Traduzione De Inventione, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 91-109

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 91-109 dell'opera De Inventione di Marco Tullio Cicerone

DE INVENTIONE: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 91-109

[91] E remota quando si deduce da premesse lontane più di quanto sia sufficiente, come largomentazione che segue: Se P Scipione non avesse fatto sposare la figlia Cornelia a Tiberio Gracco, e questultimo non avesse avuto da lei i due Gracchi, non sarebbero sorte delle rivolte così gravi: quindi, sembra che tale disgrazia sia imputabile a Scipione. Di questo genere è anche quel noto lamento: Oh se non si fossero schiantati al suolo, nel Pelio bosco, gli abeti tagliati dalle scuri! Il rimpianto infatti è più lontano da quanto richieda la circostanza. mal definita o quando descrive elementi comuni come: Un cittadino rivoltoso è un cittadino cattivo e inutile- infatti, questa proposizione descrive il carattere del rivoltoso, non più di quello dellambizioso, del calunniatore, e di qualsiasi disonesto-; o quando afferma qualche falsità, come se si affermasse, per esempio: La saggezza è la capacità di reperire denaro; o quando non dice niente di solenne e importante come: E stoltezza una grandissimo desiderio di gloria. Certamente, questa è stoltezza, ma vista sotto un certo aspetto, non complessivamente in tutte le sue forme. controversa largomentazione che, per dimostrare una cosa incerta, in questo modo: Ehi tu, pensa, gli dèi possiedono la capacità di muovere la terra e il cielo, fanno pace fra di loro e fanno di tutto per la concordia. [92] E evidente quella sulla quale non esiste controversia, come nel caso di chi, accusando Oreste, spiegasse che la madre è stata uccisa da lui. Si chiama non concessa quando ciò che è amplificato è il punto stesso della controversia, come se uno, accusando Ulisse, si soffermasse soprattutto su ciò: lessere cosa indegna che un uomo talmente valoroso come Aiace sia stato ucciso da un uomo così incapace. turpe quando, per la sua sconvenienza, sembra indegna o del luogo in cui la si afferma o della persona che la espone o del momento in cui è detta o di quelli che ascoltano o della causa stessa che si tratta. offensiva quella che ferisce i sentimenti di chi ascolta, come se uno, alla presenza dei cavalieri romani, desiderosi di essere giudici, lodasse la legge giudiziaria di Cepione. [93] E controproducente, se è rivolta contro il lavoro degli ascoltatori, come se uno, alla presenza di Alessandro il Macedone, parlando contro qualcuno che avesse espugnato una città, affermasse che non esiste una cosa più crudele del distruggere una città, quando lo stesso Alessandro aveva raso al suolo Tebe. Contraddittoria è quella con cui una stessa persona esprime cose contrastanti su uno stesso fatto; come se uno, per esempio, dopo aver affermato che colui che possiede la virtù non ha bisogno di niente per vivere bene, affermasse che poi che non si può vivere bene senza una buona salute; o se, dopo aver detto di favorire un amico per il bene che gli porta, affermasse poi di sperare di trarne un vantaggio. [94] E avversa quando, sotto qualche aspetto, è nociva alla causa, come se uno, nellesatto momento in cui esorta i soldati al combattimento, esaltasse la potenza, il numero e la fortuna dei nemici. Se qualche parte dellargomentazione non si adatta bene a ciò che ci siamo proposti, ci si renderà conto che ciò è causato da qualcuno di tali difetti, e cioè: se, dopo aver promesso un numero maggiore di prove, se ne portano poche; o se, dovendo parlare del tutto, si tratta solamente qualche aspetto, come nellesempio seguente: Tutte le donne sono avide; infatti Erigile ha venduto la vita del consorte in cambio di gioielli; o se non si difende ciò che forma il capo di accusa, come se uno, per esempio, accusato di broglio, si difendesse affermando di essere forte di mano; o come fa Anfione in Euripide [ e anche in Pacuvio] che, dopo che la musica è stata criticata, fa elogio della saggezza; o quando, a causa di una persona, si accusa unattività, come chi, per gli errori di un solo scienziato, condanna tutta la scienza; o come quello che , volendo lodare qualcuno, ne loda la fortuna e non la virtù; o se paragonando una cosa con unaltra, ritiene di non poter lodare luna senza criticare laltra o loda talmente tanto una cosa da non accennare allaltra. [95] O se discutendo su un fatto ben definito, si fa un discorso generico, come se uno, mentre si sta per decidere se fare o meno la guerra, facesse lodi solenni a favore della pace, senza dimostrare linutilità della guerra in questione; o quando di un fatto si adduce una prova inconsistente, come fa Plauto: Rimproverare un amico per una colpa che ha commesso, è un ingrato compito; ma nella vita è utile e vantaggioso; per ciò, io oggi rimprovererò in modo energico il mio amico, in quanto ha commesso una grave colpa; o quando si dà una ragione che non porta nulla di nuovo, in questo modo: Lavarizia è un male: infatti il desiderio di denaro ha provocato grandi danni a molti; o se si dà una ragione sufficiente, come questa: lamicizia è il bene più grande; moltissimi, infatti, sono i piaceri dellamicizia. [96] Il quarto genere di confutazione è quello per il quale ad unargomentazione valida se ne contrappone unaltra allo stesso modo valida o ancor di più valida. Questo genere si utilizzerà soprattutto nel genere deliberativo quando ammettiamo che esista qualcosa di giusto nella replica, ma dimostriamo che quello che noi affermiamo è necessario; o riconosciamo lutilità delle tesi dei nostri avversari, ma dimostriamo che la nostra tesi è onesta. Sulla confutazione abbiamo creduto necessario che dose essere affermato ciò. [ Dunque adesso ci soffermeremo sulla conclusione]. [97] Ermagora, subito dopo, tratta la digressione, e alla fine la conclusione. Egli ritiene che in questa digressione sia necessario fare un discorso estraneo alla causa e alloggetto di giudizio, che contenga o lelogio di se stesso o una critica dellavversario o che porti su unaltra causa, da cui si possa trarre qualche elemento di sostegno alla propria causa o di confutazione, non attraverso altre argomentazioni, ma ampliando la questione mediante una certa amplificazione. Se qualcuno ritiene che la digressione sia una parte del discorso, dia ragione a Ermagora. [infatti abbiamo già trattato alcune norme riguardanti lamplificare, il lodare e il criticare; di altri tratteremo a suo tempo]. Secondo noi non si deve farla entrare [questa parte] nel numero delle parti, poiché non è utile che ci si discosti dalla causa se non usando qualche luogo comune; ma di ciò tratteremo in seguito. Le lodi e le critiche inoltre non devono essere trattate in separata sede, poiché esse si trovano implicitamente nelle argomentazioni. Per adesso tratteremo della conclusione. [98] La conclusione è lesito e il coronamento di tutto il discorso. formata da tre parti: ricapitolazione, invettiva, invito alla compassione. La ricapitolazione è quella per la quale si raccolgono nello stesso punto tutte le cose trattate qua e là e ampiamente trattate, e si evidenziano in un solo quadro con lo scopo di farle ricordare. Se tale parte sarà svolta sempre nello stesso modo, tutti comprenderanno con estrema facilità che essa proviene da unarte elaborata: se al contrario sarà effettuata in modo vario, sarà evitabile sia tale sospetto che la noia. Quindi, è necessario comportarsi, ora, come fa la maggior parte delle persone, nel modo più semplice, trattando cioè tutte le argomentazioni una a una e passandole con rapidità in rassegna; ora, invece, cosa più difficile, esponendo i punti elencati nella partizione, che tu hai promesso di trattare, e ricordando le argomentazioni con cui avresti confermato ogni singolo punto; ora, infine, domandando ai giudici che cosa vogliano che sia ancora provato, in tale modo: Abbiamo esposto questo, abbiamo chiarito questaltro. In questo modo il giudice ricorderà lesposizione e crederà che non cè nientaltro che abbia bisogno di ascoltare. [99] E, ancora, in questa parte, sarà necessario, ora ripercorrere in odo separato le tue argomentazioni; ora, cosa che ha bisogno di una maggiore abilità, avvicinare alle tue quelle dellavversario; e far vedere, dopo aver esposto le tue argomentazioni, come tu sia stato in grado di controbattere le sue deduzioni. Così, attraverso questo piccolo confronto, sarà possibile rinfrescare la memoria del giudice sia per ciò che concerne la conferma che la confutazione. Ma tale procedimento dovrà essere variato anche attraverso altri espedienti dellarte oratoria. Infatti, ora sarai in grado di ricapitolare, in prima persona, per ricordare ciò che hai detto e riguardo cosa; ora introdurre altra persona o cosa, e assegnare a esse tutta la ricapitolazione. Se si tratta di una persona si ricapitolerà in questo modo: se si presentasse lautore della legge e vi domandasse perché dubitate, che cosa potreste rispondergli, poiché si è provato questo o quello? E qui, allo stesso modo, come se parlassimo in prima persona, saremo in grado di ripercorrere separatamente, tutte le argomentazioni, ora riferendosi ai singoli punti della partizione, ora domandando al giudice che cosa desideri ancora sapere, ora confrontando le proprie argomentazioni e quelle contrarie. [100] Si introdurrà, invece, a parlare una cosa inanimata, se daremo la parola, a qualcosa di questo genere, come a una legge, a un luogo, a una città, a un monumento, così: Che sarebbe se le leggi potessero parlare, non si lamenterebbero forse con voi di queste cose: che cosa desiderate maggiormente, o giudici, dal momento che vi è stato chiarito questo e questaltro? In questa sorta di ricapitolazione, tutti i mezzi possono essere usati. Questo inoltre è il precetto che è dato per la ricapitolazione: di scegliere per ogni argomentazione, non essendo possibile ripeterla di nuovo tutta, il punto più importante, e di svolgere ogni punto quanto più brevemente possibile, sì che appaia rinnovata la memoria, non il discorso. Linvettiva è il discorso che è usato per provocare grande odio per una persona o una grande avversione per un avvenimento. In questo genere prima di tutto desideriamo che si capisca che linvettiva può essere svolta con tutti quei luoghi che abbiamo già trattato nella precettistica sulla confermazione. Infatti, dalle cose che sono attribuite sia alle persone che ai fatti, può derivare qualsiasi tipo di amplificazione o di invettiva; ora tuttavia desideriamo prendere in considerazione quello che è trattabile in sede separata riguardo questultima. [101] Il primo luogo si ottiene dallautorità, quando ricordiamo quanto il fatto sia stato importante per coloro la cui autorità deve ottenere il più grande rispetto: gli dèi immortali; questo luogo si trarrà dalle sorti, dagli oracoli, dai vati, dagli eventi straordinari, dai prodigi, dai responsi, e da cose simili; allo stesso modo dai nostri antenati, dai re, dalle città, dalle persone, dagli uomini più saggi, dal senato, dal popolo, dai legislatori. Il secondo luogo è quello con cui si dimostra, rendendo palese lo sdegno mediante lamplificazione, quali persone riguardi quellavvenimento, o tutti o gran parte, cosa questa estremamente indegna; o le persone più in vista, cosa davvero rivoltante, la cui autorità provoca il nostro sdegno; o quelli, la qual cosa è estremamente ingiusta, che sono uguali per animo, condizioni economiche e qualità fisiche; o gli inferiori, il che corrisponde a unestrema arroganza. Il terzo luogo è quello per il quale ci domandiamo che cosa accadrebbe, se latri facessero lo stesso e, nello stesso tempo, dimostriamo che, se limputato fosse assolto, esisterebbero molti imitatori della sua audacia; e da ciò dimostreremo quale male ne deriverebbe. [102] Il quarto luogo è quello con cui dimostriamo che molti aspettano con ansia la sentenza, perché possano comprendere, da quello che è stato concesso a uno, che cosa sarà loro permesso in una situazione simile. Il quinto luogo è quello con il quale dimostriamo che, una volta nota la verità, ogni decisione sbagliata può essere modificata e corretta; ma che il fatto presente è tale che, una volta che si sia arrivati alla sentenza, questa non potrà essere modificata da unaltra sentenza né corretta dallautorità. Il sesto luogo è quello con cui si dimostra che il fatto fu deliberato e volontario, e si aggiunge inoltre che non si deve concedere il perdono a un crimine volontario, mentre bisogna concederlo talvolta a azioni non premeditate. Il settimo luogo è quello con cui mostriamo il nostro sdegno per unazione che noi potremmo definire orrenda, crudele, nefanda, tirannica, commessa violentemente, a mano armata, con denaro; cosa questa estremamente distante dalla legalità e dal principio di equità del diritto. [103] Lottavo luogo è quello con il quale dimostriamo che il crimine in questione non è comune, né fu mai effettuato da persone più scellerate, e che è estraneo anche alla ferocia degli uomini malvagi, agli stessi barbari, e agli animali più selvaggi. Sono i delitti contro i genitori, i figli, i coniugi, i consanguinei, i supplici; inoltre quelli contro gli anziani, gli ospiti, i vicini, gli amici, quelli con cui hai convissuto, quelli presso cui sei stato educato, quelli da cui sei stato istruito, i morti, gli infelici e degni di pietà, gli uomini famosi, i nobili e quelli che hanno ricoperto cariche onorifiche, quelli che non potevano danneggiare altri né difendersi, come i fanciulli, i vecchi e le donne; lindignazione estremamente provocata da tutti questi elementi, potrà suscitare un grandissimo sdegno contro colui che avrà colpito ognuno di loro. [104] Il non luogo è quello attraverso il quale confronteremo il delitto in questione e gli altri delitti riconosciuti come tali, e proveremo in questo modo, con tono acceso, quanto più atroce e indegno sia quello che stiamo trattando. Il decimo luogo è quello mediante il quale ricapitoliamo tutte le circostanze che hanno accompagnato lo svolgimento del crimine e le conseguenze da esso derivate, esaminandole singolarmente con parole di indignazione e di biasimo, e collochiamo il fatto il più possibile davanti agli occhi del giudice, presso il quale la causa è discussa, sì che ciò che è indegno, sembri indegno allo stesso modo a lui, come se lui stesso vi avesse assistito e lavesse visto di persona. Lundicesimo luogo è quello attraverso cui dimostriamo che è stato commesso da chi meno avrebbe dovuto, e da chi, se un altro lo avesse fatto, sarebbe stato capace di impedirlo. Il dodicesimo luogo è quello per il quale ci rammarichiamo che il crimine abbia colpito prima di tutto noi e che non sia successo a nessun altro. [105] Il tredicesimo luogo consiste nel dimostrare che è un onta con ingiustizia, e con ciò si suscita lodio contro la superbia e larroganza. Il quattordicesimo luogo è quello con cui domandiamo ai giudici di acquisire le accuse recateci; e se concernono ragazzi, pensino ai loro figli; se donne, alle proprie mogli; se vecchi, ai loro genitori e parenti. Il quindicesimo luogo è quello con cui confermiamo che ciò è successo a noi è solito apparire indegno anche agli avversari e ai nemici. Allincirca questi sono i luoghi che servono a provocare una grandissima indignazione. [106] [ Converrà adesso trarre da simili cose gli strumenti per linvito alla compassione]. Linvito alla compassione è il discorso che cerca di ottenere la commiserazione degli ascoltatori. Per ottenerla è necessario prima di tutto rendere benevolo e calmo lanimo di chi ascolta, in modo che sia in grado con più facilità di lasciarsi commuovere da questo appello. Questo si potrà ottenere attraverso luso dei luoghi comuni, con cui si evidenzia la forza che esercita su tutti la fortuna e la fragilità umana; tenuto un tale discorso, con parole sagge e piene di saggezza, il cuore degli uomini si addolcisce molto, e è pronto alla misericordia, poiché nella disgrazia altrui considererà la propria debolezza. [107] Il primo luogo è quello della compassione, con cui si descrive lantico stato di felicità contrapposto ai mali in cui si trova attualmente laccusato. Il secondo luogo, che si suddivide in tempi, descrive le disgrazie passate, le presenti e le future. Il terzo luogo è quello con cui si deplorano tutti gli aspetti della sventura; ad esempio, nella morte del figlio, si richiama la gioia che recava la sua fanciullezza, lamore, la speranza, il conforto, la sua educazione, e tutto ciò che sarà possibile affermare, in un simile caso, attraverso la perorazione. Il quarto luogo serve ad evidenziare i fatti vergognosi, umilianti e incivili, e tutte le cose che essi hanno subito o subiranno, che non sono degne delletà, della famiglia, della condizione precedente di vita, dellonore e della loro generosità. Il quinto è quello con cui si mostrano una a una a chi sta ascoltando, le disavventure, sì che chi ascolta sia in grado quasi di vederle e, come se fosse presente, sia portato a provare compassione dal fatto stesso, e non solamente dalle parole. [108] Il sesto evidenzia la miserabile situazione da cui qualcuno viene irretito al di là delle sue speranze, e mostra che egli, quando sperava qualche cosa, non soltanto non ha ottenuto ciò che sperava, ma addirittura è precipitato nel pieno della sventura. Il settimo è quello con il quale ci rivolgiamo ai nostri ascoltatori e domandiamo che [per una tale situazione], guardandoci, si ricordino dei loro figli, o dei genitori o di unaltra persona a loro cara. Lottavo è quello con cui affermiamo che è stato perpetrato un crimine che non doveva accadere, o che non è stato compiuto quello che si sarebbe dovuto, così: Non ero presente, non ho visto niente, non sentii le sue ultime parole, non ho raccolto il suo ultimo respiro. Allo stesso modo: E morto nelle mani dei nemici, è rimasto insepolto in modo indegno in terra nemica, fu per molto tempo dilaniato dagli animali selvatici, senza possedere, neanche con la morte, le comuni onoranze. [109] Il nono è quello con cui si assegna la parola a cose mute e inanimate, come se tu volessi adattare a un cavallo, a una casa, a un vestito, il discorso di una parola; cose, queste, da cui lanimo degli ascoltatori e di coloro che nutrirono affetto per qualcuno è vivamente commosso. Il decimo è quello con cui si evidenziano le miserie degli altri, la fragilità, labbandono da parte di tutti. Lundicesimo si utilizza per raccomandare la sepoltura dei figli o dei genitori o del proprio corpo o qualche altra cosa simile. Il dodicesimo è quello mediante il quale si piange la separazione da qualche persona, con cui hai vissuto felicemente, come uno dei genitori, un figlio, un fratello, un amico. Il tredicesimo è quello con il quale ci lamentiamo sdegnati di essere trattati male da quelle persone dalle quali meno dovremmo aspettarcelo, come i parenti, gli amici, con cui ci siamo comportati bene, e che abbiamo ritenuto ci avrebbero aiutato:;o, da quelli per i quali un tale comportamento [è] cosa indegna, [come] i servi, i liberti, i clienti e coloro che ci hanno supplicato. Il quattordicesimo si attua in una preghiera, con cui scongiuriamo, con parole umili e supplichevoli, chi ci ascolta affinché si muovano a compassione. Il quindicesimo è quello con il quale affermiamo di lamentarci non per il nostro destino, ma per quello di coloro che ci sono cari. Il sedicesimo è quello con il quale dimostriamo che il nostro cuore è sensibile al destino degli altri, ma che tuttavia esso resta magnanimo, nobile, capace di sopportare le avversità, e che sarà tale se altro stesse per succedergli. La virtù, infatti, e la grandezza danimo, in cui è presente nobiltà e forza, riescono, in modo più facile dellumiltà e della supplica, a provocare la compassione. Ma, non appena gli animi sono stati vinti dalla commozione, non sarà necessario esitare più a lungo nella perorazione. Come, infatti, affermò il retore Apollonio, Nulla si asciuga in modo più veloce di una lacrima. Ma, poiché, come ci sembra, abbiamo trattato in modo sufficiente tutte le parti dellorazione, e lampiezza di questo volume è andata un po oltre, tratteremo nel secondo libro, il seguito delle norme