sua opera intendeva stabilire una lingua comune per la letteratura italiana e per l’Italia

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