Traduzione Le Confessioni, Sant'Agostino, Versione di Latino, Libro 13; 21-30

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del brano originale in latino del Libro 13; paragrafi 21-30 dell'opera Le Confessioni di Sant'Agostino

LE CONFESSIONI: TRADUZIONE DEL LIBRO 13; PARAGRAFI 21-30

[21.29] E perciò non dalla profondità del mare, ma dalla terra separata dall'amaro delle acque, in luogo di rettili guizzanti di vita e di volatili scaturì nella tua parola l'anima viva. E questa non ha più bisogno di battesimo, come i gentili, come lei stessa prima, quando era sommersa dalle onde: perché non c'è altra via per entrare nel regno dei cieli, dal momento che tu hai stabilito così; e non cerca cose grandi e straordinarie per farsi una fede: non si rifiuta di credere se non vede segni e prodigi, perché la fida terra è già distinta dalle acque del mare, amaro di sfiducia: e le lingue sono un segno, non per i credenti, ma per gli increduli. E di quel genere di volatili che le acque produssero nella tua parola, la terra, che tu fondasti sopra le acque, non ha bisogno; infondile la tua parola tramite i tuoi messaggeri; l'opera loro noi narriamo, è vero: ma sei tu che lavori entro di loro, perché lavorino l'anima viva. È la terra a produrla, perché è la terra per cui fanno questo, come fu il mare a mettere in azione quei rettili guizzanti di vita e quegli uccelli volanti sotto il firmamento dei quali la terra ormai non ha più bisogno: sebbene mangi il pesce portato su dal profondo a quella mensa che hai preparato davanti a chi crede. Sì, portato su dal profondo per nutrire la terra arida. Anche gli uccelli nacquero dal mare, e si moltiplicano sopra la terra. Fu la sfiducia degli uomini l'origine delle prime voci di una buona novella; ma anche i credenti vi trovano conforti e auguri di giorno in giorno sempre più numerosi. Però l'anima viva ha la radice in terra, perché non giova che a chi crede già di trattenersi dall'amare il mondo, così che l'anima viva per te: lei che vivendo nei piaceri era morta. Mortiferi piaceri, mio Signore: per il puro di cuore il piacere di vivere sei tu. L'epoca dello Spirito e il rinnovamento interiore [21.30] È tempo dunque di operare in terra, per i tuoi ministri; non come sul mare della sfiducia, quando predicavano col linguaggio dei miracoli e dei simboli oscuri e delle voci di mistero, cose che fan restare a bocca aperta l'ignoranza, madre della meraviglia, intimorita dai presagi arcani: questa è la via d'accesso alla fede buona per i figli di Adamo immemori di te, che si nascondono al tuo volto e si disfano in abisso. No, è tempo che lavorino come sulla terraferma, ben protetta dai gorghi dell'abisso, e siano esempio ai credenti, vivendo sotto i loro occhi e muovendoli all'emulazione; solo così ascolteranno per agire, e non soltanto per ascoltare: cercate Dio, e vivrà l'anima vostra - e la terra farà l'anima viva. Non fatevi conformi a questo secolo, non ve ne fate coinvolgere. L'anima vive evitando le cose che cercando muore. Contenete la smisurata ferocia della superbia, l'ebete voluttà della lussuria, la vanagloria del sapere, e le belve saranno mansuete e il bestiame docile e innocui i serpenti; perché queste non sono che allegorie dei moti dell'anima: ma il fasto dell'orgoglio e le soddisfazioni della libidine e il veleno della curiosità sono i soprassalti di un'anima morta. Per cui morire non è irrigidirsi nell'immobilità completa, è muovere via dalla sorgente del vivere. È così che muore, e il secolo che passa la raccoglie e se la fa conforme. [21.31]. Ma la parola, cioè Dio, è sorgente del vivere eterno, e non passa: perciò la tua parola aiuta a contenere questa fuga quando ci dice: non fatevi conformi a questo secolo, perché dalla sorgente del vivere la terra generi l'anima viva: generi dalla tua parola tramite i tuoi Evangelisti l'anima continente, a imitazione degli imitatori del tuo Cristo. Questo appunto è "secondo la specie": perché l'uomo è emulato dal suo amico: siate, dice l'Apostolo, come me, perché anche io sono come voi. Così, la mansuetudine dell'agire renderà buone anche le belve nell'anima viva. Secondo quello che tu hai prescritto: compi le tue opere con mansuetudine e sarai amato da tutti. E sarà buono il bestiame e non ne avrà di troppo se mangerà e se digiunerà non soffrirà la fame, e buoni saranno i serpenti, non pronti ad attaccare velenosamente ma astuti per cavarsela nell'avventura di esplorare il tempo - quanto basta a gettare uno sguardo sull'eternità intesa tramite il creato. Sì, tutti questi animali servono la ragione quando li si trattiene dal gettarsi in una corsa mortale, e allora vivono e sono buoni. L'uomo immagine di Dio: simbolo dell'uomo rinnovato [22.32] E allora ecco, nostro Dio e Signore, creatore nostro, quando avremo impedito di dissiparsi nell'amore del mondo a quegli affetti che ci facevano vivere male fino a morire, e l'anima comincerà a esser viva e a stare bene, e sarà compiuta la parola che hai detto tramite il tuo apostolo: non fatevi conformi a questo secolo, allora giungeranno a compimento anche quelle parole immediatamente successive: riformatevi rinnovandovi la mente: e non più secondo la specie, quasi imitando i nostri simili che ci hanno preceduti, e neppure vivendo secondo l'esempio di un uomo migliore; perché tu non hai detto "Sia fatto l'uomo secondo la sua specie", ma: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, appunto in modo che sperimentiamo in noi stessi la tua volontà. È per questo che quel tuo amministratore, che nel tuo buon annuncio genera i suoi figli, per non averli sempre da allattare e tenere a balia come poppanti va dicendo loro: riformatevi, rinnovate la mente, e proverete in voi stessi che cosa vuole Dio, che cosa è buono e a lui gradito e perfetto. E perciò tu non dici "sia fatto l'uomo", ma: facciamolo, e non "secondo la sua specie", ma: a nostra immagine e somiglianza. E questo è il punto. L'uomo dalla mente rinnovata, giunto all'intelligenza della tua verità, la vede, e non ha bisogno di una guida umana per imitare la sua specie, ma sotto la tua guida sperimenta egli stesso quale sia il tuo volere, e che cosa sia buono e a te gradito e perfetto. E tu gli insegni - perché ne è ormai capace - a vedere la Trinità nell'unità o l'unità nella Trinità. E infatti al plurale: facciamo l'uomo, segue il singolare: - e Dio fece l'uomo; e al plurale: a nostra immagine, segue il singolare: a immagine di Dio. Così l'uomo si rinnova quando riconosce Dio secondo l'immagine di lui che l'ha creato, e fatto uomo dello spirito giudica ogni cosa giudicabile, senza poter essere giudicato da nessuno. [23.33] Ma giudicare ogni cosa significa avere potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutte le bestie domestiche e selvatiche e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sopra la terra. Questo potere lo esercita mediante il sommo dell'intelligenza, con cui percepisce le cose dello spirito di Dio; se non per questo, l'uomo, messo al posto d'onore, non capisce: si abbassa a competere con le stupide bestie da soma e si fa simile a loro. Perciò sono nella tua chiesa, Dio nostro, in virtù della grazia che le hai concesso, - poiché, creati come siamo a operare il bene, siamo un calco delle tue mani - non solo quelli che secondo lo spirito dirigono, ma anche chi si assoggetta loro secondo lo spirito. È in questo senso infatti che hai fatto l'uomo maschio e femmina nella tua grazia spirituale, dove non esiste maschio e femmina secondo l'anatomia, perché non esistono neppure giudeo e greco, schiavo e libero. Dunque gli uomini spirituali, sia che dirigano sia che eseguano, giudicano secondo lo spirito: ma di che cosa? Non delle conoscenze spirituali, che brillano nel firmamento: non spetta a loro il giudizio sopra un'autorità così sublime; ma neppure dei luoghi oscuri di questo stesso libro tuo, dato che noi sottomettiamo anche la nostra intelligenza e teniamo per certo che sia giusto e vero anche quello che al nostro sguardo resta impenetrabile; perché l'uomo, quando anche sia ormai nel mondo dello spirito, rinnovato nel riconoscimento di Dio secondo l'immagine che ha del suo creatore, deve pur sempre essere esecutore della legge, non giudice; ma neppure giudica della distinzione stessa fra uomini di carne e uomini di spirito, che ai tuoi occhi, Dio nostro, sono noti, ma a noi non si sono ancora manifestati con l'opera loro, perché possiamo riconoscerli dai loro frutti; invece tu, Signore, li conosci da sempre e li hai divisi e chiamati in segreto, prima che si facesse il firmamento; e neppure giudica l'uomo, benché di spirito, delle masse opache di questo secolo; perché giudicare di quelli di fuori, quando uno ignora chi di là verrà alla dolcezza della tua grazia e chi rimarrà nell'amarezza eterna della negazione? [23.34]. Dunque l'uomo, che hai fatto a tua immagine, non ebbe il potere sui luminari del cielo e neppure sullo stesso cielo segreto né sul giorno e la notte, cui desti nome prima della costituzione del cielo, né sulla massa delle acque che è il mare; ma ebbe il potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutte le bestie e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sopra la terra. Giudica, e approva ciò che trova giusto, ma ciò che trova erroneo disapprova: nella celebrazione delle cerimonie sacre, mezzo di iniziazione per quelli che la tua compassione va a cercare nel fitto delle acque; o nella cerimonia in cui si offre il pesce tratto su dal profondo, perché la terra devota lo mangi; o in quegli stormi di parole e segni soggetti all'autorità del tuo libro che svolazzano sotto la volta del firmamento in uno strepito di interpretazioni, esposizioni, disquisizioni, dispute, benedizioni e invocazioni: insomma in tutte quelle formule sonanti eruttate a bocca aperta perché il popolo risponda amen. Di tutto questo vociare e risuonare son causa l'abisso del secolo e la cecità della carne, che è incapace di vedere i pensieri e ha bisogno di farseli urlare nelle orecchie. Così, nonostante il mandato che i volatili si moltiplichino sopra la terra, essi traggono origine dalle acque. Ancora giudica, l'uomo di spirito, approvando ciò che trova giusto, ma disapprovando ciò che trova guasto nelle azioni e nei costumi dei credenti, nelle elemosine che sono come la terra fruttifera; e quanto all'anima viva, negli affetti ammansiti dalla castità, dai digiuni, dalle riflessioni devote intorno agli oggetti della percezione sensibile. Insomma si vuol dire che giudica di quelle cose che è anche in suo potere correggere. Il linguaggio e la proliferazione dei significati [24.35] Ma che significa questo? E che mistero è? Ecco: tu benedici gli uomini, Signore, che crescano e si moltiplichino e popolino la terra. Non accenni con questo a qualcosa che dobbiamo intendere? Perché non hai benedetto così anche la luce, che hai chiamato giorno, o il firmamento o i luminari o le stelle o la terra o il mare? Direi che tu, Dio di noi uomini, che ci creasti a tua immagine, abbia voluto elargire il privilegio di questa benedizione all'uomo in particolare: direi così se non avessi benedetto in questo modo anche i pesci e i mostri marini perché crescessero e si moltiplicassero e popolassero le acque del mare e i volatili perché proliferassero sopra la terra. Direi parimenti che questa benedizione è riservata a quelle specie che si riproducono attraverso la generazione, se la trovassi rivolta alle piante da selva e da frutto, al bestiame della terra; ma né all'erba né agli alberi, né alle belve o ai serpenti fu detto: crescete e moltiplicatevi, benché anche loro come i pesci e gli uccelli e gli uomini propaghino e conservino le rispettive specie attraverso la generazione. [24.36] Che dirò allora, mio lume, verità? Che si tratta di una frase vuota, inutile? No certo, padre di devozione, non sarà un servo della tua parola a dir questo! E se io non capisco il significato che hai voluto dare a queste parole, possa fare di meglio chi è migliore, ossia più intelligente di me, secondo la misura di sapere che hai concesso a ciascuno; ma trovi grazia al tuo cospetto almeno questa fede che io ti confesso: non hai parlato invano, e io non tacerò il pensiero che questa occasione di lettura mi suggerisce. Infatti è vero, e non vedo che cosa mi impedisca di intendere così le figurate affermazioni dei tuoi libri. So che il corpo può in molti modi esprimere ciò che la mente intende a un modo solo, e in molti modi la mente può intendere ciò che a un solo modo il corpo esprime. Guarda ad esempio l'amore di Dio e del prossimo: è semplice. Ma è molteplice la varietà di modi in cui lo si significa materialmente: pensa ai simboli sacri, e alle lingue innumerevoli, e in ogni lingua ai modi innumerevoli di dirlo. Ed è così che cresce e si moltiplica la vita che era in grembo al mare, in embrione. Chiunque tu sia, lettore, prova a rileggere: e non vedi in quanti modi è interpretata questa proposizione che la Scrittura ha un solo modo di presentare, e la voce di pronunciare: "In principio Dio creò il cielo e la terra"? E questo non accade per errore, ma secondo i vari generi di interpretazioni vere. È così che cresce e si moltiplica ogni embrione del genere umano. [24.37]. E così se pensiamo in senso proprio e non allegorico alla natura delle cose, le parole "crescete e moltiplicatevi" si addicono a tutto quello che nasce da un seme; se invece intendiamo le proposizioni in senso figurato - come credo sia intenzione della Scrittura, che certamente non elargisce del tutto a caso questa benedizione soltanto alla progenie delle acque e a quella degli uomini - noi vedremo moltiplicarsi ovunque gli esseri. Come vediamo ad esempio nella figura del cielo e della terra moltitudini di creature spirituali e materiali, e moltitudini di anime giuste o ingiuste nella luce e nelle tenebre, e di sacri autori e amministratori della legge nel firmamento stabilito fra l'una e l'altra distesa d'acqua, e nel mare folle che s'ammassano come la spuma amara delle onde, e innumerevoli anime devote e appassionate nella sabbia e innumerevoli gesti di bontà terrena nell'erba da seme e negli alberi da frutta, e varietà di doni dello spirito che brillano per noi nei luminari del cielo e varietà di affetti ben temperati all'armonia nell'anima viva. Son tutte cose in cui vediamo pluralità e fecondità e incrementi: ma questo genere di crescita e proliferazione, per cui una sola cosa si dice in molti modi e in molti modi si intende una proposizione sola, non lo troviamo che nell'emissione materiale di segni e nell'elaborazione mentale di pensieri. Segni emessi materialmente sono in base alla nostra interpretazione gli embrioni generati dalle acque, cioè quelli che nella profondità della carne hanno la loro necessaria origine; invece i pensieri elaborati mentalmente sono gli embrioni generati dagli uomini per la facoltà di concepire propria della ragione. E perciò crediamo che a ciascuna di queste due stirpi sia stato detto da te, Signore, "crescete e moltiplicatevi". Sì, in questa benedizione da te concessa a noi io vedo la capacità e il potere sia di esprimere in molti modi un solo pensiero, una volta compreso e acquisito, sia di intendere in molti modi un'unica frase che leggendo ci sia sembrata oscura. Così si affollano le acque del mare, che non sono agitate se non dalla varietà delle interpretazioni, e così si affolla di embrioni umani anche la terra, che rivela la sua aridità nello studio, e però soggiace al potere della ragione. L'erba e le piante: figura dei benefici dovuti ai ministri della Parola [25.38] Voglio anche dire, mio Signore e Dio, cosa mi suggerisce il seguito della tua Scrittura, e lo dirò senza timore. Perché dirò qualche cosa di vero se sei tu che mi ispiri a dire ciò che da quelle parole hai voluto farmi trarre. E non credo che un'ispirazione diversa dalla tua mi farebbe dire il vero, perché tu sei la verità, ma ogni uomo è mendace. E perciò chi mente dice del suo. Per dire il vero, devo dire del tuo; ecco, tu ci hai dato per cibo ogni erba che sopra la terra nasce da seme e che produce seme, e ogni pianta che porta in sé frutto di seme. E non soltanto a noi ma anche a tutti gli uccelli del cielo e alle fiere della terra e ai serpenti: ma non le hai date, queste cose, ai pesci e ai mostri marini. Dicevamo che questi frutti della terra sono simbolo e figura allegorica dell'operosa bontà che la terra fruttifera dispiega nelle strette di questa vita. Fatto di questa terra era quell'Onesiforo devoto alla cui casa devi aver usato misericordia, perché sovente soccorse il tuo Paolo e non arrossì delle sue catene. Così fecero, e diedero frutti della stessa razza, i fratelli che dalla Macedonia lo provvidero di quanto gli mancava. Diversamente da qualche albero da cui Paolo lamenta di non aver ricevuto il frutto che gli spettava, dove dice: al tempo della mia prima difesa nessuno mi assistette, tutti mi abbandonarono. Non venga loro imputato. Son cose dovute a coloro che amministrano un insegnamento intellettuale attraverso l'intelligenza dei misteri divini: e dovute loro in quanto uomini. Ma dovute loro anche in quanto si offrono all'anima viva come modello di ogni genere di continenza. E dovute come a delle creature alate per i buoni auguri che a volo hanno disseminati sopra la terra, innumerevoli: poiché la loro voce risuonò sopra la terra intera. [26.39]. Di questi cibi si nutrono quelli che sanno goderne, e non ne godono quelli che per dio hanno il ventre. Anche in chi offre, il frutto non è ciò che dona, ma l'animo con cui lo fa. Lo vedo bene io, che cosa riempie di gioia quell'uomo che serviva Dio e non il suo ventre, lo vedo e mi rallegro forte anch'io con lui. Aveva ricevuto dai Filippesi quello che tramite Epafrodito gli avevano mandato: ma che cosa veramente lo riempisse di gioia, io lo vedo. È quello che lo nutre a riempirlo di gioia, perché parlando in tutta sincerità dice: magnifica gioia ho provato nel Signore, perché finalmente ha ripreso a dar frutti il sentimento che nutrite per me, come usava: ma v'ero venuto a noia. Costoro dunque erano come marciti nell'accidia e inaridito in loro era il frutto dell'azione bella; ed è felice per loro che hanno ripreso a dar frutti, non per sé, per il soccorso che ne ha ricevuto nel bisogno. Così prosegue: Non parlo perché a me manchi qualcosa, infatti io ho imparato a bastare a me stesso in ogni caso. So essere povero, conosco l'abbondanza: in tutto e in ogni cosa mi sono avvezzato alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e alla miseria: tutto posso in lui che mi dà forza. [26.40] Grande Paolo, da dove viene la tua gioia dunque? Da dove viene, di che ti nutri, uomo rifatto nuovo in questo tuo riconoscere Dio nell'immagine del tuo creatore? Tu, anima che di tanta continenza vivi, lingua che vola e parla di misteri; ad anime come te questo cibo è dovuto; che cos'è che ti nutre? La gioia. Ascoltiamo ancora le sue parole: E tuttavia - dice - avete fatto bene a condividere le mie sofferenze. Di questo gioisce, questo lo nutre: che essi abbiano fatto del bene; e non perché abbia trovato sollievo alla sua propria angoscia, lui che ti dice: nella sofferenza tu mi hai allargato il cuore, perché conosce l'abbondanza e la miseria in te che gli dai forza. Sapete infatti anche voi, Filippesi, che quando cominciai a diffondere la buona novella e partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi diede la mia parte in ragione del dare e dell'avere, eccetto voi soli. Perché voi mi mandaste a Tessalonica per ben due volte di che far fronte ai miei bisogni. Egli gioisce del fatto che ora siano tornati a questi atti di bontà e che siano rifioriti, e se ne rallegra come di un campo che rinverdisca e ridiventi fertile. Il dono e il frutto [26.41] Forse è legata al suo vantaggio la sua gioia, perché dice "mandaste di che far fronte ai miei bisogni"? No, non è per questo. E come lo sappiamo? Da quello che lui stesso dice in seguito: non chiedo un dono, ma cerco un frutto. Ho imparato da te, Dio mio, a distinguere fra dono e frutto. Il dono è la cosa stessa donata da chi fornisce queste cose necessarie, come denaro, cibo, bevanda, vestiti, riparo, soccorso. Frutto invece è la volontà buona e retta del donatore. E il buon maestro non dice soltanto "Chi accoglierà un profeta" ma aggiunge: "in quanto profeta"; e non dice soltanto "chi accoglierà un giusto" ma aggiunge: "in quanto giusto". Solo così riceverà la ricompensa del profeta, o quella del giusto. E non dice solo: "chi darà da bere un bicchiere d'acqua fresca a uno dei più piccoli fra questi" ma dice ancora: "unicamente in quanto mio discepolo" e aggiunge: "in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa" . Dono è accogliere il profeta, accogliere il giusto, offrire un bicchier d'acqua fresca al discepolo; frutto è farlo per il profeta, per il giusto, per il discepolo in quanto tali. Frutto è quello di cui la vedova nutre Elia, sapendo che nutre un uomo di Dio e per questo lo nutre; dono invece è quello con cui lo nutre il corvo. Il quale non nutriva l'Elia interiore, ma solo l'esteriore, quello che per mancanza di un tal cibo poteva deperire. [27.42] E così dirò il vero al tuo cospetto, mio Signore, quanto ai non iniziati e non credenti, che per essere iniziati e guadagnati alla fede hanno bisogno di cerimoniali sacri e delle gran meraviglie dei miracoli - rispettivamente significati, crediamo, dai pesci e dai grandi mostri marini. Quando sono costoro, dunque, ad accogliere i tuoi piccoli per dar loro da mangiare o accudirli nei bisogni di questa vita, dato che ignorano il motivo e il senso di questa azione, non è nutrimento quello che viene così offerto e ricevuto, perché chi dona non agisce per volontà divina e retta e chi riceve non può rallegrarsi del dono, non vedendovi ancora alcun frutto. Già: nutre la mente solo ciò che la rallegra. Ed è perciò che pesci e grandi mostri non vivono dei frutti della terra, che questa produce soltanto una volta distinta e separata dall'amaro delle onde marine. Perfezione del mondo attuale [28.43]. E vedesti tutte le cose che avevi creato, ed ecco, erano molto buone: e anche noi le vediamo, ed ecco, tutte sono molto buone. Per ciascun capitolo delle tue opere, appena lo avevi chiamato all'esistenza, e c'era, uno per uno vedesti che era buono. Sette volte - le ho contate - sta scritto che vedesti come era buono ciò che avevi fatto: ed è l'ottava questa, quando vedesti tutte le tue opere, ed ecco che considerate tutte insieme erano non soltanto buone, ma molto buone. Sì, le singole cose erano soltanto buone, ma tutte insieme erano buone, e molto. Lo si dice anche di un qualsiasi bel corpo: perché il corpo che consta di belle membra è di gran lunga più bello delle singole membra, che con la loro disposizione il più possibile ordinata formano il complesso: sebbene anch'esse siano singolarmente belle. [29.44] E ho concentrato la mia attenzione sul problema se tu abbia anche visto per sette volte - o per otto - che erano buone, quelle opere che ti sono piaciute: e nella tua visione non ho trovato una successione temporale, che mi facesse capire in che senso tu abbia veduto un certo numero di volte ciò che avevi fatto. "Mio Signore," ho detto allora, "non è vera la tua Scrittura, se l'hai dettata tu che sei veritiero e sei anzi la verità stessa? E allora perché tu mi dici che non c'è successione di tempi nella tua visione, e questa tua Scrittura mi dice che hai visto un giorno dopo l'altro che le tue opere sono buone, tanto che ho potuto contare quante volte lo hai fatto e scoprirne il numero?" Al che tu mi rispondi che tu sei il mio Dio e gridi all'orecchio interiore del tuo servo, sfondando con la tua voce la mia sordità: "Ah uomo! Certo che quello che dice la mia scrittura sono io a dirlo. Ma essa parla nel tempo, mentre il tempo non ha accesso alla mia parola, perché questa ha una consistenza eterna, pari alla mia. Così tutto quello che voi vedete attraverso il mio spirito sono io a vederlo, come sono io a dire tutto quello che nel mio spirito dite. Ma mentre voi lo vedete nel tempo, io non lo vedo nel tempo: così come non è nel tempo che io lo dico, quello che voi dite nel tempo". [30.45] Ho udito, mio Signore e Dio, e ho assaggiato una stilla di dolcezza della tua verità e ho capito che ad alcuni non piacciono le tue opere, tanto che sostengono tu abbia fatto molte di esse sotto la costrizione della necessità - ad esempio la fabbrica dei cieli e i sistemi stellari - e che per di più non le avresti ricavate da te stesso, ma che esistevano già altrove e da un'altra creazione, e tu non avresti fatto che riunirle e connetterle in questa compagine, quando ammassando i tuoi nemici vinti tu costruisti le mura del mondo, perché restassero murati là sotto e non potessero ribellarsi di nuovo contro di te. Ma diverse altre cose non solo non sarebbero state fatte, ma neppure messe insieme da te: ad esempio tutti i corpi animali, anche i più minuscoli, e tutto ciò che ha la radice in terra. Tutto questo sarebbe prodotto e formato nelle regioni inferiori del mondo da una mente ostile, di natura diversa dalla tua, non istituita da te e anzi a te avversa; così parlano dei pazzi, che non vedono le tue opere attraverso il tuo spirito e in esse non ti riconoscono