La vita di Licurgo

Di Redazione Studenti.

Chi era Licurgo? Riassunto della vita del politico e dell'oratore ateniese; allievo prima di Platone e poi di Isocrate

CHI ERA LICURGO

Teatro di Dioniso fatto costruire ad Atene durante il governo di Licurgo
Teatro di Dioniso fatto costruire ad Atene durante il governo di Licurgo — Fonte: ansa

Licurgo nacque ad Atene, da una ricchissima famiglia sacerdotale, nel 390 a. C. circa, morì nel 324 a. C. e fu sepolto nel Ceramico. Egli fu un discepolo di Platone e gli insegnamenti di quest'ultimo trasmisero al suo spirito aristocratico un'eccezionale austerità religiosa ed etica; da Isocrate, invece, Licurgo apprese il gusto della citazione di esempi mitici con fini moralistici.

La figura di Licurgo cominciò a emergere subito dopo la battaglia di Cheronea, avvenuta nel 338 a. C. Egli amministrò la pubblica finanza per dodici anni, dal 338 a. C. al 327 a. C. , svolgendo un vasto programma di riassetto del bilancio; inoltre, Licurgo rinforzò gli armamenti, arricchì Atene di opere pubbliche, riorganizzò gli agoni e fece costruire il teatro di Dioniso, facendovi erigere le statue dei più importanti poeti tragici, i cui testi furono pubblicati in edizioni ufficiali.

LA VITA DI LICURGO: RIASSUNTO

Licurgo fu un acceso avversario di Filippo di Macedonia e di Alessandro Magno e uno spietato accusatore dei filomacedoni; per quanto riguarda questi ultimi, egli chiese, ottenendola quasi sempre, la condanna a morte degli imputati. Licurgo fece parte degli oratori di cui Alessandro chiese la consegna dopo la ribellione di Tebe, verificatasi nel 335 a. C. , ma riuscì a salvarsi grazie all'intercessione di Demade.

Nella sua vita, Licurgo fu calunniato; dopo la sua morte, i suoi figli furono condannati a un'ammenda e, non potendola pagare, finirono in prigione. Nel 307 a. C. , i decreti di Licurgo, in onore del quale fu innalzata una statua nell'agorà, furono scolpiti nel marmo e al maggiore dei suoi discendenti fu assicurato il vitto nel Pritaneo, l'edificio in cui avevano sede i pritani, e veniva custodito il fuoco perenne della città presso l'altare della dea Estia.

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