Traduzione De natura deorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 01-10

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01, paragrafi 01-10 dell'opera De natura deorum di Cicerone

DE NATURA DEORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 01-10

I [1] Come tu ben sai, o Bruto,se nel campo della filosofia molti problemi non sono ancora stati sufficientemente approfonditi, ancor più complesso e oscuro si presenta quello relativo alla natura della divinità; la cui questione, sia per il riconoscimento dellanima umana, è indispensabile per dare un indirizzo allavita religiosa. Tanto varie e discordanti sono le opinioni dei piú eminenti studiosi su questo argomento che devono costituire una solida prova al principio secondo il quale lo stimolo e il fondamento allattività speculativa sarebbe la mancanza di cognizioni sicure, sicchè gli Accademici prudentemente si guardano dallaccosentire su questione senza fondamento. Che cosa v'è di più sconveniente dell'avventatezza, che cosa di più sconsiderato e di piú alieno dalla dignità e dalla serietà di un pensatore che il coltivare false opinioni o il sostenere con sicurezza ciò che non è ancora stato adeguatamente compreso e ponderato? [2] Come appunto, nella nostra questione, se la maggior parte pensano che gli dei esistono (il che è estremamente verosimile e tutti siamo portati a tale conclusione guidati dalla natura), Protagoraesprime qualche dubbio, Diagora di Melo e Teodoro di Cirene, ritengono che gli dei non esistano affatto. Ma anche coloro che affermano che gli dei esistono, sostengono teorie tanto diverse e contrastanti che sarebbe troppo lungo enumerarle tutte. Molto si discute sull'aspetto esteriore degli dei, sul luogo e sulla loro dimora, nonché sul genere di vita, ed estremamente divergenti sono al riguardo le tesi dei vari filosofi;ma in verità il punto della questione, sul quale soprattutto cè grande discordia , è se gli dèi se ne stiano inattivi, se si preoccupano di niente e se se ne stanno lontano dal governo dell'universo, o se, al contrario da essi sin dal principio sia stata creata e organizzata ogni cosa, e che tutto per tutta leternità sia stato governato e organizzato (da loro),e se tale questione non viene risolta, l'umanità è destinata inevitabilmente a dibattersi in uno stato di estrema confusione e di totale ignoranza. II [3] Vi sono oggi e vi sono stati dei filosofi che hanno negato nel modo più assoluto ogni intervento degli dei nelle vicende umane. Ma se la loro opinione è nel vero, che significato potrà mai avere la pietà, la devozione,la pratica religiosa? Così si devono offrire alla maestà degli dei questi tributi in maniera pura e incontaminata, solo se da questi sono considerati e se qulcosa viene dato in cambio dagli dei al genere umano; ma se gli dèi non possono e non vogliono aiutarci, se non si interessano affatto di noi e non si accorgono di ciò che facciamo, e se non è possibile che qualcosa possa trasmettersi da loro alla vita degli uomini, che ragione v'è di offrire agli dei opere di culto, onori e preghiere? Come le restanti virtù e ugualmente la pietà non possono presentarsi con le false sembianze della simulazione, la cui eliminazione comporta necessariamente con sé quella di ogni devozione e pratica religiosa, soppresse le quali segue il disordine della vita e una grande confusione; [4] e so bene che, una volta tolta di mezzo la pietà verso gli dei, scompaia insieme anche ogni lealtà e la comunione del genere umano e quella che è la più eccelsa fra le virtù, la giustizia. Vi sono poi altri filosofi, e questi senza dubbio grandi e nobili, i quali pensano che il mondo sarebbe nella sua totalità rett oe governato dalla razionale guida di menti divine, né a questo solo, ma gli dei provvederebbero e curerebbero la vita stessa degli uomini; infatti pensano che le messi e gli altri frutti che la terra produce,e le vicende del tempo e delle stagioni e le variazioni climatiche che fanno crescere e giungere a maturazione tutto ciò che il suolo produce, siano concessi dagli dèi al genere umano, e le molte argomentazioni che essi adducono (e che verranno esposte in questi libri) sono tali da far quasi ritenere che siano stati proprio gli dei ad escogitarle ad uso degli uomini. Contro costoro ha polemizzato a lungo Carneade cosí da destare nell'animo di alcuni ingegni non ottusi il vivo desiderio di appurare la verità. [5] In realtà non v'è argomento su cui vi sia maggior disaccordo fra gli ignoranti non meno che fra i dotti; e tanto varie e discordanti sono le loro opinioni, che potrebbe darsi il caso che nessuna sia esatta non, ad ogni modo, che lo sia piú d'una. III Su questo argomento mi sento in grado, sia di acquietare i critici benevoli sia di confutare i detrattori ostili , sí da indurre questi a pentirsi delle loro critiche, quelli a rallegrarsi di aver imparato qualche cosa di nuovo: infatti chi critica serenamente deve essere illuminato, chi si abbandona ad una polemica aggressiva, deve essere rimproverato. [6] Vedo poi che sui libri che in gran numero ho pubblicato in un breve lasso di tempo, si sono diffuse molte e varie idee da parte di gente che in parte si chiedeva meravigliata da dove all'improvviso sorgesse in noi la passione per la filosofia, in parte desiderava conoscere che cosa pensassimo su ogni singola questione;mi sono accorto anche che sembrava per molti oggetto di grande stupore il fatto che io apprezzassi soprattutto quella filosofia che, a loro parere, toglierebbe luce alle cose e che quasi le avvolgesse nelle tenebre della notte e che mi facessii nopinatamente fautore e sostenitore di una scuola abbandonata da tutti e già da lungo tempo lasciata in disparte. In realtà non abbiamo preso tutt'a un tratto a studiare filosofia né abbiamo dedicato scarsa cura e impegno in questa passione, fin dalla prima adolescenza, e quanto pochissimo sembravamo (dedicarci alla filosofia), tanto più soprattutto ci dedicavamo ad essa; come dimostrano le nostre orazioni tutte permeate dei pensieri dei filosofi e le nostre amicizie con altissimi rappresentanti della cultura, per cui sempre la nostra casa si distinse, el'istruzione ricevuta da quegli eminenti maestri che furono Diodoto, Filone, Antioco e Posidonio. [7] E se tutti gli ammaestramenti della filosofia hanno un rapporto con la vita, ci sembra di aver sempre uniformato il nostro comportamento sia in pubblico sia in privato alle prescrizioni che la ragione e la dottrina hanno segnalato. IV Che se poi mi si chiede per qual ragione mi sia risoluto così tardi ad affidare i queste mie meditazioni ad opere scritte, non v'è nulla di cui io possa più facilmente rendere conto. Poiché stavo attraversando un periodo di forzata inattività e la situazione politica era tale da rendere necessario che una unica mente direttiva si curasse del governo dello Stato, ritenni che in primo luogo per il bene stesso della Repubblica, dovessi diffondere la filosofia ai miei concittadini, pensando che, se temi di tanta importanza e profondità fossero entrati a far parte anche dei patrimonio delle lettere latine, molto onore e lustro ne sarebbe derivato alla comunità. [8] Tanto meno mi pento della mia decisione in quanto ben vedo in quanti ho acceso il desiderio non solo di apprendere, ma anche di scrivere. Molti, infatti, benché educati alla scuola dei Greci, non erano in grado di rendere i loro concittadini partecipi della stessa cultura che avevano imparato, poiché quelle nozioni che avevano ricevuto dai Greci, non avevano la convizione che potessero essere espresse: su questo punto ci sembra di aver fatto tali progressi, da non essere secondi ai Greci neppure per ricchezza di vocaboli. [9] Sono stato altresì indotto a discutere di queste cose, dal profondo stato di prostrazione in cui mi aveva gettato una grave e fatale disgrazia;della quale se avessi trovato un rimedio più efficace, non sarei certo ricorso a questo. D'altro canto,non avrei potuto usufruire meglio in nessun modo se non solo mi fossi dedicato alla lettura di libri, ma anche alla trattazione integrale della filosofia. Un approfondimento di questa disciplina in tutte le sue parti e in tutte le sue branche è facilmente realizzabile solo a patto che le varie questioni ricevano una trattazione completa; v'è infatti come una mirabile continuità, una serialità delle varie questioni che ci si rappresentano unite e collegate in unico sistema armonico e coerente. V [10] Quanto poi a coloro indagano su cosa pensiamo su ogni singolo problema,debbo dire che se ne preoccupano più del necessario; nelle discussioni si deve cercare non il peso dell'autorità, ma la forza degli argomenti. Per lo più, anzi, l'autorità di coloro che si proclamano maestri è un ostacolo per quelli che desiderano imparare; sotto il suo peso cessano di esercitare la loro facoltà di giudicare e ritengono incontestabilmentevalido il giudizio dicolui che apprezzano e stimano. Non sono solito esaltare il metodo dei Pitagorici, dei quali si racconta che, se in una discussione veniva fatta un'asserzione e qualcuno chiedeva il perché fosse così, erano soliti rispondere.