Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 04; 26-28

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 04; paragrafi 26-28 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARAGRAFI 26-28

[26, 72] E chi non lo sapeva? Ma stiamo a sentire. Ed egli: Codeste cose cui tu hai accennato, aver salute, essere ricco, non provar dolore, io non le dico beni, ma le dirò in greco proegména e in latino elevate (ma preferisco preferite o precipue : riesce più tollerabile e più morbido); quelle altre invece, la malattia, lindigenza, il dolore, non le chiamo mali , ma, se ti piace, cose da rifiutare . Pertanto delle prime io non dico che le ricerco, ma che le scelgo, e non che le desidero, ma che le accetto; del loro contrario invece non che lo fuggo, ma che, per cosi dire, lo scarto . E che dicono Aristotele e i rimanenti alunni di Platone? Che essi chiamano bene tutto ciò che è conforme a natura, e male ciò che le è contrario. Vedi dunque che il tuo Zenone va daccordo con Aristone nelle parole e discorda nella sostanza, mentre con Aristotele e quegli altri concorda nella sostanza e dissente nelle parole? Perché dunque, dato che cè un accordo sostanziale, non preferiamo la terminologia consueta? Altrimenti dovrebbe dimostrarmi che sarò più disposto a disprezzare il danaro se lo considererò una cosa preferita anziché un bene, e sarò più forte nel soffrire il dolore se lo dirò aspro e difficile a sopportare e contrario a natura anziché un male. [73] Era arguto Marco Pisone , nostro caro amico, nel deridere gli Stoici, oltre che per moilt altri rispetti, anche a questo proposito: Ma come! Diceva. Sostieni che le ricchezze non sono un bene ma una cosa preferita? E che vantaggio ci trovi? Diminuisci forse lavidità di danaro? E come? Se stiamo alle parole, anzitutto è più lungo dire cosa preferita che bene. Non interessa la questione! E va bene; ma certo ha un significato più serio. Giacché di dove derivi la parola bene non lo so, ma preferito, credo, dal fatto che vien preferito ad altro. E ciò mi sembra di grande importanza . Pertanto diceva che conferiva più valore alle ricchezze Zenone che le riponeva fra le cose preferite, che non Aristotele che riconosceva le ricchezze come un bene, ma un bene non grande e, di fronte alla rettitudine e allonestà, disprezzabile e trascurabile e da non ricercarsi gran che; e in generale discuteva così di tutti questi cambiamenti di termini fatti da Zenone, e concludeva: quello a ciò che non ammette come bene o come male dà semplicemente un altro nome: al male un nome più triste del nostro, al bene uno più allegro. Pisone dunque la pensa così, ottima persona e, come sai, molto affezionato a te. Ancora poche aggiunte su questo argomento, e poi, chio finisca una buona volta, poiché sarebbe troppo lungo rispondere a tutto ciò che tu hai detto. [27, 74] Il fatto è che i medesimi sproloqui han dato origine ai vostri regni, ai vostri domìni, alle vostre ricchezze, e son tante che tutto ciò che esiste al mondo appartiene al sapiente, dite voi. Oltre a ciò, egli è il solo ad essere bello, il solo ad essere libero, il solo ad essere un vero cittadino; gli stolti sono tutto il contrario, e voi pretendete che siano anche pazzi. Queste asserzioni per loro sono, con termine greco, paradossi; noi le potremmo chiamare stranezze. E che hanno poi di strano quando le si considera da vicino? Riscontrerò con te quale concetto fai corrispondere a ciascuna parola;non vi sarà nessuna disputa. Dite che tutti i peccati sono uguali . Non mi inetterò ora a scherzare con te, come ho fatto a proposito di questo stesso concetto quando difendevo Lucio Murena di cui tu eri laccusatore. Quelle furono parole rivolte a profani, un po erano anche dedicate alla cerchia degli assidui: ora bisogna svolgere una trattazione più sottile. I peccati sono uguali. [75] E in che modo? Perché nulla è più onesto di una cosa onesta e nulla è più disonesto di una cosa disonesta . Proseguì: è un punto su cui cè gran dissenso. Vediamo gli argomenti specifici per cui tutti i peccati sono uguali. E lui:Facciamo il caso di più strumenti a corda: se ognuno di essi non fosse accordato in modo da poter serbare larmonia, tutti sarebbero ugualmente scordati; così è per i peccati: poiché discordano, sono ugualmente discordi, e quindi sono uguali. Qui siam giocati sullequivoco. Giacché capita ugualmente a tutti gli strumenti di essere scordati. Ma non senzaltro ugualmente scordati. Codesto confronto dunque non ti serve a nulla. Ed infatti, se diremo che tutte le avidità sono ugualmente avidità, non ne conseguirà che le diciamo anche uguali. Ed ecco unaltra similitudine nientaffatto simile. [76] Dice: Come un nocchiero pecca ugualmente se fa naufragare una nave carica di paglia o una carica doro, parimenti pecca ugualmente chi frusta a torto uno schiavo e chi un genitore. E non capire che non riguarda affatto larte del nocchiero il genere di carico che la nave trasporta! Pertanto, porti oro o paglia, non interessa nulla il pilotarla bene o male! Però che differenza ci sia fra un genitore e uno schiavetto, lo si può e lo si deve comprendere. Dunque, quanto al pilotare non interessa affatto, ma quanto al dovere interessa moltissimo il genere in cui si pecca. E se nel pilotare stesso la nave è affondata per negligenza, il peccato è maggiore se si tratta di oro che se di paglia. Infatti noi intendiamo che a tutte le arti è stata conferita quella che si chiama lassennatezza comune, che devono avere tutti coloro che attendono ad ogni singolo mestiere. Così, neanche in questo modo i peccati sono uguali. [28, 77] Tuttavia essi insistono e non dànno tregua. Dicono: poiché ogni peccato è espressione di debolezza e di incoerenza, e questi vizi sono ugualmente grandi in tutti gli stolti, i peccati devono necessariamente essere uguali. Come se si ammettesse che in tutti gli stolti i vizi sono ugualmente grandi, e che Lucio Tubulo ebbe la medesima debolezza e incoerenza di Publio Scevola, per proposta del quale quello fu condannato, e come se non ci fosse differenza fra le cose stesse in cui si pecca, con la conseguenza che, quanto maggiori o minori sono queste, tanto maggiori o minori sono i peccati che si commettono a loro proposito! [78] Pertanto (è ormai ora di concludere il discorso) i tuoi Stoici, a mio parere, sono oppressi soprattutto da questo difetto: credono di poter mantenere due teorie contrarie. Che cè infatti di tanto contraddittorio quanto che lasserzione secondo cui è bene solo ciò è onesto sia sostenuta dalla medesima persona che dice che è partita da natura linclinazione per le cose appropriate alla vita? Così, quando vogliono conservare ciò che va daccordo con la teoria precedente, vanno a cadere in Aristone; quando lo evitano, sostengono in sostanza le stesse idee dei Peripatetici, ma si afferrano alle parole con le unghie e con i denti. E dal momento che non vogliono che sia a sua volta strappata dal loro ordine, si presentano più ruvidi, più aspri, più duri sia nel modo di discorrere che di comportarsi. [79] Panezio fuggendo tale loro aspetto burbero ed aspro, non approvò né la rudezza delle loro opinioni né le spine del loro argomentare e fu nellun caso più dolce, nellaltro più chiaro e ebbe sempre sulle labbra Platone, Aristotele, Senocrate Teofrasto , Dicearco , come rivelano i suoi scritti. Ed io son proprio davviso che tu dovresti considerare con zelo e diligenza questi autori. Ma poiché già si fa sera e devo ritornare alla mia villa, per ora basta; però facciamo ancora spesso ugualmente. [80] Sì davvero; infatti che potremmo fare di meglio? E per prima cosa esigerò da te questa fatica: ascoltarmi a ribattere quel che hai detto. Ma ricordati che tu approvi tutte le nostre idee, tranne il fatto che usiamo unaltra terminologia; io invece non approvo nulla delle vostre idee. Ah, una pulce nellorecchio mentre me ne vado; ma vedremo. Ciò detto, ci separammo.