Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 121-130

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 02; paragrafi 121-130 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARAGRAFI 121-130

[121] Quanta varietà di animali e della capacità che ciascuno possiede di conservarsi nei limiti della propria specie. Alcuni si ricoprono di cuoio, altri si vestono di pelli villose, altri ancora di ispidi mantelli di spine; alcuni li vediamo ricoperti di piume, altri di squame, e se per una parte di essi le corna rappresentano un'arma, per altri le ali sono il più sicuro mezzo con cui fuggire. A tutti gli animali poi la natura fornisce con larga abbondanza il nutrimento adatto a ciascuno. Potrei passare in rassegna il diligente ed accurato ordinamento delle varie parti in cui - in vista dell'ingestione ed assimilazione dei cibo - si articolano i corpi animati nonché la mirabile struttura delle loro membra. Ogni organo interno per caratteri e posizione è ispirato alla più assoluta funzionalità e tutto in esso concorre alla conservazione della vita. [122] La natura ha concesso alle fiere una sensibilità ed un istinto perché esse per l'una fossero naturalmente portate a desiderare i cibi ad esse congeniali ed in grazia dei secondo fossero in grado di distinguere ciò che nuoce da ciò che giova. E poi altri animali si accostano al cibo camminando, altri strisciando, altri volando, altri ancora a nuoto, e mentre una parte di essi mangia il cibo spalancando la bocca e afferrandolo coi denti, altri lo strappa con la forza delle unghie o servendosi di un becco adunco, altri succhiano, altri brucano, altri masticano, altri divorano. Ci sono animali la cui bassa statura permette loro di afferrare facilmente col muso il cibo sparso per terra. XLVIII [123] Altri di maggiore statura, come le oche, i cigni, le gru ed i cammelli traggono invece giovamento proprio dalla lunghezza dei collo; all'elefante infine fu concessa persino una mano in considerazione della difficoltà, per una creatura cosi mastodontica, di accostarsi al cibo. Quanto poi agli animali cui la natura ha destinato come cibo le carni di altri creature viventi sono dotati o di forza o di agilità nella corsa. Ad alcuni fu concessa anche una certa destrezza ed abilità particolare, come per esempio, vi sono dei ragni che tessono una rete affinchè uccidano se qualcosa vi si impiglia, altri stanno in agguato per poter afferrare alla sprovvista e distruggere qualsiasi creatura cada nella loro rete. Una grossa conchiglia bivalva, la pinna dei Greci, ha stretto con la minuscola squilla un’autentica società di mutuo aiuto per la conquista del cibo; è sufficiente che un minuscolo pesciolino capiti fra le valve aperte della prima perché questa, avvertita dalla squilla, chiuda l'incauto nella sua morsa: così due animali diversissimi cooperano insieme per procurarsi il nutrimento; [124] lasciandoci stupiti ed incerti se alla base di tale collaborazione ci sia stato un reciproco accordo o una diretta azione della natura esercitata fin dalle origini. Costituiscono per noi motivo di meraviglia anche quegli animali che pur vivendo nell'acqua risultano nati sulla terra ferma, come i coccodrilli, le tartarughe fluviali e a taluni serpenti nati fuor d'acqua che, non appena possono reggersi, cercano il liquido elemento. Spesso facciamo covare alle galline uova di anatre e non appena le uova si schiudono sono le galline, che le hanno covate e fatte maturare, a prendersi cura dell'allevamento dei piccoli; in seguito però questi le abbandonano e si sottraggono alle loro cure non appena è dato ad essi di vedere la loro naturale dimora, l'acqua: tanta è la forza dell'istinto di conservazione instillato negli animali dalla natura. XLIX Ho anche letto di un uccello, detto platalea, che si procurerebbe il cibo facendo impeto contro quei volatili che sono soliti tuffarsi in mare; la sua tattica sarebbe quella di attendere che uno di questi uccelli riemerga dai flutti con un pesce nel becco per costringerlo, a furia di beccate sul capo, a lasciare a lui la preda. Del medesimo uccello si racconta anche che inghiottirebbe conchiglie intere e le rivomiterebbe al momento della digestione trattenendo così le parti mangiabili. [125] Delle rane marine si narra che, ricoperte di sabbia, si muovono a fior d'acqua per attirare i pesci a guis a di esca e per subito ucciderli al loro accostarsi e cibarsene. V'è una sorta di naturale ostilità fra il nibbio ed il corvo sì che, non appena l'uno trova le uova dell'altro subito le distrugge. E chi non resta strabiliato di fronte a questo( raccontato da Aristotele, autore di gran parte di consimili osservazioni) : le gru, quando attraversano i mari alla ricerca di luoghi più caldi, si dispongono a forma di triangolo; il vertice anteriore ha la funzione di aprire il cammino fendendo l'aria che si oppone al volo, mentre le gru disposte sui due lati, battendo le ali a guisa di remi, sollevano sempre più in alto lo stormo; la base del triangolo, infine, che le gru stesse disegnano nell'aria, riceve a sua volta una spinta dai venti spiranti, per così dire, da poppa; quest'ultimo gruppo appoggiano il collo ed il capo sul dorso di quelle che volano innanzi a loro; poiché quella che guida lo stormo non può fare ciò in quanto non ha nulla su cui appoggiarsi, si volge verso le posizioni arretrate per riposarsi ed è subito sostituita da una delle gru che hanno già fruito del riposo, e così via per tutto il corso del viaggio. [126] Potrei addurre molti altri esempi consimili ma il concetto generale è chiaro. Ancora più note del resto sono le tecniche con cui gli animali provvedono alla propria sicurezza, la circospezione con cui si accostano al cibo e cercano di nascondersi nelle loro tane. L Altrettanto sorprendente è la constatazione che i cani si curano coi vomito e l'ibis egiziana raggiunge lo stesso scopo purgandosi il ventre secondo una tecnica cui l'inventiva dei nostri medici è giunta solo di recente, qualche generazione prima della nostra. Ho sentito che le pantere, che le genti barbariche sogliono catturare ricorrendo a carni avvelenate, conoscerebbero un antidoto cui ricorrere per evitare la morte; si dice anche che a Creta le capre selvatiche, quando sì sentono trafitte da frecce avvelenate, vanno subito alla ricerca di un'erba detta dittamo che, una volta gustata, farebbe cadere le frecce dal corpo; [127] le cerve, poco prima dei parto, ricorrono, per purificarsi, ad una minuscola pianticella che chiamano seseli. Evidenti sono anche i mezzi di cui ciascun animale si serve come difesa contro il pericolo dell'altrui violenza: il toro delle corna, il cinghiale dei denti, il leone delle mascelle; altri cercano salvezza nella fuga, altri ancora nascondendosi; per respingere gli assalitori le seppie secernono un liquido nerastro, le torpedini li addormentano e non pochi animali non si peritano di emettere un odore sgradevole e repellente LI Per assicurare eterna bellezza all’ordine del cosmo la provvidenza divina si è attivamente preoccupata di perpetuare le varie specie di animali, delle piante e di tutte le creature di cui la terra trattiene le radici; queste ultime posseggono tutte, racchiusa nel loro seme, la capacità di generare ciascuna una pluralità di individui. E questo seme è a sua volta custodito nella parte più interna di quelle bacche che vengono prodotte a profusione e che servono ad un tempo a nutrire in gran copia gli uomini e a riempire la terra di consimile vegetazione. [128] E che dire poi della studiata predisposizione di ogni animale a perpetuare la propria specie? Innanzitutto ci sono alcuni di genere maschile, altri di genere femminile, che null'altro è se non un espediente creato dalla natura proprio per assicurare tale Perpetuazione, e determinate parti del corpo sono state appositamente predisposte per la generazione ed il concepimento e che sia nel maschio sia nella femmina c'è l'irresistibile tendenza al congiungimento dei corpi; una volta poi che il seme ha raggiunto la sua sede naturale chiama a sé quasi tutto il cibo e stipandolo tutto attorno crea il nuovo essere; quando questo si libera ed esce dal grembo materno quasi tutto il cibo ingerito dalla madre -intendo qui riferirmi all'ordine dei mammiferi - incomincia a trasformarsi in latte ed i piccoli neonati senza che alcuno intervenga ad istruirli, per solo istinto naturale, si attaccano alle mammelle e ne succhiano abbondante nutrimento. A provare che in ciò non v'è nulla di fortuito, ma tutto è opera di una provvida ed industre natura basti la constatazione che animali molto prolifici, come cani e maiali, risultano dotati di un gran numero di mammelle mentre molto inferiore ne è il numero in quegli animali che generano solo qualche piccolo alla volta. [129] E non parliamo poi dell'amore con cui le bestie allevano e custodiscono le loro creature fino al momento in cui siano in grado di difendersi da sole. Soltanto dei pesci si dice che abbandonino le uova una volta deposte: ma in questo caso c'è l'acqua a sostenere le uova e a facilitare l'uscita dei piccoli. LII Delle testuggini e dei coccodrilli si dice che seppelliscano le uova non appena deposte sulla terra per subito allontanarsene sì che i piccoli nascono e si nutrono per proprio conto. Quanto alle galline ed agli altri uccelli cercano, per generare, un luogo tranquillo, si costruiscono un nido come dimora e si sforzano di renderlo soffice quanto più possibile per preservare nel miglior modo le uova; usciti che siano i piccoli dal guscio se ne prendono cura riscaldandoli con le loro ali perché non abbiano a patire il freddo e facendo scudo col loro corpo se il calore solare è eccessivo; quando giunge il momento in cui sono in grado di fare uso delle loro alucce le madri ne accompagnano il volo e si liberano così di ogni residua preoccupazione. [130] Alla conservazione e preservazione di taluni animali e di talune piante contribuisce anche l'attiva cura dell'uomo. Vi sono infatti degli animali e delle piante che senza il nostro intervento non potrebbero sopravvivere. Inoltre le varie regioni offrono ciascuna particolari e sostanziali vantaggi per una proficua coltivazione dei terreno da parte dell'uomo. Il Nilo allaga l'Egitto e dopo averlo tenuto sommerso per una intera estate se ne allontana e lascia il terreno, cosi ammorbidito e concimato, pronto per la semina. La Mesopotamia deve la sua fertilità all'Eufrate che si può dire introduca ogni anno in quella regione nuovi campi coltivabili. L'Indo, il più grande di tutti i fiumi, non si limita ad ammorbidire e a concimare i campi con le sue acque, ma provvede anche a seminarli, se è vero che, a quanto si dice, trascina con sé gran quantità di semi di cereali.