Verso Capua: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo e commento al componimento "Verso Capua" appartenente alla raccolta "Le occasioni" di Eugenio Montale. A cura di Marco Nicastro.

Verso Capua: testo

Verso Capua, testo del componimento di Montale appartenente alla raccolta Le occasioni.

... rotto il colmo sull’ansa, con un salto,
il Volturno calò, giallo, la sua
piena tra gli scopeti, la disperse
nelle crete. Laggiù si profilava
mobile sulle siepi un postiglione,
e apparì su cavalli,
in una scia di polvere e sonagli.
Si arrestò pochi istanti, l’equipaggio
dava scosse, d’attorno volitavano
farfalle minutissime. Un furtivo
raggio incendiò di colpo il sughereto
scotennato, a fatica ripartiva
la vettura: e tu in fondo che agitavi
lungamente una sciarpa, la bandiera
stellata!, e il fiume ingordo s’insabbiava.

Verso Capua: commento

È una poesia questa piuttosto rappresentativa della poetica delle Occasioni, per come l'abbiamo brevemente delineata in precedenza: momenti in cui si rivela un ordine diverso dell'esistenza, dettagli che assurgono a simboli di qualcos'altro che non è materia e che a volte rimane chiuso in un enigma.
Il poeta osserva una scena: sembra un po' distante non solo spazialmente ma anche emotivamente. Descrive tutto con estrema precisione, non tralasciando alcun dettaglio: il Volturno è giallo, il postiglione arriva in una scia di «polvere e sonagli», l'equipaggio dà scosse, le farfalle sono minutissime, il sughereto è scotennato. La stessa sciarpa, vista da lontano, viene qualificata con precisione («la bandiera stellata»).
Questa concentrazione razionale sui dettagli fa il paio con l'uniformità formale del testo, fatto di endecasillabi canonici ad eccezione del v. 6, che è un settenario. Ma la staticità strutturale è solo apparente; al suo interno la scena si muove, è piena di vita o meglio di irrequietezza vitale («l'equipaggio dava scosse»; «volitavano minutissime»). Questi movimenti o accadimenti improvvisi, che dentro quella cornice fissa risaltano maggiormente, diventano segni enigmatici del tempo e della vita. In particolare ne segnalo tre:

  • il Volturno, che esonda per poi disperdersi nelle fenditure della terra;
  • il movimento frenetico degli insetti;
  • il raggio silenzioso («furtivo»), che richiama vagamente alla mente l'immagine usata da Quasimodo in Ed è subito sera (qui un raggio che incendia, lì un raggio che trafigge). Si tratta di elementi che si riferiscono da un lato all’azione della natura, che rovina sulle cose mostrando la sua vitalità; dall'altro, e paradossalmente, specie nel caso del primo di questi segni, all'idea della morte sempre incombente nell'esistenza sofferta dei viventi, aspetto questo segnalato anche da alcuni termini «crete», «scotennato» che rimandano al disfacimento.

Vita e morte inestricabilmente legate

Vita e morte quindi sono inestricabilmente legate; la vita, pare dirci Montale, a saperla leggere mostra continuamente dei segni che rimandano alla morte. A riprova di questo intrecciarsi di vita e morte c'è da notare che i verbi usati per descrivere l'azione del fiume fanno pensare non solo alla forza della natura che distrugge e toglie la vita, ma anche allo sfinirsi della natura stessa, che dopo la sua furia si spegne definitivamente («la disperse nelle crete», «ingordo s'insabbiava»). Questa ‘normale’ crudeltà della natura, simboleggiata in particolare dall'esondazione del fiume con cui Montale apre e chiude il componimento marcandone così l'importanza, ricorda forse la lava del Vesuvio («bollenti ruscelli», «immensa piena») che nella Ginestra di Leopardi seppelliva brutalmente la vita intorno. Altri elementi, del resto, possono accomunare i due testi, ad esempio:

  • i richiami alla dimensione del fuoco che brucia (Montale: «raggio incendiò» Leopardi: «ignea bocca fulminando», «fiammeggiar le stelle», ecc.)
  • o dell’aridità (Montale: scotennato, polvere, crete, s’insabbiava – Leopardi: «rive desolate», «morta zolla e incenerita», ecc.).

Anche in questo componimento, quindi, è possibile trovare collegamenti e analogie tra Montale e il Leopardi della Ginestra.

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