L'uomo al centro dell'Universo: riassunto dell'antropocentrismo

Di Redazione Studenti.

L'uomo al centro dell'Universo: come cambia la concezione dell'uomo dall'Umanesimo. Riassunto dell'antropocentrismo

L'UOMO AL CENTRO DELL'UNIVERSO: RIASSUNTO

L'uomo al centro dell'Universo: riassunto
L'uomo al centro dell'Universo: riassunto — Fonte: getty-images

Una delle tematiche più discusse di tutti i tempi e che ancora oggi continua ad essere oggetto di approfondimenti e riflessioni è senza dubbio quella riguardante l’esistenza umana. Da sempre l’uomo è infatti stato oggetto di grande attenzione e profonda curiosità. Tale interesse, nonostante sia nato in tempi ben più antichi, raggiunse uno dei suoi apici più importanti e venne quindi ancor più acuendosi in quel momento della storia che suole essere chiamato con il nome di Umanesimo, sul quale cercheremo di localizzare la nostra attenzione, dato che vi si venne affermando una concezione dell’uomo di basilare importanza anche per i periodi successivi e fondamentalmente diversa da quella del secolo precedente.

Il Medioevo infatti aveva una concezione del mondo di tipo teocentrico: Dio era posto al centro dell’universo come motore di tutta la realtà ed autore della storia, che era vista come un progetto del suo disegno provvidenziale. L’uomo era concepito invece come una creatura fragile ed effimera, continuamente tormentata dalle miserie del corpo; la sua vita terrena era solo un transito temporaneo e la sua vera patria era il cielo, a cui doveva tendere per raggiungere la pace e la beatitudine.

LA CONCEZIONE DEL MONDO NELL'UMANESIMO

NellUmanesimo invece si afferma una visione ottimistica dell’uomo, dal momento che egli appare sicuro e ricco di forze, capace di contrastare il gioco capriccioso della fortuna con la propria energia ed intelligenza e di costruirsi il proprio destino. Per questo uno dei temi prediletti dalla cultura quattrocentesca è proprio l’esaltazione della dignità dell’uomo. Come l’uomo domina la realtà esterna, così può dominare se stesso: non si scorge più opposizione tra facoltà spirituali e corpo, ma la possibilità di un armonico equilibrio, che esalta le facoltà dell’uomo e permette una realizzazione più compiuta delle potenzialità insite nella sua essenza.

L'ANTROPOCENTRISMO

Questo equilibrio nasce anche da una facoltà di controllare razionalmente impulsi ed istinti, realizzando un’ideale misura di dominio del proprio comportamento. Fondamentale in questo ambito è ricordare che il nucleo dell’antropologia umanistica risiede nella celebre affermazione attinta dal mondo classico secondo cui: homo faber ipsius fortunae, mediante la quale gli scrittori del Rinascimento intendevano dire che la prerogativa specifica dell’uomo, vale a dire la sua particolarità nei confronti degli altri esseri, risiede nel forgiare se medesimo ed il proprio destino nel mondo.