Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 03; 21-30

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 03, paragrafi 21-30 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 03; PARAGRAFI 21-30

[21] Ma quando sostieni che nulla vi è di superiore al mondo, che intendi per "superiore"? Se intendi " più bello" sono d'accordo, e così pure se intendi " più adatto a favorire l'uomo "; se però il senso delle tue parole è che " nulla è più saggio del mondo " non posso assolutamente seguirti e, bada bene, non già perché sia difficile astrarre il pensiero dalle sensazioni visive, bensì perché quanto più cerco di astrarlo, tanto meno riesco ad afferrare il tuo pensiero. IX (Voi dite) " Nulla in natura è superiore al mondo ". Ma neppure c'è sulla terra una città superiore alla nostra; non per questo però tu affermi che la città possiede ragione, pensiero e intelligenza e neppure sarai disposto ad anteporre una formica a questa bellissima città per il solo fatto che mentre nella città non alberga alcuna facoltà sensitiva, la formica oltre alla sensibilità possiede anche la capacità di pensare, di ragionare e di ricordare. Tu, Balbo, devi prima vedere che cosa l'avversario è disposto a concederti, non già assumere senz'altro la posizione che più ti piace. [22] Quella breve e, secondo te, acuta argomentazione di Zenone ha finito per allargare il suo campo di applicazione. Il ragionamento di Zenone era questo: "chi fruisce di ragione è superiore a chi non ne fruisce, ma nulla è superiore al mondo; quindi il mondo fruisce di ragione. [23] Se però accetti questo finirai anche con l'ammettere che il mondo sia perfettamente in grado di leggere un libro; sulle orme di Zenone così potrai argomentare: "Chi sa leggere, è migliore di chi non sa leggere; ma nulla è superiore al mondo; dunque il mondo sa leggere "-avanti di questo passo si dimostrerà che il mondo è esperto oratore, che conosce la matematica e la musica, che è istruito in ogni scienza, che è, insomma, un vero filosofo.

Spesso hai affermato che nulla può avvenire senza l'intervento divino e che non rientra nella facoltà della natura quella di generare esseri da lei dissimili: dovremmo allora ammettere che il mondo oltre ad essere fornito di vita e di saggezza sia anche un esperto suonatore di flauto e di cetra dato che è il mondo a generare gli uomini capaci di suonare questi strumenti? La verità è che questo padre degli Stoici non riesce ad addurre alcun argomento che provi la razionalità e la vitalità del mondo. Il mondo non è dunque un dio, pur non essendovi nulla che gli sia superiore: non c'è nulla infatti di più bello dei mondo, nulla di più adatto alla nostra conservazione, nulla di più piacevole a vedersi e di più ordinato nei suoi movimenti. E se il mondo non ha natura divina non l'avranno neppure le stelle che tu enumeravi in gran numero fra gli dèi. Non a torto, lo riconosco, tu ne apprezzavi i movimenti perennemente uniformi data la loro straordinaria ed incredibile regolarità. [24] Ma non è detto che tutto ciò che compie costantemente determinati movimenti debba essere riferito alla divinità e non piuttosto a forze naturali. X Pensi vi sia qualcosa di piú regolare dell'alternarsi della marea nel Calcidico Euripo e nello stretto di Messina o del ribollire delle onde là dove" l'onda impetuosa Libia ed Europa divide"? Che dire delle marce che si verificano lungo le coste della Spagna e della Britannia e del loro crescere e decrescere ad ore fisse, non possono forse aver luogo senza un intervento divino? Bada che se di ogni moto e di ogni evento che si verifichi con periodica regolarità facciamo responsabile la divinità finiremo con l'attribuirle anche le febbri terzane e le quartane; del cui alterno ricorrere a periodi fissi cosa v'è di più regolare? Gli è che di tutti questi fenomeni occorrerebbe dare una spiegazione razionale; [25] ma poiché voi non la potete dare vi rifugiate nelle braccia della divinità come su di un altare.
Anche Crisippo, secondo te, si esprimerebbe con acutezza, uomo indubbiamente abile e scaltrito (intendendo per abile chi è in possesso di un'intelligenza capace di muoversi e di orientarsi rapidamente e per scaltrito colui il cui pensiero si è rafforzato con l'esperienza così come le braccia si rafforzano con l'attività fisica);dice dunque Crisippo:"Se v'è qualcosa che l'uomo non è capace di fare, chi la fa è superiore all'uomo; ma l'uomo non può essere l'autore di quanto esiste nel mondo e, di conseguenza, il vero autore sarà superiore all'uomo; ma chi, se non un dio, può sopravanzare l'uomo; deve quindi esistere un dio ". Tutta questa argomentazione cade nello stesso errore di quella già riportata di Zenone. [26] In essa non si precisa che cosa si debba intendere per " migliore " e per " superiore " né si chiarisce la differenza fra natura e ragione. Secondo Crisippo se non esistessero gli dèi non ci sarebbe in tutta la natura alcun essere superiore all'uomo, ma è poi lo stesso Crisippo a tacciare del massimo dell'arroganza chi osasse proclamare che non v'è nulla dì superiore all'uomo. Ammettiamo pure che sia segno di presunzione fare di se stessi una stima superiore al mondo tutto che ci circonda; ma non è certo segno di presunzione, bensì di buon senso, constatare che mentre noi siamo dotati di sensibilità e di ragione, Orione e la Canicola non posseggono nulla di tutto questo. Dice ancora Crisippo: " Se una casa è bella, comprendiamo subito che essa fu costruita per i padroni e non per i topi; allo stesso modo dobbiamo considerare il mondo come la casa degli dèi". Anch'io sarei di questo parere se si trattasse di una costruzione e non, come spiegherò, di una formazione naturale XI [27]" Ma Socrate, come si legge in Senofonte, si chiede donde noi avremmo tratto la nostra anima se già non fosse esistita nel mondo ".
Ed io mi chiedo allora donde abbiamo potuto trarre l'uso della parola, la nozione dei numeri, l'arte musicale: a meno che non si ammetta che il sole parli con la luna quando si accosta a noi o che il mondo produca una musica armoniosa, secondo quanto pensa Pitagora. Questi fenomeni, caro Balbo, sono opera della natura, e non di una natura che esegue artistici passi di danza, come dice Zenone (e vedremo poi di che cosa si tratta) bensì di una natura che imprime movimento ed attività alla totalità degli esseri con trasformazioni e movimenti suoi propri. [28] Di qui il mio apprezzamento per quanto tu andavi argomentando circa la regolarità e coerenza della natura che tu dicevi armonicamente protesa, merce l'ininterrotta coordinazione di tutte le sue parti, alla realizzazione di un fine; non accettavo però l'altra affermazione che cioè tutto questo non potesse avvenire se non grazie all'opera coordinatrice di un unico spirito divino. In realtà la coerenza e persistenza dell'insieme è dovuta a forze naturali e non alla potenza divina; v'è fra le cose una sorte di unanime accordo (la " simpatia " dei Greci), ma trattasi di un accordo che quanto più si rivela libero e spontaneo, tanto meno può essere attribuito alla ragione divina. XII [29] E come sciogliete voi i ragionamenti che avanzava Carneade? "Se nessun corpo è immortale - così argomenta nessun corpo può essere eterno; ma nessun corpo è immortale, né indivisibile né alieno da decomposizione e dissolvimento; e poiché ogni essere vivente è per natura suscettibile di influssi esterni, nessuno potrà sfuggire all'ineluttabile destino di subire azioni dall'esterno, cioè di sopportare e di soffrire, e se tale è la natura di ogni essere fornito di vita, nessuno è immortale.
Analogamente se ogni essere vivente può essere tagliato e fatto a brani, nessuno sarà indivisibile, nessuno eterno; ma ogni essere vivente è naturalmente disposto a ricevere e a subire violenza dall'esterno: ogni essere vivente sarà dunque necessariamente mortale e suscettibile di decomposizione e di dissolvimento. [30] Allo stesso modo in cui, se la cera potesse trasformarsi in altre sostanze, lo stesso varrebbe anche per ogni oggetto di cera (e per ogni oggetto di bronzo e d'argento se tale fosse la natura di questi metalli), analogamente, se tutti gli elementi esistenti in natura di cui sono composte le cose sono suscettibili di trasformazione, non potrà esistere alcun corpo che non lo sia; ma gli elementi di cui si compongono tutte le cose sono in realtà suscettibili di trasformazione, proprio come sostenete voi. Ogni corpo è dunque suscettibile di trasformazione; d'altra parte se potesse esistere un corpo immortale, non ogni corpo risulterebbe suscettibile di trasformazione. Da qui la conseguenza che ogni corpo è o di acqua, o di aria, o di fuoco, o di terra, o di un miscuglio di questi elementi o almeno di una parte di essi. Ora non v'è alcuno di questi elementi che non sia destinato a perire;