Vincenzo Gioberti: biografia e pensiero politico

Vincenzo Gioberti: biografia e pensiero politico A cura di Laura Morazzini.

Biografia e pensiero politico di Vincenzo Gioberti, presbitero, filosofo e patriota è stato uno dei protagonisti del Risorgimento italiano attraverso il neoguelfismo, ovvero l'unità d'Italia guidata dal papa.

1Chi è Gioberti?

Ritratto di Vincenzo Gioberti
Ritratto di Vincenzo Gioberti — Fonte: ansa

Filosofo, politico e scrittore, le sue opere hanno contribuito alla realizzazione dell'unificazione dell'Italia. Gioberti nasce a Torino da Giuseppe e Marianna Capra; il padre è un semplice impiegato che muore presto, lasciando la famiglia in serie difficoltà economiche. 

Impara dalla madre il francese e frequenta con profitto le scuole dei padri oratoriani, ma studia anche come autodidatta, dimostrando molto presto una mente eclettica e versatile. Si orienta verso lo studio della filosofia, formandosi una vastissima cultura e sviluppando alcune concezioni originali, in particolare si concentra su Immanuel Kant e sulla polemica antisensista

Brillante e competente, viene nominato professore di teologia all'Università di Torino e ordinato sacerdote nel 1825; ben presto acquisisce notevole fama anche se le sue idee originali appaiono a molti al limite dell'ortodossia e la polizia piemontese inizia a tenerlo sotto controllo. 

2L’esilio di Gioberti

Monumento a Vincenzo Gioberti (1801-1852): politico e filosofo italiano. Opera di Giovanni Albertoni
Monumento a Vincenzo Gioberti (1801-1852): politico e filosofo italiano. Opera di Giovanni Albertoni — Fonte: getty-images

Durante la successione del re Carlo Alberto nel 1831 viene nominato cappellano di corte.

La vicinanza con i luoghi della politica lo spingono ad interessarsi ai meccanismi alla base del governo, ma soprattutto ai principi che lo guidano. Conosce e apprezza la Giovine Italia, il movimento di Giuseppe Mazzini e, anche se sembra non ne faccia parte, vi collabora saltuariamente.

Forse a causa di un suo possibile coinvolgimento in un complotto repubblicano, e comunque a causa della persistente diffusione di idee politiche molto radicali, cade in disgrazia: nel 1833 la polizia lo arresta e lo mette per qualche mese in una prigione di Torino.

L’accusa di essere un sovversivo diventa condanna in quanto come fiancheggiatore dei repubblicani e Gioberti è costretto ad andare in esilio.

Nel dicembre del 1834 è a Parigi e poi si reca a Bruxelles, dove un suo amico, direttore di un istituto privato, gli garantisce un posto come insegnante.

3Il pensiero filosofico di Gioberti

La lontananza dalla patria e la necessità di dare un senso al proprio esilio lo convincono a elaborare e stampare le proprie idee

  • La teorica del sovrannaturale (1838),
  • Introduzione allo studio della filosofia (1839-40),
  • Del Bello e del Buono (1841-42),
  • Primato morale e civile degli Italiani (1843),
  • Prolegomeni al Primato (1845),
  • Il Gesuita moderno (1847),
  • Apologia del libro intitolato il Gesuita moderno (1847).

In Italia è diffuso il razionalismo cartesiano, ma Gioberti introduce quanto appreso dalla metafisica kantiana e post-kantiana e, nell’Introduzione allo studio della filosofia, schematizza la critica al sistema filosofico proposto nel 1830 da Antonio Rosmini-Serbati. Utilizza il termine palingenesi per definire un concetto che non sia solo etico ma anche sociale e politico, cioè unire l’ideale e il reale per descrivere compiutamente la realizzazione nella vita umana insieme a quella della vita spirituale, ovvero partire dalla conoscenza di Dio o dell’Essere rispetto a ogni altra conoscenza, che da essa è fatta dipendere.

La sua concezione teologica, filosofica (e politica) è definito con il termine di ontologismo.

In questo periodo, per gli intellettuali italiani lo studio di Dante diventa un elemento imprescindibile per capire il rapporto tra letteratura e politica; anche Gioberti ne approfondisce l’indagine, elevandola a principio dinamico della letteratura italiana nel saggio Del bello del 1841.

4Il neoguelfismo come progetto politico

Vincenzo Gioberti comunica il voto di Brescia a sostegno dell'annessione al re Carlo Alberto, 1848
Vincenzo Gioberti comunica il voto di Brescia a sostegno dell'annessione al re Carlo Alberto, 1848 — Fonte: getty-images

In Italia si vanno formando dei partiti con una loro identità, benché all’interno di uno scenario che vede il paese profondamente diviso, e Gioberti riflette sull'unità nazionale già esistente, quella comunque presente grazie alla religione comune e alla lingua condivisa. Nel 1843 a Bruxelles scrive Del primato morale e civile degli italiani, dove dà forma al suo pensiero politico e propone metodi pratici per la sua realizzazione.

Nell’opera esplora il concetto di “primato italico”, un progetto politico secondo il quale la grandezza storica e morale e del popolo italiano può e deve essere trasformata in realtà, concretizzando l'unità nazionale tanto desiderata. Questo progetto non mette in posizione di superiorità l’Italia rispetto agli altri paesi, che anzi vengono citati ad esempio come realtà fondate sui saldi principi religiosi, ma ne costituisce un criterio guida per fare dell'Italia una delle parti di una società universale virtuosa.

Per raggiungere questo obiettivo, Gioberti prospetta una monarchia costituzionale sotto forma di confederazione fra stati guidata dal papa, condannando fermamente la violenza come metodo per ottenere l'Italia unita.

5Il ritorno in patria

Statua equestre rappresentante Carlo Alberto
Statua equestre rappresentante Carlo Alberto — Fonte: ansa

La visione politica di Gioberti tenta di fondere i moderati, i liberali e gli indipendentisti ma per molti rimane anomala e difficile da inquadrare; il re Carlo Alberto per esempio, se ne appropria in un’ottica anti austriaca ma non apprezza le critiche del filosofo ai gesuiti, contenute in alcuni scritti successivi.

Nel 1846 Gioberti si trasferisce di nuovo a Parigi, mentre il suo progetto politico conosce larghissima diffusione negli ambienti favorevoli all’unificazione, tanto che all'elezione del nuovo papa nel 1846, Pio IX il nuovo pontefice viene definito in molti ambienti il “Papa di Gioberti” perché giovane e conosciuto essere favorevole a un cauto riformismo, oltre che per una presunta simpatia politica nei confronti del filosofo.

Il nuovo pontefice emana l’Editto del perdono, un'amnistia per i condannati politici, che permette a Gioberti di rientrare a Torino nel 1847.

6La carriera come politico

Grazie al prestigio presso i connazionali, appena rientrato in patria gli viene offerto il titolo di senatore ma rifiuta per potersi candidare come deputato. Diventa ministro dell’Istruzione pubblica per il governo Casati nell'agosto del 1848 e a dicembre di quello stesso anno viene eletto presidente della camera dei deputati e viene incaricato di formare un nuovo governo.

Diventa primo ministro del governo piemontese, ma il suo governo è molto travagliato: subisce la sconfitta di Novara, l'abdicazione di Carlo Alberto e la progressiva ma inesorabile chiusura politica di Pio IX. Gioberti perde il sostegno dei democratici e, quando la sua coalizione viene sorpassata dalla sinistra, lascia l’incarico

Il clima politico gli diventa ostile e le sue idee iniziano a essere malviste; rifiuta la pensione che gli viene offerta e si ritira in esilio volontario a Parigi, dove riprende gli studi sul proprio progetto politico alla luce degli ultimi avvenimenti. Scrive Del rinnovamento civile d’Italia (1851) e Della riforma cattolica della Chiesa; nel primo scritto spinge ora verso una democrazia totale e laica, priva cioè della guida spirituale o politica del papa (che viene criticato) e colloca la Casata dei Savoia a capo del movimento per l'unificazione.

    Domande & Risposte
  • Cosa vuole fare Gioberti?

    Obiettivo di Gioberti era usare la forza del cattolicesimo per ad un partito politico cattolico italiano e moderno che promuovesse l'ideale dell'unità d'Italia.

  • Cos'è il neoguelfismo?

    Si tratta di un termine usato polemicamente per indicare un atteggiamento volto a rinforzare o restaurare la presenza della Chiesa nella vita politica di un paese.

  • Chi sono i cattolici liberali italiani?

    Vincenzo Gioberti ma anche Rosmini e Manzoni. I liberali sono all'opposto dei cattolici intransigenti contrari all'unità d'Italia.