Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 04; 11-15

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 04; paragrafi 11-15 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARAGRAFI 11-15

[11] Suvvia, vengano ora a spiegare costoro, o meglio tu - chi lo potrebbe far meglio-,? in che modo partendo dagli stessi principi giungete al risultato che il sommo bene consiste nel vivere onestamente (vale a dire, vivere sulla scorta della virtù o in accordo con la natura), e in che modo mai o in che luogo avete improvvisamente abbandonato il corpo e tutto ciò che, pur essendo conforme a natura, non rientra in nostro potere, insomma il dovere stesso. Chiedo quindi come mai queste così gravi raccomandazioni partite dalla natura siano state improvvisamente tralasciate dalla sapienza. [27] Se non cercassimo il sommo bene per luomo, ma per un essere che non fosse nientaltro che anima (ci sia lecito immaginare un tale essere ipotetico allo scopo di scoprire più facilmente la verità) quellanima non avrebbe ugualmente questo vostro termine estremo. Infatti desidererebbe la salute, la mancanza di dolore, vorrebbe per naturale inclinazione la conservazione di se stessa e la protezione di tali stati e si prefiggerebbe come termine estremo vivere secondo natura. Ciò significa, come ho già detto, ad avere quelle cose che sono conformi a natura, o tutte o la maggior parte di esse e le più importanti. [28] Effettivamente, qualunque impostazione si dia ad un essere animato, è necessario, anche se è senza corpo come limmaginiamo, che ci sia tuttavia nellanima una certa rassomiglianza con ciò che cè nel corpo così che non si può stabilire assolutamente il termine estremo del bene se non come lho esposto io. Daltra parte Crisippo, esponendo le differenze fra gli esseri viventi, afferma che alcuni di essi eccellono per il corpo, altri per lanima, taluni valgono per luna e per laltro; discute poi quale estremo convenga stabilire per ciascun tipo di esseri viventi. E pur avendo posto luomo nel tipo a cui attribuiva ecceflenza dellanima, stabifi un sommo bene tale per cui sembrava non eccellere lanima ma nulla esistere allinfuori dellanima. [12] Cè un solo caso in cui sarebbe giusto far consistere il sommo bene esclusivamente nella virtù: se esistesse un animale formato interamente di mente; ed anche in questo caso, a condizione che tale mente non avesse in sé nulla che fosse conforme a natura, comè per esempio la salute. [29] Ma non si può neppur pensare alle sue caratteristiche senza che si trovi in contraddizione con se stesso. Se invece si vuoi dire che certe cose vengono offuscate e non si scorgono perché son molto piccole, noi pure lo ammettiamo; Epicuro lo dice anche a proposito del piacere: i piaceri più piccoli sono spesso offuscati e sommersi . Ma non appartengono a questa categoria i vantaggi del corpo, che sono così grandi, così estesi nel tempo e così numerosi. Pertanto, per le cose in cui si verifica offuscamento dovuto alla loro piccolezza accade spesso che non ci importa nulla, e lo ammettiamo, se esse ci siano o non ci siano; ad esempio, a proposito del sole, come tu dicevi , non importa nulla impiegare una lucerna, e neppure aggiungere qualche centesimo al danaro di Creso. [30] Però anche per quelle cose in cui non si verifica un così grande offuscamento, può darsi tuttavia che ciò che importa non sia notevole. Ad esempio, se ad uno che è vissuto piacevolmente per dieci anni si aggiunge un mese di vita ugualmente piacevole, potrebbe essere un bene perché il supplemento al suo stato piacevole ha qualche importanza; ma se non gli vien concesso, non si abolisce senzaltro la felicità della vita . I beni del corpo sono più simili al secondo esempio da me fatto . Giacché comportano un supplemento per cui vai la pena di darsi da fare; di conseguenza, per quanto a me sembra, gli Stoici a questo proposito talora han voglia di scherzare, quando dicono: se alla vita che si trascorre virtuosamente si facesse laggiunta di una boccetta di profumo o di una spazzola per il bagno, il sapiente sceglierebbe questa vita che è fornita di tali aggiunte, e per questo non sarebbe tuttavia più felice. [31] Ma che razza di paragone è mai questo? Non si deve ribattere con una risata piuttosto che con un ragionamento? Chi non avrebbe tutte le ragioni di deriderlo se si preoccupa che ci sia o non ci sia una boccetta di profumo? Però, si che uno si acquisterebbe grande riconoscenza se riuscisse ad alleviare a qualcuno la deformità delle membra e gli spasimi del dolore e quel sapiente, se fosse costretto da un tiranno ad avviarsi al cavalletto del torturatore, non avrebbe la stessa faccia che se avesse perduto la boccetta di profumo; ma, dato che affronta una lotta importante e difficile, vedendo che deve combattere fino allestremo con il più micidiale degli avversari, il dolore, porrebbe in atto tutte le risorse della fortezza e della sopportazione, e con il loro presidio affronterebbe quella battaglia, come ho già detto, difficile e importante. Inoltre noi non cerchiao che cosa si offusca o svanisce perché è molto piccolo, ma che cosa è tale da completare il complesso totale. Nella vita dedita ai piaceri un solo piacere è offuscato fra molti: pur tuttavia esso, per quanto piccolo sia, costituisce una parte di quella vita che consiste nel piacere. Un soldo viene offuscato fra le ricchezze di Creso: tuttavia è una parte delle ricchezze. Perciò siano pure offuscate in una vita felice anche queste cose che diciamo conformi a natura: purché siano parti della felicità della vita. [13, 32] Eppure, se è vero che esiste (e su questo punto dobbiamo essere daccordo) una inclinazione naturale che inclina a ciò che è conforme a natura, di tutto questo bisogna ben fare una somma totale. Una volta fissato questo, vi sarà agio per fare queste ricerche sulla grandezza delle cose, sulla superiorità che ciascuna di esse ha in relazione alla felicità nella vita, su questi stessi offuscamenti per cui esse a causa della loro piccolezza si scorgono a mala pena o neanche a mala pena. Ma perché, se su questo punto non cè alcun dissenso? Non cè nessuno infatti che abbia contestato questa affermazione: è simile per tutte le nature ciò a cui si riferisce ogni cosa, ed è il termine ultimo delle cose appetibili. Giacché ogni natura ha premurosa cura di se stessa. Quale vi è infatti che abbandoni mai se stessa o una qualche parte di se stessa o la proprietà o lessenza di tale parte o il movimento o lo stato di alcuna di quelle cose che sono conformi a natura? E quale natura ha dimenticato la sua primitiva disposizione? Non ve nè certamente nessuna che non mantenga la sua essenza dal principio fino alla fine. Come mai dunque ci sarebbe solo la natura umana capace di abbandonare luomo, di dimenticarsi del corpo, di far consistere il sommo bene non nellintero uomo ma in una parte delluomo? [33] Come resterà salvo il principio (che anchessi riconoscono ed è da tutti ammesso) per cui è simile per tutte le nature quel termine ultimo su cui verte lindagine? Sarebbe simile davvero, se anche fra tutte le altre nature ciascuna avesse come termine ultimo ciò in cui ciascuna eccelle. Tale infatti è il termine ultimo a giudizio degli Stoici. [34] Perché esiti dunque a mutare i principi naturali? Perché dici che ogni essere animato, appena nato, è rivolto ad amare se stesso ed è impegnato nella propria conservazione? Perché non dici piuttosto così: ogni essere animato è rivolto a ciò che vè di meglio in lui ed è impegnato nella protezionedi questo solo, e le rimanenti nature non fanno nientaltro che conservare ciò che vè di meglio in ciascuna? Come fa poi ad essere il meglio, se oltre a ciò non vè nessun bene? Se invece le rimanenti cose sono appetibili, perché quello che è il termine ultimo delle cose appetibili non risulta dallinclinazione o verso tutte quelle cose o verso la maggior parte e le più importanti fra di esse? Ad esempio, Fidia può impostare una statua da principio e renderla perfetta, può riceverla già abbozzata da un altro e portarla a termine; a lui è paragonabile la sapienza: non è essa che ha generato luomo, ma lo ha ricevuto già abbozzato dalla natura. Quindi, tenendo lo sguardo su questa, deve portarlo a termine come se si trattasse di una statua già impostata. [35] Qual è dunque luomo abbozzato dalla natura? E qual è il compito, qual è lopera della sapienza? Che cosa è che essa deve portare a termine e rendere perfetto? Se in ciò che si deve rendere perfetto non cè nulla tranne un certo movimento dellingegno, vale a dire la ragione, è inevitabile che per esso il termine ultimo consista nellagire secondo virtù; la virtù infatti è la forma perfetta della ragione,Se non cè nulla allinfuori del corpo, i termini estremi saranno questi altri: salute, mancanza di dolore, bellezza, ecc. [14, 36] Ora lindagine verte sul sommo bene per luomo: perché allora esitiamo a ricercare che cosa si è attuato in tutta quanta la sua natura? Effettivamente è principio universalmente ammesso che ogni dovere e compito della sapienza è impegnato nel perfezionamento delluomo, altri (non credere chio parli solo contro gli Stoici) esprimono opinioni tali da far consistere il sommo bene in una specie di cose che è estranea al nostro potere, come se parlassero di qualche essere inanimato; altri invece, come se il corpo delluomo non esistesse, non si curano di nullaltro che dellanima, tanto più che pure lanima stessa non è un nonsoché di inconsistente (non lo potrei capire), ma appartiene ad una certa categoria di corpo , cosicché neppur essa è contenta della sola virtù, ma tende alla mancanza di dolore. Perciò, sia gli uni che gli altri si comportano proprio come se trascuras isero il lato sinistro e proteggessero il destro, oppure, come fece Erillo, dellanima stessa prendessero in considerazione la conoscenza e ne tralasciassero lazione. In realtà, tutte le teorie di coloro che omettono molto per scegliere qualcosa da seguire sono, per cosi dire, monche; è invece perfetta e completa la teoria di chi fa ricerca del sommo bene per luomo senza lasciare in lui priva di protezione nessuna parte né dellanima né del corpo. [37] E voi, o Catone, poiché la virtù, come tutti ammettiamo, tiene nelluomo il posto più elevato e più eccelso di tutti, e poiché riteniamo uomini completi e perfetti coloro che sono sapienti, allo splendore della virtù restringete le pupille come se lo sguardo della nostra anima restasse abbagliato. Effettivamente in ogni essere vivente cè qualcosa di sommo e di ottimo, come per esempio nel cavallo, nel cane; però bisogna che essi siano esenti da dolore e stiano bene di salute; così dunque nelluomo codesta perfezione vien lodata in ciò che è ottimo, vale a dire nella virtù. Pertanto a me pare che voi non consideriate abbastanza qual sia il cammino della natura e il suo sviluppo. Infatti ciò che essa fa per le messi, in quanto, dopo che le ha portate dallerba alla spiga, abbandona e non tiene in nessun conto lerba, non lo fa per luomo, dopo che lo ha portato allo stato di ragione. Infatti essa si assume sempre qualche nuova attribuzione, in modo da non abbandonare i suoi primi doni. [38] Pertanto ai sensi aggiunse la ragione e, prodotta la ragione, non abbandonò i sensi . Ad esempio se la coltivazione della vite, il cui compito è di far sì che la vite con tutte le sue parti si trovi nella miglior condizione possibile- ma immaginiamoci così -è lecito, come voi pure solete, fare qualche supposizione a scopo didattico, se dunque, dicevo, la coltivazione della vite fosse insita nella vite stessa, avrebbe, credo, per quanto concernerà la coltivazione della vite, tutti gli altri intenti che aveva prima, però preferirebbe se stessa a tutte le parti della vite e stabilirebbe che nella vite non cè nuila migliore di essa. Similmente è per la funzione dei sensi: quando si è aggiunta alla natura, la protegge sì, ma protegge pure se stessa; quando poi è stata acquisita la ragione, questa è collocata in posizione tanto dominante che tutti quei principi fondamentali di natura si sottomettono alla sua protezione. [39] Pertanto non rinuncia a prendersi cura di essi e, ad essi preposta, deve reggere tutta la vita; tanto chio resto sbalordito di fronte allincoercnza di codesti Stoici e non riesco a capacitarmene. Infatti linclinazione naturale, detta in greco hormé, e parimenti il dovere, ed anche la stessa virtù esercitano protezione, secondo loro, su ciò che è conforme a natura. Quando poi vogliono arrivare al sommo bene, scavalcano tutto e invece di una ci lascian due funzioni: accettare alcune cose, altre ricercarle, piuttosto che riunirle entrambe in unico termine estremo. [15, 40] Voi però mi obiettate ora che non è passibile stabilire la virtù, se ciò che è al di fuori della virtù riguarda la felicità della vita. Invece è tutto il contrario. Infatti non si può assolutamente introdurvi la virtù, se non si riferirà ad un unico complesso totale tutto ciò che forma loggetto della sua scelta e della sua repulsione. Infatti, se noi tutto trascureremo tranne lanima, cadremo nei difetti e negli errori di Aristone e dimenticheremo quali princìpi abbiamo dato alla virtù stessa; se invece non trascureremo ciò e pur tuttavia non lo riferiremo al termine estremo del sommo bene, non ci scosteremo molto dalla sciecca posizione di Erillo. Dovremo infatti adottare due norme di vita. Giacché egli attua due distinti termini del bene , che per essere veri avrebbero dovuto essere congiunti; ora, sono così separati da risultare completamente indipendenti, non ci può esser nulla più stravagante di questo. [41] Pertanto è il contrario di quel che voi dite: è assolutamente impossibile stabilire la virtù, se non manterrà quelli che sono i principi naturali come pertinenti al complesso totale. Giacché si è ricercata la virtù non perché abbandonasse la natura ma perché la proteggesse. Ma quella che voi intendete ne protegge una certa parte e ne tralascia il resto. E se la stessa costituzione delluomo potesse parlare, direbbe che i primi passi, vorrei quasi dire, della sua facoltà appetitiva si rivolsero a conservare se stessa nella natura in cui aveva avuto origine. Si obietta:non era ancora abbastanza chiara la volontà precipua della natura . La si chiarisca allora! E che altro mai si capirà, se non che nessuna parte della natura vien trascurata? Se in questa non cè nientaltro che la ragione, può darsi che il termine estremo del bene consista nella sola virtù; ma se esiste anche il corpo, codesto chiarimento della natura otterrà certamente questo risultato: farci abbandonare ciò che prima del chiarimento mantenevamo. Dunque vivere in accordo con la natura vuol dire scostarsi dalla natura. [42] Come certi filosofi , dopo esser partiti dai sensi, avendo visto qualcosa di più grande e più divino, abbandonarono i sensi, così costoro, procedendo dalla facoltà appetitiva, avendo scorto la bellezza della virtù, misero da parte tutto ciò che avevano visto tranne la virtù stessa, dimenticandosi che tutta la natura delle cose appetibili ha così vasta estensione che pennane dagli inizi fino alla fine; non si rendono conto che tolgono le basi a tutte quelle cose belle ed ammirevoli.