Umberto Boccioni: biografia e opere

Umberto Boccioni: biografia e opere A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di Umberto Boccioni, pittore e scultore tra i protagonisti del futurismo italiano

1Biografia di Umberto Boccioni, un ragazzo di Calabria

Autoritratto di Umberto Boccioni. Collezione della Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano
Autoritratto di Umberto Boccioni. Collezione della Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano — Fonte: getty-images

Una vita fulminante quella di Umberto Boccioni, all’insegna del viaggio, della scoperta, della sperimentazione, dell’intuizione geniale. Una vita in corsa che, a gran velocità, si conclude con una morte tanto prematura quanto assurda.

Nasce nel 1882 a Reggio Calabria, città in cui la famiglia Boccioni, originaria della Romagna, si trova per via del lavoro del padre Raffaele, impiegato presso la prefettura.

Qui Umberto frequenta la scuola primaria ma ben presto arrivano nuovi trasferimenti, a Forlì, Genova, Padova e quindi di nuovo al sud, a Catania, dove consegue il diploma all’istituto tecnico e dove nasce la sua passione per la letteratura e la poesia. Nel 1901, seguendo sempre il padre, giunge infine a Roma, dove inizia ad interessarsi al disegno.

L’arrivo nella capitale segna per il giovane Umberto un punto di svolta, inizia a lavorare come grafico e cartellonista quando avviene l’incontro con il coetaneo Gino Severini, arrivato dalla Toscana e in cerca anche lui di una guida e di una strada da seguire. Entrambi si tengono lontani dalle accademie ufficiali e trovano il proprio mentore a Porta Pinciana, nello studio dell’artista (di un decennio più anziano) Giacomo Balla.  

La ricerca artistica di Balla si è già da tempo orientata al linguaggio divisionista. Nei suoi dipinti lingue di colore puro, non mescolato sulla tavolozza, compongono e scompongono l’immagine in mille filamenti luminosi e iridescenti, i tratti brevi e rapidi la restituiscono vivida e vibrante. Le sue tematiche sono attente al mondo che cambia, un mondo in tumulto, fatto sempre più di fabbriche, di operai, di rivendicazioni sociali. Tutta linfa vitale per il giovane ragazzo di Calabria.  

L’orizzonte romano appare a questo punto troppo stretto e con l’aiuto della famiglia Umberto si spinge più a nord, a Milano e Venezia e più oltre, a Parigi e fino alla lontana Russia. Dopo aver visto con i suoi occhi l’esplosione delle Avanguardie europee, nel 1907 sceglie di stabilirsi a Milano, dove incontra Previati e approfondisce ulteriormente le sue ricerche divisioniste.

2La madre con l’uncinetto: descrizione e analisi

La madre di Umberto Boccioni
La madre di Umberto Boccioni — Fonte: getty-images

Esemplificativo di questo periodo è l’opera La madre con l’uncinetto, un pastello su carta in cui è evidente la vicinanza tecnica e tematica a Previati e al linguaggio divisionista. L’artista ritrae la madre, ormai anziana, a figura intera, è seduta accanto alla finestra ed è completamente assorta nel suo lavoro di ricamo, l’interno della casa è semplice e spoglio, la scena è immersa in un’atmosfera intima e silenziosa. Tuttavia la raffigurazione non è statica, la tecnica tratteggiata e puntinata con cui sono resi tutti gli elementi della composizione, dalla figura umana agli abiti, dagli oggetti di arredo al pavimento, lascia percepire una situazione in divenire, c’è un leggero fremito vitale nella luce fredda che entra da destra, nella brezza delicata che muove le tendine, nel gomitolo di filo che si srotola e nel lavoro delle mani della donna e nelle grandi pieghe oblique della sua gonna. Siamo ancora lontani, dal punto di vista figurativo, dalle immagini turbolente e roboanti del Boccioni futurista che sono invece incredibilmente vicine dal punto di vista cronologico.  

3Boccioni, dal Divisionismo al Futurismo

Boccioni e Marinetti al Salone dei futuristi. Rue Richepanse - Parigi, 1910
Boccioni e Marinetti al Salone dei futuristi. Rue Richepanse - Parigi, 1910 — Fonte: getty-images

A Milano Boccioni incontra Luigi Russolo e Carlo Carrà, come lui giovani e irruenti, e a Milano che conosce il poeta Filippo Tommaso Marinetti, autore nel 1909 del primo Manifesto del Futurismo.

Se l’idea di una corrente nuova, rivoluzionaria, persino violenta, era stata elaborata e brillantemente propagandata da Marinetti l’intuizione che il Futurismo potesse trovare espressione nel campo della pittura oltre che in quello della letteratura si deve senz’altro a Umberto Boccioni e ai suoi amici. Solo un anno dopo la pubblicazione del celeberrimo Manifesto di Marinetti, vede la luce infatti il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista, redatto e firmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini l’11 Aprile del 1910.

I giovani artisti proclamano l’affrancamento dalla forma e dal colore tradizionali e presentano la loro idea di dinamismo: “Il gesto per noi non sarà più un momento fermato, sarà decisamente la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni nello spazio che percorrono. Così un cavallo in corsa non ha quattro gambe, ne ha venti e i loro movimenti sono triangolari. […] Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre sono una, dieci, quattro, tre: stanno ferme e si muovono, vanno e vengono, rimbalzano sulla strada, divorate da una zona di sole, indi tornano a sedersi, simboli persistenti della vibrazione universale. E talvolta sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa lontano. I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo e i divani entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram”.

Questa fase si incarna nel capolavoro La città che Sale, che viene esposto alla prima mostra dei pittori futuristi, organizzata a Milano nel 1911 presso il Padiglione d’Arte Libera.

4La città che sale: descrizione e analisi

La città che sale di Boccioni, 1910
La città che sale di Boccioni, 1910 — Fonte: ansa

Con questo quadro eseguito tra il 1910 e il 1911, Boccioni dichiara di voler “innalzare alla vita moderna un nuovo altare vibrante di dinamica, altrettanto puro ed esaltatore di quelli che furono innalzati dalla contemplazione religiosa al mistero divino”. Il dipinto allude a un avvenimento reale, un cantiere alla periferia di Milano, e in senso più generale all’espansione delle aree urbane, con l’appropriazione da parte della città di spazi occupati dalla campagna e con la conquista del cielo, attraverso la costruzione di edifici sempre più alti. I palazzi e le impalcature si vedono sullo sfondo, insieme alle ciminiere delle industrie e al nuovissimo tram elettrico. Il primo piano è invece dominato da cavalli al galoppo, animali da traino diventati simboli della vitalità e del dinamismo universale. Un dinamismo che investe e trascina gli esseri umani. I colori, accesi e intensi, sono distribuiti con pennellate vibranti. Le figure non hanno contorno, i tocchi cromatici di ciascuna si fondono con quelli delle altre figure e dell’ambiente. Boccioni propone in questo dipinto uno dei suoi principali obbiettivi di ricerca ovvero la compenetrazione tra figura e sfondo che si genera dalla velocità.

5Boccioni a Parigi

Il successo dell’esposizione di Milano proietta Boccioni e i suoi compagni verso Parigi, dove i futuristi espongono nel 1912 presso la galleria Benheim-Jeune, ottenendo un grande successo. Dopo aver elaborato e sperimentato i concetti di dinamismo e compenetrazione, Boccioni si concentra ora sul terzo pilastro della sua poetica pittorica, la simultaneità” ovvero la possibilità di generare visioni multiple, di rendere nello stesso momento ciò che è vicino e ciò che è lontano, ciò che è appena passato, ciò che è presente e che si smaterializza per proiettarsi nel futuro.

6Visioni simultanee: descrizione e analisi

Nella piccola tela Boccioni affronta nuovamente il tema della città moderna e caotica. Proponendo la visione di una strada osservata dall’alto: brulica di passanti, di piccole sagome dinamiche che si spostano e si ripetono sulla linea direttrice obliqua, una carrozza nella parte sinistra del quadro segue o si trasforma in un tram poco più a destra, palazzi altissimi si sovrappongono e si incastrano nella fuga prospettica, anche loro si muovono, sembrano emergere dalla profondità per innalzarsi e creare un senso di vertigine. Proprio al centro del dipinto due enormi teste femminili osservano la scena, una sta più in basso, con il volto quasi incastrato nel piano stradale, l’altra sta più in alto e sembra affacciarsi dalla cima di un grattacielo. Non sono due persone ma una soltanto, sono momenti diversi dello spazio e del tempo che la memoria e il dipinto ricompongono nella stessa visione. 

7La guerra e la morte

Quello che segue alla mostra parigina è un periodo di grande slancio per l’artista e la sua sperimentazione si amplia sul piano della materia e della forma. Se attraverso il dinamismo, la compenetrazione e la simultaneità Boccioni ha mostrato come tutti gli elementi della realtà siano parte di una corrente e come in essa si muovono e fuoriescono dai propri confini netti, rifiuta però l’dea che essi perdano completamente la propria consistenza materiale, che si dissolvano senza lasciare traccia. Alla fine del 1912 realizza uno dei suoi capolavori più celebri, il grande dipinto Materia, una sintesi della ricerca fin qui compiuta.

Il passo successivo, che appare ora quasi scontato, è la ricerca nel campo scultoreo. È possibile trasferire le idee di movimento, velocità, espansione e simultaneità nella materia tridimensionale? Secondo Boccioni la risposta è sì! Pittura e scultura non esauriscono l’energia di Boccioni che, accanto a quella artistica, svolge anche un’intensa attività teorica e nel 1914 pubblica il volume Pittura e scultura futuriste.

Ma il 1914 è anche l’anno in cui scoppia la guerra, la guerra invocata da Marinetti e in cui i giovani, entusiasti e ingenui, futuristi si arruoleranno volontari

Boccioni entra nel 1915 nel corpo dei ciclisti e automobilisti, è impaziente di entrare in combattimento, di cimentarsi in imprese eroiche ma la sua giovane e indomita vita viene spezzata durante un congedo da una banale caduta da cavallo nei pressi di Verona, il 17 agosto 1516

8Materia di Boccioni: descrizione e caratteristiche

Materia, 1912. Olio su tela di Umberto Boccioni
Materia, 1912. Olio su tela di Umberto Boccioni — Fonte: getty-images

È di nuovo un ritratto della madre, raffigurata seduta nella sua casa con le mani intrecciate in grembo, alle sue spalle la finestra aperta consente alla città di “entrare nella stanza” e viceversa. Interno ed esterno si sovrappongono, i piani dei palazzi bucano quelli delle pareti e del focolare domestico, la metropoli con il suo rumore irrompe con violenza. Eppure, in questo caos caleidoscopico la figura della “Mater-Materia” persiste, resta al suo posto, solida e indissolubile, sembra emergere dalla grande e misteriosa zona d’ombra nella parte inferiore del dipinto ma le sue enormi braccia hanno una consistenza metallica e le grandi mani si protendono verso lo spettatore.

9Forme Uniche della continuità nello spazio: descrizione e analisi

Forme uniche della continuità nello spazio. Scultura futurista di bronzo di Umberto Boccioni
Forme uniche della continuità nello spazio. Scultura futurista di bronzo di Umberto Boccioni — Fonte: getty-images

Con quest’opera del 1913 Boccioni dichiara di voler rinnovare l’arte mummificata della scultura. Protagonista è ancora il dinamismo. Il grande bronzo rappresenta infatti un uomo, forse un atleta, impegnato in una corsa che suggerisce un avanzare eroico, in un rapporto di fiducia e conquista di ciò che gli sta davanti, dunque la volontà e il coraggio di affrontare il futuro. Pur utilizzando una tecnica antica, Boccioni spezza i canoni della tradizione, innanzi tutto eliminando il basamento statico e celebrativo e creando due supporti distinti, già per questo capaci di suggerire movimento. Per la descrizione della schiena, degli arti, e dei fasci muscolari l’artista utilizza inoltre la linea curva, capace di suggerire il moto, ulteriormente accentuato dall’alternarsi di superfici concave e convesse che, rispettivamente, trattengono e riflettono la luce. Le forme che si allungano quasi come ali dai polpacci della figura ci dicono come questa si deformi sotto l’effetto della velocità, assumendo forme aerodinamiche, mostrano la compenetrazione tra corpo e spazio o meglio del corpo che “continua” nello spazio.

    Domande & Risposte
  • Chi è stato Umberto Boccioni?

    Pittore e scultore italiano, protagonista del futurismo.

  • A quali correnti artistiche appartiene Boccioni?

    Futurismo, Cubismo, Espressionismo, Arte moderna.

  • Quali sono le opere più note di Boccioni?

    La città che sale, Forme uniche della continuità nello spazio, La madre con l’uncinetto, Materia.