I trattati sul comportamento: caratteristiche e autori

I trattati sul comportamento: caratteristiche e autori A cura di Antonello Ruberto.

Storia, autori e caratteristiche dei trattati sul comportamento, la trattatistica rinascimentale in letteratura: da Bembo a Castiglione e Della casa

1L'intellettuale, la corte, il cortigiano

Bassompierre (1579-1646): cortigiano francese, il perfetto modello di uomo di corte del suo tempo
Bassompierre (1579-1646): cortigiano francese, il perfetto modello di uomo di corte del suo tempo — Fonte: getty-images

La discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII nel 1494 spazza via gli equilibri politici degli stati italiani, mostrando come le varie signorie in realtà assai deboli e disunite. L’Italia appare come un gigante dai piedi d’argilla e, insieme all’equilibrio politico, vengono travolti anche i modelli proposti dagli umanisti, e si fa urgente la necessità di trovarne di nuovi.  

La funzione di centro politico e culturale svolta dalle corti quattrocentesche, in cui il mecenatismo delle signorie aveva dato modo ad artisti e letterati di fiorire, si fa estremamente più pesante nel Cinquecento.  

Su tutte, si affermano le corti di Roma, Urbino e Ferrara, dove si codifica la nuova ideologia di corte e in cui si gettano le basi teoriche della figura del cortigiano: non un letterato in grado d’ispirare il potere come nel Quattrocento, né un semplice funzionario devoto al suo signore, ma un uomo legato sì alla corte, ed in possesso di una forte libertà intellettuale. Possiamo seguire l’evoluzione di questa elaborazione attraverso l’opera di tre diversi scrittori. 

2Pietro Bembo e Gli Asolani

Ritratto del Cardinale Pietro Bembo
Ritratto del Cardinale Pietro Bembo — Fonte: getty-images

Pietro Bembo nasce a Venezia nel 1470 da famiglia nobile e riceve una formazione di stampo umanistico, al termine della quale si concentra sull’attività letteraria.    

Nel 1497 comincia una serie di soggiorni a Ferrara, una delle più raffinate corti italiane, nei quali migliora i suoi studi filosofici ed entra in contatto con gli intellettuali che la frequentano. Qui conosce Lucrezia Borgia, della quale s’innamora.  

Nel 1506 si trasferisce ad Urbino e due anni più tardi prende la tonsura per la carriera ecclesiastica che prosegue trasferendosi a Roma nel 1512 e che ha il suo apice nella nomina cardinalizia del 1539. Muore a Roma nel 1547

Nel 1505 pubblica gli Asolani: un dialogo in versi diviso in tre libri di argomento amoroso dedicato a Lucrezia Borgia. I protagonisti del dialogo sono tre giovani che discutono d’amore: il primo, Perottino, disapprova l’amore perché genera sofferenza; il secondo, Gismondo, lo esalta come sentimento naturale e voluto da Dio; l’ultimo, Lavinello, celebra invece l’amore spirituale.  

L’opera è innovativa sia per la centralità che viene dato all’amore rivolto alle donne, che acquistano così una nuova dimensione letteraria nelle dinamiche amorose, che per la rilettura che viene fatta delle dottrine neoplatoniche, che vengono legate alla vita sociale ed intellettuale della corte, altro ambito in cui le figure femminili acquistano un nuovo protagonismo.  

3Baldassarre Castiglione ed Il Cortegiano

Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello
Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello — Fonte: getty-images

Baldassarre Castiglione nasce a Mantova nel 1478, ed impara le lettere classiche dagli umanisti milanesi. Nel 1504 si trasferisce ad Urbino dove è prima al servizio di Guidobaldo da Montefeltro e poi di Francesco Maria della Rovere. In questi anni svolge missioni diplomatiche che gli danno modo di conoscere le grandi corti europee.

Nel 1513 i della Rovere lo inviano a Roma come ambasciatore, ma nel 1521 prende lo stato ecclesiastico ed entra a servizio del papa, Clemente VII. Questi lo invia a Madrid nel 1524 come ambasciatore per riavvicinare lo Stato pontificio all’imperatore Carlo V, ma la missione fallisce e Roma viene saccheggiata nel 1527. Dopo questo fallimento, Castiglione si ritira dalla vita pubblica e muore nel 1529 a Toledo.   

Come abbiamo visto, la corte è un elemento centrale della produzione di Bembo, ma da questa riesce sempre a mantenere una certa indipendenza. L’opera del Castiglione, invece, è prodotta da un uomo che vive immerso nella vita di corte e che ne ha fatto il proprio orizzonte ideale. Il Cortegiano è un dialogo strutturato in quattro libri, il cui scopo è quello di fornire un ritratto del perfetto uomo di corte

Cortigiani inglesi
Cortigiani inglesi — Fonte: getty-images

Per il Castiglione il cortigiano dev’essere un uomo «totale», non soltanto in grado di esercitare con competenza ed equilibrio tutti gli obblighi che gli sono richiesti, ma anche di saper stare in maniera appropriata in occasioni mondane; egli deve padroneggiare tutto: dall’eleganza nel conversare e nello scrivere, alla capacità di affrontare con efficacia impegni diplomatici, politici e militari. 

L’opera conosce diverse stesure: la prima comincia nel 1508, il periodo urbinate di Castiglione quando è a servizio dei della Rovere, e la sua finalità è proprio quella di indicare agli uomini di corte il modo migliore di svolgere le proprie mansioni. Con il passare del tempo, però, e con la crisi sempre più accentuata del sistema politico italiano il discorso del Cortegiano passa da un piano concreto ad uno in cui la corte di Urbino viene proposta come modello teorico. 

L’ultima versione dell’opera è scritta tra il 1521 e il 1524, in pieno periodo romano: il dialogo si arricchisce di rimandi alla classicità mentre l’ambientazione cortigiana si sposta su di un piano puramente ideale che rimanda, in maniera più o meno esplicita, agli Asolani di Bembo.
Il Cortegiano conosce una grande fortuna e la figura dell’uomo di corte in esso descritta diventa effettivamente il modello di comportamento cui si guarda in tutte le corti europee.  

4Giovanni della Casa e Il Galateo

Ritratto di Giovanni Della Casa (1503-1556)
Ritratto di Giovanni Della Casa (1503-1556) — Fonte: ansa

Giovanni della Casa nasce a Firenze nel 1503 ed inizia gli studi giuridici a Bologna senza completarli, preferendo quelli letterari. Nel 1529 si trasferisce a Roma dove intraprende la carriera ecclesiastica e compone i suoi primi versi. Nel 1534 viene eletto papa Paolo III della famiglia Farnese, a cui erano legati i Della Casa.  

Il nuovo papa gli affida diversi incarichi diplomatici e lo nomina nunzio apostolico presso Venezia, posizione privilegiata da cui il Della Casa può seguire da vicino i preparativi del Concilio di Trento. In questo periodo si distingue anche per il suo ruolo di inquisitore.

La sua carriera però si ferma alla morte di Paolo III e con l’elezione di Giulio III. Preferisce allontanarsi da Roma, dove fa ritorno solo nel 1555 con l’elezione di Paolo IV che gli affida la carica di segretario di Stato. Muore nel 1556.  

Della Casa è autore del famoso Galateo, un trattato in cui vengono raccolte tutte le norme di buon comportamento così come egli le aveva apprese durante la sua esperienza di Nunzio apostolico a Venezia.

Copertina del "Galateo" di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728
Copertina del "Galateo" di Giovanni Della Casa. Edizione Padova, 1728 — Fonte: ansa

Il trattato, dedicato al vescovo Galeazzo Florimonte (dalla latinizzazione del nome, Galatheus, deriva il titolo), è scritto in forma di dialogo platonico ed in esso un anziano impartisce ad un giovane le regole per ben apparire in contesti mondani, indicando quali sono gli atteggiamenti da tenere e quelli da evitare in ogni singola occasione o ambito relativo alla corte. 

Il tema può ricordare quello del Cortegiano di Castiglione ma la realtà è completamente diversa: il Castiglione, infatti, propone un modello di cortigiano che mira alla perfezione, tanto da spostare sempre più l’ambito del suo dialogo in una cornice irreale. Al contrario, nel Galateo, manca qualsiasi tipo di tensione ideale, e si è di fronte ad una sorta di manuale il cui scopo non è ispirare il lettore all’eccellenza, quanto piuttosto ad uniformarsi ad un modello che il Della Casa sembra considerare già perfetto.