Van Gogh: biografia, opere e Notte Stellata

Van Gogh: biografia, opere e Notte Stellata A cura di Sonia Cappellini.

Van Gogh: biografia e opere dell'autore della celebre Notte Stellata, con focus sull'opera e sullo stile post-impressionista che la contraddistingue

1Van Gogh, biografia: da Nord a Sud, dalla terra al cielo

Vincent Van Gogh: autoritratto. Secondo alcuni critici, le pennellate circolari sullo sfondo testimoniano la perdita di orientamento dovuta alle sue frequenti crisi nervose.
Vincent Van Gogh: autoritratto. Secondo alcuni critici, le pennellate circolari sullo sfondo testimoniano la perdita di orientamento dovuta alle sue frequenti crisi nervose. — Fonte: istock

La vita di Van Gogh, breve intensa e tormentata, assomiglia a un pellegrinaggio verso una mèta, ambita quanto sconosciuta. Egli stesso scrive: «Noi siamo dei pellegrini, la nostra vita è un lungo cammino, un viaggio dalla terra al cielo», un viaggio difficile, tortuoso, sempre in salita, che non ammette soste, eppure lieto, animato da un ardore interno che conduce verso una luce forte, sicura, un faro nell’oscurità.  

Dal paesino di Groot Zundert, dove nasce nel 1853, alla città dell’Aja, dove inizia a lavorare come mercante d’arte, a Londra, dove vive per quasi due anni a partire dal 1873. E ancora ad Amsterdam, dove seguendo la sua vocazione religiosa inizia a studiare teologia, tra i poveri minatori del Borinage, a Bruxelles dove finalmente inizia a studiare disegno, ad Anversa dove per un breve periodo frequenta l’accademia.    

Nel 1886 il passo più importante: il trasferimento a Parigi dall’amatissimo fratello Theo. Parigi rappresenta per Vincent un punto di svolta, è la scelta di dedicarsi esclusivamente alla pittura, è l’incontro con Monet, Degas, Renoir e Toulouse-Lautrec, è la scoperta dell’impressionismo, è la rivelazione del colore. La sua pittura, fino a quel momento fedele alla tradizione olandese, densa di chiaroscuri e tonalità profonde letteralmente esplode in un caleidoscopio di frammenti colorati intensi e luminosi.
È però anche il luogo del caos, della sregolatezza, del confronto e della dura legge del mercato che non lo comprende e lo respinge, il luogo delle tante delusioni d’amore, dove la sua sensibilità e la sua autostima vengono costantemente messe sotto pressione.   

Il suo pellegrinaggio si sposta dunque verso sud, alla ricerca di pace, solitudine e calore. «Ho intenzione, appena posso, di andarmene nel sud, dove c’è ancor più colore e ancor più sole», scrive a sua sorella alla fine del 1887. Ad Arles Vincent ci arriva in realtà in inverno, nel febbraio del 1888 e anche se si dispiegano davanti ai suoi occhi paesaggi innevati è fiducioso e pieno di speranza.     

2Van Gogh, opere: La casa, la stanza, l'ospedale

Vincent Van Gogh, La casa gialla
Vincent Van Gogh, La casa gialla — Fonte: ansa

In Provenza arriva la primavera ed è tutto un fiorire di prati e di alberi, Vincent è inebriato e appagato dalla bellezza della natura, pensa di aver trovato finalmente un luogo in cui vivere. Pensa ad una casa, una casa con un giardino, dove gli alberi da frutta siano anche all’interno, dipinti sulle pareti, da dove, affacciandosi a una finestra si possa vedere il fiume e nelle limpide notti d’estate guardare le stelle che si riflettono sull’acqua. Una casa per sé e i suoi amici, dove vivere, lavorare e non sentirsi più solo.
È la celebre casa gialla, vicino alla stazione di Arles, dove Vincent arreda (e poi immortala in un quadro) la sua camera da letto fatta di colore, da cui ritrae l’incantevole Notte stellata sul Rodano, e dove per pochi mesi vive felice con il suo amico Paul Gauguin.     

La felicità dura poco o forse è solo nell’attesa, i due pittori, così diversi per temperamento e visione artistica entrano presto in conflitto e Vincent resta profondamente ferito nel comprendere che per Paul la casa gialla è solo una tappa del suo cammino e non la meta definitiva come lui spera. La ferita dell’anima, attraverso un gesto autolesionista, sfocia in una ferita del corpo, quando Vincent si taglia un orecchio quasi a punirsi per come ha trattato l’amico.  

Guarito in fretta Van Gogh si rituffa con furore nel lavoro, sua unica consolazione, unica fonte di gioia. Le crisi depressive però si fanno vive sempre più di frequente e la gente di Arles lo vede ormai come un pazzo. Di sua iniziativa sceglie di farsi ricoverare nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy. È il mese di aprile del 1889.  

Vincent resta a Saint-Rémy per più di un anno e contrariamente a quanto si possa pensare è per lui un periodo di serenità. Disegna, dipinge, continua la fitta corrispondenza con il fratello, si sente protetto e al sicuro.
Anche in ospedale c’è una finestra che ama, una finestra che si affaccia sul borgo che la sera riposa tranquillo all’ombra dei cipressi.    

3Starry Night: la Notte Stellata di Van Gogh

Vincent Van Gogh, La notte stellata
Vincent Van Gogh, La notte stellata — Fonte: ansa

Van Gogh esegue la famosa tela della Notte Stellata nell’estate del 1889, alcuni ritengono tra giugno e luglio considerando l’allineamento delle stelle e le fasi lunari.
A differenza di quanto avviene per le altre opere, il pittore non fa in questo caso un accurato resoconto nelle sue lettere ma ne accenna solo di sfuggita. Nonostante questa curiosa reticenza la potenza espressiva del quadro si impone all’osservatore con evidenza travolgente.  

Nella parte bassa del dipinto il paese addormentato, non un solo lume è ancora acceso. A destra i tetti violacei si intuiscono sotto la luce lunare. Spicca la guglia altissima del campanile, che ricorda più l’architettura olandese che quella provenzale. A sinistra la sagoma scura del cipresso svetta verso l’alto in una forma serpentinata, simile a una fiamma vibrante. Sullo sfondo le colline, dolci, adagiate, anch’esse sopite.
Ma il sonno non è riposo, la calma non è stasi e la notte non è buio.  

La notte stellata di Van Gogh esposta al MOMA di New York
La notte stellata di Van Gogh esposta al MOMA di New York — Fonte: ansa

Nella parte alta della Notte Stellata di Van Gogh, la più ampia, il cielo, che varia dalle gradazioni del cobalto, dell’indaco e dell’azzurro è attraversato, popolato dagli astri. Stelle grandi, immense e pulsanti.
Le stelle sono vive e solo dal pittore si lasciano guardare, a lui solo sembrano rispondere dilatandosi nell’oscurità. Luci buone che si alimentano di sogni, che danno speranza.
Il cielo amplifica le sensazioni del pittore. È agitato, febbrile, mosso da un vento che non turba le chiome degli alberi e le case. È un turbine creativo, che non porta distruzione ma accoglie la natura e tutto quello che contiene in un abbraccio avvolgente.
Il dipinto trasmette intatto il silenzio che doveva circondare il pittore in quella notte magica ma anche il gesto forte, irruento con cui ha distribuito il colore sulla tela. Possiamo contare le pennellate misurare l’ampiezza dei movimenti, quasi vederlo mentre imprime sulla tela le sue emozioni, con uno slancio che è insieme fisico e mentale.  

3.1La tecnica e il linguaggio

Il dipinto, oggi conservato nel Museum of Modern Art di New York, è realizzato a olio su tela e misura 72 cm per 93.
Nel periodo del soggiorno parigino Van Gogh osserva senz’altro la tecnica innovativa dei post-impressionisti che si basa sulla separazione dei colori, stesi in pigmenti puri e distribuiti sulla superficie pittorica con piccoli tocchi o minuti puntini. Il colore viene poi sintetizzato automaticamente dall’occhio.

L’effetto è di maggiore brillantezza e luminosità rispetto ai colori mescolati sulla tavolozza.
Partendo da questi presupposti Van Gogh sviluppa quindi una tecnica personalissima, che utilizza pennellate divise e accostamenti di tonalità contrastanti. Nel periodo provenzale la pennellata diventa via via sempre più materica. Il pennello, sostituito a volte dalla spatola, deposita sulla superficie del quadro una grande quantità di colore, che crea grumi e strati spessi e corporei.
Nei dipinti realizzati a Saint-Rémy e a Auvers-sur-Oise, ultima sua dimora, oltre che divisa, densa e materica la pennellata diventa anche vorticosa, serpentinata, dall’andamento fortemente curvilineo.    

In quest’ultima fase della sua produzione artistica e della sua vita Van Gogh può essere considerato precursore del linguaggio espressionista, in cui partendo dall’osservazione della realtà, l’artista la riproduce modificandone, alterandone alcuni tratti, del colore o della forma, sull’onda della propria emotività.     

4L'ultima parte della vita di Van Gogh: da Sud a Nord, la fine del pellegrinaggio

La salute e l’equilibrio che Vincent sembra ritrovare a Sant-Remy lo spingono a trasferirsi nuovamente. L’ultima tappa del suo viaggio è Auvers-sur-Oise, vicino Parigi, dove trova una nuova casa e un nuovo amico, il dottor Gachet, e ancora paesaggi, prati, campi. Fino all’ultimo, nel mese di luglio del 1890, quando, dopo aver dipinto un campo di grano attraversato da tre sentieri e un cielo agitato con un volo di corvi mette fine alla sua vita con un colpo di pistola.
Questo mondo, in fondo, non era fatto per un’anima così bella. 

Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista, creatore... con quanta minor fatica si sarebbe potuto vivere la vita, invece di fare dell'arte.

Vincent Van Gogh