L’unificazione tedesca del 1871: dalla Prussia di Federico il Grande a Otto von Bismarck

L’unificazione tedesca del 1871: dalla Prussia di Federico il Grande a Otto von Bismarck A cura di Michele Tommasi.

Storia, cronologia e protagonisti dell'unificazione tedesca del 1871 che traghettò la Prussia da Federico il Grande a Otto von Bismarck

1Introduzione

Ritratto di Otto von Bismarck
Ritratto di Otto von Bismarck — Fonte: ansa

Il 30 settembre 1862 Otto von Bismarck, da poco divenuto primo ministro prussiano, dichiarò in un celebre discorso a proposito dell’unità tedesca che questa non sarebbe avvenuta per mezzo di votazioni o delibere, ma attraverso “sangue e ferro”, realizzando cioè una politica di pura potenza militare contro i propri nemici. Con il senno di poi si può affermare che raramente un discorso politico ebbe una così integrale attuazione, considerando che dopo appena 9 anni e tre rapidi conflitti la Germania, sotto la guida del “cancelliere di ferro” raggiunse nel 1871 la sua unità nazionale

Prima di quella data il territorio tedesco, dalla fine del Sacro Romano Impero, era infatti rimasto diviso in tante diverse entità territoriali mancanti di una fondamentale omogeneità politica. Ultima tra le nazioni europee, l’unità tedesca avvenne poco dopo il Risorgimento: come nel caso italiano a condurre questo processo fu un abile statista, che lo portò a compimento attraverso l’espansione di uno stato regionale; la differenza con il Risorgimento è che l’unità tedesca fu un processo interamente voluto e calato dall’alto, mancante di una spinta popolare proveniente da componenti democratiche e repubblicane, che rimasero del tutto marginali nel caso tedesco.  

2La nascita della Prussia e la fine del Sacro Romano Impero (1648-1806)

Mentre nel resto d’Europa, a partire dal XV secolo, iniziarono a formarsi Stati nazionali - come Spagna, Inghilterra e Francia - con una continuità politica e territoriale, l’area di lingua tedesca rimaneva divisa in tante piccole entità legate dall’essere parte del Sacro Romano Impero. Formalmente considerato uno dei due poteri universali nel Medioevo, l’istituzione imperiale viveva una lunga fase di decadenza, sancita in particolare dalla pace di Vestfalia del 1648, dopo la quale gli stati tedeschi erano considerabili a tutti gli effetti stati sovrani e indipendenti e l’Impero poco più che un vincolo giuridico.  

Tra i territori più a est dell’Impero, la Marca del Brandeburgo all’inizio del XV secolo era divenuta parte dei domini di una nuova dinastia, quella degli Hohenzollern. A questo territorio nel 1657 Federico Guglielmo I aveva aggiunto il ducato di Kleve e quello di Prussia, assicurandosi la sovranità della casata sui nuovi possedimenti. Nel 1701 questi territori erano ormai conosciuti con il nome di “Regno di Prussia”, un nuovo stato europeo di lingua tedesca destinato ad imporsi sul continente e ad entrare nel gioco delle potenze europee.

Federico II di Prussia (1712-1786)
Federico II di Prussia (1712-1786) — Fonte: getty-images

A contribuire alla fortuna del nuovo stato fu certamente l’opera di Federico II Hohenzollern, che dal 1740 ne era diventato nuovo monarca. Tra le figure più rappresentative di un’intera epoca, ispirato ad un modello assolutisticoilluminato”, Federico si dedicò fin da subito a rafforzare il giovane stato rendendolo all’avanguardia sul piano politico e militare. Durante tutto il XVIII secolo la Prussia si distinse nelle numerose guerre europee, rafforzando i suoi domini e la sua organizzazione interna. Alla sua morte, nel 1786 Federico II, detto “Il Grande”, aveva trasformato un piccolo stato regionale in una potenza continentale di prim’ordine.  

Sotto il regno di Federico II la Prussia aveva infatti realizzato riforme molto avanzate in diversi ambiti: aveva varato un codice moderno sul piano giuridico e resa obbligatoria la scuola elementare, mentre sotto il profilo economico era molto forte l’intervento e la direzione statale. Tuttavia il vero pilastro del sistema prussiano rimanevano gli Junker, ossia un'aristocrazia terriera e militare fortemente legata al nuovo Stato che costituiva il nerbo dell’esercito, quest’ultimo considerato nel XVIII secolo come una macchina da guerra praticamente infallibile.

Tuttavia il mito dell’imbattibilità prussiana andò in frantumi nel 1806, quando nel tentativo di fermare l’ascesa di Napoleone Bonaparte l’esercito prussiano affrontò i francesi a Jena, in Turingia, rimediando una disastrosa sconfitta. I successi francesi su prussiani e austriaci ebbero come conseguenza, nell’area tedesca, la fine del Sacro Romano Impero, formalmente sciolto da Napoleone nello stesso 1806 e sostituito dalla Confederazione del Reno, uno stato-satellite della Francia che riuniva in un’unica federazione 39 stati tedeschi. La stessa Prussia, a seguito della sconfitta, subiva importanti limitazioni alla propria sovranità. 

3La questione tedesca: l’emergere del sentimento nazionale e i propositi di unione (1815-1850)

Le guerre napoleoniche, formalmente concluse nel 1815, produssero un altro importante fenomeno: per la prima volta si assisteva infatti ad un risveglio del sentimento nazionale tedesco. In particolare negli ambienti intellettuali borghesi prendeva vita il pensiero dell’unità identitaria tedesca, inizialmente vista in opposizione al dominio napoleonico. Il filosofo Johann Fichte, padre dell’idealismo, pubblicava tra il 1807 e il 1808 i suoiDiscorsi alla nazione tedesca” in cui affermava la superiorità della cultura tedesca sul resto delle culture europee, dando così voce al diffuso sentimento nazionalista tedesco

Sconfitto Napoleone, al Congresso di Vienna spettava il compito di ridisegnare la carta geografica europea restaurando i sovrani spodestati. L’area tedesca venne riorganizzata in una nuova Confederazione germanica, che riuniva gli stati precedentemente appartenuti al Sacro Romano Impero. Austria e Prussia, i due più grandi stati dell’area, entravano a far parte per alcune porzioni di territorio nella nuova Confederazione, imponendo la loro egemonia sul resto degli stati tedeschi e condizionando con la loro presenza il destino della nuova federazione. In particolare all’Austria spettò il ruolo di guida della Confederazione.  

Le speranze di unione nazionale dovevano tuttavia per il momento rimanere inespresse: in particolare l’Austria, egemone nella Confederazione, si opponeva all’emergere del nazionalismo, considerandolo un pericolo per il suo impero strutturato su base sovranazionale. Ad incarnare l’aspirazione all’unità della borghesia economica tedesca era quindi la Prussia: il primo atto dell’egemonia prussiana fu la creazione, iniziata nel 1818, di una unione doganale con l’obiettivo di creare un mercato unico. Nel 1833 lo Zollverein univa già gran parte degli stati tedeschi, favorendo la crescita economica, rafforzando l’idea dell’unità nazionale e i legami dei diversi stati con l’economia prussiana. 

Nel 1848 l’intera Europa fu coinvolta da moti rivoluzionari basati sul principio di nazionalità e sulle spinte democratiche: nell’area tedesca oltre ad Austria e Prussia anche la Confederazione fu investita dall’eccezionale ondata rivoluzionaria. Da questi eventi nacque quindi nello stesso anno un parlamento, sito a Francoforte, che eletto a suffragio universale pose al centro dei suoi lavori l’irrisolta questione nazionale, ponendosi come costituente popolare di un ipotetico futuro stato tedesco. 

Nel parlamento di Francoforte emersero presto due schieramenti: il primo vedeva nell’Austria l’impero attorno a cui radunare gli stati germanici in una vasta federazione sovranazionale (tesi dei “grandi tedeschi”), la seconda era invece convinta della necessità di uno stato nazionale più compatto da costruirsi attorno alla Prussia (tesi dei “piccoli tedeschi”). Alla lunga prevalse la seconda ipotesi, ma quando i rappresentanti proposero l’idea al re di Prussia Federico Guglielmo IV, questi rifiutò il mandato proveniente da un’assemblea rivoluzionaria, sancendo la fine della Costituente di Francoforte e con questa ogni possibilità di unione “dal basso” della nazione tedesca. 

4L’ascesa di Bismarck e l’unificazione tedesca (1850-1871)

Bismarck incontra i delegati francesi, Adolphe Thiers e Jules Favre, al Palazzo di Versailles, 26 febbraio 1871
Bismarck incontra i delegati francesi, Adolphe Thiers e Jules Favre, al Palazzo di Versailles, 26 febbraio 1871 — Fonte: getty-images

Dopo l’ondata rivoluzionaria del 1848 lo scenario europeo continuò a essere dominato dalle maggiori potenze di sempre: Inghilterra, Francia, Austria, Prussia e Russia. Tuttavia dopo il 1850 gli equilibri sanciti nel Congresso di Vienna erano destinati a incrinarsi per il nuovo attivismo della Francia di Napoleone III e per la graduale perdita di potere dell’Austria, il principale pilastro del sistema europeo post-napoleonico. Le nuove aspirazioni della Prussia non potevano che entrare in conflitto con quelle francesi, delineando un periodo di instabilità politica in Europa

Alla metà del XIX secolo la Prussia aveva infatti mantenuto intatte molte delle sue caratteristiche originarie, come la presenza degli Junker e un forte autoritarismo di stampo conservatore, a questi caratteri si era aggiunto però un notevole dinamismo economico che aveva trasformato, sull’onda della rivoluzione industriale, fortemente l’economia prussiana rendendola una delle più sviluppate a livello europeo. Autoritarismo politico aristocratico e sviluppo economico borghese trovarono terreno comune d’incontro nello sviluppo di una politica di potenza in direzione dell’unificazione tedesca.

Proclamazione dell'impero tedesco
Proclamazione dell'impero tedesco — Fonte: getty-images

Ad incarnare il nuovo corso fu certamente Otto von Bismarck: tipico esponente dell’ala più reazionaria degli Junker, nel 1862 Bismarck diventò primo ministro prussiano dichiarando immediatamente come obiettivo primario della sua politica la realizzazione dell’unità nazionale, da ottenersi con qualunque mezzo. Nel giro di pochi anni la politica di potenza del “cancelliere di ferro”, alternando l’uso spregiudicato della forza militare alla diplomazia, raggiungerà il suo scopo, abbattendo ad uno ad uno gli ostacoli frapposti sul suo cammino.

Il primo banco di prova per la politica Bismarckiana fu la guerra contro la Danimarca per il controllo di due ducati a maggioranza tedeschi: Schleswig e Holstein. La rapida campagna militare del 1864 si concluse con una netta vittoria della Prussia, alleata per l’occasione con l’Austria. Ben presto però tra le due potenze vincitrici emersero contrasti sulla gestione dei territori conquistati: gli attriti erano parte della strategia di Bismarck, intenzionato a provocare gli austriaci e ad estrometterli dal ruolo di guida della Confederazione tedesca.

Come previsto da Bismarck i contrasti tra le due potenze degenerarono in scontro aperto: la guerra fu preparata da Bismarck con un'abile campagna diplomatica, volta a portare il neonato stato italiano nel conflitto a fianco della Prussia e ad assicurarsi la neutralità di Russia e Francia. Nel 1866 la guerra austro-prussiana durò appena sette settimane: duramente battuti a Sadowa dalla perfetta macchina militare prussiana, gli austriaci dovettero accettare lo scioglimento della vecchia Confederazione, sostituita da una nuova confederazione ad egemonia prussiana

Guglielmo I di Germania (1797-1888), settimo re di Prussia e primo imperatore tedesco
Guglielmo I di Germania (1797-1888), settimo re di Prussia e primo imperatore tedesco — Fonte: getty-images

L’ultimo ostacolo per il disegno di Bismarck di unire la Germania sotto la corona degli Hohenzollern era rappresentato dalla Francia, che aveva gravemente sottovalutato l’ascesa della potenza prussiana e la possibile nascita di uno stato autonomo tedesco. L’occasione per la contesa fu offerta dalla successione al trono spagnolo: Bismarck fu abile a provocare i francesi tramite lo stratagemma del “telegramma di Ems”, e nel giro di pochi giorni le due potenze entrarono in conflitto. Duramente battuti a Sedan nel settembre 1870, i francesi richiesero l’armistizio, firmato il 28 gennaio 1871.

Le vittorie prussiane avevano ormai fatto cadere le ultime resistenze alla formazione dello stato unitario tedesco: dieci giorni prima dell’armistizio francese, il 18 gennaio 1871, nella reggia di Versailles, Guglielmo I Hohenzollern veniva nominato imperatore grazie alla piena adesione di tutti gli stati tedeschi rimasti fuori dalla confederazione del 1866. Dalla mente di Bismarck, uno statista dispotico e geniale, attraverso un processo interamente calato dall’alto, nasceva così la Germania, uno tra gli stati destinati ad un ruolo di primaria importanza nel mondo contemporaneo.