Il trattato politico: significato e caratteristiche

Il trattato politico: significato e caratteristiche A cura di Antonello Ruberto.

Cos'è il trattato politico? E quali sono gli autori che ne fanno uso? Significato e caratteristiche del trattato politico moderno

1Il trattato politico moderno: Machiavelli

Niccolò Machiavelli (1469-1527): filosofo e politico italiano del Rinascimento
Niccolò Machiavelli (1469-1527): filosofo e politico italiano del Rinascimento — Fonte: getty-images

Il trattato politico è una forma letteraria mirante di volta in volta ad illustrare pregi e difetti delle modalità di organizzazione sociale, o a descrivere modelli utopistici verso cui le società umane dovrebbero tendere; in ognuno di essi si possono leggere, in controluce, le preoccupazioni e le aspirazioni dei loro autori, ed il riflesso dei momenti storici più o meno felici che stavano vivendo.  

Alcuni esempi di questo tipo di opera si ritrovano già nel De Republica di Cicerone, che risale agli ultimi anni della Res Publica romana, e in alcune opere di Seneca, scritte sotto Nerone, in cui il filosofo latino dava consigli per una saggia amministrazione dello Stato.  

In età moderna a l’oggetto del discorso ruota attorno all’organizzazione delle monarchie come quella francese o dei ricchissimi, ma politicamente deboli, stati regionali dell’Italia centro-settentrionale il cui equilibrio viene definitivamente spezzato da Carlo VIII nel 1494. È su questo sfondo di instabilità italiana che Niccolò Machiavelli scrive il suo celebre Principe, considerato il primo trattato politico dell’epoca moderna.  

Egli passa in rassegna le varie forme di principato che avevano attraversato la storia, enunciandone le debolezze, per poi passare ad analizzare la situazione politica italiana del suo tempo e chiudere l’opera con un appello alla famiglia Medici, signori di Firenze, gli unici a suo avviso in grado di riunire la Penisola dandole stabilità politica. È segno dei tempi che per Machiavelli la soluzione dei problemi italiani dovesse per forza dalle mani di un principe, il cui potere e la cui stabilità come guida politica sono intesi come garanzia per la libertà di ciascun suddito, una libertà che va però intesa come la possibilità di partecipare alla gestione politica sotto la guida del principe.

2Il trattato utopistico: significato e caratteristiche

Ritratto di Sir Thomas More. Dipinto della bottega di Hans Holbein il giovane. Firenze, Galleria Degli Uffizi
Ritratto di Sir Thomas More. Dipinto della bottega di Hans Holbein il giovane. Firenze, Galleria Degli Uffizi — Fonte: ansa

Un particolare tipo di trattato politico è quello utopistico, che si volge alla descrizione di società immaginarie, in cui i conflitti sono risolti e regna la concordia sociale. I due esempi più famosi di questo tipo di trattato, almeno per il XVI ed il XVII secolo sono l’Utopia dell’inglese Thomas More, e La città del Sole di Tommaso Campanella. Il tratto che accomuna questi due autori, e i loro scritti, è la forte influenza sulla loro opera della problematica religiosa.

More è un giudice e cavaliere alla corte di Enrico VIII, ed è un convinto cattolico, cosa che lo porterà alla morte nel 1535 durante lo scisma anglicano.

Nel 1516 pubblica Utopia, un trattato in latino diviso in due libri: nel primo c’è una descrizione dell’Inghilterra dei suoi tempi, nel secondo descrive l’isola di Utopia e le sue leggi.

Ad Utopia ci sono 54 città (54 erano anche le contee inglesi dell’epoca), una di esse è la capitale dell’isola. La vita è pacifica e priva di contrasti interni: la proprietà privata è stata abolita, non ci sono disuguaglianze ed i beni sono in comune, ogni comunità è in grado di produrre per sé ed essere autosufficiente, cosa che rende inutile il commercio, ed il settore produttivo più importante è quello agricolo, cui però ogni abitante dell’isola dedica solo sei ore al giorno, dedicando il resto della giornata al riposo e allo studio. Il governo è affidato ad un principe che rappresenta il popolo e coordina il lavoro dei vari magistrati, eletti liberamente dai rappresentanti di ogni famiglia. Il principe inoltre è garante della libertà d’espressione e di pensiero, e di quella religiosa: ad Utopia tutte le religioni sono ammesse e nessuno è perseguitato.

L’opera di Campanella, La città del Sole, viene pubblicata per la prima volta nel 1602 e racconta di una città posta su un colle ed ha pianta circolare, è circondata da sette cinte murarie che, oltre a difendere la città, la dividono internamente separando gli abitanti in base alle competenze

Tommaso Campanella
Tommaso Campanella — Fonte: getty-images

Nella parte più alta della città è il grande tempio del Sole, di forma circolare e con una grande cupola. L’organizzazione della Città è basata su una razionalità precisa ed un’organizzazione strettissima che investe ogni ambito della vita degli abitanti, persino quello emotivo, in nome di un’efficienza che garantisce prosperità e concordia; il rispetto delle regole è garantito da ufficiali che vengono nominati in base alle loro virtù peculiari. Dal punto di vista religioso i solariani seguono i dettami del cattolicesimo, ma adorano sincreticamente Gesù, Zeus e Maometto

La differenza sostanziale tra il sogno di More e quello di Campanella è quello della prospettiva: se l’isola immaginaria dell’inglese si regge sull’equilibrio ed il rispetto, quello del monaco calabrese si basa sul rispetto di una rigida regolamentazione. Se More aspirava ad un’ipotesi di cambiamento, Campanella costruisce un’utopia reazionaria per cui la società perfetta è quella rigidamente e gerarchicamente organizzata. 

3Tra il Leviatano ed il Re Sole

Thoms Hobbes, filosofo inglese (1588-1679)
Thoms Hobbes, filosofo inglese (1588-1679) — Fonte: getty-images

Il Seicento è il secolo che vede la definitiva affermazione di Inghilterra e Francia come due nuovi poli della politica europea, mentre la Spagna imbocca quella via del declino già presa dall’Italia. Nel dibattito politico la discussione in questi paesi s’incentra sul ruolo e le prerogative dello Stato e, perciò, del monarca.

Una delle tesi più importanti sull’argomento è quella contenuta nel Leviatano di Thomas Hobbes. Il filosofo inglese parte dal presupposto che l’uomo sia in costante competizione con gli altri esseri umani per garantirsi la sopravvivenza. Tuttavia questa viene resa più sicura dal vivere in una società che, però, dev’essere organizzata in modo da limitare la libertà del singolo al fine di garantire quella collettiva, in un situazione di equilibrio che può essere garantito solo dalla forza coercitiva dello Stato, la cui migliore forma organizzativa è quella monarchica.

Il pensiero hobbesiano garantisce al monarca un’autonomia totale e maggiore rispetto a tutti gli altri uomini in tutti gli ambiti di pensiero, anche, per esempio, in ambito morale, dove assegna al sovrano la libertà di stabilire cosa debba essere considerato reato o no, e persino in quali casi l’omicidio debba essere considerato tale: una prerogativa essenziale che consente al sovrano di consentire liberamente ai propri sudditi l’esercizio dell’omicidio in caso di guerra.

La tesi del Leviatano è interessante perché per la prima volta si dà una lettura della libertà umana come di qualcosa di negativo ma che concerne il singolo (contraddicendo la visione machiavelliana) e, soprattutto, perché sembra dare una formulazione teorica al pensiero di monarchia assoluta, di una forma di governo, cioè, in cui il potere è concentrato nelle mani del monarca che lo esercita senza dover renderne conto in alcun modo ai sudditi, come invece accadeva in tutto il periodo medievale attraverso le assemblee nobiliari.

La realizzazione della monarchia assoluta si ha in Francia con il lungo regno di Luigi XIV, che accentra nelle sue mani il potere decisionale in ogni ambito amministrativo. Ed è sempre in Francia che vengono formulate le prime teorie politiche tese al superamento di questa forma di governo, come l’enorme elaborazione filosofica di Montesquieu condensata ne Lo spirito delle leggi

Considerato uno dei testi più importanti dell’Illuminismo, in esso si pongono per la prima volta le basi del pensiero politico moderno. Montesquieu considera le leggi come qualcosa di mutevole, che cambia in base ai tempi ed in base alle forme distinte di governo, che sono tre: Repubblica, Monarchia e Dispotismo; egli manifesta la sua forte avversione per quest’ultima, che accenta il potere nelle mani di un singolo, limitando grandemente la libertà dei cittadini. Nella Repubblica il popolo si autogoverna tramite l’elezione dei magistrati e la libertà di fare le leggi che ritiene migliori per sé.

Ma il punto fondamentale del pensiero di Montesquieu è quello il principio della separazione dei poteri: l’autorità di ogni Stato risiede nel suo potere di fare le leggi, potere legislativo, di metterle in atto, potere esecutivo, e di punirne i trasgressori, potere giudiziario. La concentrazione di questi tre ambiti nelle mani di una sola persona causa il dispotismo, mentre la loro separazione e la loro reciproca autonomia garantisce la tutela delle libertà dei cittadini. Con questa teorizzazione Montesquieu rompe con il tradizionale pensiero politico monarchico pone le basi per le teorizzazioni sullo Stato moderno.