Ulisse di Joyce: trama e analisi dell'opera

Ulisse di Joyce: trama e analisi dell'opera A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Trama, analisi, personaggi e struttura dell'Ulisse di Joyce, romanzo dello scrittore irlandese che ha inaugurato la tecnica del flusso di coscienza

1Presentazione dell'Ulisse di Joyce

James Joyce, autore dell'Ulisse
James Joyce, autore dell'Ulisse — Fonte: getty-images

Questo gigantesco romanzo, a lungo bandito da molti Stati (persino nella stessa Irlanda, sic!) dietro l’accusa di immoralità, epigone di capolavori come l’Odissea di Omero e la Commedia di Dante, come l’Amleto di Shakespeare e i grandi romanzi inglesi dell’Ottocento (in primis Tristram Shandy di Sterne e Il circolo Picwick di Dickens) chiude in via definitiva gli stilemi dell’Ottocento e si apre con rumorosa consapevolezza al Novecento, al Chaos, all’epoca contemporanea e, perché no, post-moderna.

L'Ulisse di Joyce è un capolavoro che divide in due ancora oggi il panorama letterario. Ad esempio, Virginia Woolf, che pure utilizzò alcune tecniche di narrazione in tutto simili a quelle dell’autore irlandese, disprezzava questo romanzo. Disse: «Mi ha interdetto, annoiato, irritato e disilluso, come di fronte a un disgustoso studente universitario che si schiaccia i brufoli». 

Una critica piuttosto pesante, come si vede, ma è evidente che la tecnica del «flusso di coscienza», caratterizzante l’opera, generi il rischio continuo di una comicità invasiva ed eversiva, di una perenne distrazione dal punto di arrivo. Virginia Woolf, invece, amava una diversa eleganza mentale e narrativa del pensiero, tutt’altro che grottesca. In Joyce anche le parole qualunque e le immagini oscene trovano una nuova valenza estetica, pur nella loro insignificanza. 

Scrive, a proposito dell'Ulisse di Joyce, Gianni Celati: «Il punto focale di Mr. Bloom è la vita qualsiasi, la vita senza niente di speciale, la vita come un sogno o un lungo chiacchierare con se stessi» (G. Celati, in J. Joyce, Ulisse, intr., p. IX). Leopold nel suo mare di pensieri si muove come un Robinson Crusoe, sempre creativo e pronto ad adattarsi alla realtà circostante, come davanti a un’isola sconosciuta: quell’isola, Itaca, che alla fine conquisterà, sul far della sera, come ogni uomo che rientra nel suo focolare dopo l’odissea di una giornata qualunque

In questo l’Ulisse di Joyce assomiglia sicuramente ai romanzi picareschi del 1600: solo che il picaresco è tutto interiore, è un perdersi continuo nei meandri dell’immaginazione, seguendo le strade della parola creatrice, di una parola totale. In questo emerge il modello shakespeariano di James Joyce: «Shakespeare l’uomo, il signore del linguaggio, il creatore di persone, interessava [Joyce] più di Shakespeare il creatore di pièces» (F. Budgen, James Joyce and the Making of Ulysses).  

Ogni parola è un ponte verso altre parole, spesso secondo un principio associativo e musicale. Tradurlo è per chiunque un’autentica fatica di Ercole: «E ho capito per strada», confessa sempre Gianni Celati, «che quella dell’Ulisse non era precisamente una lingua, era una stralingua, che prendeva dentro echi d’ogni genere, con un lessico più espanso di tutti i testi che si conoscono. (…) Per questo non è importante capire tutto: è importante sentire una sonorità che diventa più riconoscibile proprio quando sembra piombare fra termini incerti – gerghi fossilizzati, chiacchiere da pub, stele di varie epoche» (Celati, op. cit., VI-VII). Tutto, poi, è pervaso da una grande ironia e lo stesso Joyce lo aveva ammesso.

2Struttura dell’opera, trama e personaggi

Le figure di Penelope e Ulisse sono speculari a Molly e Leopold
Le figure di Penelope e Ulisse sono speculari a Molly e Leopold — Fonte: ansa

L’Ulisse è diviso in tre parti costituite in totale da 18 capitoli o episodi

La prima parte contiene tre episodi (una triade), che secondo uno schema tramandato da Joyce stesso è associabile agli episodi omerici che riguardano Telemaco, Nestore e Proteo. Si tratta di una Telemachia (viene ripercorso il viaggio di Telemaco alla ricerca del padre Ulisse), che ha per protagonista Stephen Dedalus, già presente in un altro libero joyciano, Ritratto dell’artista da giovane.

La seconda parte, Odissea, vede l’ingresso in scena di Leopold Bloom ed è composta di dodici episodi (4 triadi o 2 esadi), che corrispondono a gli episodi di Calypso, Lotofagi, Ade, Eolo, Lestrigoni, Scilla e Cariddi, Rocce vaganti, Sirene, Ciclopi, Nausicaa, I buoi del sole, Circe.

La terza parte è invece quella dei nòstoi, “i ritorni”: come la prima parte, è una triade, ed è associabile agli episodi di Eumeo, Itaca, Penelope.

È il 16 giugno del 1904, oggi noto come Bloomsday: la storia che copra l’arco di una sola giornata, comincia alle otto di mattina. In scena, Stephen Dedalus.

2.1Prima parte

Nella prima parte il protagonista è Stephen Dedalus, un protagonista che già conosciamo da un altro libro di Joyce: il suo nome, Dedalus, ci ricorda quello del mitico architetto di Creta, che costruì il labirinto e infatti egli è un aspirante artista. Il libro è infatti un labirinto di parole e di situazioni che appaiono senza uscita, ma senza uscita è anche la sua metaforica ricerca paterna che equivale a un’affermazione della propria identità di artista.

Jacques–Emile Blanche, dipinto raffigurante James Joyce
Jacques–Emile Blanche, dipinto raffigurante James Joyce — Fonte: ansa

La prima scena vede la presenza di quel mare infecondo, sterminato, vagamente infinito che rappresenta l’aspirazione più alta di quell’animo sensibile. Egli soffre al cospetto di figure rudi e grette, come Buck Mulligan (il suo coinquilino) e il preside Mr Deasy, apertamente antisemita.

2.2Seconda parte

Nella seconda parte entra in scena il nostro eroe-protagonista, Leopold Bloom, alias Ulisse, pubblicitario presso il giornale in cui Stephen Dedalus deve portare la lettera del preside Deasy. Sono le otto del mattino e Leopold Bloom è uscito a comprare il rognone e adesso sta tornando a casa a preparare la colazione per la moglie Molly (episodio chiamato Calypso), una cantante d’opera che lo tradisce con Huch “Blazes” Boylan: Molly, come si intuisce, è la parodia di Penelope.

Leopold teme che nell’arco della giornata la moglie lo tradirà: ne è quasi certo, ma intanto evita di pensarci, si chiude in bagno e defeca con soddisfazione. Nell’episodio dei Lotofagi, Bloom è di nuovo in strada verso l’ufficio postale: c’è una lettera di una sua ammiratrice, ma compaiono anche la riflessione teologica, il desiderio sessuale di Leopold (la vista di una bella ragazza) e il gioco d’azzardo: tutte tentazioni che allontanano dal ritorno.

Leopold vaga per le strade e sono molte le avventure che coinvolgono il nostro eroe: molto interessante è il viaggio in carrozza verso il cimitero (Ade), poiché vediamo quello spirito creativo del borghese tuttofare (alla Robinson Crusoe, per intenderci). Leggiamo il passo:

E poi come si fa a ricordarsi di tutti? Gli occhi, l’incedere, la voce. Bene, la voce, sì: il grammofono. Mettere un grammofono in ogni tomba o tenerne uno a casa. La domenica dopo pranzo. Metti un po’ su il povero trisnonno. Craaaac! Prontoprontopronto sono felicissimo crac sonstrafelice... strafelice - rivedervi prontoprontopronto sono feli poprszs. Ti ricorda la voce come una fotografia ti ricorda un viso. Sennò non ti ricorderesti un viso dopo, mettiamo, quindici anni. Chi per esempio? Per esempio qualcuno morto quando ero da Wisdom Hely.

Se riprendiamo l’immagine che Ugo Foscolo ci dà di Omero nel Carme dei Sepolcri, in cui descrive Omero come il cieco mendicante che ascolta le tombe narrare la loro storia, capiamo il gioco parodico. Qui addirittura Bloom progetta un grammofono da mettere sulle tombe, per ricordare.

Nel successivo episodio (Eolo) ci troviamo nella redazione del Freeman Journal dove Bloom deve piazzare un annuncio: purtroppo non gli riesce. Nello stesso frangente anche Dedalus si trova in quegli uffici, ma non incontra Bloom. Il tutto va a finire in un Pub, luogo dell’alcol, che nella tradizione linguistica neolatina (che Joyce conosceva) è detto anche spirito, da spiritus, vento.

Omero, grande poeta greco
Omero, grande poeta greco — Fonte: ansa

Stephen racconta una storiella che però viene continuamente interrotta. Nell’ottavo episodio (Lestrigoni) domina il cibo. Bloom deve scegliere dove andare a pranzo: opta per il pub Davy Byrne. Poi si dirige al Museo Nazionale dove la sua vista è attratta dalla bellezza delle rotondità delle dee greche (in particolare il sedere). Ogni pensiero lo porta a Molly e a quel matrimonio in decadimento. Esce dal Museo, vede Boylan. Decide di evitarlo.

Il nono episodio (Scilla e Cariddi) parte con una divagazione di Stephen Dedalus sulla genesi dell’Amleto, nato dall’infedeltà della moglie di Shakespeare. La presenza di Amleto è fondamentale, perché vi si affronta il tema della paternità e della fedeltà femminile, basilari anche in questo romanzo. Dobbiamo ricordarci del fantasma di Amleto, dato che per uno scrittore anglofono che miri al capolavoro equivale a fronteggiare il fantasma di Shakespeare in persona.

È un gioco raffinato e pericoloso perché riflette l’unicità e la straordinarietà che Joyce riconosceva a sé stesso, una sorta di autore senza maestri né discepoli: «Lo Shakespeare di Stephen è una profezia di Poldy. Shakespeare è il padre che è egli stesso il proprio padre. Non ha precursore né successore, cosa che è chiaramente l’idealizzata visione che Joyce aveva di se stesso quale autore». (H. Bloom, Il canone occidentale, p. 371)

Negli episodi di Rocce vaganti, Sirene e Ciclopi abbiamo le peregrinazioni di vari personaggi, ma anche l’avvicendarsi di storie inconciliabili tra loro, alcune raccontate da personaggi del tutto anonimi, come nell’episodio delle Sirene, qui incarnate da volgari bariste o nell’episodio del Ciclope. Intanto l’amante di Molly Bloom, Boylan, si sta recando da lei...

Qui si introduce più in profondità il tema cruciale del femminile: sono gli episodi di Nausicaa, I buoi del Sole e di Circe. Nel primo dei tre, Bloom sta osservando di nascosto Gerty MacDowell sulla spiaggia che medita sull’amore e sul matrimonio; ignara scopre alcune parti del suo corpo, che vengono predate dalla fantasia erotica di Bloom. I fuochi d’artificio che scoppiano nel bazar vicino sono la metaforica eiaculazione.

Nell’episodio dei Buoi del Sole si brinda e si mangia insieme: Stephen e Leopold sono insieme e anzi Leopold si prende cura di Stephen come di un figlioccio. Nell’episodio di Circe troviamo invece, e non poteva che essere così, l’allegra brigata di Stephen e Leopold tutta in un bordello di Bella Cohen: gli uomini si sono trasformati in maiali grazie agli artifici femminili.

2.3Terza parte

Siamo adesso nella terza parte: Eumeo, Itaca, Penelope. Nel primo dei tre episodi subentra la stanchezza del lungo giorno sia per Stephen sia per Leopold. Essi discutono sulla misoginia e quindi capiamo che Itaca-Penelope è metafora della terra che genera e che accoglie, secondo l’archetipo delle divinità ctonie del mondo classico.

La Donna, in tutto il suo insondabile, eppure evidente, mistero. Leopold torna a letto e sente, dalle forme del materasso che qualcuno di estraneo (Boylan) vi ha giaciuto. L’ultimo capitolo è un lungo e meraviglioso soliloquio di Molly Bloom che riflette sulla vita e sulla sua situazione coniugale. Pensa anche alla bellezza del corpo femminile, a quella dei seni, in particolare, se paragonati all’organo maschile.

Molly ripensa all’orgasmo avuto quel giorno con Boylan e pensa anche a Stephen Dedalus e a come sarebbe giacere con lui. Infine ripensa alla proposta di matrimonio di Bloom, a Gibilterra, luogo delle mitiche colonne d’Ercole che l’Ulisse dantesco aveva superato, lì dove tutto aveva avuto inizio: con quel suo “sì”. È lei, davvero, la materna terra da cui si parte e a cui si ritorna.

Non ci sono stati successori di Joyce nella lingua inglese; forse non ce ne possono essere di un talento così esauriente del suo proprio potenziale.

George Steiner