Traduzione De Inventione, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 61-70

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 01; paragrafi 61-70 dell'opera De Inventione di Marco Tullio Cicerone

DE INVENTIONE: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 61-70

[61] Ci potrebbe sembrare più adeguata la divisione in cinque parti che tutti, partendo da Aristotele e da Teofrasto, hanno seguito pedissequamente. Infatti, come soprattutto Socrate e i Socratici utilizzarono il primo tipo di ragionamento, quello induttivo, così questo tipo di ragionamento, che si sviluppa attraverso la deduzione, fu utilizzato molto da Aristotele [e dai Peripatetici] e da Teofrasto e, poi, da quei retori che furono creduti i più eleganti e i più bravi nelleloquenza. Ci sembra quindi necessario spiegare per quale motivo noi preferiamo questa divisione, in modo che non si creda daverla accettata in modo superficiale; e si deve spiegarla per sommi capi, per non soffermarci, su questo argomento più di quanto non necessiti lopportunità didattica. [62] Se in un ragionamento deduttivo è sufficiente esporre la premessa senza che bisogni dare la dimostrazione, e se in un altro ragionamento la premessa è debole, senza laggiunta della dimostrazione, vuol dire che questultima è distinta dalla premessa. Infatti ciò che può essere aggiunto e separato da qualcosa non può essere una cosa sola con quello a cui si aggiunge e da cui si separa; ma esistono argomentazioni in cui la premessa non necessita di dimostrazione, e altre, al contrario, in cui quella non ha alcun senso senza dimostrazione, come spiegheremo. La dimostrazione quindi è separata dalla premessa. La nostra affermazione è dimostrabile in questo modo: non è necessario dimostrare e rafforzare la premessa quando questa possieda in sé qualche elemento evidente su cui tutti devono essere daccordo. [63] Ecco un esempio: Se il giorno in cui a Roma accadde tale delitto ero a Atene, non ho potuto prendere parte al delitto. Poiché questa proposizione è evidentemente vera, non bisogna dimostrarla. necessario quindi assumerla immediatamente così: Ma io quel giorno mi trovavo a Atene. Se questo non risulta, è necessario dimostrarlo e, fatto ciò, ne deriva la conclusione. Esiste quindi qualche premessa che non necessita di una dimostrazione. A che pro dimostrarlo, poiché tutti lo comprendono facilmente; se le cose stanno così, grazie a ciò che abbiamo affermato poco fa, ne deriva che la dimostrazione è qualcosa di distinto dalla premessa. Ma, se è effettivamente così, è errato affermare che un ragionamento deduttivo non è divisibile in più di tre parti. [64] Similmente è evidente che anche la seconda dimostrazione è separata dalla proposizione minore. Se in qualche ragionamento per deduzione è sufficiente utilizzare la minore, e non si deve aggiungerne la prova, e se, in qualche altro ragionamento, la minore è debole se non si aggiunge la dimostrazione, vuol dire che questa è qualcosa di distinto dalla proposizione. Esiste inoltre qualche ragionamento in cui la minore non necessita di dimostrazione, qualche altro al contrario che non si fonda senza dimostrazione, come spiegheremo. La dimostrazione quindi è separata dalla minore. Chiariremo quindi ciò che abbiamo promesso, così: [65] una premessa minore che possegga una verità palese per tutti non necessita di alcuna dimostrazione. Propongo un esempio: Se si deve aspirare alla sapienza, è necessario dedicarsi allo studio della filosofia. Questa proposizione ha bisogno di prova: infatti non è palese, né è ammessa da tutti, poiché tanti credono che la filosofia non sia di alcuna utilità, anzi la maggior parte crede che possa anche essere nociva; la minore è chiara, è infatti questa: Si deve aspirare alla sapienza. Ora, in quanto questa è una verità di per sé evidente e è stimata tale, non è necessario dimostrarla. Per ciò si deve giungere immediatamente alla conclusione dellargomentazione. Esiste quindi qualche proposizione minore che non necessita di essere dimostrata; ma che unaltra ne ha bisogno, è evidente. Quindi la dimostrazione è indipendente dalla premessa minore. errato dunque affermare che il ragionamento per deduzione non possa possedere più di tre parti. [66] Pertanto, da ciò che abbiamo detto, è evidente che ci sia un tipo di argomentazione in cui né la premessa né la minore necessitano di dimostrazione, come risulta da un breve e chiaro esempio qui di seguito riportato: Se si deve ricercare con intensità la saggezza, è da evitare, allo stesso modo, la stoltezza; ma è necessario cercare intensamente la saggezza; quindi si deve evitare similmente la stoltezza. In tale esempio, sia la premessa che la minore sono evidenti: quindi nessuna delle due deve essere dimostrata. Da tutto ciò è molto evidente che la dimostrazione qualche volta si aggiunge, qualche volta no. Da ciò deriva che la dimostrazione non fa parte né della maggiore né della minore; ma che ambedue, ognuna al proprio posto, racchiude in sé una forza ben definita e propria. Se le cose sono effettivamente queste, fu ben eseguita la divisione da coloro che divisero il ragionamento in cinque parti. [67] Le parti di quel genere di discorso che si fonda sulla deduzione sono quindi cinque: la premessa con la quale esponiamo brevemente la fonte da cui deve derivare tutta la forza del ragionamento; la dimostrazione, attraverso la quale si rende più credibile e più chiaro, con argomentazioni, ciò che è stato esposto brevemente nella premessa; la minore, mediante la quale si introduce ciò che tratto dalla premessa maggiore, serve alla dimostrazione; la dimostrazione della minore, con cui questa è resa valida mediante argomentazioni; la conclusione con cui si indica in breve il risultato di tutto il ragionamento. Il ragionamento quindi che possiede più parti è formato da cinque parti; esiste anche un secondo ragionamento diviso in quattro parti; un terzo in tre parti; poi quello diviso in due parti, ma su questo è sorta una controversia. A qualcuno può sembrare che il ragionamento deduttivo possa svilupparsi anche con una parte sola. [68] quindi presenterò degli esempi di quelli con i quali concordo, degli altri, al contrario, che sono controversi, esporrò le ragioni. Il ragionamento per deduzione diviso in cinque parti, è di questo tipo: O giudici, tutte le leggi devono avere come fine il bene dello Stato e sono interpretabili in relazione al bene comune e non secondo la lettera dello scritto. I nostri antenati possedettero così tanta capacità e saggezza che nella stesura delle leggi non si proposero altro che la salvezza e il bene dello Stato. Né essi vollero scrivere ciò che sarebbe potuto essere dannoso e, se anche lo avessero scritto, capivano che, non appena ciò fosse stato capito, la legge sarebbe stata rifiutata. Nessuno, infatti, desidera la conservazione delle leggi per se stesse, ma per il bene dello stato, poiché tutti credono che è con le leggi che uno Stato può essere amministrato nel miglior modo possibile. Per ciò è necessario che le leggi siano conservate e, con questo fine, deve essere interpretato tutto quello che è scritto in esse: ciò vuol dire, in quanto siamo servitori dello Stato, che le dobbiamo interpretare in relazione al bene e allutilità dello Stato. Come infatti è necessario pensare che dalla medicina non provenga nulla se non ciò che ha come scopo il benessere del corpo, poiché è per questo scopo che è stata inventata, allo stesso modo si deve pensare che dalle leggi non provenga nulla che concorre al bene dello Stato, poiché furono create per questo fine. [69] Quindi, anche in questo processo, finitela di cercare il senso letterale della legge, e interpretatela, come si deve fare, in relazione al bene dello Stato. Cosa fu più utile ai Tebani se non far diventare servi gli Spartani; a cosa maggiormente Epaminonda, comandante dei Tebani, avrebbe dovuto provvedere se non alla vittoria dei Tebani; che cosa avrebbe dovuto ritenere più caro e importante di una così grande gloria dei Tebani, di un così nobile e splendente trofeo di vittoria; tralasciando il senso letterale della legge, naturalmente doveva prendere in considerazione lintento del legislatore. Ma anche su di ciò abbiamo riflettuto in modo esauriente, che cioè non esiste alcuna legge che non sia stata scritta se non per il bene dello Stato. Quindi Epaminonda reputava una stoltezza il non interpretare, per la salvezza della patria, ciò che era stato decretato per la sua salvezza. Se conviene quindi riferire tutte le leggi al bene dello Stato, sicuramente non può essere accusato di aver disobbedito alle leggi con quella stessa azione con la quale ha provveduto al bene comune. [70] Il ragionamento invece è formato da quattro parti, quando proponiamo la premessa maggiore o la minore senza dimostrarle. necessario utilizzare questo tipo di ragionamento o quando la premessa maggiore è comprensibile da sola o quando la minore è evidente e non ha bisogno di qualche dimostrazione. Trascurata la dimostrazione della maggiore, il ragionamento si articola in quattro parti, così: O giudici, voi che avete giurato di giudicare secondo la legge, dovete obbedire alle leggi. Ma non potete obbedire alle leggi, se non osservate ciò che è scritto nella legge. Quale dimostrazione più vera della sua volontà poteva lasciare il legislatore se non quella di aver scritto molto scrupolosamente e diligentemente? Se non disponessimo della legge scritta, la cercheremmo con enorme sforzo per sapere la volontà di colui che la scrisse; né permetteremmo a Epanimonda, neanche se egli non dovesse sottostare al giudizio, di interpretarci il senso della legge, e meno che mai dovremmo permettere, nel presente caso in cui disponiamo della legge, che laccusato interpreti la volontà del legislatore non da ciò che è scritto in modo estremamente chiaro ma da ciò che risponde meglio ai suoi interessi. E se voi, o giudici, dovete obbedire alle leggi, e non siete in grado di farlo se non attenendovi a ciò che è scritto nella legge, perché non giudicate che costui ha agito contro la legge"