Ultimo canto di Saffo di Leopardi | Video

Di Redazione Studenti.

Ultimo canto di Saffo di Leopardi: guarda il video con l'analisi e la spiegazione della canzone libera dell'autore di Recanati. A cura di Emanuele Bosi

ULTIMO CANTO DI SAFFO

A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente.

Sono i primi versi del Frammento 31 di Saffo, quello che viene definita anche Ode della gelosia o del Sublime. Ti starai chiedendo: cosa c’entra con Leopardi una poetessa vissuta nel VII secolo a.C.?

Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi: guarda il video a cura di Emanuele Bosi
Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi: guarda il video a cura di Emanuele Bosi — Fonte: redazione

Leopardi compone Ultimo canto di Saffo nel 1822. Stilisticamente, si tratta di una canzone di 4 strofe di 18 versi ciascuna. Il perché, lo spiega lo stesso autore tre anni più tardi, in un Preambolo apparso su una rivista. La poesia, dice Leopardi, intende rappresentare l’infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane.

Ma chi ha detto che Saffo fosse triste e non particolarmente bella? La risposta è: Ovidio. Nelle sue Heroides il poeta latino racconta una leggenda su Saffo: la poetessa, perdutamente innamorata del bel Faone ma non corrisposta, si uccide gettandosi in mare da una rupe.

Come avrai intuito, in Leopardi nulla è casuale: ecco quindi che la storia di Saffo, che Leopardi riprende, gli serve per fare un parallelismo – ovviamente! – con la propria. Come Saffo, anche lui vive in prima persona il dramma di uno spirito bello, colto, sensibile, rinchiuso in un involucro brutto e rifiutato dagli altri.

ULTIMO CANTO DI SAFFO: STRUTTURA

Vediamo brevemente la struttura della poesia, costruita in forma di monologo. Quattro strofe, dicevamo.

  • Strofe 1 e 2: Saffo si descrive come la «dispregiata amante» di una natura che lei ama. Saffo si sente ospite non desiderata nel mondo. Perfino il torrente, dice, muta il suo corso per non toccarle il piede.
  • Strofa 3: dopo essersi interrogata sulle cause della sua esclusione, Saffo conclude che in questo mondo «virtù non luce in disadorno ammanto». Ovvero? Ovvero, il mondo non riconosce alcuna virtù in individui non belli esteriormente.
  • Strofa 4: Saffo annuncia il suo suicidio e si rivolge all’ingrato amante augurandogli ironicamente una vita felice.

Il tema del suicidio come protesta estrema e titanica compare, in Leopardi, anche nel Bruto minore del 1821. Ma Bruto sceglie il suicidio per motivi politici, quando la libertà repubblicana cade e il mondo gli pare senza valori. Diverso è il caso di Saffo, in polemica con la natura che le ha concesso virtù e intelligenza ma non bellezza esteriore. Saffo, insomma, vede la bellezza attorno a sé, ma non la incarna.

Ecco, il rapporto di Saffo con la natura è interessante, perché è un rapporto di amore e odio: ama la natura, ma se ne sente rifiutata. Il paesaggio che Leopardi rappresenta, inoltre, racconta perfettamente questa duplicità. Il racconto è ambientato fra la notte e l’alba, che tradizionalmente in letteratura e nelle leggende è considerata l’ora dei suicidi. E quando arriva la tempesta, Saffo paradossalmente si sente meno infelice, perché quel cielo tempestoso rappresenta anche la sua rabbia.

Due parole infine sullo stile. Anche qui, come nelle altre Canzoni, il linguaggio ha continui rimandi al mondo classico. Ma allo stesso tempo, quel lamento dell’amante rifiutata ha anche cadenze elegiache, che richiamano quel lessico vago e indefinito che sarà sempre più importante nel Leopardi successivo.

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