Quanto conta il voto della maturità?

Di Veronica Adriani.

Voto maturità, all'università serve davvero? E nei concorsi pubblici? Davvero un 60 vale 100 nel mondo del lavoro? Sciogliamo qualche dubbio

VOTO MATURITÀ: QUANTO CONTA?

Quando conta il voto di maturità?
Quando conta il voto di maturità? — Fonte: istock

Si ricomincia: gli esami di maturità 2020 si stanno avvicinando sempre di più: a giugno i maturandi 2020 affronteranno prima i due scritti e poi l'orale. Ciò significa che tra qualche mese in molte classi si inizierà seriamente a pensare al voto finale dell'Esame di Stato, che per molti significherà anche la carta di accesso all'Università o ai concorsi pubblici.

Sul Gruppo facebook Maturità 2020 (a proposito, iscriviti ora se non l'hai già fatto!) in molti iniziano a chiedersi a quale voto aspirare e, cosa più importante, quanto conta il voto di maturità per le scelte future. Vediamo di fare chiarezza.

VOTO DI MATURITÀ PER L'AMMISSIONE ALL'UNIVERSITÀ

Il voto di maturità non influisce sulle procedure di ammissione all'università, che si basano sul superamento di un concorso pubblico quando il corso di laurea è a numero chiuso.

Tuttavia alcuni atenei privati e soprattutto alcune università estere possono tenere seriamente in conto il voto del diploma di maturità, decidendo di favorire l'accesso ai corsi ai candidati che hanno un punteggio più alto. Meglio, quindi, puntare in alto se l'idea è quella di studiare all'estero.

Per quel che riguarda le facoltà ad accesso diretto, che prevedono però la verifica di alcune competenze tramite test d'ingresso per valutare che si abbiano tutti i requisiti per frequentare i corsi, le cose variano da ateneo ad ateneo. Prendiamo l'esempio di Lettere: mentre a Milano la verifica in aula è richiesta solo per chi ha totalizzato un punteggio inferiore a 70/100, a Roma, Tor Vergata, il test è per tutti.

VOTO DI MATURITÀ CONCORSI PUBBLICI

Con legge delega n. 124/2015 all'articolo 17 punto d) è stata abolita la possibilità di inserire all'interno dei bandi di concorso uno sbarramento per voto. Questo significa che nei concorsi pubblici il voto non può essere considerato una discriminante. Tuttavia, alcune amministrazioni pubbliche, quando le domande che arrivano sono molte, effettuano una prima scrematura attribuendo un punteggio diverso per ogni fascia di voto. A chi si laurea o diploma con un voto basso viene attribuito un punteggio, e lo stesso vale per un voto medio o un voto alto o eccellente. Va da sé che di fronte a un alto numero di domande, chi ha un voto più alto ottiene un punteggio più alto, venendo selezionato a scapito degli altri. Anche qui, dunque, meglio puntare in alto.

A COSA SERVE UN VOTO DI MATURITÀ ALTO

La vera differenza fra un 60 e un 100, dunque, si vede in due ambiti:

  • Nel settore privato, dove la discrezionalità di chi effettua la selezione può garantire maggiori possibilità di assunzione a chi si diploma con un voto alto. Questo vale soprattutto per chi sceglie di non continuare con l'Università e ha diplomi più tecnici, che consentono di fare domanda diretta nelle aziende;
  • Nelle borse di studio, assegnate sempre agli studenti più meritevoli. Moltissime università prevedono esoneri parziali o totali per gli studenti che entrano con voti alti e riescono a mantenere un ottimo rendimento nel corso degli studi. Inoltre il MIUR ha attivato da tempo la pagina della valorizzazione delle eccellenze, grazie alla quale gli studenti particolarmente meritevoli possono ottenere borse di studio e agevolazioni, nonché una vetrina speciale da cui è possibile attingere da parte delle aziende, riservata ai diplomati con 100 e lode, l'Albo nazionale delle eccellenze.

Fermo restando che il valore di una persona si dimostra sul campo e che un voto è pur sempre un giudizio soggettivo delle persone che si incontrano lungo il proprio cammino, meglio puntare in alto se si può farlo, specie per avere la soddisfazione di vedersi ripagati i sacrifici di cinque anni.