Vilfredo Pareto: biografia, sociologia, libri

Vilfredo Pareto: biografia, sociologia, libri A cura di Bianca Dematteis.

Biografia, pensiero e libri di Vilfredo Pareto, sociologo italiano appartenente alla corrente politica dell'elitismo

1Vita e opere di Vilfredo Pareto

Università di Losanna, Svizzera. Qui, Pareto insegnò economia politica nel 1893
Università di Losanna, Svizzera. Qui, Pareto insegnò economia politica nel 1893 — Fonte: getty-images

Vilfredo Pareto nacque a Parigi nel 1848 da padre italiano, un nobile genovese esiliato in Francia per le sue idee mazziniane, e da madre francese. La famiglia Pareto si trasferì in Piemonte pochi anni dopo la nascita di Vilfredo e qui egli compì i suoi studi, laureandosi in ingegneria al Politecnico di Torino nel 1870. 

Dal 1870 lavorò a Firenze: prima alla Strade ferrate romane e poi come direttore alla ferriera di San Giovanni Valdarno (Arezzo). Nel 1890 Pareto si dimise da questo impiego. In questa fase fiorentina, egli si dedicò allo studio dell’economia e all’attività giornalistica, scrivendo articoli a favore del liberismo economico. Si impegnò anche in politica: si candidò alle elezioni nel 1882, ma non venne eletto. Nel 1889 sposò Alessandrina Bakounine; la coppia si separò nel 1901. 

Nel 1893 fu nominato professore straordinario di economia politica all’università di Losanna e, l’anno successivo, divenne ordinario. Dal 1896 insegnò anche sociologia. In quell’anno pubblicò il Corso di economia politica. In Svizzera continuò a pubblicare articoli dedicati sia alla politica sia alla sua ricca attività di ricerca Nel 1898 ereditò un’ingente fortuna da uno zio e nel 1901 si trasferì in una villa fuori Losanna, a Céligny.

Nel 1907 abbandonò l’insegnamento dedicandosi così a tempo pieno allo studio. In questa fase, egli pubblicò i suoi lavori più noti:

  • Systèmes socialistes (1902-03);
  • Manuale di economia politica (1905);
  • Trattato di sociologia generale (1916).

Durante i primi mesi del regime fascista, gli furono offerti gli incarichi di rappresentante dell’Italia alla società delle Nazioni e di senatore

Nel giugno del 1923 Pareto sposò Jeanne Régis e due mesi dopo morì a Celigny

2La sociologia di Pareto

2.1Trattato di sociologia generale (1916)

Pareto si dedicò alla sociologia, dopo essersi occupato per molti anni di economia e di politica. Il suo pensiero sociologico trova nel Trattato di sociologia generale la sua più completa sintesi. Il volume ottenne successo soprattutto negli Stati Uniti. Nel Trattato si possono individuare alcuni aspetti essenziali del pensiero di Pareto:

1. Il metodo sociologico. La sociologia non mira a restituire la sintesi di verità assolute e dogmatiche. La ricerca in sociologia deve:

  • fondarsi sull’esperienza;
  • basarsi sull’osservazione diretta della realtà, così come avviene nell’ambito delle discipline scientifiche;
  • avere un approccio descrittivo del reale e delle dinamiche sociali;
  • procedere con un metodo induttivo (l’analisi deve cioè muovere dal particolare per giungere al generale);
  • privilegiare le analisi quantitative rispetto a quelle qualitative;
  • porre al centro l’analisi empirica dei dati del reale.

2. Azioni logiche e azioni non logiche. Il principale modo attraverso il quale Pareto intende studiare l’agire umano è attraverso la classificazione delle azioni umane in due ampie categorie. Egli distingue tra: 

  • Azioni logiche: sono quelle azioni prodotte da un ragionamento. Proprio grazie al ragionamento, l’azione logica è un modo di agire in cui mezzi e fini sono connessi in maniera pertinente e adeguata, non solo per colui che compie l’azione, ma anche per chi giudica dall’esterno e ha una maggiore cognizione e conoscenza. Le azioni di questo tipo coprono una parte esigua del totale delle azioni compiute dall’uomo e riguardano in principal modo le azioni realizzate nell’arte e nella scienza.
  • Azioni non logiche: sono quelle azioni che hanno origine da uno stato psichico e sono conseguenza di pregiudizi, sentimenti, credenze, rappresentazioni simboliche, moti dell’animo. Le azioni non sono frutto di un ragionamento che collega in maniera adeguata mezzi e fini. Queste azioni non logiche comportano spesso la realizzazione di un risultato che ha un senso differente per l’uomo che ha compiuto l’azione e il concreto e oggettivo effetto misurabile nella realtà. L’uomo tende allora a rivestire le scelte non logiche di razionalità, cercando in qualche modo di offrire una giustificazione e dare logicità alla sua azione. Secondo Pareto, proprio le azioni non logiche sono la maggioranza delle azioni compiute dall’uomo. Questa tipologia di azione deve essere il campo d’indagine della sociologia.

3. I residui e la loro classificazione. Nell’aver notato che la maggior parte delle azioni umane è legata a un sentimento o a una condizione psichica, veri motori dell’agire umano, Pareto cerca di indagare il campo della psiche in connessione con l’azione umana. Egli formula il concetto di residuo. Con questo termine egli intende la parte uniforme e irrazionale che soggiace alle azioni non logiche; i residui, una parte costante dell’agire umano, rappresentano la parte istintuale dell’uomo che si è ormai culturalmente consolidata. Non sono pulsioni allo stato puro, ma manifestazioni di sentimenti e istinti che influenzano l’agire sociale.

Pareto individua sei classi di residui, le quali corrispondono a sei tendenze riscontrabili nella storia umana:

  1. L’istinto delle combinazioni; questa classe raggruppa la caratteristica tipica dell’uomo di creare connessioni e nessi tra elementi. Questa classe dimostra il potere creativo proprio dell’agire umano.
  2. La persistenza degli aggregati; appartiene a questa classe la tendenza umana a mantenere intatte e a conservare le relazioni create.
  3. Il bisogno di manifestare con atti esterni i sentimenti: è la classe a cui fanno capo tutti quei residui connessi, ad esempio, con la creazione dei riti religiosi funzionali a estrinsecare e a rendere visibile agli altri la propria fede.
  4. I residui in relazione con la società: è la classe di quei residui che spingono gli uomini a costruire delle società e a porsi in relazione con gli altri individui.
  5. L’integrità dell’individuo e delle sue dipendenze: fa capo a questa classe il senso della proprietà e la sua tutela;
  6. I residui sessuali; è la classe dei residui che sono manifestazioni degli impulsi sessuali.

Come si è visto, le azioni non logiche sono rivestite dall’uomo da teorie, spiegazioni, giustificazioni, volte a ricoprire di logicità e razionalità ciò che invece ne è privo. Pareto chiama derivazioni tutti questi procedimenti mentali funzionali a fornire una spiegazione razionale, ma falsa, ai residui. A differenza dei residui, le derivazioni sono variabili e quindi mutano a seconda dei tempi e dei contesti. 

3Pareto e la teoria delle elites

La teoria delle élites è la teoria più nota di Pareto. Egli definisce l’élite come l’insieme dei cittadini più capaci e più abili nel raggiungere i loro obiettivi all’interno di una società. Le élites costituiscono delle minoranze all’interno delle società. Pareto distingue tra:

  • Classe eletta, corrispondente all’élite, alla classe superiore, suddivisa a sua volta in classe eletta di governo, detentrice del potere e del governo, e classe eletta non di governo che raggruppa tutti coloro che riescono a ascendere nella scala sociale e primeggiano in un determinato ambito di attività.
  • Classe inferiore, subordinata e governata.

A ripartire i membri di una società all’interno di una classe o dell’altra è l’abilità individuale di ciascuno. La definizione di élite non ha alcun connotato morale, si limita a registrare le differenze tra individuo e individuo e a notare come il corpo sociale sia attraversato da una frattura che separa classi superiori che detengono il potere e le masse, che subiscono il potere. 

Pareto individua nella circolazione delle élites una dinamica costante e ciclica nella storia dell’uomo. Egli sottolinea come coloro che sono al potere, a un certo punto, in maniera graduale o violenta e repentina, come accade con le rivoluzioni, vengono sostituiti da nuovi uomini, più abili e capaci, provenienti dalle classi inferiori. Questa dinamica si ripete poi una volta che questi nuovi uomini, divenuti élite, affermano il loro potere. Anche questi verranno poi sostituiti da nuovi soggetti che si sono dimostrati più abili nell’ottenere e consolidare il potere.

Egli motiva questa circolazione costante notando che chi è al potere sia spinto soprattutto dai residui della persistenza degli aggregati, la seconda classe dei residui e manifesti dunque tendenze conservative che però non si mostrano adeguate alle società in mutamento. Coloro che spingono per subentrare alle vecchie élites, al contrario, si mostrano più adatti, e quindi più abili e capaci, nel rispondere alle esigenze del loro tempo, perché mossi dai residui dell’istinto delle combinazioni, la prima classe dei residui. Anche essi, però, dopo un certo tempo al potere e guastati dall’abitudine al benessere e al privilegio, andranno incontro alla decadenza e verranno sostituiti.

Questo processo di avvicendamento all’interno delle élites di nuovi uomini più capaci e di continua sostituzione dei soggetti detentori del potere ha, secondo Pareto, una valenza universale. Il concetto di élite è divenuto un capitolo fondamentale nella riflessione politica teorica grazie non solo a Vilfredo Pareto, ma anche a Gaetano Mosca e a Roberto Michels.