Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 51-60

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01, paragrafi 51-60 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 51-60

[51] Ebbene, essa sarà tale che nulla si possa immaginare di più felice e di più ricco di ogni bene. Un dio è del tutto inattivo, non è impegnato in alcuna occupazione, non attende ad alcun lavoro, gode della sua saggezza e della suavirtù, ha la fondata certezza di fruire per sempre di grandissimi ed inestinguibili piaceri. XX [52] Questo dio potremmo chiamare felice nel vero senso dei termine, non già il vostro che è ciò che di piùsofferente si possa immaginare. Se si accetta infatti la tesi dell'identificazione della divinità coi mondo, nulla v'è dimeno tranquillo di quel continuo ruotare a straordinaria velocità attorno all'asse del cielo senza il benché minimoarresto: nessun essere è felice se non è tranquillo; se invece v'è una divinità immanente che regge e governa le cose, che regola secondo leggi costanti il corso degli astri, l'avvicendarsi delle stagioni e l'ordinato procedere degli eventi che,tenendo sotto il suo vigile sguardo i mari e le terre, provvede a soddisfare le esigenze vitali dell'umanità, ben faticose eseccanti saranno le faccende nelle quali si troverà invischiata. [53] Noi, per quanto ci concerne, poniamo la felicità nella serenità dello spirito e nella libertà da ogni impegno. Colui che ci ammaestrò in tutto il resto ci ha anche insegnato che il mondo si è costituito per opera della natura senzache fosse necessaria una esecuzione ispirata ad un preciso progetto e con la stessa sicurezza con la quale voi negate che ciò possa essere avvenuto senza la solerte cura della divinità, egli afferma che assai agevolmente la natura ha creato,continua a creare e creerà in futuro innumerevoli mondi. Voi invece non riuscite a rendervi ragione di come la natura possa operare ciò senza la guida di una mente direttiva e, allo stesso modo dei poeti tragici, non riuscendo a dare unasoluzione plausibile dello scioglimento del vostro dramma, ricorrete alla divinità. [54] Ma certo voi non sentireste la mancanza del suo intervento se riusciste ad intuire la immensa ed infinita estensione dello spazio in ogni direzione, immergendosi e profondendosi nella quale il nostro spirito può continuare apercorrerla in ogni senso senza mai trovare un punto al quale arrestarsi. In questa immensità, dunque, che si protendeall'infinito in tutte le possibili dimensioni, si aggira una quantità illimitata di innumerevoli atomi che, sebbene separatidal vuoto, si uniscono fra loro e, collegandosi l'uno all'altro, costituiscono delle masse continue; nascono così quelle forme, quelle figure degli oggetti che, a vostro parere, non potrebbero essersi costituite senza l'ausilio di mantici e di incudini. Cosí avete imposto sul nostro capo un eterno padrone, perenne oggetto di timore sia di giorno che di notte. Come non temere un dio sempre affaccendato ed occupato che a tutto provvede, che atutto pensa, che di tutto si accorge e che ritiene ogni cosa di sua pertinenza? [55] Di qui trasse la sua prima origine quel concetto di necessità fatale che voi chiamate heimarmenen, secondo ilquale affermate che ogni evento trae origine da una realtà eterna e da una serie ininterrotta di cause. Ma quale valore assegnare ad una filosofia come questa alle quali solo le vecchierelle, ed ignoranti(danno retta), per giunta che sostiene che ogni cosa avviene per volere del fato. E non parliamo poi della vostra mantike, o divinazione,come si dice in latino, se vi dessimo ascolto su questo punto ci troveremmo pervasi da una tale superstizione da sentirci in dovere divenerare gli aruspici, gli indovini i venditori di oracoli, gli interpreti di sogni. [56] Ma Epicuro ci ha liberati ed affrancati da questi terrori e non siamo più portati a temere degli esseri che, benlo sappiamo, né vanno in cerca di affanni per se stessi né ne procurano agli altri e continuiamo a venerare la loro natura eccelsa e trascendente. Ma temo che l'entusiasmo mi abbia fatto parlare troppo a lungo. Del resto era difficile lasciare a mezzo una trattazione così vasta ed importante, benché, a dire il vero, mio compito non fosse tanto quello di parlate quanto quello di ascoltare" XXI [57] A questo punto Cotta, amichevolmente, comr era solito,XXI [57] A questo punto Cotta, amichevolmente, comr era solito," eppure - intervenne - o Velleio, se non avessi detto tu qualcosa, nulla avresti potuto udire da me con giudizio. Di solito non mi vengono tanto facilmente in mente le ragioni per cui qualcosa sia vero, quanto il motivo per cui è falso; ciò mi capita spesso e l'ho provato anche mentre ti stavo ascoltando. Se mi chiedessi quale consideri essere la sostanza degli dèi, forse non ti risponderei; ma se volessi conoscere il mio parere sulla tua, ti direi che nulla mi sembra meno accettabile. Prima però di passare all'esame delle tue affermazioni che sono state discusse date vorrei esprimerti il mio pensiero sulla tua persona. [58] Spesso mi sembra di aver sentito sostenere da quel tuo amico Lucio Crasso che tu sopravanzavi tutti gli altri togati insieme a te, ma che pochi fra i Greci Epicurei con te erano degni di starti a paro, poichè comprendevo che grandemente eri stimato da quello,ero convinto che esagerasse per eccesso di benevolenza. Ora però - benché mi faccia paura lodare una persona presente – penso che hai trattato con estrema chiarezza una tesi difficile ed oscura e non solo con abbondanza di argomentazioni ma anche con un linguaggio piú forbito di quello in uso nella vostra scuola. [59] Mentro ero ad Atene, mi recavo piuttosto spesso alle lezioni di Zenone, quello che il nostro Filone chiamava "corifeo" degli epicurei, ed era lo stesso Filone a consigliarmi di ascoltarlo, forse - così io penso -perché comprendessi meglio con quanta facilità si potessero confutare quelle dottrine dopo che le avessi ricevute dal caposcuola degli epicurei. Orbene, il suo modo di esporre non era quello dei più, ma era come il tuo: preciso, pacato ed elegante. Ma quello che mi mi accadeva spesso abitualmente in quel convegno, nell'ascoltare te lo stesso è accaduto che non riuscivo a concepire che un così fervido ingegno (spero che mi perdonerai questa libertà) si perdesse in tali ingenuità, per non dire sciocchezze. [60] Non che io abbia in questo momento da proporre qualcosa di meglio. Come ho già detto in ogni questione, esoprattutto nel campo della filosofia naturale, mi riesce più facile demolire che costruire un sistema. XXII Tu potresti chiedere che cosa e quale sia la divinità: potrei rifarmi all'autorità di Simonide, di cui si narra che, avendogli il tiranno lerone rivolta questa stessa domanda, chiedesse un giorno per riflettere. Ma il giorno successivo, di fronte alla stessa richiesta, ne chiese due; ed in seguito, perché continuava a chiedere proroghe sempre piú ampie, meravigliato lerone volle conoscere la ragione di un simile comportamento, e Simonide: " quanto piú a lungo ci rifletto sopra " - rispose - " tanto piú la questione mi si fa oscura ". Ma Simonide - che, come tutti sanno, non fu solo un delicato poeta, ma anche un uomo di profonda e varia cultura - finì col dubitare di ogni verità proprio perché svariate ed acute soluzioni si succedevano nel suo spirito senza che riuscisse a stabilire quale fosse la più vera.