Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 31-40

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 02; paragrafi 31-40 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARAGRAFI 31-40

[31] Analogamente anche quell'ardore che permea l'universo dovrà essere molto più puro, molto più luminoso, molto più mobile e per ciò stesso molto più atto ad agire sui sensi di questo nostro calore in virtù del quale si conservano nel pieno della loro forza vitale gli esseri a noi noti. Se dunque gli uomini e gli animali sono posseduti da codesto calore e per causa sua si muovono e sentono, è assurdo ritenere che il mondo sia privo di sensi specie se si considera che quell'ardore incontaminato, libero, puro e perciò stesso estremamente penetrante e mobile di cui il mondo è permeato e cui il mondo stesso appartiene non riceve impulsi da forze estranee operanti dal di fuori ma si muove spontaneamente e per impulso suo proprio. Infatti quale forza vi può essere superiore a quella dei mondo, capace di imprimere un movimento a quel calore di cui esso è permeato? XII [32] Ascoltiamo quello che dice Platone che è un po' come il dio dei filosofi; secondo lui esisterebbero due tipi di movimento, l'uno spontaneo, l'altro di origine esterna; e tutto ciò che si muove spontaneamente per impulso proprio parteciperebbe della natura divina in grado maggiore di ciò che si muove per spinta altrui. Unica sede di codesto movimento spontaneo sarebbe l'anima e dall'anima soltanto trarrebbe origine ogni movimento. In conseguenza di ciò poiché ogni movimento trae origine dal calore cosmico e questo calore non si muove per impulso estraneo ma spontaneamente, esso si identifica necessariamente con lo stesso principio vitale: il che prova che il mondo è un essere fornito di vita. Un'altra prova che nel mondo ha sede un principio intelligente la si potrà ricavare dal fatto che il mondo è superiore ad ogni altro essere che ne faccia parte. Come non esiste una sola parte del nostro corpo che abbia maggior peso di ciò che noi stessi siamo, così il mondo nel suo insieme deve necessariamente sopravanzare per importanza ogni sua singola parte. E se ciò è vero è giocoforza che il mondo sia anche dotato di sapienza in caso contrario l'uomo, che è parte del mondo, in quanto partecipe della ragione, dovrebbe essere da solo superiore all'intero universo! [33] Inoltre se procediamo dagli esseri più semplici e più rudimentali esistenti in natura verso i più elevati e i più perfetti, finiremo necessariamente col giungere alla divinità. I primi esseri che vediamo mantenuti in vita dalla natura sono i vegetali ai quali essa non elargisce alcun altro beneficio se non quello di conservarli provvedendo alla loro alimentazione ed alla crescita. [34] Agli animali ha dato anche la sensibilità, il movimento e una naturale attrazione verso tutto ciò che può essere loro di vantaggio e una naturale repulsione per tutto ciò che può loro nuocere, all'uomo ha dato qualcosa di più concedendogli la ragione per il controllo degli istinti che debbono essere a seconda dei casi favoriti o repressi. XIII Il quarto grado, il più elevato fra tutti, è occupato da quegli esseri che nascono naturalmente buoni e sapienti e che recano in sé connaturata fino dall'inizio una ragione immune da errori e da contraddizioni; tale facoltà dobbiamo considerarla superiore all'uomo e attribuirla alla divinità, vale a dire al mondo al quale soltanto può appartenere quella perfetta ed autonoma ragione di cui io parlo. [35] Ciò non esclude, naturalmente, che qualcosa di definitivo e di perfetto possa esistere anche in altri campi della realtà naturale. Come nello sviluppo delle viti e degli armenti, se non interviene una forza ostile, la natura seguendo un suo particolare cammino riesce a giungere alla piena realizzazione del suo scopo e come la pittura, l'architettura e le altre arti posseggono un loro supremo grado di perfezione, allo stesso modo ed in grado assai maggiore la perfezione dovrà realizzarsi ed attuarsi nell'ambito della natura presa nel suo insieme. Alla piena realizzazione dei singoli esseri possono opporsi molteplici cause esterne, ma nulla può essere di impedimento alla totalità della realtà naturale dal momento che essa tutto contiene e racchiude in sé. Deve quindi esistere nella scala degli esseri questo quarto grado superiore a tutti gli altri ed inaccessibile ad ogni forza contraria. [36] In esso ha sede l'intera realtà naturale e poiché da essa dipendono tutti gli esseri e nulla può esserle di ostacolo ne viene di conseguenza che il mondo debba essere dotato di intelligenza e di sapienza. Che v'è di più sciocco che affermare che quella natura che abbraccia in sé tutti gli esseri, non eccella al massimo grado su tutti o che, pur eccellendo, non sia in primo luogo dotata di vita, in secondo luogo dotata di ragione e di giudizio e, infine, non sia sapiente? Come potrebbe altrimenti eccellere su tutti? Se fosse simile ai vegetali o agli animali potrebbe essere indifferentemente considerata come la migliore o la peggiore delle creature. Se fosse partecipe della ragione, ma non lo fosse fin dalle origini, la condizione dell'uomo non sarebbe inferiore a quella del mondo. Mentre l'uomo può divenire sapiente, il mondo, se non lo è stato per tutta l'immensa estensione del tempo passato, non è certamente destinato a raggiungere la sapienza neppure in futuro: in tal caso sarebbe addirittura inferiore all'uomo! [37] Ma poiché ciò è assurdo dobbiamo considerare il mondo come dotato fin dai primordi di sapienza e facente tutt'uno con la divinità. Non v'è alcun essere, al di fuori del mondo, cui nulla manchi e che sia perfettamente compiuto ed idoneo alle sue funzioni in ogni minimo particolare. XIV Con singolare acutezza Crisippo sostiene che, come per lo scudo si escogitò una copertura e per la spada un fodero, così tutti gli esseri, fatta eccezione per il mondo nel suo insieme, furono creati a motivo di altri, affinchè quelle messi e quei frutti che la terra produce fossero stati creati per servire agli animali creati a loro volta per servire all'uomo: il cavallo per trasportarlo, il bue per arare la terra, il cane per aiutarlo nella caccia e per proteggerlo. L'uomo poi, in sé imperfetto ma partecipe di ciò che è perfetto, sarebbe nato per contemplare ed imitare il mondo. [38] Ma il mondo, poiché abbraccia in sé ogni cosa e nulla esiste che non ne faccia parte, è assolutamente perfetto. Non potrà quindi mancare dell'elemento che eccelle su tutti gli altri? Poiché tale elemento si identifica con il pensiero e con la ragione, al mondo non potrà mancare tale facoltà. Esatto è quindi quanto dice Crisippo il quale, ricorrendo a delle similitudini, afferma che ogni creatura è più apprezzabile quando ha raggiunto il suo pieno sviluppo (che cioè, tanto per fare degli esempi, un cavallo è preferibile ad un puledro, un cane ad un cucciolo, [39] un uomo ad un bambino) e che, parimenti, poiché ciò che di buono si trova nel mondo deve consistere in qualcosa di assolutamente compiuto e realizzato; poiché, d'altra parte, nulla vi è di superiore al mondo, nulla di più apprezzabile della virtù, anche la virtù è propria del mondo. La natura umana non è affatto perfetta, eppure si attua in essa la virtù: quanto più facilmente si attuerà allora nel mondo, e se le virtù nel mondo, esso è sapiente e, conseguentemente, divino. XV Una volta accertata la divinità del mondo, questa stessa divinità dovremo attribuirla alle stelle che traggono origine dalla parte più mobile e più pura dell'etere: esse non sono contaminate da alcun altro elemento e sono in tutto calde e trasparenti sì che molto giustamente si afferma che siano dotate di vita, di sensibilità e di ragione. [40] E che le stelle siano totalmente costituite di fuoco risulterebbe, secondo Cleante, dalla testimonianza di due organi dei senso, il tatto e la vista. Sta di fatto che il caldo splendore del sole supera quello di ogni altro fuoco come è naturale che avvenga per un corpo luminoso che diffonde per così largo spazio la sua luce nell'immensità dell'universo ed al tatto il suo calore non solo riscalda ma anche brucia: effetti questi che non si verificherebbero se il sole non fosse composto di fuoco. " Se dunque il sole è composto di fuoco - conclude a questo punto Cleante - ed e alimentato dai vapori che esalano dall'Oceano (che nessun fuoco potrebbe conservarsi se non alimentato da qualche parte) bisogna che quel fuoco sia simile o a quello dì cui noi ci serviamo di solito per le necessità della vita o a quello contenuto negli esseri viventi.