Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 140-152

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 02, paragrafi 140-152 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARAGRAFI 140-152

[140] A provvidenza divina tanto diligente e tanto solerte molti altri fatti possono essere addotti da cui si comprende quanti straordinari benefici gli dèi abbiano concesso agli uomini. In primo luogo li vollero eretti e sollevati da terra perché potessero ricavare dalla visione del cielo la nozione della divinità. Gli uomini sono sorti dal grembo della terra non per popolarla ed abitarla, bensì per contemplare i fenomeni celesti, uno spettacolo che non riguarda nessun'altra specie vivente. Gli organi del senso, nunzi e messaggeri dei mondo esterno, sono stati mirabilmente strutturati e collocati nel capo, come in una cittadella, perché potessero esercitare nel modo migliore la loro funzione. Infattigli occhi, come vedette, occupano la posizione più elevata perché possano svolgere il loro compito sulla base di una amplissima prospettiva; [141] anche le orecchie sono state collocate sulla parte alta dei corpo dovendo esse percepire i suoni che tendono per natura ad innalzarsi; parimenti le narici, data la tendenza di tutti gli odori a dirigersi in su, trovano posto anch'esse nella zona superiore e poiché ad esse soprattutto spetta pronunciarsi sui cibi e sulle bevande la loro posizione e vicina a quella della bocca. Quanto al gusto, cui spetta di distinguere i vari alimenti di cui ci nutriamo, è collocato in quella parte della bocca in cui la natura ha posto l'apertura destinata al passaggio dei cibi e delle bevande. Il tatto, infine, è uniformemente distribuito in tutte le parti del corpo e ci permette di avvertire ogni sollecitazione e tutte le benché minime variazioni di caldo e di freddo. E come nelle loro costruzioni gli architetti mirano a tener lontano dalla vista dei padroni tutti quei rifiuti che potrebbero arrecare loro qualche disgusto, così la natura si è preoccupata di tener lontani simili effluvi dagli organi della sensazione. [142] Quale artista, al di fuori della natura, insuperabile nella sua perspicacia, avrebbe potuto porte tanta diligenza nella costruzione degli organi di senso? Innanzitutto ha rivestito e ricoperto gli occhi di membrane sottilissime, trasparenti e resistenti ad un tempo, sì da permettere alle immagini di filtrare e di fornire agli occhi un solido rivestimento. Gli occhi poi li ha costruiti mobili e scorrevoli per far sì che essi si liberassero se qualosa li nuocesse, e si volgessero facilmente dove volessero; l’organo della vista vero e proprio, che chiamano pupilla, è così piccolo che riesce ad evitare ogni particella nociva; e le palpebre, che sono la copertura degli occhi,morbidissime al tatto, non recano alla pupilla alcun danno, assai opportunamente adibite alla funzione di chiudere e di riaprire gli occhi e di impedire così che possano penetrarvi particelle estranee e si è altresì provveduto che questa operazione possa avvenire continuamente e con la massima celerità. [143] Le palpebre sono difese da una sorta di barriera di peli che serve ad impedire che qualcosa penetri negli occhi quando sono aperti e permette loro di riposare avvolti nelle loro guaine quando, venendo a mancare la necessità di usarli, si chiudono per il sonno. Inoltre gli occhi si trovano vantaggiosamente nascosti in apposite cavità e sonocinti da ogni lato da considerevoli prominenze. In primo luogo le sporgenze superiori, ricoperte dalle sopracciglia, arrestano il sudore fluente dal capo e dalla fronte; dal basso la difesa è esercitata dalle gote poste al di sotto degli occhi e leggermente sporgenti;quanto al naso costituisce una sorta di muro frapposto fra le due occhiaie. [144] Sempre aperto è l'organo dell'udito in quanto, anche quando dormiamo, ne abbiamo bisogno e subito ci svegliamo non appena giunge ad esso un suono. Segue un percorso flessuoso perché non vi si possa introdurre alcun oggetto, come invece avverrebbe se fosse semplice e diritto;si è provveduto che se qualche bestiolina cerchi di penetrarvi, nel cerume dell'orecchio inesorabilmente rimane invischiata. Quelle che chiamano orecchie sporgono al di fuori e servono a coprire e a proteggere l'organo dell'udito nonché ad impedire che i suoni scivolino via e si perdano prima di essere percepiti. Le aperture delle orecchie sono dure e rigide in quanto il suono ripercosso da corpi siffatti subisce un'amplificazione; così negli strumenti a corda l'amplificatore è costituito dal guscio di tartaruga o dal corno ed i suoni si fanno più intensi perché confinati in spazi chiusi e dal percorso tortuoso. [145] Allo stesso modo le narici, sempre aperte per provvedere alle varie necessità, sono strette all'apertura per evitare l'entrata di corpuscoli nocivi e sono sempre umide per difendersi dalla polvere e da molti altri inconvenienti. Ottimamente difeso è l'organo del gusto: chiuso nella bocca esercita convenientemente il suo ufficio e provvede a conservare la propria incolumità. Tutti gli organi di senso dell'uomo sono insomma superiori a quelli degli altri animali. In primo luogo vanno considerati gli occhi : nelle arti affidate al loro giudizio - come la pittura, la scultura, la cesellatura nonché l'arte di muoversi e di gestire - particolarmente sottile è la loro capacità di distinguere innumerevoli particolari e di valutarne la bellezza, l'ordinata disposizione e, per così dire, la proprietà delle forme e dei colorì; per non parlare di altri elementi ancora più importanti che essi riescono a discernere come la virtù, i vizi, l'animosità e la benevolenza, la gioia ed il dolore, la fortezza e l'ignavia, l'audacia e il timore. [146] Straordinariamente perspicace è anche la capacità di giudizio dell'orecchio che riesce a distinguere nel canto degli strumenti e delle voci le differenze di tono ed i vari tipi di suono quali il chiaro ed il cupo, il leggero e l'aspro, il grave e l'acuto, il flessibile ed il duro, distinzioni queste accessibili al solo orecchio dell'uomo. Importante è pure la capacità di giudizio dei vari organi dell'olfatto, del gusto e dei tatto. Per favorire e sviluppare tali sensazioni le arti sono più numerose anche di quanto io vorrei : basti pensare allo sviluppo della profumeria, della culinaria e dei cosmetici. [147] Chi non si accorge che l'anima dell'uomo e la sua mente, la sua ragione, la saggezza e la prudenza sono prodotti di un progetto divino, manca proprio delle facoltà di cui s'è detto. E' un argomento nel trattare il quale desidererei tanto che tu, caro Cotta, mi prestassi la tua eloquenza. Con quale competenza tratteresti quelle questioni mettendo in evidenza quanta intelligenza sia in noi e quale capacità di dedurre da determinate premesse determinate conseguenze con un solo atto del pensiero; da ciò naturalmente, giudichiamo che cosa discenda da ogni singola affermazione e di trarne la conclusione secondo ragione nonché di circoscrivere ogni singolo oggetto nell'ambito di una precisa definizione, da cui si comprende quanta forza abbia e quale sia(la scienza) rispetto alla quale neppure gli dèì possono vantare un bene più prezioso. Non poche sono le affermazioni che voi Accademici invalidate e togliete di mezzo in base al principio che senso ed intelletto devono cooperare alla percezione ecomprensione della realtà esterna; [148] e le arti che noi pratichiamo, in parte per le necessità della vita ed in parte per rendere più piacevole la nostra esistenza, nascono proprio dalla contrapposizione e dal confronto fra questi due elementi. Quanto a quella che voi chiamate " signora del mondo ", l'eloquenza, trattasi di un'arte davvero illustre e divina. Essa ci permette di apprendere ciò che ignoriamo e di insegnare agli altri ciò di cui siamo edotti: ad essa ricorriamo per esortare, per convincere, per consolare gli afflitti, per liberare dalla paura i timorosi, per umiliare i superbi e i facinorosi, per reprimere le passioni e i moti dell'ira; è opera sua l'averci uniti coi comune vincolo del diritto, delle leggi e della convivenza sociale e l'averci allontanati da una vita selvaggia ed animalesca. [149] Quanto impegno la natura abbia posto per dar modo all'eloquenza di esplicarsi non lo si crederebbe se la cosa non risultasse evidente ad una attenta considerazione. C'è innanzitutto la trachea che dai polmoni si spinge sino alla parte più interna della bocca e attraverso la quale la voce, che ha il suo fondamento nel pensiero, viene raccolta e diffusa. Nella bocca ha pure sede la lingua chiusa nella chiostra dei denti : a lei spetta il compito di regolare ed organizzare il flusso dis ordinato ed inarticolato della voce nonché quello di renderci i suoni chiari e distinti facendo forza sui denti e su altre parti della bocca; di qui l'uso da parte di quelli della nostra scuola di paragonare la lingua ad un plettro, i denti alle corde e le narici alle casse di risonanza che, durante l'esecuzione, riecheggiano i suoni emessi dalle corde. [150] Con quanta proprietà sono in grado di adempiere le loro funzioni e di quante arti sono ministre le mani che la natura ci ha dato. La contrazione e l'estensione delle dita, resa agevole dalla morbidezza dei collegamenti e delle articolazioni si esplica, comunque si muovano, senza la minima fatica. Appunto per questo la mano è adatta a dipingere, a modellare, a scolpire e a trar suoni dalle corde e dai flauti mediante l'applicazione delle dita. Ma oltre a queste attività aventi per scopo il diletto dell'uomo ci sono anche quelle che provvedono alle sue necessità: intendo qui riferirmi alla coltivazione dei campi, alla costruzione delle case, alla fabbricazione dei vestiti, siano essi tessuti o cuciti e a tutta in genere la lavorazione del bronzo e del ferro;orbene, da ciò si comprende che abbiamo conseguito proprio applicando le mani dei lavoratori alle scoperte del pensiero e alle osservazioni dei sensi tutti i risultatiche ci hanno permesso di vivere al riparo, ricoperti di vesti e al sicuro da insidie, di possedere città, muri, case, templi. [151] Inoltre l'attività dell'uomo, o meglio, delle sue mani, è in grado di fornire grande varietà ed abbondanza di cibi. Molti sono i prodotti dei campi dovuti alla mano dell'uomo che o vengono subito consumati o vengono messi ad invecchiare: ad essi si devono aggiungere gli animali terrestri, acquatici e forniti di ali di cui ci nutriamo dopo averli catturati od allevati. Sottoponendoli alla nostra volontà siamo anche riusciti ad adibire i quadrupedi al nostro trasporto e sfruttando la loro forza e velocità acquistiamo anche noi forza e velocità. Su determinati animali carichiamo i nostri pesi ed imponiamo dei gioghi, volgiamo a nostro vantaggio gli acutissimi sensi degli elefanti e la sagacità dei cani, strappiamo alla profondità della terra il ferro, metallo indispensabile alla coltivazione dei campi, scopriamo remotissime vene di rame, d'argento e d'oro utili ad un tempo ed adatte ad ornarci. Col taglio degli alberi crescenti allo stato selvaggio o che noi stessi abbiamo coltivati e del materiale che ne ricaviamo facciamo o legna da ardere, per cuocere i cibi e per riscaldarci, o legname da costruzione per proteggerci dalle intemperie. [152] Il legname è di grande utilità anche per la costruzione delle navi che, con le loro traversate, fanno affluire da ogni parte grande abbondanza di prodotti indispensabili per la nostra esistenza. Solo noi uomini, grazie alla scienza della navigazione, siamo in grado di dominare e regolare elementi quali i mari ed i venti, che la natura ha dotato di straripante potenza, e innumerevoli sono i prodotti marini che abbiamo saputo sfruttare e volgere a nostro vantaggio. Parimenti di tutte le cose utili che vengono dalla terra l'uomo è signore incontrastato: è opera nostra lo sfruttamento dei monti e delle pianure, i fiumi ed i laghi sono in nostro potere, siamo noi che seminiamo i cereali, che piantiamo gli alberi, che fecondiamo i terreni con opere di canalizzazione e di irrigazione, che arrestiamo, che incanaliamo, che deviamo il corso dei fiumi, che ci sforziamo, in ultima analisi, di costituire in seno alla natura una specie di seconda natura.