Umanesimo edonistico: significato, caratteristiche e autori

Umanesimo edonistico: significato, caratteristiche e autori A cura di Antonello Ruberto.

Cos'è l'umanesimo edonistico? Scopri filosofia, autori e protagonisti di questa corrente di pensiero che mette al centro la ricerca del piacere e del bene

1Le radici classiche dell'edonismo

Aristippo (435 a.C.-356 a.C.): fondatore della scuola cirenaica
Aristippo (435 a.C.-356 a.C.): fondatore della scuola cirenaica — Fonte: getty-images

Per edonismo s’intende un modo di pensare che identifica la ricerca del bene con quella del piacere, ed è un concetto strettamente legato ad alcune filosofie greche come l’epicureismo o quella della scuola cirenaica di Aristippo, il quale associa il bene morale con il piacere che ciascun essere umano può provare momento per momento.  

Tra gli aspetti centrali dell’umanesimo c’è la riscoperta ed il rinnovato approccio con le opere letterarie dell’antichità e la centralità che acquista l’essere umano nella lettura del mondo degli intellettuali umanisti. Intesa come fulcro di una critica di rottura della cultura medievale, la classicità viene assunta come modello ideale che inaugura un modo di pensare decisamente più laico che scardina il predominio della teologia che aveva caratterizzato la cultura europea fino a tutto il Trecento.  

Il modello classico viene studiato e imitato nei suoi aspetti formali caratterizzati dalla ricerca di equilibrio ed eleganza, una ricerca che favorisce ed accompagna una nuova sensibilità per la bellezza e l’armonia che si esprime a tutti i livelli: dalle rappresentazioni pittoriche a quelle scultoree, architettoniche e, ovviamente, nelle opere letterarie. 

Bacco di Caravaggio, 1589. Dio greco del vino e dell'ebrezza
Bacco di Caravaggio, 1589. Dio greco del vino e dell'ebrezza — Fonte: getty-images

Nel Quattrocento muta anche l’orizzonte politico e sociale: l’età dei comuni è al tramonto, ed insieme ad essi perdono forza anche le università che, fino a quel momento, ne avevano costituito l’istituzione culturale più importante. Gli intellettuali di questo periodo tendono a considerarsi un’élite, si riuniscono in accademie ed hanno rapporti solo con gli strati più elevati della società, in particolar modo con le corti signorili che sono diventate centrali nella vita politica, sociale e culturale delle città.

Ed è proprio nell’ambiente ricco e raffinato delle corti che si sviluppa maggiormente il culto e la ricerca per uno stile di vita che ricerca piaceri estetici, intellettuali e sensuali, tanto che, dal punto di vista letterario, alcune delle espressioni più alte di questa ricerca vengono raggiunte proprio da uno dei più importanti esponenti politici del periodo.

2Il Classicismo volgare di Lorenzo de' Medici e Angelo Poliziano

Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, è senz’altro il più noto membro della famosa famiglia fiorentina: abile uomo politico, mecenate e signore di Firenze viene ricordato anche per i suoi componimenti letterari.  

I suoi componimenti hanno ispirazioni diverse: alcuni di essi sono di tono aulico e fanno proprio il modello petrarchesco e quello stilnovistico, mentre quelli di tono comico hanno come riferimento il poeta Luigi Pulci, amico di Lorenzo, mentre le opere di commento ai componimenti danteschi risentono delle influenze dei neoplatonici di Marsilio Ficino.  

Molti degli scritti di Lorenzo si distinguono per la giocosa ironia con cui viene affrontato il tema amoroso, un esempio è La Nencia da Barberino, una lirica in ottave in cui viene raccontato l’amore del contadino Vallera per la pastorella Nencia in cui l’ambientazione sospesa e bucolica stride con l’oscena battuta della pastorella con cui si conclude il componimento. 

Ma l’opera più nota di Lorenzo è senza dubbio la Canzona a Bacco, scritta per la festa di Carnevale del 1490, una festa che, nella cultura dell’epoca aveva una valenza assai particolare. Le canzoni accompagnano i carri allegorici e quella scritta dal Magnifico accompagna il carro dedicato a Bacco, il dio greco del vino e dell’ebrezza, ed esorta a godere dei piaceri della vita nel tempo presente, e ad allontanare le preoccupazioni per il futuro. Questa poesia comincia con i famosi versi: “Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / Chi vuol essere lieto, sia / di doman non c’è certezza”.  

2.1Il sogno bucolico di Poliziano

Il massimo letterato della corte medicea è Angelo Poliziano. Strettamente legato alla famiglia Medici e per lungo tempo intimo amico di Lorenzo, Poliziano è un profondo conoscitore della lingua e della letteratura latina, tanto da scrivere alcune delle sue opere proprio in questa lingua, ed è un raffinato filologo: tutte qualità che lo pongono al primo posto tra gli umanisti fiorentini.    

È autore di molti commenti alle opere di autori latini, ma il suo capolavoro è un’opera incompiuta, scritta in volgare e dedicata a Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo, assassinato durante la congiura dei Pazzi. Le Stanze per la giostra di Giuliano de’ Medici, cominciate nel 1475, raccontano sullo sfondo di un’ambientazione bucolica l’amore tra il giovane e selvatico cacciatore Iulio, trasposizione dello stesso Giuliano, e la bellissima ninfa Simonetta.  

Congiura dei Pazzi, 1478. Morte di Giuliano de' Medici nel Duomo di Firenze
Congiura dei Pazzi, 1478. Morte di Giuliano de' Medici nel Duomo di Firenze — Fonte: getty-images

Nelle Stanze Poliziano proietta quella che era la realtà di corte, con i suoi amori clandestini, trasponendola in uno scenario mitico che richiama quelli delle Bucoliche di Virgilio. Destinata ad un pubblico cortigiano le Stanze sono un gioco intellettuale che funziona su vari livelli: dalla piacevolezza del tema amoroso che viene trattato, al richiamo colto della tradizione letteraria latina.  

Poliziano è anche autore di diverse ballate dal tono decisamente meno impegnato, come Ben venga Maggio e I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino che sono inni alla bellezza, una virtù destinata a scomparire e che va goduta finché si è in tempo, o inni alla primavera, intesa come stagione di rinascita della natura e degli amori. 

3Matteo Maria Boiardo e la nuova epica cavalleresca

La cultura cortigiana che comincia a crearsi e diffondersi non coinvolge solo Firenze, e nuovi autori danno prestigio ad altre corti italiane. Una delle più vive del periodo è sicuramente quella degli Este, a Ferrara, dov’è attivo Matteo Maria Boiardo, conte feudatario della potente famiglia estense

Nutrito della cultura umanistica Boiardo scrive le sue prime opere in latino ma preferisce la scrittura in volgare. Il peso della poesia latina si sente forte negli Amorum libri tres, una raccolta poetica d’ispirazione ovidiana che pone l’amore al centro del discorso. Come per Poliziano, anche in questo caso la produzione letteraria è scritta con la consapevolezza di essere rivolta ad un pubblico cortigiano, e a quello della corte estense in particolare. 

Matteo Maria Boiardo (1441-1494), scrittore e poeta
Matteo Maria Boiardo (1441-1494), scrittore e poeta — Fonte: ansa

Ed è proprio in chiave cortigiana che va letta la sua opera maggiore: l’Orlando Innamorato. Con questo poema Boiardo recupera il tema dell’epica cavalleresca e lo rielabora adattandolo al nuovo ambiente culturale della corte, producendo un’opera che si differenzia dalla tradizione precedente perché, per la prima volta, l’eroe Orlando viene descritto in preda alla follia amorosa, un tema che viene sapientemente fuso con quello eroico.  

Inoltre si distingue dalla successiva letteratura eroica per l’assenza di strutturazioni ideologiche: nell’Innamorato la narrazione è riempita di episodi, digressioni ed aneddoti e la sua unica finalità appare quella di divertire il pubblico, una caratteristica che lo accomuna agli Amores, con costruzioni letterarie basate sull’equilibrio e l’eleganza, ed una narrazione che ha come nucleo principale l’amore e le sue piacevolezze.