La tutela della Salute nella Costituzione Italiana

Di Redazione Studenti.

Come funziona e da quali articoli è disciplinata la tutela della Salute nella Costituzione italiana. Spiegazione e riferimenti al testo

TUTELA DELLA SALUTE NELLA COSTITUZIONE

Da quali articoli della Costituzione è disciplinata la tutela della salute?
Da quali articoli della Costituzione è disciplinata la tutela della salute? — Fonte: getty-images

Nel Titolo II della prima parte della Costituzione Italiana dedicato ai rapporti etico sociali (art. 29-34) sono presi in considerazione tre aspetti che hanno una notevole importanza sia per l’individuo, sia per la collettività: la famiglia, la salute e la scuola.

I diritti riconosciuti in questi articoli fanno parte di quei principi inviolabili, enunciati nell’articolo 2, garantiti all’uomo, come singolo e come membro delle “formazioni sociali”.

L’articolo che disciplina la tutela della salute è l’articolo 32 ed è suddiviso in due commi. Il comma 1 afferma che la Repubblica Italiana ritiene la tutela della salute un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività.

Il fatto di ritenere la salute interesse della collettività è stato un importante passo in avanti poiché prima degli inizi del ‘900 si pensava che la salute fosse solo interesse del singolo individuo. Nel ‘900 invece si è arrivati a capire che la salute riguarda la collettività poichè la malattia comporta sia un costo sociale (dato dal fatto che l’individuo non partecipa alla vita sociale) sia un costo economico (perchè l’individuo non partecipa all’attività produttiva e in più vanno sostenute spese per la sua guarigione).

Essendo sia un diritto inviolabile che un interesse della collettività è compito dello Stato impegnarsi per realizzare il benessere del cittadino in quanto riguarda, oltre la sfera individuale, anche la sfera collettiva.

RIFORMA SANITARIA DEL 1978 E SSN

Lo Stato per garantire questo diritto alla salute deve cercare di rimuovere i limiti socioeconomici che impediscono all’individuo di curarsi, per cui il servizio sanitario deve essere un servizio pubblico in grado di garantire a tutti i cittadini le prestazioni necessarie per il benessere individuale e collettivo.

Importanti novità sono state introdotte con la riforma sanitaria del 1978 (l.181/1978). Infatti, mentre negli anni passati le prestazioni sanitarie erano erogate attraverso il sistema della previdenza sociale attraverso il quale i cittadini ricevevano l’assistenza sanitaria da parte di enti pubblici denominati mutue in base ai contributi da loro versati, con la riforma si è introdotto il sistema della sicurezza sociale, in base al quale l’assistenza sanitaria gratuita spetta indifferentemente a qualsiasi cittadino ed è fornita da un servizio unico, ovvero il Servizio Sanitario Nazionale a cui fanno capo tutte le strutture sanitarie pubbliche esistenti.

Sempre nel comma 1 viene affermato che la Repubblica Italiana garantisce cure gratuite agli indigenti. Questo principio è previsto sempre dalla riforma sanitaria del 1978, la quale ha stabilito che a tutti i cittadini venga garantita una parità di trattamento fornendo loro il diritto alle prestazioni farmaceutiche e sanitarie, che sono gratuite o semigratuite (ticket) in rapporto all’età e al reddito.

Al secondo comma dell’articolo 32 si afferma che nessun cittadino può essere sottoposto a cure sanitarie contro la sua volontà, ad eccezione dei casi previsti dalla legge, la quale comunque non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Anche se il diritto alla salute è un diritto sociale, l’individuo è libero di rifiutare interventi sulla propria persona soprattutto se si tratta di trattamenti con farmaci o terapie sperimentali. Il trattamento può essere imposto solo se esiste la certezza che il soggetto ne tragga un vantaggio diretto e in modo indiretto se ne avvantaggi anche la collettività.

CURE SANITARIE OBBLIGATORIE

Tra i casi previsti dalla legge in cui il cittadino può essere sottoposto a cure sanitarie contro la sua volontà vi sono quelli:

  • delle malattie contagiose,
  • del trattamento sanitario obbligatorio che riguarda le persone con disturbi mentali e che prevede il ricovero coatto poiché rappresentano un pericolo per la collettività,
  • di alcune vaccinazioni nel campo della prevenzione della salute pubblica.

Riguardo al tema della tutela della salute negli anni si sono sviluppati due interessanti dibattiti: uno riguardante il tema della legalizzazione dell’eutanasia, l’altro riguardante il testamento biologico.

L’eutanasia è l’atto con cui si aiuta a concludere la vita di un’altra persona, allo scopo di evitarle inutili sofferenze dovute a malattie spesso terminali quali ad esempio tumori o coma irreversibile. L’eutanasia, quindi, costituisce una forma di morte decisa dal paziente o da terzi qualora esso non sia più in grado di prendere autonomamente tale decisione.

EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO

In Italia l’eutanasia è un reato che è aggravato dallo stato di parentela con il deceduto perché si pensa che ci possano essere interessi economici da parte di chi compie l’atto.

La decisione di praticare l'eutanasia è molto dibattuta anche da un punto di vista medico, in quanto il giuramento di Ippocrate vincola i medici. Esso prevede che i medici debbano preservare la vita umana fornendo cure e trattamenti tenendo comunque presente che l’accanimento terapeutico, ovvero l’eccessivo tentativo di preservare la vita di un paziente sino a trasformarlo in una sorta di cavia umana è vietato. Inoltre il giuramento di Ippocrate vieta la somministrazione di medicamenti letali ai pazienti, anche se terminali. Nonostante in Italia l’eutanasia costituisca un reato penale, in altri paesi essa da tempo è legalizzata (paesi quali ad esempio l’Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Svizzera, la Francia e in generale i paesi del Nord Europa).

L’altro dibattito riguarda il testamento biologico. Si tratta di un documento con il quale un soggetto in grado di intendere e di volere può indicare, in un momento in cui è in grado di prendere una decisione consapevole, quali terapie intende o non intende accettare qualora in futuro sia in una condizione di incapacità ed impossibilità ad esprimere la propria volontà.

Il medico nel momento di effettuare delle scelte terapeutiche su una persona che abbia perso la capacità di intendere e di volere, avrà a disposizione delle indicazioni anticipate che possono costituire una guida, mantenendo così la possibilità di rispettare la volontà del paziente anche quando questi non sia più in grado di comunicarla.

Attualmente in Italia non esistono ancora leggi che regolamentano l’eutanasia e il testamento biologico, pertanto il dibattito inerente a questi temi è ancora aperto ed esistono ancora molte opinioni tra loro contrastanti.

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