Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 05; 06-10

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 05; paragrafi 06-10 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 05; PARAGRAFI 06-10

[6, 10] Si comporta quindi saggiamente il nostro Lucio, il quale vuole sentir parlare soprattutto del sommo bene; infatti in filosofia, una volta stabilito questo, è tutto stabilito. Difatti, nelle altre questioni, se si è tralasciato o ignorato qualche punto, linconveniente non è maggiore dellimportanza intrinseca di ciascuno dei punti per cui si è verificata qualche negligenza; ma se si ignora il sommo bene, si deve necessariamente ignorare il metodo per vivere, e da ciò deriva un errore così grande che non si può più sapere in qual porto rifugiarsi. Invece, una volta conosciuti i termini ultimi delle cose, quando si capisce qual è il punto estremo del bene e del male, si è trovata la via della vita e così pure la configurazione di tutti i doveri, quando si cerca a che si riferisce ciascuno di essi. [16] Da ciò si può trovare ed ottenere il sistema per vivere felici, cosa che tutti desiderano. Poiché questo è il punto su cui cè grande disaccordo, dobbiamo impiegare la classificazione di Carneade, di cui il nostro Antioco suole servirsi volentieri. Quello dunque vide non solo quante furono finora le opinioni dei filosofi intorno al sommo bene, ma quante possono in tutto esistere. Affermava quindi che non esiste arte alcuna che parta da se stessa; giacché loggetto che larte abbraccia è sempre ad essa esterno. Non cè affatto bisogno di dilungarsi con esempi a questo proposito. E infatti evidente che nessuna arte si muove nel proprio interno, ma altro è larte in sé, altro ciò che larte si è proposto. Dunque, come larte della salute è la medicina, larte della navigazione è il governo della nave, cosi larte della vita è lassennatezza è quindi necessario che anchessa sia stata stabilita da qualche cosa e vi abbia trovato il suo punto di partenza. [17] Quasi tutti poi si son trovati daccordo a ritenere che làmbito in cui si muove lassennatezza e lo scopo che essa vuoi raggiungere deve essere connesso ed appropriato a natura, e tale da sollecitare ed attirare la facoltà appetitiva dellanima detta in greco hormé. Ma che cosa sia ciò che provoca tale impressione e per cui la natura sente tale tendenza alla sua prima origine, non risulta concordemente ammesso, e su questo punto cè ogni dissenso tra i filosofi nella ricerca del sommo bene. Infatti, di tutto il problema che concerne il termine estremo del bene e del male, quando si cerca qual è il loro limite ultimo ed estremo, bisogna scoprire lorigine nellessenza delle prime sollecitazioni naturali; trovata questa, si deduce da essa, come dalla sorgente, la discussione sul sommo bene e sul sommo male. [7] Alcuni credono che la prima inclinazione sia per il piacere e la prima ripulsione per il dolore. Altri ritengono che la mancanza di dolore sia la prima ad essere ricercata e il dolore il primo ad essere rifiutato. [18] Altri partono dalle cose che chiamano prime secondo natura, fra cui annoverano lintegrità e la conservazione di tutte le parti, la salute, il perfetto stato dei sensi, la mancanza di dolore, le forze, la bellezza e il resto di tal genere, a cui corrispondono nellanima principi simili, come faville e germi delle virtù . Di questi tre elementi ve nè uno che dà la spinta iniziale alla natura per provar tendenza o repulsione, e non può esisterne nessuno allinfuori di questi tre: è quindi necessario riferire a qualcuno di essi il dovere in generale di rifuggire o di perseguire, in modo che quella assennatezza che abbiamo definito come arte della vita si muova nellàmbito di qualcuno di quei tre elementi e da esso derivi la trama di tutta quanta la vita. [19] E da ciò che essa riconoscerà come autore della spinta iniziale alla natura scaturirà anche una concezione della rettitudine e dellonestà che possa andar daccordo con uno di quei tre elementi, cosicché sia onesto fare ogni azione o per piacere, anche se non lo si ottiene, o per non provar dolore, anche se non è possibile raggiungere questo intento, o per acquistare ciò che è conforme a natura, anche se non se ne ottiene nulla. Ne consegue che, quanta èla differenza per i principi naturali, altrettanta è la diversità per il termine estremo del bene e del male. Altri a loro volta, partendo dai medesimi principi fondamentali, riferiranno ogni dovere o al piacere o al non provar dolore o al conseguimento delle cose prime secondo natura. [20] Abbiamo dunque già esposto sei teorie concernenti il sommo bene; delle tre ultime i fondatori sono: di quella del piacere Aristippo , di quelia del non provar dolore leronimo , di quella della fruizione delle cose che abbiamo definito prime secondo natura Carneade non fu propriamente lautore, ma il difensore a scopi polemici. Le tre precedenti erano solo possibili; di esse una sola fu sostenuta, e con vigore. Nessuno infatti ha detto che ogni azione vien fatta per piacere, sostenendo che lo stesso intento di far così, anche se non si ottiene nulla, costituisce di per sé ciò che è da ricercare, ciò che è onesto, il solo bene. E neppur lintento di evitare il dolore fu da nessuno ritenuto di per sé fra le cose da ricercare, anche nel caso che fosse impossibile evitarlo. Ma fare ogni azione per raggiungere ciò che è conforme a natura, anche se non lo si ottiene, fu sostenuto dagli Stoici come onesto, come sola cosa da ricercare di per sé, come solo bene. [8, 21] Sono dunque queste sei le teorie semplici sul termine estremo del bene e del male: due senza avvocato difensore, quattro difese. Quanto alle spiegazioni del sommo bene composte e duplici, sono state in tutto tre, e non potevano essere di più, se consideri bene la natura. Infatti, allonestà o si può aggiungere il piacere, come decisero Callifonte e Dinomaco, o la mancanza di dolore, come Diodoro , o le cose prime conformi a natura, come gli antichi, tra cui intendiamo comprendere gli Academici e i Peripatetici già menzionati . Ma poiché non si può dir tutto in una sola volta, dovrà per il momento essere noto che il piacere è da escludersi, dato che siamo nati per qualcosa di più grande, come presto risulterà. Per la mancanza di dolore di solito si fa allincirca la stessa affermazione che per piacere. Quindi, dato che si è discusso con Torquato del piacere e con Catone dellonestà, che comprenderebbe essa sola il bene, anzitutto valgono contro la mancanza di dolore allincirca le stesse affermazioni fatte contro il piacere. [22] E c è bisogno di cercare altri argomenti contro la teoria di Carneade. Giacché, comunque si spieghi il sommo bene in modo re privo di onestà, in tale sistema non possono sussinè i doveri nè le virtù nè le amicizie. Quanto allunione del piacere o del non provar dolore con lonestà, essa rende turpe lo stesso onesto che vuoi abbracciare. Difatti, rifele azioni a cose di cui luna dice che si trova nel io bene chiunque è privo di male e laltra si esplica nella più frivola della natura, significa oscurare ogni splendore de onestà, per non dir contaminarlo. Restano gli Stoici, che trasferito tutto dai Peripatetici e dagli Academici, hanno usato altri nomi per le stesse idee . Contro costoro è parlare prendendoli uno per uno . Ma ora svolgiamo quello di cui parliamo; di loro parleremo quando vorremo. [23] Quanto alla quieta sicurezza di Democrito che è come calma dellanima chiamata in greco euthymìa, si dovette escludere dalla presente discussione perché essa è la stessa felicità della vita; e noi stiamo cercando non quale sia, ma di provenga. Le teorie, ormai disapprovate e scartate, di Pirrone, Aristone ed Erillo, dato che non possono rien(scetticismo) nellambito da noi circoscritto, non ci fu affatto bisogno di citarle. Giacché tutto questo problema del termine cstremo e per così dire dei limiti del bene e del male parte da ciò che abbiamo definito come connesso e appropriato a natura e che costituisce il primo oggetto verso cui si esercita la naturale inclinazione: quindi i primi due lo aboliscono completamente affermando che per quelle cose in cui non interviene la nozione di onesto o disonesto non cè ragione per stabilire delle preferenze e che fra tali cose non esiste difi erenza alcuna; e così pure Erillo, se ha pensato che nulla è bene allinfuori del sapere, ha abolito ogni motivo per prendere una deliberazione e la facoltà di trovare il dovere. Così, escluse le teorie di tutti gli altri, poiché non è possibile che ne esista alcunaltra, deve necessariamente valere questa degli antichi. Quindi seguendo la vecchia consuetudine, usata anche dagli Stoici, di qui facciamo lesordio. [9, 24] Ogni essere animato ama se stesso e, appena nato, agisce per conservarsi, perché la prima inclinazione che gli dà la natura per proteggere tutta la vita lo volge alla propria conservazione e a una condizione tale che possa riuscire la migliore secondo natura. Inizialmente esso ha una nozione vaga ed incerta di questa sua disposizione, cosicché si limita a proteggersi, qualunque esso sia, senza capire né che cosa esso sia né che possibilità abbia né in che consista la propria natura. Ma quando ha proceduto un poco ed ha conunciato a scorgere fino a che punto ogni cosa lo tocca, qualunque sia, e lo riguarda, allora comincia gradatamente a progredire e a riconoscersi e a capire per qual motivo ha quella che abbiamo chiamato inclinazione dellanima, e inizia a provar tendenza per ciò che sente connesso con la natura e ripulsione per il contrario. Quindi per ogni essere animato ciò verso cui tende consiste in ciò che è appropriato a natura. Così risulta termine del bene vivere secondo natura nella condizione che possa la migliore e la più appropriata a natura. [25] E poiché ogni essere animato ha una sua natura particolare, tutti devono anche avere un termine estremo, che è questo: soddisfare la natura(nulla impedisce che vi siano elementi comuni sia fra animali tra di essi sia fra luomo e le bestie, dato che tutti hanno una natura comune); ma quei limiti estremi e supremi che stiamo cercando sono distinti e ripartiti fra le specie di animali e ciascuna ha caratteristiche proprie e con ciò che la natura di ciascuna richiede. [26] Perciò, diciamo che per tutti gli esseri animati il termine estremo è vivere secondo natura, non bisogna intendere nel senso che un termine unico per tutti, ma nel seguente modo: come di tutte le arti è giusto dire che hanno in comune la proprietà di esplicarsi in qualche ramo del sapere, ma ciascuna arte ha il proprio ramo, così è comune a tutti gli esseri animati vivere la natura, ma le loro nature sono diverse, cosicché tale formula ha un valore per il cavallo, un altro per il bue, un altro per luomo. Pur tuttavia il punto essenziale è per tutti comune, non solo negli esseri animati, ma anche in tutto ciò che la natura alimenta, fa crescere e protegge, fra cui vediamo prodotti della terra da se stessi in certo modo realizzano stessi molte cose che servono a vivere e a crescere per gere il punto finale nel proprio genere. Cosicché è ora possibile abbracciare tutto in una proposizione comprensiva e dire senza esitazioni che ogni natura è conservatrice di se stessa e si è proposto questo come termine estremo e finale: mantenersi nel miglior stato possibile del proprio genere; donde, risulta necessario che di tutto ciò che trae vita dalla natura il termine estremo è simile ma non identico. Di qui si deve capire che per luomo il punto estremo nel bene è vivere secondo inteso però in questo senso: vivere secondo una natura che sia in ogni sua parte perfettamente attuata e non mancanza di nulla. [27] Questo dunque io devo spie- vorrete perdonarmi se lo farò con eccessive delucidazione. Dobbiamo infatti conformarci alletà di questo che sente parlar di questi problemi forse ora per la prima volta. Ed io: Certamente; per quanto, ciò che hai detto finora risulterebbe ben detto a codesto modo per qualsiasi età. [10] Egli riprese: Esposta dunque la delimitazione delle cose da ricercare, bisogna proseguire, come ho detto, dimostrando perché è così. Perciò cominciamo dal punto che ho messo per primo, e che è realmente il primo, per capire che ogni animale ama se stesso. Benché su di ciò non vi sia dubbio (è insito nella natura stessa e cosi radicato nelle sensazioni di ciascuno che non si dà retta a chiunque voglia contraddire), tuttavia, ad evitare omissioni, credo che si debba anche dar ragione del perché è così. [28] Per quanto, come si può concepire o pensare che esista qualche essere animato che abbia in odio se stesso? Si incontreranno concetti opposti. Infatti, quando quella naturale inclinazione dellanima comincerà ad attrarre a sé deliberatamente qualcosa che le sia dannosa, in quanto è ostile a se stessa, dato che farà ciò a proprio riguardo, avrà contemporaneamente odio e amore per se stessa: cosa che non è possibile. Ed è inevitabile che chiunque è ostile a se stesso ritenga male ciò che è bene e viceversa bene ciò che è male, e rifugga ciò a cui bisogna tendere e tenda a ciò che bisogna rifuggire; e questo rappresenta senza dubbio un sovvertimento della vita. Ed infatti, se si trova qualcuno che cerca la morte nellimpiccagione o in altra maniera, oppure come quel pernaggio di Terenzio che, per citar le sue parole, ha deciso che reca minor offesa a suo figlio finché egli è infelice, non si deve pensare ad ostilità verso se stessi. [29] Ma alcuni sono mossi dal dolore, altri dalla cupidigia, molti anche san trasportati dalla collera e, quando si slanciano nel male consapevoli, credono di provvedere ottimamente a se stessi. Pertanto dicono senza esitare: io mi comporto così, tu la come ti par bene fare . Se essi avessero veramente dichiarato guerra a se stessi, vorrebbero essere tormentati di giorno e torturati di notte, e non darebbero mai la colpa a se stessi riconoscendo di aver mal provveduto ai loro interessi. Giacché questa è la lamentela di chi ha caro e ama se stesso. Perciò, ogni qual volta si dirà che uno si tratta male ed è avverso ed ostile a se stesso, insomma che rifugge dalla vita, si intenda che si cela un motivo tale per cui da ciò stesso si può capire che ciascuno ha caro se stesso. [30] Però non è sufficiente lasserzione: non cè nessuno che abbia in odio se stesso; bisogna capire anche questaltra: non cè nessuno che ritenga non importargli affatto la situazione in cui si trova. Si abolirà infatti linclinazione dellanima se, come per le cose che non presentano nessuna differenza non propendiamo per nessuna delle due parti, parimenti penseremo per noi stessi che non cimporta affatto la condizione in cui ci troviamo.