Vita e opere di Andrea Camilleri

Vita e opere di Andrea Camilleri A cura di Antonello Ruberto.

Vita e opere di Andrea Camilleri, lo scrittore, sceneggiatore e regista siciliano, autore dei gialli che hanno come protagonista il commissario Montalbano e che hanno ispirato la fortunata serie TV.

1La vita di Andrea Camilleri dal teatro alla TV

Andrea Camilleri. Roma, 2011
Andrea Camilleri. Roma, 2011 — Fonte: getty-images

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, nel 1925, figlio di un ispettore delle compagnie portuali convintamente fascista, che aveva addirittura partecipato alla marcia su Roma.

Da ragazzo ha un carattere turbolento, che gli vale l'espulsione dal collegio religioso dove era stato mandato a studiare; gli studi superiori si concludono in maniera brusca nel 1943 a causa della guerra e dello sbarco americano che fa precipitare l'intera isola nel caos.

Sono anni turbolenti, caratterizzati da un gran girovagare di Camilleri nell'isola, ma anche dalle sue prime esperienze drammaturgiche: nel 1942, infatti, è per la prima volta a teatro nel ruolo di regista.

Nel 1944, dopo lo sbarco alleato, è a Palermo, dove si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia che abbandona in seguito senza aver conseguito la laurea; tra il 1946 e il '47 è a Enna, dove inizia a frequentare la Biblioteca Comunale, qui diventa amico del suo direttore e di Franco Enna, letterato e scrittore, che lo avvicina alla scrittura letteraria e alla poesia.

Andrea Camilleri al Teatro Regina Margherita di Racalmuto (Agrigento, Sicilia), 13 febbraio 2003. Lo scrittore siciliano è stato direttore artistico del teatro di Racalmuto
Andrea Camilleri al Teatro Regina Margherita di Racalmuto (Agrigento, Sicilia), 13 febbraio 2003. Lo scrittore siciliano è stato direttore artistico del teatro di Racalmuto — Fonte: getty-images

Nel 1945, nell'Italia liberata, s'iscrive al Partito Comunista, segnando così l'inizio di un impegno politico e civile che avrebbe contraddistinto tutto il resto della sua vita.

Abbandona la Sicilia per trasferirsi a Roma dove, nel 1949, viene ammesso all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica come allievo regista teatrale, e nel frattempo continua la scrittura di poesie, alcune delle quali vengono apprezzate e commentate da un autore del calibro di Ungaretti, e sperimenta i primi tentativi di scrittura narrativa.

Ma, ovviamente, è nel campo del teatro che Camilleri esprime le sue idee migliori e originali: negli anni Cinquanta non solo dirige parecchi drammi di Pirandello, ma porta in scena autori ancora sconosciuti al pubblico italiano come Ionesco, Samuel Beckett, Arthur Adamov ed Eliot.

Gli ultimi anni dei Cinquanta vedono la sua definitiva affermazione professionale: viene assunto in Rai dove, per tutto il decennio successivo, si occupa della produzione di sceneggiati e miniserie che sono spesso la trasposizione televisiva di testi teatrali di successo o di altrettanto famosi romanzi.

Negli stessi anni comincia a insegnare al Centro sperimentale di cinematografia e all'Accademia nazionale di Arte drammatica.

Nel 1978 pubblica il suo primo romanzo, Il corso delle cose, che dà l'avvio ad una carriera letteraria estremamente prolifica; per tutti gli anni Ottanta i suoi romanzi riscuotono successi alterni sia dagli editori che dal pubblico, ma negli anni Novanta il nome di Camilleri si afferma definitivamente tra quello dei romanzieri italiani.

In una prima fase la sua produzione letteraria si era concentrata sul romanzo storico e sociale, incontrando anche il gusto dei lettori, ma è con i romanzi polizieschi, e con la creazione del personaggio di Montalbano, che arriva il successo

Andrea Camilleri muore a Roma in seguito a un arresto cardiaco il 17 luglio 2019

2I primi romanzi e quelli storici

Le prime prove del Camilleri romanziere sono a cavallo della fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta: del 1978 è Il corso delle cose, mentre del 1980 è Un filo di fumo, il terzo romanzo, che segue di quattro anni il secondo, è La strage dimenticata.

Già in queste prime tre opere emergono quelli che saranno alcuni dei punti fermi di tutta la letteratura di Camilleri, come l'ambientazione siciliana dei suoi racconti e la predilezione per il romanzo storico o a sfondo sociale.

Sia in Il corso delle cose che in Un filo di fumo, i protagonisti sono umili lavoratori e abitanti di una Sicilia rurale, povera, antica, resa cupa dalle storie cui fa da sfondo: nel primo romanzo è, ad esempio, pesantemente presente l'ombra della mafia

Andrea Camilleri al Festival Internazionale del Film di Roma, all'Auditorium Parco Della Musica il 5 novembre 2010
Andrea Camilleri al Festival Internazionale del Film di Roma, all'Auditorium Parco Della Musica il 5 novembre 2010 — Fonte: getty-images

Diverso è il discorso per Un filo di fumo, che racconta le disavventure di un disonesto commerciante di zolfo alla fine dell'Ottocento, un romanzo che, nonostante l'ambientazione, si concentra più sull'aspetto sociale che su quello storico.

Questo secondo romanzo è importante anche perché, per la prima volta, compare l'immaginaria città di Vigata che farà spessissimo da palcoscenico per i romanzi di Camilleri, in particolar modo i più fortunati.

Al contrario, la vicenda raccontata ne La strage dimenticata rientra appieno negli schemi del romanzo storico: cronologicamente la vicenda si svolge nella Sicilia del 1848, un anno di rivolte che sconvolsero tutti gli stati d'Europa, compreso il Regno delle due Sicilie retto da Ferdinando II, e narra della violentissima repressione subita dai contadini ad opera di latifondisti e mafiosi al termine della rivolta.

Gli anni Novanta segnano sia l'affermazione del Camilleri romanziere presso il grande pubblico che la definizione del suo modo di scrivere e raccontare.

Il saggio La bolla di componenda (1993) e i romanzi La stagione della caccia (1993) e La concessione del telefono (1998), entrambi ambientati a Vigata, segnano l'ininterrotto interesse dell'autore per la Sicilia ottocentesca, cui però si approccia di volta in volta ora con uno storicismo rigoroso, ora lasciando più libertà alla fantasia.

L'attore Luca Zingaretti ha interpretato il ruolo del Commissario Montalbano nell'omonima serie tv
L'attore Luca Zingaretti ha interpretato il ruolo del Commissario Montalbano nell'omonima serie tv — Fonte: getty-images

La stagione della caccia è il primo, vero successo editoriale di Camilleri, un romanzo che consacra l'autore al grande pubblico che, da questo momento, non lo abbandona più. Rispetto ai precedenti romanzi La stagione della caccia conserva la cornice storica della Sicilia ottocentesca ma, a differenza de La bolla di componenda, si abbandona a soluzioni narrative poco ortodosse storicamente.

Il protagonista è Alfonso La Matina, il cui padre era a servizio del marchese Peluso e curava per lui un giardino pieno di erbe miracolose; dopo una lunga lontananza Alfonso torna a Vigata e apre una farmacia, nel frattempo inizia a corteggiare ‘Ntontò, figlia del marchese; l’intera casata dei Peluso muore in circostanze apparentemente naturali ma, in realtà, vittima delle erbe di Alfonso che, in questo modo, riesce a sposare ‘Ntontò, unica superstite di tutta la famiglia.

3Il linguaggio e lo stile di Camilleri

Nella costruzione letteraria di Camilleri la Sicilia non è una mera cornice al racconto, al contrario l’autore prova in tutti i modi a descriverla nella sua interezza e intimità, provando a farne emergere gli aspetti più autentici: in questo senso è fondamentale l’uso che viene fatto del linguaggio siciliano.

Gli idiomi siciliani usati da Camilleri hanno spesso una loro pregnanza particolare, sono parole dialettali dotate di quella forza e significato, o anche di quell’ambiguità o ambivalenza che le loro omologhe italiane non hanno.

Ciononostante quelle parole, o frasi, non restano oscure al lettore poco avvezzo al dialetto siculo perché inserite in una frase o in un discorso che ne lasciano comunque intendere il senso; inoltre Camilleri, profondo conoscitore del dialetto siciliano, lo utilizza in tutte le sue forme e varietà, e lo inserisce all’interno delle frasi sfruttandone la musicalità per rendere il periodo maggiormente intuibile e godibile.

Questa cura per il linguaggio e per la frase, fa parte della profonda attenzione che egli dedica alla scrittura, intesa come un esercizio formale di equilibrio misurabile in senso matematico: secondo Camilleri ogni romanzo può tranquillamente essere contenuto nel limite delle 180 pagine distribuite equamente in un numero definito di capitoli.

Una cura simpaticamente maniacale che si esprime tanto sul piano dell’organizzazione dello scritto quanto su quello stilistico.

4Camilleri e il caso Montalbano

Statua del commissario Salvo Montalbano a Porto Empedocle, paese natale di Camilleri, vicino ad Agrigento, Sicilia
Statua del commissario Salvo Montalbano a Porto Empedocle, paese natale di Camilleri, vicino ad Agrigento, Sicilia — Fonte: getty-images

Il nome di Camilleri è però indissolubilmente legato al personaggio immaginario di Salvo Montalbano, commissario di polizia della città di Vigata

Se per molti versi, come ha avuto modo di ammettere lo stesso autore, il suo stile è stato influenzato dall’opera di George Simenon, non meno importante è stata l’influenza dello spagnolo Montalbán, anch’egli autore di romanzi gialli cui lo scrittore siciliano ha reso omaggio dandogli il nome della sua invenzione più celebre. 

Il personaggio fa il suo esordio nel romanzo La forma dell’acqua, in cui emerge fin da subito il carattere burbero e generoso dell’uomo, pieno di manie, e quello acuto e ingegnoso del poliziotto, in grado di risolvere anche i casi più difficili.

Camilleri tratteggia così un personaggio che incontra immediatamente un enorme successo di pubblico e che gli permette di dare vita a una serie di storie che, per oltre vent’anni, vedono protagonista il commissario di Vigata e che trovano una facile trasposizione sul piccolo schermo.

Ragusa, paese in cui è stata girata la serie TV basata su Montalbano, personaggio immaginario ideato da Camilleri
Ragusa, paese in cui è stata girata la serie TV basata su Montalbano, personaggio immaginario ideato da Camilleri — Fonte: getty-images

Alla comparsa di Montalbano né il giallo né il poliziesco sono generi nuovi in Italia né in letteratura e neanche sulla TV, ma l’impatto della creatura di Camilleri è enorme e innovativo.

Se gli intrecci letterari delle storie danno un respiro nuovo al genere, il carattere umano del protagonista, il suo amore per la buona cucina e la sua parlata dialettale sono alla base della sua immediata presa sul pubblico, sia letterario che televisivo; alla base del successo di Montalbano c’è anche, senz’altro, la capacità di penetrare l’attualità, come nel caso de L’altro capo del filo (2016), in cui il commissario coordina la polizia di Vigata per aiutare i migranti negli sbarchi: una scelta narrativa che rispecchiava le idee politiche di Camilleri e che causò non poche polemiche.