Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 05; 11-15

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 05; paragrafi 11-15 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 05; PARAGRAFI 11-15

[11] Ed anche questaltra asserzione, se qualcuno volesse farla, risulterebbe del tutto assurda: ciascuno vien amato da se stesso in modo da riferire tale forza di amore a qualche altra cosa, e non alla persona stessa che ama se stessa. Quando si dice questo a proposito delle amicizie, dei doveri, delle virtù, comunque lo si dica, si può ancora capire che cosa si dice; ma a proposito di noi stessi non si può neppur capire che noi amiamo noi stessi per qualche altra cosa, per esempio per il piacere: la realtà è che noi amiamo quello per noi, e non che amiamo noi per quello. [31] Per quanto, che cè di più evidente del fatto che ciascuno ha caro se stesso, non solo, ma molto caro? Chi cè infatti o quanto pochi sono coloro a cui non capiti, quando la morte savvicina, che il sangue per paura si raggeli, e impallidisca per timore? Certo anche se è un difetto inorridire per la dissoluzione della natura -ed è parimenti da biasimarsi a proposito del dolore- ma poiché quasi tutti si comportano così, è una prova sufficiente che la natura sente avversione per lannientamento; e quanto più uno fa così, in modo da meritarsi giuste critiche, tanto più si deve comprendere che in certuni tale sentimento non sarebbe stato eccessivo se in una forma moderata non fosse naturale. E non parlo del timore della morte di coloro che fuggono la morte perché credono di essere privati dei beni della vita o perché si spaventano di certe paure successive alla morte, o nel caso che temano di morire con dolore; spesso nei piccoli, che non pensano a nulla di tutto ciò, se qualche volta scherzando li minacciamo di farli cadere da qualche posto, si spaventano. Anzi, le fiere, come dice Pacuvio, a cui manca per stare in guardia laccortezza dellintelligenza, inorridiscono quando subentra il terrore della morte. [32] E a proposito del sapiente stesso, chi pensa che, anche abbia deciso di dover morire, tuttavia non provi emo zion nel separarsi dai nellabbandonare la luce deli giorno? Ed è soprattutto evidente la forza della natura, almeno in questordine di idee, quando si pensa che molti sopportano [per vivere di fare il mendicante, e che uomini decrepiti per vecchiaia si angosciano all avvicinarsi della morte e soffrono i tormenti a cui vediamo sottoposto Filottete nei drammi. Egli, pur afflitto da insopportabili dolori, prolungava tuttavia la vita dando la caccia agli uccelli; trafiggeva a colpi di freccia ei lento quelli veloci, ei fermo quelli volanti come dice Accio, e ne intesseva le piume per farsi riparo al corpo. [33] Io parlo del genere umano o in generale degli esseri animati, quando quasi identica è la natura degli alberi e piante, infatti, sia che qualche causa superiore e divina, come hanno creduto gli uomini più dotti, abbia ingenerato questa forza, sia che si tratti di un fenomeno casuale, frediamo che i prodotti della terra sono mantenuti in vigore dalle cortecce e dalle radici: cosa che si verifica negli esseri animati mediante lorganizzazione dei sensi e la connessione delle membra. Benché su questo fatto io sia daccordo quelli che ritengono tutti questi fenomeni regolati dalla natura, in quanto, se la natura non se ne occupasse, non potrebbe essa stessa sussistere tuttavia concedo a chi non è daccordo su questo punto di pensar ciò che vuole, e pure di capire che, se talvolta dico la natura delluomo, intendo dire luomo; poiché non cè nessuna differenza. Infatti si potrà mutare la propria personalità piuttosto che perdere linclinazione verso cìò che riesce vantaggioso. Ebbero dunque ragione i più seri dei filosofi a cercare nella natura linizio del sommo bene e a ritenere innata in tutti quellinclinazione per le cose appropriate a natura perché è in esse essenziale quella raccomandazione di natura per cui si ama se stessi. [12, 34] Bisogna successivamente vedere, poiché risulta abbastanza chiaro che ciascuno per natura ha caro se stesso, qual è la natura delluomo. Questo è infatti loggetto della nostra indagine. Orbene, è evidente che luomo risulta composto di anima e di corpo, di cui lanima ha il primo posto e il corpo il secondo. Poi vediamo anche questo: il corpo è conformato in modo da eccellere sugli altri, e lanima è costituita in modo da essere fornita dei sensi ed avere la superiorità della mente, a cui è subordinata tutta quanta la natura delluomo e in cui cè una forza meravigliosa per ragionare, conoscere, sapere ed attuare tutte le virtù. Le doti del corpo non hanno un valore paragonabile con le parti dellanima e comportano una conoscenza più facile. Pertanto cominciamo da queste. [35] Appare dunque di per sé quanto siano connesse con la natura le varie parti del nostro corpo, così come nel complesso la sua confonnazione, la figura e la statura, e non vè dubbio che per la fronte, gli occhi, le orecchie e le rimanenti parti si comprende quali sono le loro caratteristiche per luomo. Ma occorre certamente che tali parti abbiano salute e vigore e posseggano i movimenti e le funzioni loro naturali, cosicché nulla in esse manchi né sia malato o menomato; poiché questa è unesigenza naturale. Cè poi anche unattività del corpo, che tiene in accordo con la natura i movimenti e gli atteggiamenti; se si verificasse in questi un difetto per storpiatura e deformazione oppure per alterazione del movimento o dellatteggiamento, come per esempio se uno camminasse con le mani o non in avanti ma allindietro, egli darebbe limpressione di rifuggire addirittura da se stesso e di avere in odio la natura spogliando luomo della sua personalità umana. Perciò anche certe pose, certi movimenti contorti e fiacchi, come sogliono riscontrarsi in persone sfacciate o effeminate, sono contro natura; di modo che, anche se ciò avviene per vizio dellanima, si ha tuttavia limpressione che venga alterata la natura delluomo rispetto al corpo. [36] Pertanto, al contrario, la moderazione e luniformità nel contegno, nella disposizione e nelluso del corpo sembrano connesse con la natura. Quanto allanima, essa non deve soltanto esistere, ma esistere in tal maniera da avere tutte le sue parti intatte e non mancare di nessuna fra le virtù. Anche i sensi hanno ciascuno la propria virtù, vale a dire che nulla impedisca ad ogni senso di adempiere la propria funzione nel percepire con celerità e speditezza ciò che rientra nellàmbito dei sensi. [13] Però le virtù dellanima, e in particolare di quella parte dellanima che è predominante e si chiama mente, sono più numerose, ma se ne distinguono due prime categorie; una comprende quelle che sono per loro natura innate e si chiamano non volontarie, laltra quelle che risiedono nella volontà e per cui risulta più appropriata la denominazione di virtù; e queste, per quanto concerne i meriti dellanima, hanno una superiorità schiacciante. Alla prima categoria appartengono lattitudine ad imparare, la memoria; e quasi tutte vengono indicate con lunica denominazione di ingcgno, e coloro che posseggono tali virtù son chiamati uomini dingegno. Alla seconda categoria appartengono le vere grandi virtù, che chiamiamo volontarie, come l assennatezza, la temperanza, la fortezza, la giustizia e le altre dello stesso genere. Ecco per sommi capi quanto cera da dire sul corpo e sullanima; e con questo si sono per così dire abbozzate le esigenze della natura umana. [7] Da ciò risulta evidente che, poiché noi amiamo noi stessi e vogliamo che tutto nellanima e nel corpo sia perfettamente attuato, tutto ciò ci è caro di per se stesso ed è della massima importanza per viver bene. Difatti, chi si è proposta la conservazione di se stesso deve necessariamente aver care anche le varie parti di se stesso e tanto più care quanto sono più perfette e lodevoil nel loro genere. Giacché si cerca la vita che sia completa nelle virtù dellanima e del corpo, e in questo è necessario far consistere il sommo bene, dal momento che esso deve essere tale da costituire il punto estremo di ciò che è da ricercare. Una volta afferrato questo concetto, non si può dubitare che, poiché gli uomini, tengono cari se stessi di per sé e di loro spontanea volontà, sian tenute care di per se stesse anche le parti del corpo e dellanima e di ciò che costituisce il movimento e latteggiamento delluno e dellaltra , e di per se stesse formino oggetto dellinclinazione naturale. [38] Data questa spiegazione, è facile congetturare che fra quel che è nostro si deve soprattutto ricercare ciò che ha massimo di dignità, in modo che si deve soprattutto ricercare la virtù di ogni parte migliore che vien ricercata di per sé. Avverrà così che la virtù dellanima è anteposta alla virtù del corpo, e le virtù volontarie sono superiori alle virtù non volontarie dellanima: son esse quelle per cui risulta appropriata la denominazione di virtù, ed hanno grande superiorità, perché hanno origine dalla ragione, di cui non esiste nelluomo nulla di più divino. Effettivamente, di tutte le cose che la natura crea e mantiene, quelle che sono senza anima, o poco diverse, hanno il loro bene situato nel corpo; tanto che non sembra sciocco quel detto a proposito del maiale: a tale bestia lanima è stata data sotto forma di sale, ad evitar che marcisca. [14] Vi sono invece certe bestie che hanno in sé qualcosa di simile alla virtù, come per esempio il leone, il cane, il cavallo, in cui riscontriamo non solo certi movimenti del corpo, come nel maiale, ma anche, per qualche rispetto, dellanima. Ma nelluomo tutto sta nellanima, e nellanima tutto sta nella ragione, da cui deriva la virtù, che vien definita come forma perfetta della ragione: essa, ritengono questi filosofi, richiede ancora e sempre unaccurata analisi. [39] Anche per i prodotti della terra cè una certa qual educazione e perfezionamento non diverso che per gli esseri viventi. Pertanto diciamo che una vite vive e muore , e che un albero è giovane e un po vecchio e che è in vigore e sta invecchiando. Di conseguenza, non è fuori luogo ritenere che per essi, come per gli esseri viventi, esistono certe cose connesse con la natura ed altre ad essa estranee, e che per farli crescere e per alimentarli esiste pure una coltivatrice, che è la scienza e larte degli agricoltori: essa provvede a cimare, potare, drizzare, inalzare, sostenere per dare ad essi la possibilità di andare dove la natura porta; cosicché le stesse viti, se potessero parlare, riconoscerebbero di dover essere trattate e curate così. Orbene, lessere curata, per parlare di preferenza della vite, è per essa un fatto esterno: essa ha in sé ben poca forza per potersi trovare nella migliore situazione possibile, se non intervenisse affatto la coltivazione. [40] Però, se alla vite si applicasse la sensibilità, in modo che avesse qualche inclinazione e si muovesse da se stessa, che pensi che farebbe? Forse prenderà cura da sé di ciò che prima otteneva mediante il vignaiolo? Ma vedi che avrebbe in più la preoccupazione di proteggere anche i propri sensi e ogni loro inclinazione e le eventuali membra ad essa aggiunte-così unirà a ciò che ha sempre avuto ciò che si è aggiunto in séguito, e non avrà il medesimo termine ultimo che aveva il suo coltivatore, ma vorrà vivere secondo quella natura che le sarà stata aggiunta in séguito. Così il termine estremo del bene sarà per essa simile a quello di prima, non però il medesimo; giacché non cercherà più il bene di una pianta ma di un essere animato. E se le fosse data non solo la sensibilità ma anche lanima di un uomo? Non ne consegue necessariamente che permangono da curare gli elementi primitivi, e sono molto più cari quelli che sono intervenuti in aggiunta, e più cara di tutto la parte migliore dellanima, e che in tale completa realizzazione della natura consiste il termine estremo del sommo bene, dato che la mente e la ragione sono di gran lunga molto superiori? Così, quello che è il punto estremo di tutte le cose appetibili ed è derivato dalla primitiva raccomandazione di natura, sale per molti gradi per giungere al culmine, che è realizzato dallintegrità del corpo e dalla perfetta ragione della mente. [15, 41] Avendo la natura dunque laspetto che ho esposto, se quindi, come ho detto allinizio, ciascuno, appena nato, potesse conoscere se stesso e giudicare qual è lessenza della natura nel suo complesso e nelle sue singole parti, vedrebbe senzaltro che cosa è ciò che forma loggetto della nostra indagine, il punto supremo ed ultimo di tutto ciò che ricerchiamo, e non potrebbe più commettere errore. Ora invece, da principio, la natura resta straordinariamente occulta e non è possibile penetrarla o conoscerla. Con il passar degli anni, lentamente, o meglio tardi, veniamo per così dire a conoscere noi stessi . Pertanto quella prima raccomandazione, natura fece di noi a noi stessi, è incerta ed oscura, e quella prima inclinazione dellanima agisce solo in quanto possiamo restar salvi ed integri. Quando poi abbiamo cominciato ad aprire gli occhi e ad aver coscienza di ciò che siamo e della differenza che intercorre fra noi e gli altri esseri viventi, allora cominciamo a perseguire ciò per cui siamo nati. [42] Analoga condizione vediamo a proposito delle bestie: esse da principio non si muovono dal luogo in cui sono nate, poi ciascuna si muove seguendo la propria inclinazione. Vediamo i serpentelli strisciare, gli anatroccoli nuotare, i merli volare, i buoi usar le corna, gli scorpioni il pungiglione. Insomma ciascuno avere la propria natura come guida per vivere. Analoga condizione è chiaramente visibile anche a proposito del genere . Difatti, i piccoli stanno a giacere come se fossero del tutto senza anima. Quando poi sopravviene un po di robustezza, usano lanima e i sensi e si sforzano per drizzarsi, e usano le mani e riconoscono le persone da cui sono allevati. In séguito trovan piacere con i coetanei e volentieri si uniscono ad essi e si dànno ai trastulli e sono attratti dalla narrazione delle favole e vogliono fare omaggio agli altri di ciò che essi hanno in esuberanza, e notano con maggior interesse ciò che a riflettere e ad imparare, e vogliono sapere i nomi delle persone che vedono, e quando gareggiano con i coetanei, non stanno in sé per lallegrezza, se son vinti, si abbattono e si avviliscono. da ritenere che nulla di tutto ciò avvenga motivo. [43] In realtà lessenza delluomo è stata creata da natura in modo che sembra fatta per cogliere ogni virtù, perciò i piccoli, ricevuto insegnamento, sono mossi da parvenze di virtù, di cui hanno in sé i germi: si tratta dei principi fondamentali di natura che con il loro sviluppo producono per così dire il germoglio della virtù. Effettivamente essendo noi nati e fatti così tali che abbiamo in noi i principi dellazione, dellaffetto, della generosità e della riconoscenza e abbiamo lanima portata alla scienza, allassennatezza, alla fortezza e aliena dai loro contrari, non è senza motivo vediamo nei fanciulli, come ho già spiegato, quelle, vorrei dire, faville delle virtù, da cui deve essere accesa la ragione del filosofo affinché egli raggiunga il punto estremo della natura prendendola a guida come se fosse una divinità . Giacché, come ho già detto spesso, quando letà è ancor tenera e la mente è debole, lessenza della natura si scorge come attraverso nebbia; quando poi nel suo sviluppo lanima si rafforza, nosce, è vero, lessenza della natura, ma in modo che questa possa svilupparsi ulteriormente, di per sé però sia soltanto abbozzata.