Traduzione Le Confessioni, Sant'Agostino, Versione di Latino, Libro 13; 31-38

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 13; paragrafi 31-38 dell'opera Le Confessioni di Sant'Agostino

LE CONFESSIONI: TRADUZIONE DEL LIBRO 13; PARAGRAFI 31-38

[31.46] Ma quanto a quelli che le vedono attraverso il tuo spirito, in loro sei tu che vedi. E perciò quando vedono come sono buone, sei tu che vedi come sono buone, e se una cosa piace loro per amor tuo, sei tu che in quella cosa piaci, e tutto ciò che nel tuo spirito piace a noi, piace a te in noi. Perché chi fra gli uomini sa cos'è l'umano, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così pure il divino nessuno sa cos'è se non lo spirito di Dio; e noi abbiamo ricevuto non lo spirito mondano, ma lo spirito che viene da Dio, perché impariamo a conoscere i doni che Dio ci ha fatto. D'accordo, nessuno sa cos'è il divino, se non lo spirito di Dio. Ma allora, domando io, come facciamo a conoscere i doni che Dio ci ha fatto? La risposta è appunto: di ciò che sappiamo mediante il suo spirito nessuno è a conoscenza tranne lo spirito di Dio; come fu detto giustamente a quelli che parlavano nello spirito di Dio: non siete voi a parlare, così è giusto dire a quelli che nello spirito di Dio conoscono: "non siete voi a conoscere". Non meno giusto quindi è dire: "non siete voi a vedere" a quelli che nello spirito di Dio vedono: e allora se nello spirito di Dio vedono che una cosa è buona, non sono loro, ma Dio a vedere che è buona. Altro dunque è ritenere cattivo ciò che è buono, come fanno quelli che abbiamo menzionato sopra; altro è vedere che è buono ciò che è buono, come accade a molti che apprezzano il creato come cosa buona, ma in esso non apprezzano te: e perciò lo preferiscono, come bene da godere, a te. Ma c'è un terzo caso: quando un uomo vede che una cosa è buona, e in lui è Dio a vedere che è buona, e cioè in definitiva è Dio ad amarsi in una sua opera. Lui, che non potrebbe amarsi se non attraverso lo spirito che ha donato: perché l'amore di Dio ci è stato versato in cuore per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu donato. Attraverso lo spirito noi vediamo che ogni cosa che in qualche misura è, è buona: perché deriva l'essere da lui, che non è in qualche misura, ma è assolutamente. Grande ringraziamento finale [32.47]. Grazie a te, Signore! Vediamo il cielo e la terra: sì, le regioni alte e basse dell'universo fisico, e anche, forse, le dimensioni spirituale e materiale di tutto il creato. E queste parti di cui si compone tutta la fabbrica dell'universo, o forse la totalità del creato, si rivestono come di uno sfarzoso abito di luce, che vediamo farsi e dividersi dalle tenebre. Vediamo il firmamento celeste, questo corpo primigenio del mondo, che in alto ha il mare dello spirito e in basso il mare fisico; e anche questa regione dell'aria - perché anche questa ha nome di cielo - coi suoi piumati viaggiatori che svolano fra il leggero, levitante vapor d'acqua, rugiada delle notti serene, e le acque che scorrono in terra, pesanti. Vediamo lo splendore dei prati marini, queste distese d'acqua unita, e la terra asciutta, ora spoglia ora ben lavorata, per essere visibile e ordinata madre di erbe e alberi. Vediamo i luminari sfavillanti lassù, vediamo il sole bastare al giorno, e luna e stelle consolare la notte, e tutti insieme segnare e indicare il passaggio del tempo. Vediamo ovunque l'elemento umido brulicare di pesci e mostri e creature alate, perché lo spessore dell'aria, che sostiene il volo degli uccelli, si forma con l'evaporazione dell'acqua. Vediamo sulla faccia della terra un rilievo folto d'animali terrestri, e l'uomo fatto a tua immagine e somiglianza che per esser così fatto, cioè in virtù della ragione e dell'intelligenza, regna su tutti gli animali irrazionali; e come nella sua anima una è la parte che decide e domina, e una quella che si piega a eseguire, così fatta anche fisicamente per l'uomo è la femmina: che avrebbe, sì, quanto alla mente natura in qualche modo pari all'uomo per intelligenza razionale, ma quanto al sesso è fatta in modo da essere soggetta al sesso maschile, come l'impulso all'azione si assoggetta alla ragione per concepire da lei un fare giusto e accorto. E vediamo che queste cose sono buone una per una, e tutte molto buone. [33.48] Le opere tue ti lodano perché possiamo amarti, e noi ti amiamo perché tu riceva l'elogio delle tue opere. Dal tempo esse hanno principio e fine, alba e tramonto, crescita e decadenza, splendore e povertà. Vivono dunque la vicenda, parte invisibile parte evidente, del mattino e della sera. Fatte di nulla da te, non di te, e non di qualche materia non tua ma preesistente, bensì di una materia concreata, cioè creata da te nell'atto stesso di dar forma, senza por tempo in mezzo, alla sua massa amorfa. Altro, infatti, è la materia, altra la forma visibile del cielo e della terra: la materia fu fatta dal nulla assoluto, la forma visibile del mondo dalla materia amorfa. E tuttavia le hai fatte simultaneamente, in modo che alla materia seguisse la forma senza il minimo intervallo di tempo. [34.49] Abbiamo anche indagato che cosa tu abbia voluto significare simbolicamente con tutte queste opere, in questo ordine di successione - o di trascrizione: e abbiamo visto che sono buone, una per una, e tutte sono molto buone. Nel tuo Verbo, nel tuo unigenito abbiamo veduto cielo e terra, il capo e il corpo della Chiesa, predestinati a esistere anteriormente al tempo, senza mattino e sera; e hai preso ad attuare nel tempo il destino eterno delle cose, per manifestare i tuoi disegni arcani e ricomporre ciò che in noi era stato scomposto: perché eravamo ricoperti dai nostri peccati e smarriti lontano da te, nelle profondità del buio, e il tuo spirito buono si librava su di noi, per soccorrerci a tempo opportuno; fu allora che giustificasti gli uomini senza religione e li distinguesti dai malvagi e consolidasti l'autorità del tuo libro fra gli spiriti superiori - perché fossero pronti a ricevere il tuo diretto insegnamento - e quelli inferiori, perché fossero soggetti ai primi; e accomunasti in un solo viluppo la massa dei senza fede, perché apparisse manifesto l'ardore di chi ha fede, e aspira a esserti prolifico di opere d'amore - fino a distribuire ai poveri le ricchezze della terra per acquistare il cielo. Fu allora che accendesti nel firmamento dei luminari che parlavano il linguaggio della vita: i tuoi santi, luminosi d'autorità sublime nel privilegio dei doni dello spirito; e quindi per indottrinare le folle senza fede producesti dalla materia dei corpi i sacri simboli e i miracoli visibili e tutto un risuonare di parole conformi al firmamento del tuo libro, di buon augurio anche per i credenti. E infine attraverso l'ordine degli affetti prodotto dalla forza della continenza hai dato forma all'anima viva di chi ha fede, e quindi gli hai rinnovato a tua immagine e somiglianza la mente, a te solo soggetta e immune dal bisogno di imitare qualunque autorità umana. E hai sottomesso l'azione ragionevole alla direzione dell'intelletto come la femmina all'uomo, e hai voluto che per tutti i tuoi amministratori necessari al perfezionamento degli uomini di fede fossero gli stessi uomini di fede a provvedere alle necessità temporali, opera che darà frutto in futuro. Tutte queste cose noi vediamo e sono molto buone, perché tu le vedi in noi, tu che ci hai donato lo spirito in cui vederle, e in esse amare te [35.50] Signore Dio, donaci la pace - perché di tutto tu ci hai provveduti. La pace del riposo, la pace del sabato, la pace senza sera; perché tutto quest'ordine bellissimo di cose molto buone, colma la sua misura, passerà: e anche per loro sarà stato mattino, e poi sera. [36.51] Ma il settimo giorno non ha sera né tramonto, perché santificandolo tu lo fai durare eternamente: affinché il riposo che, compiute le tue opere molto buone, ti concedesti il settimo giorno - benché niente turbasse la tua quiete - lo preannunci a noi la voce del tuo libro. E anche noi compiute le nostre opere - molto buone perché sono tuoi doni - riposeremo in te nel sabato della vita eterna [37.52]. E allora tu riposerai in noi, così come ora operi in noi: e noi saremo strumenti del tuo riposo, come ora lo siamo delle tue opere. Ma tu, Signore, sei sempre attivo e sempre in quiete e non si svolgono nel tempo il tuo agire e il tuo vedere: eppure porti a compimento le visioni temporali e la stessa successione del tempo e la quiete dopo il tempo. [38.53] Infine, tutte queste cose di cui sei l'autore noi le vediamo perché esistono, mentre è perché tu le vedi che esistono. E noi guardando fuori vediamo che esistono, guardando entro di noi che sono buone: tu invece là dove hai visto che era bene farle, in quel punto stesso le hai vedute fatte. Noi ora, in un secondo tempo, dopo che il nostro cuore ha concepito dal tuo spirito, siamo inclini a fare il bene; ma prima eravamo inclini a fare il male e ad abbandonarti. Tu invece, Dio uno e buono, non hai mai smesso di fare il bene. E se qualche opera nostra è buona, certo è un tuo dono: ma non dura eterna. Compiuta che l'avremo speriamo di riposare nella gloria della tua apoteosi. Ma tu che sei un bene cui non manca alcun bene sei sempre in quiete: perché anche per te sei tu stesso, la quiete. C'è un uomo che saprà farlo intendere a un uomo? O un angelo a un angelo, o un angelo a un uomo? Chiederlo a te, cercare te, bussare a te bisogna: così - solo così - ci sarà dato, così si troverà, ci sarà aperto.