Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 81-89

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01, paragrafi 81-89 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 81-89

[81] E che farai, Velleio, se risulterà falsa anche l'altra tua affermazione, che cioè la figura umana si presenta a noi quando pensiamo agli dèi; continuerai a sostenere codeste tue assurde teorie? Forse a noi capita proprio come dici tu: fin da ragazzi abbiamo imparato a conoscere Giove, Giunone, Minerva, Nettuno, Vulcano, Apollo e gli altri dèi con quell'aspetto col quale vollero raffigurarli i pittori e gli scultori, e non solo col peculiare aspetto di ciascuno ma anche con i particolari ornamenti, con la medesima età, con le identiche vesti. Ma ciò non vale né per gli Egiziani, né per i Siri né per tutti o quasi gli altri popoli barbarici; presso di loro potresti trovare una fede in determinati animali assai più salda della nostra venerazione per i templi e per le statue piú sacre. [82] Abbiamo visto molti templi spogliati e molte statue di dèi strappate ai santuari più venerandi per mano di nostri correligionari ma non s'è mai udito dire che un egiziano abbia offeso, sia pure a parole, un coccodrillo, un'ibis o un gatto. Orbene, che cosa pensi che Api, il famoso bue sacro degli Egiziani, non è forse per essi un dio? Certo lo è non meno che, per voi, la vostra famosa Sospita che tu non vedi mai, neppure in sogno, se non coi caratteristico piede caprino, armata di asta e di scudetto, calzata con le tipiche scarpette a becco. Eppure non è questo l'aspetto né di Giunone Argiva né della Giunone Romana. Altro è dunque l'aspetto di Giunone per i Lanuvini, altro per gli Argivi, altro per noi. E il nostro Giove Capitolino non è lo stesso che, per gli Africani, il loro Giove Ammone. XXX [83] Non è forse una vergogna che uno studioso della natura che, a guisa di cacciatore, ne va esplorando ed inseguendo i segreti, voglia ricavare una sicura testimonianza della verità proprio dall'animo umano, tutto imbevuto di inveterati pregiudizi? Procedendo di questo passo ci sentiremo in diritto di asserire che Giove porta sempre la barba, che Apollo ne è sempre privo, che gli occhi di Minerva sono verdi mentre azzurri sono quelli di Nettuno. E poi ad Atene ammiriamo una statua di Vulcano scolpita da Alcamene, una figura eretta e drappeggiata che tradisce un'andatura leggermente claudicante non priva di grazia. Di qui l'uso di considerare zoppa questa divinità perché la tradizione ce l'ha rappresentata così. E dimmi ancora, gli dèi hanno quegli stessi nomi coi quali noi siamo soliti nominarli? [84] No di certo ché, in primo luogo, tanti sono i nomi degli dèi quante sono le lingue parlate dagli uomini; tu, dovunque ti rechi, sei sempre Velleio, ma Vulcano ha nomi diversi a seconda che ci si trovi in Italia, in Africa o in Spagna. Inoltre il numero complessivo dei nomi divini non è grande neppure nei nostri libri pontificali ma infinito è quello degli dèi. Dovremo dunque pensare che non abbiano nome? A questa conclusione dovete necessariamente arrivare, visto che non ha alcun senso una pluralità di nomi data l'identità dell'ápetto. Come sarebbe stato meglio, Velleio caro, confessare la tua ignoranza piuttosto che disgustarci con codeste tue ciarle facendo, nel contempo, torto a te stesso! Credi davvero che la divinità sia simile a me o a te? Certamente non lo credi neppure tu. " Ma allora " obietterai tu " dovrò considerare divino il sole o la luna o il cielo? In tal caso, bisognerà ritenere che vivano felici; ma quali mai saranno i piaceri di cui godranno? E pure sapienti; ma come può albergare la sapienza in esseri inanimati? " Queste sono le vostre argomentazioni. [85] Quindi - aggiungerò io - visto che gli dèi non hanno né aspetto umano, come ti ho dimostrato, né alcun altro aspetto del tipo di quelli esposti, come è tua convinzione, perché esiti a negarne l'esistenza? Non ne hai il coraggio. Ed in questo dimostri buon senso, benché, a dire il vero, quella che tu temi a questo riguardo non è la reazione popolare, bensì la stessa divinità. Ho conosciuto degli epicurei che veneravano anche le più piccole statue: nonostante la diffusa opinione che Epicuro a parole abbia conservato la credenza negli dèi per non essere messo sotto accusa dagli Ateniesi, ma di fatto li abbia definitivamente tolti di mezzo! Appunto per questo, io penso, nella raccolta di brevi aforismi che voi chiamate kurias doxas, il primo è occupato da questa affermazione: " ciò che è felice e immortale non soffre né arreca ad altri alcuna molestia "; secondo alcuni siffatta formulazione - dovuta in realtà ad imperizia linguistica - sarebbe intenzionale: ma è un ingiusto sospetto rivolto ad un uomo affatto privo di malizia. XXXI In siffatta formulazione così esposta ci sono quelli che pensano che sarebbe intenzionale il fatto che quello abbia fatto ciò per non sapersi esprimere chiaramente ma è un ingiusto sospetto rivolto ad un uomo affatto privo di malizia. [86] Non è ben chiaro infatti se egli affermi che esiste un essere felice ed immortale o si limiti a dire che, posto che tale essere esista, sia quale egli lo immagini. Non comprendono costoro che, se in questo passo Epicuro si è espresso in modo ambiguo, in altri passi sia lo stesso Epicuro, sia Metrodoro espongono l'argomento con la stessa chiarezza con la quale ti sei espresso tu poco fa. Egli, cioè, crede veramente negli dèi e io non ho mai visto nessuno che, più di lui, temesse quelle cose che egli sosteneva non doversi temere, voglio dire gli dèi e la morte. Gli uomini comuni non sono troppo scossi da terrori del genere, invece, quello proclama che ne sarebbero sconvolte le menti di tutti i mortali! Quanti omicidi si compiono con la prospettiva della morte, altri che saccheggiano i templi di tutto quello che sono in grado; credo che ai primi terrorizzi loro il timore della morte e a questi invece il timore della religione. [87] Ma poiché non hai il coraggio di negare gli dèi (e qui mi rivolgo direttamente ad Epicuro) che ti impedisce di annoverare fra gli dèi il sole o il mondo o una forma di intelligenza dotata di vita immortale? Mi obietterai che non s'è mai vista un'anima dotata di volontà e di ragione albergare in un corpo diverso da quello umano; hai mai visto qualcosa di simile al sole, alla luna od ai cinque pianeti? Il sole contenendo il suo movimento nello spazio limitato dai due punti estremi di un'orbita compie il suo corso annuale; la luna, illuminata dai raggi solari, compie lo stesso percorso nel giro di un mese; i cinque pianeti seguendo la stessa orbita gli uni più lontano, gli altri più vicino alla terra, pur muovendo dagli stessi punti di partenza, percorrono le stesse distanze in tempi diversi; forse che tu, Epicuro, hai visto altri corpi simili a questi? [88] Non ci sia allora il sole, la luna e le stelle se esiste solo ciò che vediamo e tocchiamo! E Dio l'hai mai visto tu? Perché allora credi che esista? Si tolgano dì mezzo tutte le nuove conoscenze che la storia e la scienza ci hanno fornito. Avremo così il bel risultato che gli abitanti dell'entroterra negheranno l'esistenza del mare! E i confini del nostro pensiero sono così stretti che, se tu fossi nato a Serifo e non ti fossi mai allontanato dall'isola ed ivi ti fosse spesso capitato di vedere leprotti e volpacchiotti, dovresti essere in diritto di non credere nell'esistenza dei leoni e delle pantere, quand'anche te ne fosse descritto l'aspetto, e dovresti ritenere che ci si prenda gioco di te sentendo parlare dell'elefante! XXXII [89] Quanto a te, Velleio, hai concluso la tua dimostrazione non secondo l'uso epicureo bensì secondo i moduli della dialettica che quelli della tua scuola non conoscono affatto. Hai incominciato col dire che gli dèi sono felici, e su questo siamo d'accordo. Hai poi detto che nessuno può essere felice senza virtù, ed anche questo te lo concediamo e anche volentieri, ma hai anche detto che la virtù è indissolubile dalla razionalità, e si deve ammettere che anche questa affermazione è opportuna. Aggiungi però che la ragione non può albergare che in un essere dall'aspetto umano. Ora, chi pensi ti concederebbe un’affermazione del genere? Se fosse così, che ragione c'era perché tu procedessi per gradi fino a questa conclusione? Avresti avuto tutto il diritto di darla senz'altro per dimostrata. Come è allora questo tuo procedimento.