Traduzione De Inventione, Cicerone, Versione di Latino, Libro 01; 11-20

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 01; paragrafi 11-20 dell'opera De Inventione di Cicerone

DE INVENTIONE: TRADUZIONE DEL LIBRO 01; PARAGRAFI 11-20

[11] La controversia sul fatto può riguardare tutti i tempi, infatti, su ciò che è successo in passato, ci si può domandare: Ulisse ha ucciso Aiace; e, sul fatto presente, ci si può domandare così: Gli abitanti di Fregelle sono disposti bene verso i Romani; e per ciò che riguarda il futuro, in questo modo: Se lasceremo Cartagine sana e salva, ne scaturirà forse qualche danno alla Repubblica? Vi è controversia sul nome quando si è concordi con il fatto, e si discute, al contrario, sul nome da attribuire al fatto stesso. Evidentemente cè controversia sul nome quando non si è daccordo sul nome da dare al fatto, non perché il fatto non sia certo, ma perché lo si vede da uno in un modo, da un altro in un altro, per cui uno lo definisce in modo diverso dallaltro. Quindi, in questi generi di causa la cosa dovrà essere definita e descritta brevemente per determinare se, per esempio, debba essere reputato un ladro u un sacrilego chi abbia sottratto da un luogo privato un oggetto sacro; infatti, in questa indagine, sarà necessario definire luno e laltro, che cosa cioè si intenda per ladro e che cosa per sacrilego, e dimostrare, con una giusta spiegazione, che loggetto in questione deve essere definito in modo diverso da come lo chiamano gli avversari. [12] Esiste controversia sulla qualità quando, accordatisi del tutto sul fatto e sul nome con il quale si debba definire, si prova di stabilire tuttavia quanto il fatto sia grave, di che natura, e se sia tale o talaltro, così: se sia giusto o ingiusto, utile o inutile, e tutte le circostanze dalle quali si tenta di ricavare di che natura sia il fatto, una volta appianata ogni controversia sul nome. Ermagora posizionò sotto questo genere quattro specie: deliberativa, dimostrativa, giudiziale e negoziale. Ma sembra, come reputo, che si debba riprendere, anche se con poche parole, questo suo errore non piccolo, per non correre il rischio che, passandolo sotto silenzio, si creda che mi sia comportato così senza un giusto motivo, o sembri che abbia voluto frapporre indugio e ostacolo alla trattazione dei restanti precetti, qualora mi attardassi un po troppo nella confutazione della sua opinione. Se il deliberativo e il dimostrativo sono generi di cause, non possono essere giustamente considerati specie di un qualche genere di causa: la stessa cosa, infatti, concernente ad unaltra, può essere genere, relativamente ad unaltra ancora, specie, ma essa non può essere, per lo stesso motivo, genere e specie allo stesso tempo. Ora, il deliberativo e il dimostrativo sono generi di cause. Poiché o non esiste alcun genere di causa o esiste solo quello giudiziario, oppure il giudiziario, il dimostrativo e il deliberativo insieme. sciocco dire che non esiste alcun genere di causa, mentre si afferma che le cause sono molte, e se ne danno i precetti; daltronde, come potrebbe esistere soltanto il genere giudiziario, se il deliberativo e il dimostrativo non sono simili fra di loro, anzi si differenziano tantissimo dal genere giudiziario, e ognuno ha un suo preciso scopo verso cui deve essere riferito? Ne deriva quindi che i generi causa sono tre in tutto. [ Il deliberativo e il dimostrativo non possono giustamente essere considerati specie di un genere di causa. Quindi errò a ritenerli parti della costituzione generale]. [13] E se non sono da ritenersi giustamente specie di un genere di causa, tanto meno saranno altrettanto giustamente considerati come sottospecie della causa. Una specie della causa è qualsiasi di questi stati, in quanto non è la causa che si adatta allo stato, ma lo stato alla causa. Ma, il discorso dimostrativo e quello deliberativo non possono altrettanto giustamente essere ritenuti come specie dun genere di causa, in quanto essi stessi sono dei generi; e perciò quindi non saranno considerati, senza incappare in un errore, come specie di quella specie di cui si parla. Inoltre, se lo stato di causa o nella sua totalità o in una qualsiasi delle sue parti, si risolve nella confutazione dellaccusa, quello che non è confutazione dellaccusa non potrà essere né stato di causa né parte di esso: [ ma se quello che non è confutazione dellaccusa non potrà essere né stato di causa né parte dello stato di accusa] il discorso deliberativo e quello dimostrativo non sono né stato di causa né parte dello stato di accusa. [Se quindi lo stato di accusa, nella sua totalità o in una parte di esso, è confutazione dellaccusa, il deliberativo e il dimostrativo non sono né stato né parte dello stato]. Ma, per Ermagora, lo stato di accusa consiste nella confutazione dellaccusa; allora deve ammettere che il genere dimostrativo e quello deliberativo non sono stato di accusa né parte di esso. E sarà messo in difficoltà sia che affermi lo stato è la prima prova presentata dallaccusatore, sia che affermi che esso è la prima replica del difensore, poiché lo accompagneranno tutti i medesimi inconvenienti. [14] Peraltro la causa che si risolve attraverso la congettura, non può, allo stesso tempo, dallo stesso lato e nel medesimo genere, essere congetturale e definitiva. Né la causa definitiva può essere, allo stesso tempo, dallo stesso lato e nello stesso genere, definitiva e di ricusazione. In una parola, nessun stato di causa, né nessuna parte di esso può, allo stesso tempo, racchiudere in sé la propria prerogativa e quella dun altro, poiché ognuno è ritenuto semplicemente per se stesso e per la sua propria natura; e se ne aggiunge un altro, si raddoppia il numero degli stati, ma non se ne aumenta la forza. Invece una causa deliberativa, nello stesso tempo, comporta solitamente, sul medesimo punto e nello stesso genere, uno stato congetturale, uno generale, uno definitivo e uno ricusativi, alcune volte soltanto uno, qualche volta più di uno. Quindi, essa non è né stato di causa, né parte di esso. Lo stesso è solito accadere per il genere dimostrativo. Quindi, come abbiamo già detto, questi devono essere ritenuti generi di cause e non specie di qualche stato di causa. Questo stato di causa, quindi che noi definiamo generale è divisibile in due parti: giudiziale e negoziale. Giudiziale è quella parte in cui si ricerca la natura del giusto e dellonesto e la ragione del premio o della pena; negoziale è quella in cui si esaminano le questioni di diritto basate sul diritto civile e lequità, e che è, da noi, di competenza dei giureconsulti. [15] La giudiziale si divide a sua volta in due categorie: assoluta e assuntiva. Lassoluta contiene in sé il criterio del giusto e dellingiusto; lassuntiva è quella che per sé stessa non possiede solidi argomenti intrinseci per respingere laccusa, ma ricava dallesterno gli argomenti di difesa. Le sue parti sono quattro: concessione, rimozione del crimine, relazione del crimine, paragone. Si ha la concessione quando limputato, invece di difendere il proprio comportamento, chiede perdono. Essa si divide in due parti: scusa e implorazione. La scusa si ha quando si ammette il fatto, ma se ne rifiuta la colpevolezza. Si suddivide in tre parti: ignoranza, caso, stato di necessità. Si ha limplorazione quando limputato confessa non soltanto daver commesso il fatto, ma anche daverlo compiuto volontariamente, e tuttavia chiede che lo si perdoni: ma tale situazione può succedere molto di rado. La rimozione del delitto si ha quando limputato cerca di allontanare da sé, dalla sua imputabilità e dalla possibilità di farlo, il delitto di cui è accusato, addossandolo ad un altro. Ciò può accadere in due modi, a seconda che si addossi ad unaltra persona il movente o il delitto. Si rigetterà il movente quando si afferma che ci si è comportati così sotto minaccia e coercizione da parte di un altro; il delitto, al contrario, quando si afferma che avrebbe dovuto o potuto effettuarlo un altro. Si ha la relazione del crimine quando si afferma che si è agito per diritto per esserci stata prima la provocazione ingiusta di un altro. Si ha il paragone quando si afferma che è stato compiuto un qualsiasi altro fatto giusto e utile, per effettuare il quale si dice che fu commesso ciò che è imputato. [16] Il quarto stato che definiamo declinatorio, concerne la controversia di quel genere di stato di causa in cui si indaga o sullattore o sul convenuto o in che modo o con quali giudici o con quale legge o in che tempo sia necessario trattare la causa o, in altre parole, si cerca una modifica o lannullamento dellazione. Si reputa che linventore di tale tipo di causa sia stato Ermagora, non solo perché molti antichi oratori non se ne siano spesso serviti, ma perché gli scrittori di retorica non lo evidenziarono e non lo contarono tra i tipi di causa. Poi, però, dopo che questi lo evidenziò, molti lo criticarono non tanto perché, secondo me, furono tratti dallignoranza, effettivamente, lesistenza di questo stato è evidente, quanto perché ne furono distolti dallinvidia e da una certa cattiveria. Abbiamo trattato fino a qui gli stati di causa e le loro parti; ci pare però di dover esporre in modo più opportuno gli esempi di ogni specie, quando tratteremo in modo più ampio ognuno di questi argomenti: lesposizione teorica sarà più chiara quando potrà essere accompagnata subito da esempi appropriati al genere e al tipo di causa. [17] Chiarito lo stato di causa, è necessario esaminare subito se la causa sia semplice o complessa e, nel caso si tratti di una causa complessa, stimiamo opportuno esaminare se sia formata di più punti controversi o duna alternativa. Semplice è quella che abbraccia un solo e isolato punto controverso così: Dichiariamo guerra agli abitanti di Corinto o no? complessa poiché consta di più punti controversi, e in essa si indagano più cose, cose: Si deve distruggere Cartagine o ridarla ai Cartaginesi, o vi si fonderà una colonia? Si ha unalternativa quando si domanda, mediante un paragone, quale delle due cose sia preferibile o quale la migliore, in tale modo: Conviene mandare lesercito in Macedonia contro Filippo per aiutare gli alleati o trattenerlo in Italia per disporre contro Annibale del maggior numero possibile di truppe? Inoltre è da considerarsi se la controversia sia basata su di una congettura o su di uno scritto; infatti, si chiama controversia dello scritto quella che nasce dal senso letterale di un testo scritto. Esistono cinque generi ben distinti dagli stati di causa. A seconda che esista una probabile discordanza tra le parole e lintenzione dello scrittore, o che due o più leggi sembrino contraddirsi, o che ciò che è scritto si presti a due o più significati, o che da ciò che è scritto si deduca qualche elemento diverso che non risulta scritto, o infine che sindaghi sul senso di una parola, come se si trattasse di uno stato di causa definitivo. Quindi chiamiamo il primo conflitto tra la lettera e lintenzione, il secondo contrasto fra leggi, il terzo ambiguità delle parole, il quarto analogia, il quinto definizione. [18] Si ha invece la congettura quando tutta la questione non si fonda su un testo scritto, ma su qualche ragionamento. Poi, dopo aver esaminato il genere di causa, [conosciuto lo stato di causa], dopo aver compreso se si tratti di una causa semplice o complessa, dopo essersi accertati se la controversia si fondi su un testo scritto o su di unargomentazione, poi si dovrà esaminare quale sia la questione, quale la ragione, quale il punto che deve essere giudicato, quale il sostegno della causa. La questione è la controversia che sorge dal conflitto tra la difesa e laccusa, così: Non avevi il diritto di farlo: Ne avevo il diritto. da questo contrasto fra le tesi opposte che sorge lo stato di causa. Da ciò deriva quella controversia che chiamiamo questione, e che si esprime in questo modo: Aveva il diritto di farlo? La ragione è quella su cui si basa la causa, tolta la quale, non resta nella causa alcun motivo di controversia; ecco per chiarezza didattica, un esempio facile e molto comune: se Oreste fosse accusato di matricidio, non potrebbe essere difeso se non si esprimesse così: Avevo il diritto di farlo; quella aveva ucciso mio padre. Ma, tralasciata la ragione, verrebbe meno ogni controversia. Quindi la ragione di questa causa si fonda sul fatto che Clitennestra aveva ucciso Agamennone. Il nodo della causa è la controversia che nasce dalla confutazione [ e dalla conferma] della ragione. Infatti supponiamo che ci sia esposta la giustificazione poco fa da noi ricordata: Lei, infatti dice aveva ucciso mio padre. Ma risponderà lavversario tua madre non avrebbe dovuto essere uccisa da te, suo figlio; il suo delitto avrebbe potuto essere punito senza che tu ne commettessi un altro. Da tale critica della ragione sorge essenzialmente quel punto controverso che denominiamo punto da giudicare o nodo della causa. Ed è ciò: era giusto che Oreste uccidesse la madre, poiché costei aveva ucciso suo padre? [19] Sostegno della causa è largomentazione ben ferma del difensore, estremamente importante per la decisione dei giudici: se, per esempio, Oreste volesse affermare che il comportamento di sua madre verso suo padre, se stesso e le sorelle, verso il regno, la fama, la stirpe e la famigli a era tale che i figli, più degli altri, avrebbe avuto il diritto di punirla. In tutti gli altri stati di causa si trovano allo stesso modo punti controversi da giudicare di questo tipo; invece nello stato congetturale, in quanto non sussiste la ragione, non ammettendosi il fatto, il punto che deve essere giudicato non può scaturire dalla confutazione della ragione. Per cui è necessario che la questione e il giudizio siano la medesima cosa: Fu fatto? Non fu fatto? Fu forse fatto? Quanti inoltre saranno, in un causa, gli stati di causa e le loro parti, altrettante necessariamente saranno le questioni, le ragioni, i punti che devono essere giudicati, e i sostegni da escogitare. Dopo aver reperito nella causa tutti questi elementi, è necessario poi considerare le singole parti di tutta la causa. Non pare in fati che si debba riferire, come prima cosa, ciò su cui si vuol richiamare lattenzione per prima; per cui, se desideri che quelle cose che si affermano per prime siano strettamente legate e coerenti on la causa, le devi trarre da ciò che dovrai dire in seguito. Perciò quando saranno reperiti con diligenza, secondo le regole della retorica, e saranno stati studiati con attenzione sia il punto da giudicare sia gli argomenti che è necessario provare per sostenerlo, allora finalmente si devono ordinare le altre parti del discorso. Ci sembra che siano complessivamente sei: esordio, narrazione, partizione, confermazione, confutazione, conclusione. Quindi, poiché lesordio deve avere il primo posto, anche noi prima di tutto offriremo i precetti sul metodo che deve essere seguito per linizio dellorazione. [20] Lesordio è la parte dellorazione che prepara con abilità lanimo del giudice al resto dellesposizione; e ciò accadrà se lo renderà benevolo, attento, ben disposto. Quindi se una persona vuole che la sua causa abbia un buon inizio, bisogna che indaghi in precedenza diligentemente sul genere della sua causa. I generi delle cause sono cinque: onesto, paradossale, insignificante, dubbio, oscuro. Onesto è il genere di causa quando lanimo del giudice è subito ben disposto indipendentemente dal nostro discorso; paradossale quando chi deve ascoltarlo non è ben disposto a farlo; insignificante, quello che il giudice disprezza e crede che non se ne debba tenere molto; dubbio quello il cui punto che deve essere giudicato è incerto, o la causa, per essere ununione di onestà e di turpitudine, provoca allo stesso tempo benevolenza e avversione; oscuro è il genere in cui o i giudici incontrano delle difficoltà per capire, o la causa è implicata in fatti troppo difficili per essere spiegati. Quindi, poiché i generi di cause sono tanto diversi, è necessario utilizzare anche esordi diversi a seconda del genere. Quindi lesordio è divisibile in due parti: lesordio vero e proprio e esordio insinuante. Lesordio vero e proprio è il discorso che, in modo chiaro e immediato, rende il giudice benevolo o ben disposto a sentire o attento. Lesordio insinuante è il discorso che si insinua, senza farsene accorgere, nellanimo del giudice, celando in qualche modo il pensiero, e in modo deviante.