Una vita di Italo Svevo: trama e personaggi

Una vita di Italo Svevo: trama e personaggi A cura di Antonello Ruberto.

Trama e personaggi di Una vita di Italo Svevo, il primo romanzo dello scrittore triestino. Qui emerge la figura dell'inetto che avrà un ruolo centrale nella narrativa di Svevo.

1"Una vita": l'inettitudine e la marginalità

Italo Svevo
Italo Svevo — Fonte: getty-images

Italo Svevo comincia presto a interessarsi di letteratura: l’ambiente culturale triestino di fine Ottocento è fervido e aperto, soprattutto alla letteratura tedesca e russa, ma anche a quella europea, e per lui è facile avvicinarsi sia ai classici che gli autori più moderni; precoci sono anche le prime prove letterarie: Svevo si cimenta con la stesura di novelle, poesie e pièces teatrali, lavori giovanili di cui, però, non ci è rimasta traccia.

Nel 1880 il fallimento dell’azienda paterna porta il diciannovenne Italo a lavorare per la banca Union di Vienna, allontanandolo momentaneamente dall’attività scrittoria, che riprende solo alla fine degli anni Ottanta, periodo in cui pubblica diversi racconti e testi teatrali sul quotidiano triestino L’indipendente.

Questo periodo è segnato anche dal primo approccio con la letteratura italiana attraverso Boccaccio e Carducci, e soprattutto dalla stesura e dalla pubblicazione del suo primo romanzo.

2Svevo e l'influenza del realismo francese

Le prime bozze di Una vita risalgono al biennio 1886-1888, ma la pubblicazione definitiva avviene solo nel 1892 a cura dell’editore Vram. 

In un primo momento Svevo aveva presentato il romanzo con il titolo Un inetto, ma l’editore accetta di pubblicarlo a patto che l’autore ne sostenga le spese e che ne cambi il titolo; quello nuovo, che diventa definitivo, ricalca il titolo di un romanzo di de Maupassant, Une vie appunto, ma senza alcun richiamo o legame con questo autore; sono forti, invece, le influenze di autori francesi come Zola, Flaubert e Balzac, soprattutto nella descrizione realistica degli ambienti piccolo borghesi e della squallida quotidianità del ceto impiegatizio. 

Fin dal primo romanzo, ignorato dalla critica alla sua pubblicazione e rivalutato solo molti anni più tardi, Svevo mette al centro del racconto un personaggio incapace di adattarsi al contesto sociale in cui è costretto a vivere; un uomo che vive un divario enorme tra quelle che sono le sue aspirazioni, la sua volontà di emergere e affermarsi socialmente come scrittore e la quotidianità di un lavoro avvilente in un ambiente sociale che lo rigetta. 

Sebbene Svevo preferisca il punto di vista del narratore onnisciente e il racconto in terza persona per narrare l’intera vicenda, l’indole del personaggio lascia ampio spazio all’autore per farlo esprimere attraverso monologhi interiori da cui emerge il ritratto di un uomo dissociato dalla società, un inetto, come già suggeriva il titolo originale del romanzo. 

3Storia di un inetto e la sua psicologia: trama

Una riproduzione d'archivio dello scrittore Italo Svevo
Una riproduzione d'archivio dello scrittore Italo Svevo — Fonte: ansa

Protagonista del romanzo è Alfonso Nitti, un giovane nato in un paese di provincia, colto ma economicamente svantaggiato, che trova lavoro a Trieste come impiegato nella banca Maller, un’occupazione che reputa noiosa e svilente, inadatta alla sua preparazione culturale e insufficiente per soddisfare le sue aspirazioni; all’insofferenza per il lavoro si unisce quella per la vita cittadina che accresce la sua indole solitaria.

Le uniche note positive della vita di Alfonso sono la frequentazione della biblioteca cittadina e della casa della famiglia Maller, proprietaria della banca.

Nella casa dei Maller conosce Annetta, capricciosa e viziata figlia del proprietario, anch’essa con velleità letterarie; la comune aspirazione alla scrittura avvicina i due che cominciano così una relazione, che tuttavia soffre della presenza dei parenti di Annetta, della rigida freddezza del di lei fratello, Federico, del cinismo di Macario, suo cugino, e del severo padre Maller.

Una sera Alfonso tenta di possedere Annetta, ma questa lo rifiuta e gli dice di andarsene; egli quindi si allontana, spinto sia da Annetta che da un oscuro sentimento di rinuncia, per tornare al suo paese natìo.

Qui la permanenza si prolunga per molto tempo, perché ritrova la madre gravemente ammalata e si ferma ad assisterla fino alla morte.

Dopo questa lunga assenza Alfonso ritorna a Trieste pensando di ritornare alla sua routine, ma scopre che Annetta ha raccontato al padre del suo legame con Alfonso e che ha deciso di lasciarsi alle spalle quella storia fidanzandosi con Macario;

i Maller lo riprendono, nonostante tutto, al lavoro nella banca, anche se con una mansione meno importante di quella precedente.

Amareggiato da questa nuova situazione, Alfonso non desidera altro che dedicare la sua vita allo studio rinunciando a qualsiasi velleità di ascesa sociale.

Tuttavia è roso dai dubbi, convinto di essere perseguitato dai Maller sul posto di lavoro, e si decide a chiedere un ultimo incontro ad Annetta.

La ragazza accetta, ma all’appuntamento si presenta, al suo posto, il fratello Federico, che provoca e insulta Alfonso che, infine, reagisce; Federico quindi sfida il protagonista a duello, ma questi, non in grado di affrontare la sfida e stanco della vita, decide di suicidarsi.

Il romanzo si conclude con una fredda lettera, scritta in tono fortemente informale, in cui la ditta Maller comunica a un famigliare di Alfonso la notizia del suo suicidio e di non conoscerne le cause

4Personaggi di "Una vita": ritratto sociale e i problemi esistenziali

Personaggi e storia costruite da Svevo compongono un romanzo in grado di delineare tanto il carattere e le frustrazioni del protagonista quanto l’ambiente sociale in cui questo è costretto a muoversi, con le sue ipocrisie e contraddizioni.

4.1Alfonso Nitti

Impiegato di banca in contatto con le grandi famiglie capitaliste, scrittore dalle ambizioni frustrate e inespresse: Svevo mette molta autobiografia nella figura di Alfonso Nitti, ma il ritratto del protagonista, la profondità psicologica con cui viene descritto superano di parecchio questo piano. 

La caratteristica principale di Alfonso è quella di vivere una scissione totale tra quelle che sono le sue ambizioni di affermazione personale, il suo senso di superiorità intellettuale e la sua totale incapacità di agire

Nello svolgersi della storia il lettore può osservare Alfonso cedere davanti a ogni conflitto che la vita gli pone davanti: infatti rinuncia a ogni suo progetto, è incapace di comunicare in maniera sincera, fugge davanti ai rapporti stabili come nel caso della storia con Annetta, una ragazza che fa parte di una classe sociale che Alfonso disprezza ma di cui, allo stesso tempo, ambisce a far parte.

Le contraddizioni interiori del protagonista non si risolvono mai, piuttosto egli le camuffa nei lunghi soliloqui il cui unico fine è quello di nascondere a sé stesso le proprie debolezze; quello di Svevo è un personaggio incapace di qualsiasi processo di maturazione interiore, la cui parabola si chiude con un suicidio che viene attuato per sottrarsi al duello con Federico, preferendo così, persino in una situazione così estrema, la fuga alla sfida.  

4.2La famiglia Maller

All’indole rinunciataria e velleitaria di Alfonso fa da contrappunto quella prevaricatrice della grande borghesia, di cui ogni membro della famiglia Maller sembra personificare un aspetto: il cinismo di Macario, la rigida arroganza di Federico, la volubilità e i capricci di Annetta che hanno tanta parte nel portare Alfonso alla sua scelta definitiva.

Alle vicende dei personaggi, infine, fa da sfondo una Trieste dipinta come grigia, triste, noiosa e squallida come la quotidianità impiegatizia che Alfonso, e lo stesso Svevo, vivono ogni giorno.

Quella di Alfonso è anche la rappresentazione dell’intellettuale moderno visto da Svevo

Una rappresentazione profondamente pessimista, che diverge sia da quella ottocentesca in cui l’intellettuale si fa portatore di valori autentici e disvelatori e, proprio per questo, viene messo ai margini della società, sia dalla figura dell’intellettuale eroico e superomistico portato in auge da D’Annunzio.  

Nulla di tutto questo si ritrova nella figura di Alfonso: egli non è portatore di verità assolute, ed è la sua inettitudine pratica che gli impedisce di far parte di quella società in cui ambisce ad entrare, la stessa società che lo marginalizza perché può fare semplicemente a meno di lui; nulla in lui è eroico, e persino la scelta del suicidio invece che rievocare un ultimo, disperato gesto di ribellione come nell’Ortis, è piuttosto una pavida fuga dalla sfida lanciatagli da Federico.

5Ascolta il podcast su Italo Svevo

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