Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 61-70

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01, paragrafi 61-70 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 61-70

[61] Ma il tuo Epicuro (con lui preferisco discutere piuttosto che con te) quale affermazione ha fatto che avesse, non dico dignità filosofica, ma almeno un minimo di comune buonsenso? Nella nostra questione relativa agli dèi il primo interrogativo che si presenta è quello relativo alla loro esistenza. " E' difficile negarla ". Io te ne do atto, se questa domanda sia rivolta in una pubblica assemblea, ma in una conversazione privata come questa e fra persone come noi non c'è invece nulla di piú facile. lo stesso come pontefice che penso che le cerimonie e le pratiche religiose in uso presso il popolo vadano osservate col massimo scrupolo, vorrei tanto potermi convincere di questa prima verità, che cioè gli dèi esistono, non soltanto con la fede ma anche con prove razionali. Purtroppo accadono molti fenomeni sconcertanti che sembrano escluderne l'esistenza. [62] Ma guarda quanto discuterò in maniera liberale con te: lascerò da parte tutte le convinzioni che voi avete in comune con le altre scuole, come questa stessa;siamo tutti d'accordo, ed io per primo, che gli dèi esistono e perciò non faccio obiezioni. Perciò non mi oppongo: non ritengo sufficientemente solida la spiegazione da te addotta al riguardo. XXIII Tu hai detto che il consenso di tutti ipopoli e di tutte le nazioni è un valido argomento per indurci ad ammettere l'esistenza degli dèi. Orbene, questa affermazione è ad un tempo superficiale e falsa. In primo luogo che sai tu di ciò che pensano glialtri popoli? Per quanto mi concerne ritengo che esistano popoli talmente immersi nella barbarie da non sospettare minimamente l'esistenza degli dèi. [63] E che dire poi di Diagora, detto l'Ateo, e, in epoca più recente, di Teodoro, forse non hanno f apertamente negata l'esistenza della divinità? Allora Protagora di Abdera di cui anche tu hai or ora fatta menzione e che fu senza dubbio il più grande fra i sofisti del suo tempo, poiché aveva posto una frase all'inizio di un suo libro “degli dèi non saprei dire né se esistono né se non esistono”, per ordine degli Ateniesi fu esiliato dalla città e dal suo territorio e le sue opere furono bruciate in pubblico;orbene, io ritengo che molti si trattennero dal concordare con questa opinione, proprio perché anche il solo dubbio su questo argomento non sarebbe potuto sfuggire ad una sanzione. Che dire poi dei sacrileghi, degli empi e degli spergiuri? “Se mai un Lucio Tubulo,se un Lupo o un Carbone o un figlio di Nettuno”,per citare le parole di Lucilio, avesse creduto negli dèi, si sarebbe forse macchiato di tanti spergiuri e di tante turpitudini? [64] Il procedimento da voi seguito per dimostrare la vostra tesi non ha dunque quella forza probante che apparentemente sembra offrire. Ma poiché questo argomento è comune anche ad altri filosofi, per ora lo lascerò da parte;preferisco invece passare all'esame alle tesi della vostra scuola. [65] Ammetto che esistono gli dèi; ma tu spiegami allora quale ne sia l'origine, dove dimorino, quale sia il loro rivestimento corporeo, quale la loro anima, quale il loro sistema di vita; è questo ciò che desidero sapere. Per ogni questione tu ricorri al libero mondo degli atomi ed immagini che da essi derivi tutto ciò che, come si suoi dire, capita sulla terra. Ma, innanzitutto gli atomi non esistono. Non v'è nulla infatti, * * che manchi di rivestimento corporeo. Ogni spazio è stipato di materia e non vi può essere pertanto nulla di vuoto né di indivisibile. XXIV [66] Queste che ti vengo esponendo sono le divinazioni dei nostri filosofi naturali; se esse siano vere o false nonsaprei dire, ma certo sono più probabili delle vostre. Quanto poi alle disastrose teorie di Democrito, o anche del suo predecessore Leucippo, secondo le quali esisterebbero delle sottili particelle di cui alcune ruvide, altre rotonde, altre ancora fornite di spigoli o con superficie ricurva e recanti una sorta di uncini e da esse deriverebbero il cielo e la terra non in forza di un impulso naturale ma in seguito al loro fortuito incontro, tu, Gaio Velleio, hai recato in te fino ad ora questa dottrina e sarebbe più facile distoglierti dalla vita che dalla fedeltà a codesto tuo maestro;così è che tu hai deciso di essere epicureo prima ancora di conoscere queste dottrine e ti sei quindi trovato nella necessità o di accettare ed aderire a questi spropositi o di rinunciare al nome della scuola da te adottata. [67] Che ci perderesti a smettere di essere epicureo? "Nulla m'indurrà a rinunciare " mi risponderai " alla norma che permette una vita felice e al possesso della verità ". Sarebbe questa dunque la verità? Non faccio obiezioni circa la felicità che tu non riconosci neppure in un dio se non a condizione che languisca nell'ozio. Ma dov'è questa verità? Penso negli innumerevoli mondi che ad ogni istante nascono o muoiono; o, forse, nelle particelle indivisibili che senzaalcuna guida da parte della natura e senza il minimo principio razionale costruiscono opere così eccelse? Ma mi avvedo di aver messo alquanto da parte la longanimità che avevo cominciato ad usare nei tuoi riguardi e che sto esorbitando dall'argomento. Ammetterò dunque che ogni cosa è composta di atomi, ma questo che ha a che fare con il nostro argomento? [68] Il problema verte sulla natura degli dei. Ammettiamo per un momento che essi siano composti di atomi; ne risulterà che essi non sono eterni. Ogni composto atomico, infatti, nasce nel tempo; e se essi sono nati, non esistevano dèi prima della loro nascita; e se gli dèi hanno avuto un principio dovranno necessariamente avere anche una fine, cometu poco fa dicevi a proposito del mondo immaginato da Platone. Dove è andata a finire la felicità e l'eternità, i due termini coi quali voi designate l'essere divino? Nel tentativo di raggiungere questo risultato cadete in un roveto. Che questo tu dicevi, che in un dio non v'è corpo ma una sembianza di corpo, non sangue ma una sembianza di sangue. XXV [69] Fate spesso questo, che, ogni qualvolta che dite affermazioni prive di verosimiglianza e desiderate evitare le critiche, mettete avanti qualcosa che non può assolutamente essere possibile che siano veri, sí che sarebbe stato preferibile cedere sull'oggetto del dissenso piuttosto che sostenere il proprio punto con tanta petulante sicurezza. Ad esempio Epicuro, quando si avvede che, se gli atomi sono attratti verso il basso sotto l'impulso del loro peso, toglie all'uomo ogni possibilità di autodeterminazione data l'ineluttabile necessità dei loro movimento, ricorre ad uno stratagemma che anche Democrito si era guardato bene dall'adottare: afferma, cioè, che gli atomi, pur muovendosi verticalmente verso il basso in linea retta, subiscono leggere deviazioni. [70] Ma sostenere questo è assai peggio che mostrarsi incapace di difendere le proprie posizioni. Identico il tono delle sue polemiche contro i dialettici;essendo noto che in ogni proposizione disgiuntiva del tipo " o è o non è " uno dei due termini deve essere vero, temette che se una frase fosse stata così concepita " domani Epicuro sarà in vita o non sarà in vita " una delle due affermazioni dovesse necessariamente essere vera: negò all'intera espressione il carattere della necessità;che cosa cipuo essere vi può essere di più insensato? Arcesilao soleva rimproverare a Zenone di considerate falsi solo alcuni e non tutti i dati della sensazione contro la sua negazione totale; Epicuro temeva che la falsità di un solo dato compromettesse la validità di tutti gli altri: considerò i sensi in blocco come i fedeli messaggeri dei vero. Ed in questo si mostra tutt'altro che abile - : per schivare un colpo leggero si espone ad uno assai più forte.