Traduzione De provinciis consularibus, Cicerone, Versione di Latino, Parte 01-10

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino, parte 01-10, dell'opera De provinciis consularibus di Marco Tullio Cicerone

DE PROVINCIIS CONSULARIBUS: TRADUZIONE DELLA PARTE 01-10

[1] 1 Se qualcuno di voi, o senatori, è preoccupato di sapere il mio parere sull' attribuzione delle province, domandi per prima cosa a sé stesso quali uomini io mantenga doveroso richiamare in patria; non avrà alcuna insicurezza circa i sentimenti dai quali io devo per forza essere suscitato. E se fossi il primo a procedere l’idea, voi direste il vostro consenso, non c'è dubbio; se fossi il solo, avrei certo la vostro intendimento; e anche se la proposta vi sembrasse meno utile di quanto lo valuti io stesso, dareste una certa scusante al risentimento personale che mi suscita. In questo momento, o senatori, io sto provando un grande gradimento, da un lato perché è nell'interesse dello Stato che Siria e la Macedonia vengano date per decreto, in maniera tale che il mio odio personale non sia affatto in contrasto con il bene della repubblica; d'altra parte ho come punto di riferimento P Servilio, il quale prima di me ha già esibito la sua proposta, egli è una persona in verità singolare e dignitosa di ogni stima, non solo per il suo singolare legame allo Stato, ma anche alla fiducia della mia persona. [2] 2 Se egli poco fa, e ogni volta che gli è stata offerta l'opportunità e la capacità di prendere la parola, ha ritenuto legittimo marchiare d'infamia, sia con il suo voto sia con parole piene di importanza, Gabinio e Pisone, due mostri tragici per lo Stato, per vari motivi, ma particolarmente per la loro ben nota crudeltà, ed anche per la insensibilità manifestata nei miei riguardi, quale atto dovrei prendere verso di loro io, dopo che essi non dubitarono a dare la mia stessa vita come merce di scambio, pur di esaudire le loro smanie? Ma, mostrando la mia idea, io non mi lascerò trainare dal rancore personale, non ascolterò la rabbia che pur cova in me. Avrò nelle loro considerazioni lo stesso stato d'animo in cui dovrebbe trovarsi ciascuno di voi, quel mio sentimento penetrante e del tutto personale di risentimento, che voi avete ritenuto giusto approvare con me, io lo metterò da parte nel mostrare le mie idee, serbandolo al momento utile per la mia ripicca. [3] II Quattro sono le province, o senatori, intorno alle quali, credo, sono state espresse varie convinzioni; anzitutto le due Gallie che noi in questo momento vediamo congiunte sotto una sola cura, ed inoltre la Siria e la Macedonia, le quali, mentre voi eravate ostili e sottoposti ad una vera e propria opera di obbligo, furono prese da quei due consoli, quale premio per aver mandato in rovina la repubblica. Noi dobbiamo ora dare due province in base alla Legge Sempronia. Abbiamo forse qualche motivo di incertezza per quanto riguarda Siria e Macedonia? Non voglio ricordarvi che, coloro i quali ora le governano, le hanno ottenute, tenendole ancora fermamente in loro potere, non vi hanno avuto accesso prima di aver condannato questo nostro ordine senatorio, annientata e tolta la vostra forza da questa città, messa in crisi la pubblica speranza, balzo l’incrollabile certezza del popolo romano, dopo aver inferocito nei miei riscontri e nei confronti dei miei cari con le imposte più spietate. [4] Abbandono tutte le violenze commesse nelle abitazioni e in tutta la città, che sono così tante che addirittura Annibale non sognò mai tanto male per questa città, quanto ne hanno fatto essi; inizierò la conversazione parlando proprio delle province. La Macedonia, una di queste, che un tempo era protetta non da fortificazioni, ma dai trofei di un gran numero di generali, e che già in passato era stata riconciliata in seguito a molte vittorie e molte glorie, ora è sottoposta a persecuzioni tali, da parte dei barbari, che i Tessalonicesi, pur posti nel grembo protettore della nostra amministrazione, hanno abbandonato la città e sono forzati a rafforzare la loro rocca, tanto che quella nostra famosa via militare che si slega attraverso la Macedonia fino all'Ellesponto, non solo è sottoposta alle incursioni dei barbari, ma è anche cosparsa e bucata di accampamenti Traci. In seguito a ciò, quegli abitanti, le quali, per godersi la pace, avevano consegnato nelle mani del nostro illustre capo una ingente quantità di argento, con l’attesa di riempire le loro case svuotate, in cambio di una pace acquistata col denaro ci hanno portato una guerra direi quasi del tutto legale. [5] III Purtroppo, ormai il nostro splendido esercito messo con una disciplina estremamente rigida ed un duro ordinamento, è andato del tutto smarrito. Dico questo con grande dispiacere. I soldati del popolo romano sono stati in parte fatti prigionieri, in parte ammazzati, allontanati, lasciati a sé stessi, o periti a causa della fame, l'incuria, le malattie, la tristezza dei luoghi, per cui le crudeltà del loro capo, fatto estremamente indegno, sembra che siano state riparate con la pena dei soldati. E intanto noi cercavamo di difendere questa Macedonia, dopo che gli abitanti confinanti erano state educati, respinti indietro i barbari; questa Macedonia calma e rilassata grazie ad una modesta truppa di un esercito abbastanza piccola e con l’aiuto di legati sforniti di dominio, ma sempre nel nome del popolo romano; ora, è sottoposta al dominio di un console e del suo esercito, subendo imposte tali per cui a stento potrebbe rimettersi in sesto, sia pure con una lunga pace, intanto, chi di voi non conosce questi fatti, chi non sa che gli Achei stanno versando ogni anno una somma irrilevante nelle mani di L Pisone, che tutte le tasse ed i dazi portuali degli abitanti di Durazzo sono confluiti nelle casse personali di quest'unica persona, che la città di Bisanzio, molto sincero nei vostri riguardi e di questo nostro governo, è stata sottoposta a tormenti pari a quelle delle città rivali? E in quella città, dopo che quell'uomo non è riuscito a togliere più nulla a coloro che erano già in miseria, nulla sottrarre neanche con la forza a quegli infelici, ha sistemato i soldati nei quartieri invernali, ha messo loro a capo alcuni disonesti individui che egli ha ritenuto sarebbero stati i più diligenti esecutori delle sue colpe, i pii ministri della sua avidità. [6] Non voglio parlare del suo arbitrario governo della giustizia in una città libera, con il biasimo delle nostre leggi e dei decreti del Senato; taccio degli omicidi, sorvolo sulle sue svincolate passioni, di cui rimane una prova concreta a ricordo intramontabile del suo vizio, nell'odio quasi del tutto compreso verso la nostra amministrazione, è noto, infatti, che delle giovinette di famiglia nobilissima si buttarono in un pozzo, sopprimendo così la loro irreparabile soggezione con la morte voluta. Né io ometto questi episodi, perché non sarebbero molto gravi, ma perché in questo istante io parlo senza avere una prova concreta fra le mani. [6] IV Che la città di Bisanzio fosse sparsa e ornata incredibilmente da statue, c'è qualcuno che non lo sa? Quegli abitanti di Bisanzio, pur stanchi per le notevoli spese di guerra, mentre sorreggevano gli attacchi violenti di Mitridate e tutto il Ponto in armi, che agitandosi come un'ondata si rompeva contro l'Asia e vi si voltava come se uscisse da una enorme bocca, rigettandolo e bloccandolo con le loro stesse forze, ebbene, proprio in quella opportunità, come si ribatté anche in seguito, quegli abitanti - ribatto - protessero con estrema cura le statue e tutti gli altri decorazioni della loro città. [7] Invece sotto il tuo tragico governo, o Cesonino Calvenzio, una libera città, mantenuta libera sia dal Senato sia dal popolo romano in virtù dei suoi illustri favori, fu totalmente distrutta, tanto che se non fosse intervenuto il legato C Virgilio, persona di grande forza e onestà, ai cittadini di Bisanzio, di un numero così alto di statue, non ne sarebbe rimasta più neanche una. Quale tempio, in Acaia, quale luogo o bosco sacro in tutta la Grecia, malgrado fosse degno di un così religioso riguardo, è rimasto in possesso di una sola statua o qualche raro addobbo? Tu hai acquistato dal più rovinato tribuno della plebe mai esistito, allora, durante il crollo di questa città, Roma, che proprio tu, tu che avresti dovuto fare da buon pilota avevi mandato a fondo, allora, ridico, hai acquistato con una forte cifra, l’onore di unire abusivamente la legge relativa ai debiti dei popoli liberi, in netto conflitto con i decreti del Senato e con le leggi di tuo genero. Questo stesso onore è stato rivenduto in modo che, o non fosse applicata la legge, o che tu denudassi dei propri beni cittadini romani a tutti i risultati. [8] Ora, io non parlo, o Senatori, contro questo individuo; io intendo occuparmi solo della provincia. Pertanto passo sotto silenzio tutti quegli episodi di cui spesso conoscete, e che voi ben ricordate, anche se non ne sentite più parlare; non voglio parlare della sua audacia in città, di cui egli ha lasciato nel vostro animo e nei vostri occhi segni eterni; non voglio discutere della sua superbia, della sua insistenza, della sua durezza. Né possono rimanere nascoste le sue corruzioni, pur dignitose di rimanere nell'ombra, che egli riusciva nascondere con l'austerità del volto, ma non con il controllo; io, ripeto, so esaminare solo della provincia. Voi non invierete un erede a questo individuo, quindi noi dovremo patire che costui resti ancora a lungo? Non appena egli entrò nella provincia, sono fatti risaputi, la sua fortuna competé con la sua cattiveria, tanto che nessuno sapeva giudicare se egli fosse più cattivo o da compatire. [9] O forse questa novella Semiramide dovrebbe essere trattenuta in Siria? Quella persona, il cui viaggio attraverso la provincia fu tale, che il re Ariobarzane arruolò il vostro console come un qualsiasi Trace, per fare una strage. Poi, con l'arrivo in Siria, la cavalleria fu la prima a subire un crollo, e in seguito furono le sue migliori schiere ad essere frantumate. Perciò, sotto il suo governo, si pensò solo a concordie in denaro con i despoti, taglieggiamenti, aggressioni, truffe, omicidi, mentre avanti a tutti, dopo aver allineato le truppe, egli sollevando la mano destra non cercò di lodare i soldati per la gloria ottenuta, ma annunciò invece che tutto era stato acquistato da lui, e tutto era ancora da comprare. [10] V Dunque, egli fu sicuro di affidare i miserabili pubblicani in schiavitù ai Giudei ed ai Siri, popoli nati per la servitù - addolorato anch'io, a causa delle povertà e delle pene degli stessi. Fin dall'inizio del suo mandato istituì di non unire i principi di onestà verso i pubblicani e continuò in quella soluzione; abolì accordi già fatte senza alcuna conseguenza negativa; tolse molti presidi daziari ed liberò tanti dai tributi; in qualunque città egli si trovasse o andasse, proibì che vi fosse un pubblicano o persino uno schiavo di un pubblicano. Che altro dire? Sarebbe giudicato duro costui, anche se avesse assunto nei confronti dei nemici lo stesso atteggiamento che assunse nei confronti di cittadini romani, specialmente in quanto appartenenti a quell'ordine equestre, che è sempre stato tenuto, riguardo al suo potere, dalla bontà dei giudici.