Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 03; 31-40

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 03, paragrafi 31-40 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 03; PARAGRAFI 31-40

[31] la terra la si può sempre spezzare e ridurre in parti più piccole, l'acqua è così molle che facilmente si riesce a stringerla e a sminuzzarla, l'aria e il fuoco poi sono sensibili ad ogni impulso e la loro sostanza è ciò che di più cedevole e di più dissolvibile si possa immaginare. Inoltre tutti questi elementi periscono allorquando si trasformano in un'altra sostanza, il che avviene quando la tetra si muta in acqua, dall'acqua nasce l'aria e dall'aria l'etere e quando di nuovo queste trasformazioni si verificano secondo l'ordine inverso. Se pertanto tutti gli elementi di cui si compone un essere vivente sono destinate a perire, non vi è essere vivente che possa durare in eterno. XIII [32] Del resto, anche indipendentemente da queste considerazioni, non si può trovare alcun essere vivente che non sia nato in un determinato momento e sia destinato a conservarsi per sempre in futuro. Ogni essere animato è dotato di sensibilità; in quanto tale percepisce il caldo ed il freddo, il dolce e l'amaro e non possiede alcun senso che gli permetta di ricevere le sensazioni piacevoli e di evitare quelle che piacevoli non sono; se quindi è sensibile al piacere lo è anche al dolore; ma in nessun essere il dolore può andate disgiunto dalla morte; bisogna pertanto ammettere che ogni essere animato è destinato a perire. [33] Inoltre, se v'è un essere insensibile sia al piacere sia al dolore non può essere fornito di vita; se quindi un essere animato deve necessariamente provare queste sensazioni e l'essere che provi queste sensazioni non può essere eterno, ogni essere animato per il fatto stesso che prova queste sensazioni non può essere eterno. Ancora: non esiste essere vivente che non provi sentimenti di attrazione e di repulsione.

Lo attrae tutto ciò che si accorda con la sua natura e lo respinge ciò che le è contrario; ed è un fatto che ogni animale desidera determinate cose e rifugge da altre; ciò da cui rifugge è contrario alla sua natura e ciò che è contrario alla sua natura lo è in quanto ha in sé la possibilità di distruggerla. E' quindi ineluttabile che ogni animale sia destinato a perire. [34] Innumerevoli sono le ragioni che ci costringono a concludere che non esiste essere dotato di sensibilità che non sia destinato a perire; le stesse sensazioni di caldo e di freddo, di piacere e di dolore e tutte le altre consimili quando raggiungono un certo grado uccidono, e poiché non esiste animale privo di sensibilità, nessuno potrà essere eterno. XIV La natura di un essere vivente o si identificherà con un singolo elemento come la terra, il fuoco, l'aria e l'acqua (il che sfugge ogni possibilità di comprensione) o risulterà costituita di più elementi, ciascuno dei quali ha una posizione sua propria cui tende per forza di natura, in alto l'uno, in basso l'altro, al centro un terzo. Questi elementi possono stare insieme per un certo periodo di tempo, ma non possono certo starlo sempre in quanto ciascuno di essi non può non essere tratto, ad un certo momento, laddove tende per natura. Nessun essere vivente dunque può essere eterno. [35] Quelli della scuola dei nostro Balbo sono soliti ridurre tutto al fuoco rifacendosi, a quanto mi sembra di capire, ad Eraclito; non tutti però interpretano il pensiero di costui allo stesso modo e, dal momento che fu proprio lui a non volere di proposito farsi capire, lo lasceremo da parte; poi voi affermate che ogni forza si identifica coi fuoco, che la vita ha termine quando viene a mancare il calore e che in natura vive e vigoreggia tutto ciò che possiede calore.
Io però non riesco proprio a comprendere perché mai i corpi dovrebbero perire quando viene loro a mancare il calore e non quando viene loro a mancare l'acqua o l'aria, specie se si considera che si muore anche per troppo calore. [36] Ciò che vale per il fuoco vale ovviamente anche per gli altri elementi; ma vediamo quale sia la conclusione di tutto ciò. Secondo voi, penso, non esisterebbe in tutto l'universo nulla di vivente tranne il fuoco: in che modo di più dell’aria che è l'elemento costitutivo dell'anima degli esseri viventi donde il nome stesso di animale? Su quale fondamento voi date per dimostrato che l'anima non sarebbe altro che fuoco; assai più probabile appare l'ipotesi che l'anima risulti dall'unione dell'aria col fuoco. " Ma se il fuoco, soggiungete voi, è di per se stesso fornito di vita senza essere mescolato con altri elementi, sarà proprio il fuoco che, albergando nel nostro corpo, determinerà l'insorgere delle sensazioni e sarà, pertanto, esso stesso dotato di sensibilità ". Anche in tal caso però valgono le stesse obiezioni; ogni essere fornito di sensibilità deve necessariamente provare anche piacere e dolore; ma tutto ciò che è soggetto al dolore è soggetto anche alla morte. Di conseguenza neppure del fuoco potete fare un essere eterno. [37] E non basta. Non siete voi a sostenere che tutto il fuoco ha bisogno di cibo e non può in alcun modo sopravvivere senza nutrirsi, e che il sole, la luna e gli altri corpi celesti traggono nutrimento dalle acque, gli uni da quelle marine e gli altri da quelle dolci; secondo Cleante sarebbe questa la ragione per cui il sole, allo scopo di non allontanarsi troppo dal cibo, al momento dei solstizio invernale e di quello estivo torna indietro senza spingersi oltre.
Di tutto questo argomento tratteremo poco più innanzi: per ora concludiamo così: ciò che può perire non è, per natura, eterno: ma il fuoco, se non viene alimentato, e destinato a perire; il fuoco dunque non è, per natura, eterno. XV [38] Quale dio possiamo concepire sfornito di virtù? Ma come ci regoleremo allora? Gli attribuiremo la virtù della prudenza, cioè la facoltà di discernere il bene dal male e da ciò che non è né bene né male? Ma che bisogno ha un essere che non soggiace né può soggiacere ad alcunché di male di possedere la facoltà di distinguere il bene dal male; che bisogno ha di ragione e di intelligenza; sono facoltà che a noi servono a chiarire ciò che è oscuro; ma per un dio non esiste oscurità. Quanto alla giustizia, che distribuisce a ciascuno il suo, non ha certo nulla a che fare con la divinità: ammettete voi stessi che essa è una mera creazione della comunità umana. La temperanza poi si riduce all'astensione dai piaceri e il volerle assegnare un posto in cielo significa ammettere implicitamente che lassù vi siano anche i piaceri. Come concepire, inoltre, un dio forte nel dolore, nella fatica e nel pericolo se la divinità è indenne da tutto ciò? [39] D'altra parte, però, è anche inconcepibile un dio che non faccia uso di ragione e che sia sfornito di virtù? Quando mi volgo a considerare quanto van dicendo gli Stoici non mi riesce più di giudicare con severità l'ignoranza della massa e delle persone digiune di cultura. Sono infatti affermazioni da stolti: i Siriani adorano un pesce, gli Egiziani hanno divinizzato ogni sorta di animali; in Grecia si è giunti al punto di elevare molti uomini alla dignità divina come fecero gli Alabandi per Alabando, i Tenedii per Tene e tutta la Grecia per Leucotea, precedentemente chiamata Ino e per il figlio Palemone nonché per Ercole, Esculapio, i Tindaridi, il nostro Romolo e moltissimi altri che si ritengono accolti in cielo come nuovi cittadini di recente iscrizione XVI [40] Queste le credenze di chi noti ha cultura; e voi filosofi che fate di meglio? Lasciamo pure da parte quelle affermazioni, sono indubbiamente di elevato valore; ammettiamo pure che il mondo sia un dio.
Sono anche disposto ad ammettere che esista quell'essere " che in alto risplende e che tutti chiamano Giove ". Ma perché allora oltre a questo dio ricorriamo a tutta una serie di divinità? E quanto elevato è il loro numero: per me sono decisamente troppi; tu annoveri fra gli dèi tutte le stelle, una per una, e le chiami o col nome di un animale come la Capra, lo Scorpione, il Toro, il Leone, o col nome di esseri inanimati quali l'Argo, l'Altare, la Corona.