Vaccini nella storia: scoperte, caratteristiche e protagonisti

Vaccini nella storia: scoperte, caratteristiche e protagonisti A cura di Bianca Dematteis.

Storia dei vaccini: scoperte, protagonisti e caratteristiche del ritrovamento scientifico che, dal 1796, ha sconfitto malattie gravissime che nel corso dei secoli avevano decimato la popolazione europea.

1Che cosa è un vaccino?

Le fiale del vaccino contro il Covid-19
Le fiale del vaccino contro il Covid-19 — Fonte: getty-images

Il vaccino è lo strumento per mezzo del quale si può proteggere la salute di individuo. Il vaccino è una preparazione che, introdotta nel corpo umano, permette al soggetto di produrre anticorpi in grado di resistere e combattere contro le malattie infettive – batteriche o virali – e di creare una sorta di memoria, la memoria immunologica, che permette all’uomo di attaccare il virus o il batterio da cui è stato colpito.

I vaccini contengono infatti microorganismi che possono essere:

  • Uccisi (si avrà un vaccino inattivato),
  • Vivi (da cui deriva un vaccino attenuato che non causa la malattia, ma attiva una reazione del corpo),
  • Manipolati e “lavorati” in laboratorio (si avrà un vaccino sintetico).

L’obiettivo, con l’introduzione del vaccino nel corpo umano, è quello di indirizzare il corpo dell’uomo alla lotta contro questo microorganismo e di rendere sempre pronto il soggetto a lottare contro tale nemico ogni qualvolta l’individuo venga esposto o entri a contatto con microorganismi simili.

La storia dei vaccini è particolarmente interessante perché permette di studiare la società, la storia della medicina e della scienza, le politiche sanitarie messe in atto dai vari governi e di indagare le vicende biografiche e i percorsi di ricerca di scienziati che grazie allo studio, all’osservazione e all’intuito sono riusciti a realizzare scoperte con ricadute fondamentali per tutta l’umanità.

I vaccini nella storia hanno permesso di salvare milioni di vite umane, di contrastare alcune gravissime malattie infettive, di alzare la durata media della vita, di contenere pandemie. Negli anni 2019-2021 si è a lungo discusso dei vaccini per debellare il virus Covid-19 che ha causato l’insorgere di una pandemia, cioè di una malattia diffusa a livello mondiale.

La storia dei vaccini rappresenta dunque una battaglia condotta in vari momenti dall’uomo contro la diffusione di virus o batteri che possono causare malattie e, in numerosi casi, la morte. La lotta portata avanti dagli scienziati contro le malattie infettive è tutt’ora in corso e caratterizza tutta la storia moderna; i vaccini dunque restano una necessità per l’uomo in ogni tempo.

Il dottor Edward Jenner (1749-1823) esegue la prima vaccinazione contro il vaiolo su un bambino di otto anni
Il dottor Edward Jenner (1749-1823) esegue la prima vaccinazione contro il vaiolo su un bambino di otto anni — Fonte: getty-images

Ad oggi, esistono numerosi vaccini che proteggono l’uomo da malattie gravissime, permettono la prevenzione, contengono il contagio. Per menzionarne alcuni, si possono citare i vaccini contro il vaiolo, il colera, il tifo, la poliomelite, il morbillo, la sifilide, la peste, il Covid-19.

I vaccini sono diventati un prodotto accessibile a livello mondiale solo a partire dalla seconda metà del Novecento. Molte persone, tuttavia, non riescono ancora oggi a ottenere vaccini indispensabili soprattutto nelle aree più povere del globo. La storia dei vaccini affonda però le sue radici nel Settecento.

2Il vaccino contro il vaiolo: la scoperta di Edward Jenner

Edward Jenner
Edward Jenner — Fonte: getty-images

La storia dei vaccini può essere scritta a partire dal vaccino contro il vaiolo scoperto dal medico inglese Edward Jenner alla fine del diciottesimo secolo. Jenner era un medico inglese che consacrò la sua vita alla lotta contro il vaiolo. Il vaiolo è una malattia contagiosa che causa una mortalità molto elevata. I sintomi del vaiolo sono febbre alta e la comparsa di pustole purulenti sul corpo.

Grazie alla sua capacità di osservazione, si rese conto che le persone che, lavorando a contatto con i bovini, contraevano il vaiolo vaccino non venivano poi infettate dal vaiolo umano. Il vaiolo vaccino era, per il corpo umano, meno grave del vaiolo umano.

Jenner dunque decise di mettere in atto un esperimento: iniettò nel corpo di un bambino di otto anni il virus del vaiolo vaccino dopo aver estratto del pus secreto dalle escoriazioni e dalle pustole provocate dal vaiolo vaccino. In seguito, espose il bambino al vaiolo umano. Il bambino non si ammalò.

I newyorkesi fanno la fila per la vaccinazione contro il vaiolo, aprile 1947
I newyorkesi fanno la fila per la vaccinazione contro il vaiolo, aprile 1947 — Fonte: getty-images

A partire da questa constatazione, basata su prove empiriche e sull’osservazione, la pratica di iniettare del liquido proveniente dalle ferite provocate dal vaiolo vaccino divenne molto diffusa e fu alla base della creazione del vaccino contro il vaiolo. Per questa ragione, la pratica di introdurre nel corpo umano preparati o farmaci funzionali a immunizzare l’individuo da malattie attraverso l’attivazione della risposta immunitaria, prende il nome di vaccino, con evidente richiamo al vaiolo che colpiva i bovini. Da quel momento molti Paesi si attivarono per immunizzare la popolazione.

La lotta contro il vaiolo fu lunga e complessa: ancora nel Novecento furono milioni le vittime. A partire dal 1967 l’OMS – l’organizzazione mondiale della sanità – ha lanciato una campagna mondiale di vaccinazione con l’obiettivo di cancellare questa malattia dal globo terrestre, risultato ottenuto nell’arco di circa dieci anni. In Italia, a partire dal 1981, non è stato più necessario vaccinare nessuna persona.

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3La scoperta del vaccino contro la rabbia: l’opera di Louis Pasteur

Un altro momento fondamentale nella storia dei vaccini è rappresentato dal vaccino contro la rabbia, realizzato dal biologo e chimico francese Louis Pasteur vissuto nell’Ottocento e divenuto noto per la molteplicità delle sue ricerche e scoperte, tra le quali, oltre al vaccino contro la rabbia, anche la pastorizzazione, processo che permette la sterilizzazione del cibo e una sua corretta conservazione. Le sue ricerche sulle malattie infettive dell’uomo e degli animali furono fondamentali per lo sviluppo della medicina e la salvaguardia della salute.

Pasteur a Parigi e il suo vaccino contro la rabbia
Pasteur a Parigi e il suo vaccino contro la rabbia — Fonte: getty-images

A partire da importanti studi sulle malattie degli animali, condotti anche con l’aiuto di altri scienziati, riuscì a notare che, per mezzo dell’inoculazione nel corpo germi indeboliti all’origine di una malattia, il soggetto non si ammalava anche in caso di esposizione al microorganismo responsabile dell’insorgenza della malattia. Tale principio fu alla base della pratica della vaccinazione. Il campo di applicazione nel quale Pasteur si distinse riguarda la rabbia, nota anche con il termine idrofobia.

La rabbia è infatti una malattia di antichissima origine, letale e contagiosa, causata da un virus. In tempi più antichi era estremamente diffusa, perché il contagio può riguardare qualsiasi mammifero, quindi non solo gli animali, ma anche gli umani. Nell’uomo essa provoca encefalite – un’infezione del cervello – che porta alla morte.

Il 6 luglio 1885 provò il vaccino, realizzato da lui stesso e già sperimentato con esito positivo sugli animali, su un bambino che era stato morso da un cane affetto dalla rabbia. Nel corso di una decina di giorni, iniettò dosi sempre maggiori di vaccino al bambino che riuscì in questo modo a sopravvivere. Questa rivoluzionaria scoperta gli permise di ottenere numerosi riconoscimenti e a lui è intitolato un fondamentale centro di ricerca scientifica a Parigi, l’Institut Pasteur di Parigi.

4La battaglia contro la poliomielite: i vaccini di Jonas Edward Salk e di Albert Bruce Sabin

Jonas Edward Salk inietta ad una bambina il vaccino contro la poliomielite durante le prove sul campo nel 1954 a Pittsburgh
Jonas Edward Salk inietta ad una bambina il vaccino contro la poliomielite durante le prove sul campo nel 1954 a Pittsburgh — Fonte: getty-images

La poliomielite è una malattia infettiva che attacca il midollo spinale soprattutto di bambini e di giovani. Può portare alla paralisi, spesso degli arti inferiori. Nei casi più gravi, la paralisi può portare a difficoltà respiratorie e il soggetto colpito non è più in grado di respirare autonomamente. È dunque una malattia particolarmente grave che ha colpito nel corso dei secoli individui di tutto il mondo.

Ancora nella seconda metà del Novecento, si sono registrate nel mondo occidentale diverse epidemie di poliomielite: negli Stati Uniti, nel 1951, furono vittime di questa malattia circa ventimila persone; in Italia, nel 1958, si contarono 8mila casi tra i bambini. Dagli anni Sessanta, è stata invece sconfitta nella parte più ricca del globo terrestre e l’Organizzazione Mondiale della Sanità mira a sconfiggere questa malattia, al pari di ciò che è successo con il vaiolo.

La poliomielite è incurabile, l’unica strada attuabile è la vaccinazione. Il professore statunitense di batteriologia Jonas Edward Salk e il medico polacco, naturalizzato statunitense, Albert Bruce Sabin, realizzarono due differenti vaccini contro la poliomielite. Tali scoperte permisero, a partire dalla metà del Novecento, di cominciare una strenua lotta contro la poliomielite che, vinta in Occidente, miete ancora numerose vittime in tutto il mondo.