Trattato sulla tolleranza di Voltaire

Di Redazione Studenti.

Trattato sulla tolleranza di Voltaire: spiegazione capitolo per capitolo della celebre opera scritta dal filosofo illuminista francese

TRATTATO SULLA TOLLERANZA

Voltaire
Voltaire — Fonte: getty-images

Il trattato è una breve opera di polemica civile e politica oltre che storica e filosofica. La struttura è circolare poiché parte dalla triste vicenda dei Calas per concludersi con la riapertura e la revisione di questo caso.  

All’interno di questo modulo circolare Voltaire struttura ed articola una vera e propria trattazione sulla tolleranza.

VOLTAIRE: TRATTATO SULLA TOLLERANZA

Breve storia della morte di Jean Calas

In questo primo capitolo troviamo l’esposizione della tragica vicenda dei Calas. Marc-Antoine Calas è trovato impiccato la sera del 13 ottobre 1761 nella sua casa di Tolosa.

I Calas, commercianti ugonotti, avevano cenato con un giovane amico di famiglia (Gaubert Lavaisse), anch’egli protestante. Quando Pierre, fratello minore di Marc-Antoine, accompagna alla porta il giovane ospite trova nella bottega, accanto all’abitazione, Marc-Antoine morto per impiccagione.

Ci sono grida e si cerca aiuto: arrivano un chirurgo, che constata il decesso, e la polizia.

Ma tra la folla raccoltasi si diffonde una voce: Marc-Antoine si sarebbe voluto convertire al cattolicesimo e l’intera famiglia Calas, aiutata da Lavaisse, lo avrebbe ucciso.

Marc-Antoine viene sepolto in chiesa in pompa magna e diviene un martire della fede cattolica; i Calas, pur professandosi innocenti vengono arrestati insieme all’amico Gaubert Lavaisse e alla domestica cattolica e subiscono un processo che si conclude, il 9 marzo 1762, con la condanna di Jean Calas.

La sentenza viene eseguita il giorno seguente: l’uomo, trascinato per le strade di Tolosa fino al patibolo, viene messo alla ruota, dove gli vengono spezzate le gambe e le braccia; dopo due ore di agonia viene strangolato e il suo corpo bruciato. Il figlio minore viene rinchiuso in convento di domenicani e le figlie furono tolte alla madre. Nonostante la debolezza e la paura la vedova Calas si recò a Parigi per vendicare la memoria del marito e chiedere giustizia.

Inaspettatamente vi trovò accoglienza, aiuti, lacrime e ottenne la stesura di un ricorso giuridico.

Conseguenze del supplizio di Jean Calas

Voltaire condanna il fanatismo religioso fonte di guerre ed orrori, causa di odio e persecuzione e spera che il supplizio di un innocente come Jean Calas “apra gli occhi di alcune persone poco istruite e tocchi i cuori onesti”.

Inoltre auspica di poter usare l’opinione pubblica come poderosa leva di cambiamento e pressione sull’autorità.

Idea della Riforma del secolo decimosesto

L’autore espone le idee della riforma protestante e le reputa legittime in quanto nascevano dal volersi opporre agli abusi e ai privilegi della Chiesa dell’epoca. Parla poi delle violenze e delle persecuzioni subite dai “protestanti” che però ad un certo punto imitano la crudeltà dei loro nemici e insanguinano la Francia con guerre civili.

Se la tolleranza è pericolosa e presso quali popoli è permessa

Rispondendo a coloro che temono che la clemenza produca le stesse rivolte provocate dalla crudeltà egli afferma che se ciò è accaduto in talune circostanze non deve per forza capitare in altre ; i tempi, l’opinione, i costumi sono cambiati e la ragione ha fatto tanti progressi…Inoltre la tolleranza non ha mai provocato una guerra civile mentre l’intolleranza ha coperto la terra di carneficine.

Esamina in seguito popoli e stati dove la tolleranza religiosa è praticata (Olanda, Inghilterra, Irlanda, Germania, Impero Ottomano, Giappone, India, Persia, Cina e persino la Russia di Pietro il Grande) e diverse confessioni convivono pacificamente non arrecando alcun danno allo stato e non producendo violenze in quanto la molteplicità le indebolisce.

TRATTATO SULLA TOLLERANZA, VOLTAIRE: RIASSUNTO

Come può essere ammessa la tolleranza

La tolleranza, secondo l’autore, può essere ammessa sempre a patto che le singole sette siano regolate da giuste leggi che vietano le assemblee tumultuose, le ingiurie, le sedizioni… ed è anche nell’interesse dello stato praticarla per avere un gran numero di sudditi che contribuiscano al suo benessere.

Se l’intolleranza è di diritto naturale o di diritto umano

Voltaire dichiara che se comportarsi in modo intollerante fosse conforme al diritto umano (che non può in nessun caso fondarsi che sul diritto di natura) tutti si scaglierebbero e si divorerebbero tra di loro e conclude quindi il diritto all’intolleranza è assurdo e barbaro.

Se l’intolleranza è stata praticata dai greci

In questo capitolo viene considerato storicamente il problema della tolleranza presso i greci.

I greci e in generale tutti gli antichi popoli civili non impedivano la libertà di pensiero e per quanto religiosi fossero, permettevano un gran numero di sette e culti particolari.         

Il solo che i greci abbiano fatto morire per le sue opinioni fu Socrate ma va considerato anche che gli ateniesi, tornati in sé, ebbero orrore degli accusatori e dei giudici; il principale autore della sentenza fu condannato a morte per questa ingiustizia, gli altri furono banditi e si eresse un tempio a Socrate. I greci mai scatenarono guerre per il culto, per il dogma o per argomenti di teologia.

Se i romani sono stati tolleranti / Dei martiri

Mettendo in evidenza la tolleranza mostrata dai romani nei confronti di tutte le religioni, compresa l’egiziana e l’ebraica, l’autore ridimensiona drasticamente il problema dei martiri cristiani. È infatti difficile credere che i primi cristiani furono perseguitati (dato che nessun’altra religione lo fu); ma quando vi furono testimonianze di martiri, costoro non furono tali per la sola religione e si deve ipotizzare che la persecuzione abbia avuto altre cause, e che gli odi particolari sostenuti dalla ragion di stato, abbiano fatto spargere il sangue dei cristiani.

Anzi egli rivolge contro i cristiani le accuse da questi avanzate nei confronti dei pagani e si chiede con quale sfacciataggine possano rimproverare i pagani di aver fatto dei martiri, quando nelle stesse circostanze si sono resi colpevoli della stessa crudeltà.

Inoltre aggiunge che bisogna osservare cautela nel considerare gli avvenimenti riportati da autori che non citano memorie o fatti ma si limitano a raccogliere voci popolari e fanno a meno di prove per assecondare i propri personali pregiudizi.  

TRATTATO SULLA TOLLERANZA DI VOLTAIRE: ANALISI

Del pericolo delle false leggende e della persecuzione 

Tutti i falsi miracoli e le leggende assurde aggiunti alle verità del Vangelo per alimentare la devozione non fanno che spegnere la religione nei cuori. Le conseguenze sono, secondo il filosofo, che alcune persone preferiscono dipendere dalla legge naturale piuttosto che dalle invenzioni degli uomini e altre si volgono verso l’ateismo.

Abuso dell’intolleranza

Si riprende il discorso sul fanatismo religioso e sull’intolleranza del secondo capitolo attaccando soprattutto la religione cristiana che doveva predicare amore e comprensione ma invece si è posta in una tradizione di violenza, di superstizione e di crudeltà inaudite.   

Se l’intolleranza fu di diritto divino nel giudaismo e se fu sempre praticata / Estrema tolleranza degli ebrei

Qui Voltaire, pur criticando l’arretratezza e perfino la barbarie di cui il popolo ebraico fornirebbe continui esempi, recupera dalle narrazioni scritturali l’idea di una religione non dogmatica e di un popolo che ha un atteggiamento di indulgenza nei confronti dei culti stranieri e che permette, all’interno della propria confessione, differenze e distanze dottrinarie certamente estreme (come testimonia l’esempio dei sadducei) e tali da offrire prove della più grande tolleranza.

Però non può fare a meno di denunciare la compromissione con il politeismo e con i culti egizi propria della religione ebraica e rammentare l’inciviltà di un popolo che nega l’immortalità dell’anima, osserva superstizioni e credenze assurde ed è dedito a talune pratiche infamanti.

Se l’intolleranza è stata insegnata da Gesù Cristo                       

Lo spirito di persecuzione inferisce da alcuni passi del Vangelo che l’intolleranza e la costrizione sono legittime e abusa della Scrittura e delle difficoltà che può far nascere per essere duro e implacabile.  Si fonda su ragioni ben cattive poiché cerca dappertutto i più vani pretesti.

Gesù predicava invece la dolcezza, la pazienza, l’indulgenza e Voltaire è convinto che se Gli si vuole assomigliare si deve essere martiri e non carnefici.

Testimonianze contro l’intolleranza

L’autore tenta di costruire una storia alternativa a quella ufficiale della Chiesa, utilizzando citazioni tratte dai Padri della Chiesa, dai concili e insieme da autori moderni per ritrovare una via liberale e antiautoritaria interna alla tradizione cristiana.   

Dialogo tra un moribondo e un uomo che sta bene / Lettera scritta al gesuita Le Tellier da un beneficiario il 6 maggio 1714

Nonostante le storie, i discorsi, i sermoni, i catechismi cristiani insegnino il dovere sacro dell’indulgenza, i cristiani con le loro azioni smentiscono la loro morale. Due esempi ci vengono mostrati: il primo tormenta un cittadino moribondo e in agonia tentando di obbligarlo con minacce a firmare una confessione al solo scopo di ottenere un buon canonicato; il secondo propone al gesuita destinatario della sua lettera i mezzi per liberarsi dai “nemici” e sterminandoli tutti rendere così la vita salva ai cattolici fino alla fine del mondo.

Soli casi in cui l’intolleranza è di diritto umano                        

Voltaire afferma che vi sono circostanze in cui l’intolleranza è ragionevole e si deve punire gli errori degli uomini.

Il governo ha il diritto di punire gli uomini quando questi errori sono delitti e quindi turbano la società e ispirano il fanatismo;  ha anche il diritto di abolire sette o compagnie qualora queste abbiano diffuso massime delittuose o il loro istituto fosse contrario alle leggi del regno.

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Racconto di una disputa teologica in Cina

Questo capitolo è una disgressione polemica sulle dispute teologiche tra gesuiti e giansenisti e gesuiti e domenicani.

Se sia utile mantenere il popolo nella superstizione  

L’autore espone la propria nozione di religione, collegata all’idea di freno che essa svolge nella società e alla necessità che hanno tutti i popoli di osservare qualche culto.

Ribadisce che dovunque esiste una società organizzata, una religione è necessaria per poi delineare questa religione purificata che deve progressivamente sostituirsi alla superstizione.

Virtù vale più che scienza

La religione è istituita per renderci felici in questa vita e nell’altra. Partendo da questa affermazione il filosofo trae la conclusione che bisogna essere giusti (per essere felici nella vita futura) e indulgenti (per essere felici in questa vita).  

Della tolleranza universale

Qui Voltaire elabora una dottrina della tolleranza che ravvicina tra di loro religione e morale.  Inoltre vorrebbe che la tolleranza richiesta per tutto il mondo cristiano si estendesse e si trasformasse in una vera e propria tolleranza universale, capace di includere anche ebrei, musulmani e pagani.

E questa tolleranza universale, allora, ci fa considerare tutti gli uomini come nostri fratelli e come creature dello stesso Dio.

Preghiera a Dio

Questa preghiera (tutta giocata sulla disparità tra l’ordine e l’eternità dell’universo e la fragilità e l’imperfezione dell’uomo) viene rivolta dall’autore a un Dio lontano dai dogmi, razionale, astratto e produttore di umanità tra gli uomini affinché aiuti gli uomini ad assistersi l’un l’altro e a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera senza che le piccole sfumature che li distinguono siano segnali di odio e persecuzione.

Post scriptum

Qui troviamo un’accesa polemica con i contenuti dell’opera dell’abate Malvaux intitolata “Accordo tra la religione e l’umanità sull’intolleranza” considerata un vero e proprio codice di persecuzione.

Seguito e conclusione / Articolo aggiunto nel 1765

In questi capitoli conclusivi Voltaire espone la riapertura della vicenda giudiziaria dei Calas e la richiesta del consiglio di stato, riunito a Versailles il 7 marzo 1763, di riconsiderare l’intero caso; poi ripercorre la revisione del processo operata dal consiglio di stato, che si pronuncia unanime( il 9 marzo 1765)decretando la riabilitazione della memoria di Jean Calas e l’innocenza dell’intera famiglia.

Infine Voltaire esprime la sua soddisfazione per il trionfo dell’innocenza e della giustizia e si augura che l’esempio dei Calas possa servire a ispirare agli uomini la tolleranza, senza la quale il fanatismo devasterebbe la terra o perlomeno la renderebbe sempre triste.

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