Traduzione De Inventione, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 21-30

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafi 21-30 dell'opera De Inventione di Cicerone

DE INVENTIONE: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 21-30

[21] Nel genere di causa paradossale, se i giudici non saranno interamente ostili, si potrà accattivare la loro benevolenza con un esordio semplice. Se al contrario essi saranno molto ostili, si dovrà utilizzare un esordio insinuante. Infatti se a delle persone arrabbiate si domanda apertamente serenità e benevolenza, non soltanto non le si ottengono ma si aumenta e si alimenta lostilità. Nel genere invece di causa insignificante, per allontanare lindifferenza, bisogna provocare lattenzione del giudice. Se un genere di causa dubbio possiederà anche il punto che deve essere giudicato dubbio, è necessario esordire proprio dal punto da giudicare. Se al contrario il genere di causa sarà in parte osceno, in parte onesto, bisognerà conciliarsi la benevolenza sì da dare limpressione che la causa sia diventata onesta. Quando invece il genere di causa sarà onesto, o si potrà trascurare lesordio, o, se sarà opportuno, inizieremo dalla narrazione o dalla citazione duna legge o da qualche punto estremamente saldo della nostra difesa; se invece vorremmo utilizzare il semplice esordio, è necessario ricorrere ai modi della benevolenza, in modo che si aumenti il sentimento già esistente. Ora, in quanto si è parlato dei risultati che è necessario ottenere con lesordio, restano da esporre i mezzi con cui si potranno raggiungere, nei singoli casi, tali risultati. [22] La benevolenza si ottiene mediante quattro vie: parlando di noi stessi, degli avversari, della persona dei giudici, del soggetto della causa. Parlando di noi, se accenneremo, senza arroganza, alle nostre azioni e ai servizi che abbiamo reso; se confuteremo le accuse mosse contro di noi, e dissiperemo lombra di alcuni sospetti disonesti gettati su di noi; se ricorderemo i disagi che ci sono accaduti e le difficoltà presenti; se utilizzeremo un modo umile e supplichevole per indirizzare la nostra preghiera e la nostra supplica. Parlando egli avversari, se riverseremo su di loro lodio, lo sdegno e il disprezzo. Li esporremo allodio, se riveleremo qualche loro azione disdicevole, tracotante, crudele , perfida; allo sdegno, se mostreremo la loro violenza, la loro potenza, la ricchezza, la parentela [il denaro] e luso arrogante e insostenibile che ne fanno, in modo che sembri chiaro che essi confidano più in queste cose che nella giustezza della propria causa; li esporremo al disprezzo, se evidenzieremo la loro inerzia, pigrizia, viltà, le loro occupazioni oziose e il loro dissoluto modo di vivere. Attireremo la benevolenza, parlando della persona dei giudici, se accenneremo ad certe loro decisioni prese coraggiosamente, con saggezza e clemenza, sì da non far trasparire uneccessiva adulazione; se mostreremo come siano giustamente stimati e quanto grande sia lattesa per la loro autorevole sentenza. Parlando del soggetto della causa, se esalteremo lodando la nostra causa e screditeremo quella degli avversari. [23] Susciteremo poi lattenzione dei giudici, se dimostreremo che le cose che stiamo in procinto di dire sono importanti, nuove, incredibili; o che riguardano tutti o i giudici o certi uomini illustri o gli dèi immortali o lintero Stato; e se premetteremo di esporre brevemente lesattezza della nostra tesi e se chiariremo il punto o i punti che devono essere giudicati, se ne esisteranno di più. Renderemo i giudici più disposti ad ascoltare, se faremo un riassunto della causa in modo più breve e chiaro, evidenziando il nodo della controversia. Infatti se desideri che il giudice sia disposto ad ascoltare, devi renderlo al tempo stesso attento. Infatti è molto disposto a lasciarsi istruire colui che è pronto ad ascoltare con la più grande attenzione. Ora ci sembra opportuno spiegare in che modo è necessario trattare gli esordi per insinuazione. Quindi è necessario utilizzare lesordio per insinuazione quando il genere della causa è paradossale, cioè, come abbiamo già affermato, quando lanimo del giudice è ostile. Tale ostilità può sorgere soprattutto da tre motivi: o perché nel soggetto della stessa causa, esiste qualcosa di turpe, o perché sembra che il giudice si sia in un certo modo, lasciato convincere da coloro che hanno parlato prima, o perché ci è permesso di parlare in un momento in cui i giudici, che devono ascoltare, sono già stanchi di farlo. Infatti talvolta lanimo del giudice prova disgusto delloratore per tale motivo non meno che per gli altri due. [24] Se laspetto turpe della causa provoca irritazione, è necessario contrapporre, alla persona che irrita, unaltra persona che sia bene accetta; o, al posto di un fatto che irrita, un altro giudicato in modo favorevole; o, si deve sostituire ad un fatto una persona o ad una persona un fatto, sì da far passare lanimo del giudice da quello che odia a ciò che ama; e non devi far comprendere che vuoi difendere ciò che gli altri stimano che tu difenderai; poi, quando il giudice sarà divenuto più indulgente, inizierai in modo graduale la difesa, e spiegherai che ciò che suscita lindignazione degli avversari sembra indegno anche a te; poi, dopo aver ben disposto il giudice, affermerai che nessuna di quelle cose sono attinenti con te, e dirai di non voler affermare nulla sugli avversari, né questo né quello, per non offendere a viso aperto quelli che sono apprezzati e, comportandoti tuttavia in tale modo senza fartene accorgere, per ciò che ti è possibile, tenterai di allontanare da loro la simpatia dei giudici; e dovrai appellarti a una sentenza relativa a un fatto simile, emessa da certi giudici e degna, per la sua autorevolezza, di essere seguita; poi dimostrerai che, nel presente caso, si tratta di un fatto uguale o analogo o di più grave o di minore importanza. [25] Ma, se apparirà che le parole degli avversari abbiano trovato credito presso i giudici, e non sarà difficile capirlo da chi sa con quali mezzi si ottenga questo risultato, è necessario promettere di parlare, innanzitutto, o del punto che gli avversari hanno ritenuto il punto più forte del loro argomento, e che i giudici hanno apprezzato moltissimo, o iniziare il discorso da ciò che ha affermato lavversario e, preferibilmente, da ciò che quello ha finito di dire, o ti mostrerai perplesso su ciò che tu devi trattare per primo o a quale punto in particolare rispondere. Infatti, quando il giudice si rende conto che colui che gli avversari immaginavano fosse rimasto scioccato dalle loro parole è pronto al contrario a rispondere con forza, di solito crede di essersi lasciato convincere in modo sconsiderato invece di credere che lavversario si senta sicuro senza una giustificata ragione. Se inoltre la stanchezza ha deviato linteresse del giudice dalla causa, è a tuo vantaggio promettere che parlerai più brevemente di quanto sei pronto a fare, e che non imiterai lavversario. Se poi la circostanza lo concederà, non sarà inutile cominciare a parlare iniziando da qualche peculiarità o battuta di spirito o da qualche cosa che lì per lì si è verificata, come può essere qualche gesto di disapprovazione o approvazione, o da qualcosa che hai già preparato, come può essere, per esempio, un apologo o una favola o unarguzia; o, se la gravità della causa non permetterà di scherzare, non è sconveniente inserirsi immediatamente con qualcosa di serio, di straordinario, di sorprendente. Infatti come la sazietà e la nausea del cibo diminuisce con qualcosa dal gusto alquanto amaro o è alleviata con qualcosa di dolce, così lanimo dei giudici, stanco di ascoltare, o si ravviva con la sorpresa o si diverte con il riso. Questo è allincirca quanto era giusto per noi dover dire sullesordio diretto e su quello per insinuazione; ora ci sembra necessario dover offrire brevemente qualche consiglio concernente tutti e due gli esordi. Lesordio deve essere colmo di idee e di dignità, e deve contenere assolutamente tutti quegli elementi che contribuiscono alla serietà, poiché è necessario utilizzare in modo molto accurato tutti quei mezzi che rendano loratore propenso ad accettare il giudice: pochissimo sfarzo, molta poca artificiosità e ricercatezza, perché da tali elementi nasce un certo sospetto di voler ostentare la propria preparazione e una ricercatezza manierata, che toglie, in gran parte, attendibilità alloratore e prestigio alloratore. [26] i difetti palesi degli esordi che dovranno essere evitati in ogni modo sono questi: il generico, il comune, il reversibile, il prolisso, lo sconnesso, lo spiazzato e quello contrario alle regole dellarte. Il generico può essere adatto a molti tipi di cause, in modo che sembri conveniente a tutte. Il comune è quello che si può adattare in modo indifferente sia alla nostra causa che a quella avversa. Il reversibile è quello che, leggermente modificato, è utilizzabile dalla parte avversa. Il prolisso è quello che si dilunga oltre misura nelle parole e nelle idee. Lo sconnesso è quello che non proviene dalla causa stessa né è legato al discorso come un elemento che gli appartiene. Lo spiazzato è quello che ottiene un effetto diverso da quello che richiede la causa; il che succede quando, per esempio, uno vuole rendere il giudice interessato mentre la causa vuole che si ottenga la sua benevolenza; o, quando si utilizza lesordio puro e semplice, mentre la causa vuole quello per insinuazione. Quello contrario alle regole dellarte è quello che non ottiene nessuno degli scopi per cui si insegnano le regole attinenti agli esordi, e cioè non rende il giudice né benevolo, né attento, né disposto a lasciarsi attirare, o addirittura, cosa certamente peggiore, lo rende ostile. E sullesordio si è parlato a sufficienza. [27] La narrazione è lesposizione dei fatti veramente accaduti o supposti tali. Esistono tre generi di narrazioni: il primo contiene la causa stessa e tutta lessenza della controversia; il secondo genere inserisce, al di fuori della causa, qualche digressione, con lo scopo di trovare motivi di accusa, di analogia o di divertimento non estranei allargomento trattato o allo scopo di ampliare lesposizione. Il terzo genere di narrazione non concerne le cause processuali, ma si usa declamarlo o scriverlo per divertimento per praticare unesercitazione in qualche modo utile. Questo tipo di narrazione si divide a sua volta in due parti, la prima si riferisce ai fatti, la seconda soprattutto alle persone. Quella che consiste nellesposizione dei fatti si divide a sua volta in tre parti: favola, storia e trama. La favola narra cose né vere né verosimili, come, per esempio: Grandi draghi alati e dominati. La storia racconta un fatto veramente accaduto, ma lontano dal nostro tempo: Appio dichiarò guerra ai Cartaginesi. La trama è la narrazione dun fatto inventato, che però potrebbe essere successo. Un esempio lo abbiamo in Terenzio: Dopo che era uscito dalla minore età [Sosia]. La narrazione inoltre concernente le persone è fatta in modo da dare limpressione di intravedere, con gli stessi fatti, sia le parole che gli stati danimo dei personaggi, in tale modo: Spesso giunge da me urlando: Ma che fai Micione? Perché mi rovini quel ragazzo? Perché ama? Perché beve? Perché gli dai il denaro per queste cose? Perché lo assecondi in questo modo nel vestire? Sei proprio uno stolto. Ma è lui che è troppo severo, oltre il giusto e il conveniente. In tale tipo di narrazione deve esserci molto spirito, che sorge dalla varietà degli argomenti, dai contrasti dei caratteri, dalla severità, dalla dissimulazione, dallerrore, dalla misericordia, dal cambiamento di fortuna, da inconvenienti imprevisti, da gioia insperata, dallesito felice dei fatti. Ma tali elementi che fanno da ornamento al discorso, saranno compresi poi attraverso ciò che si insegnerà riguardo lelocuzione. [28] Per adesso ritengo che sia necessario trattare quella parte ella narrazione che concerne lesposizione della causa. Questa deve possedere tre requisiti: brevità, chiarezza, verosimiglianza. Sarà breve, se si comincerà da dove è necessario, e non si risalirà iniziando dal punto più lontano e se, essendo sufficiente una trattazione dal punto più distante, non ci perderemo in un resoconto dettagliato, infatti spesso basta affermare che ciò che è successo, senza bisogno di esporre in che modo sia andato; inoltre, lesposizione sarà breve se non si protrarrà più del necessario, e se non sconfinerà nellesposizione di fatti estranei; e se si parlerà sì da far comprendere talvolta, da ciò che si è affermato, ciò che non è stato detto; e se si tralascerà non soltanto ciò che è nocivo, ma anche ciò che non è nocivo e non giova; e se ciascuna cosa la diremo soltanto una volta; e se non inizieremo nuovamente da ciò che è stato detto per ultimo. Purtroppo lapparenza della brevità inganna così tanto molti che , mentre credono di essere brevi, sono al contrario prolissi, in quanto tentano di dire molte cose in poco tempo, e non credono, al contrario, di dire poche cose, e non più di quanto sia necessario per comprendere. Infatti gran parte crede che parli brevemente colui che si esprime in tale modo: Sono andato a casa. Ho chiamato il servo. Rispose. Ho chiesto del padrone. Mi ha detto che non era in casa. Dunque, costui, anche se non avrebbe potuto dire così tante cose in un modo più breve, in quanto sarebbe stato sufficiente che dicesse : Ha risposto che il padrone non era in casa, diviene prolisso per i troppi dettagli. Quindi, anche in tale ambito, è necessario evitare la falsa brevità e rinunciare sia ai dettagli non necessari sia alla lungaggine delle parole. [29] La narrazione inoltre potrà diventare chiara se esporremo, innanzitutto, quanto è accaduto per primo, e se rispetteremo lordine temporale degli avvenimenti, in modo tale che questi siano esposti così come sono accaduti o come sembrerà che sarebbe stato possibile il loro svolgersi. A questo punto, dovremo preoccuparci di non dire nulla in modo confuso e contorto, di non fare digressioni, di non ricominciare dallinizio, di non precipitarsi verso la conclusione, di non omettere nulla di ciò che è attinente al fatto; insomma, anche in questa parte, bisogna osservare le regole che riguardano la brevità. Poiché succede spesso che si comprenda poco, più per la prolissità che per loscurità dellesposizione. necessario utilizzare anche parole chiare; ma di tale argomento si parlerà quando esporrò i precetti dellelocuzione. La narrazione sarà verosimile se si evidenzierà che in essa esistano quegli elementi che sono soliti accadere nella realtà, se saranno rispettate le prerogative delle persone; se saranno chiari i moventi dei fatti; se apparirà che è esistita la possibilità che certe azioni fossero state compiute; se si dimostrerà che il tempo era adatto, lo spazio di tempo sufficiente, il luogo idoneo a provocare lo stesso evento che verrà trattato; se il fatto sarà commisurato sia al carattere degli attori sia allopinione pubblica sia al pensiero dei giudici. La narrazione sarà da considerarsi verosimile in base alle dette norme. [30] Ma si dovrà prestare attenzione anche a ciò, a non inserire la narrazione quando essa nociva o non è utile in nessun modo; e si dovrà prestare attenzione anche che il racconto non si svolga nel luogo o nel modo non richiesto dalla causa. La stessa esposizione del fatto diventa negativa quando suscita una forte irritazione, cosa che dovrà essere placata con argomentazioni durante lo sviluppo della causa. E quando ciò dovesse accadere, si dovrà dividere in più pezzi la narrazione del fatto, e dare immediatamente a ogni parte un motivo giustificativo, affinché sia pronto lantidoto per ogni ferita e la difesa mitighi lanimosità. La narrazione non è producente quando, dopo lesposizione dei fatti, da parte degli avversari, non esiste un interesse a riproporla di nuovo o in altro modo; o quando i giudici conoscono talmente bene il fatto che è inutile per noi esporlo in un altro modo. Quando accade questo, la narrazione deve essere per forza omessa. Si afferma che essa è fuori luogo, quando non è inserita in quella parte dellorazione che il caso richiede; ma di tale problema discuteremo quando tratteremo della disposizione: questo, infatti, concerne la disposizione. La narrazione infatti è fatta in modo diverso da come vuole la causa, o quando si espone con chiarezza e elegantemente ciò che è a vantaggio dellavversario, o quando si espone, in modo poco chiaro e con trascuratezza, ciò che al contrario è a tuo vantaggio. Quindi, per evitare tale errore, tutto deve essere teso a favore della propria tesi, tralasciando quello che può essere omesso, sfiorando appena quello che si può anche dire, e invece esponendo con accuratezza e in modo compiuto gli elementi a proprio vantaggio. Mi sembra di aver trattato sufficientemente la narrazione; ora passiamo alla partizione.