Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 04; 01-05

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 04; paragrafi 01-05 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 04; PARAGRAFI 01-05

[1, 1] Avendo detto queste parole egli mise fine la sua esposizione. Ed io mia volta cominciai: Hai esposto questi argomenti, o Catone, pur tanto numerosi in maniera fedele, e chiara, pur tanto oscuri, così che o dovrei rinunciare del tutto a voler contrapporre qualche obiezione o dovrei prender tempo per riflettere; giacché non è facile conoscere a fondo un sistema filosofico che rivela, non solo nelle sue basi ma anche nelle strutture, una cura così diligente ed anche se minor verità (questo non oso ancora affermarlo), pur sempre unaccurata precisione. Allora quello: che dici mai? vedo che secondo la nuova legge tu nella stessa giornata rispondi allaccusatore e in tre ore giungi alla fine dellarringa, e credi che io ti conceda un rinvio in questa causa? La sua trattazione non ti si presenterà tuttavia più facile di quelle che talvolta vinci. Perciò accingiti anche a questa, tanto più che è già stata trattata da altri e spesso pure da te; non è possibile che ti manchino gli argomenti. [2] Ed io: Per Ercole, non son solito arrischiarmi contro gli Stoici, non perché io vada molto daccordo con loro, ma sono ostacolato dallo scrupolo; sono tante le loro asserzioni che a stento le capisco. Riconosco che certi punti sono oscuri, e tuttavia essi non li esprimono così volutamente, ma loscurità sta nei concetti stessi. Perché dunque, quando esprimono gli stessi concetti i [peripatetici, non usano nessuna parola che riesca incomprensibile? Gli stessi concetti? forse ho spiegato troppo poco che il dissidio fra Stoici e Peripatetici non consiste nei termini ma è sostanziale e concerne tutta quanta la teoria? Ebbene, o Catone, se tu riuscirai a darmi questa dimostrazione, ti sarà possibile farmi passare senza riserve dalla tua parte. Credevo di aver detto abbastanza. Perciò, se credi, prendiamo anzitutto in esame tali questioni; se vorrai parlare di qualche cosa altro, lo vedremo in séguito. No, no, appunto lordine dellesposizione, se la mia richiesta non è ingiusta, sia lasciato al mio criterio. Come ti piace, benché lordine da me suggerito risultasse più idoneo, è giusto che ciascuno faccia delle concessioni. [2,3] Io penso, o Catone, che quei famosi antichi discepoli di Platone come Speusippo, Aristotele, Senocrate, e poi i discepoli di questi come Polemone e Teofrasto possedevano una dottrina abbastanza ampia e accurata nella sua disposizione, per cui Zenone non aveva motivo, dopo essere stato scolaro di Polemone, di separarsi da lui e dai precedenti. Il loro sistema fu il seguente, in cui vorrei che tu notassi le modifiche che, a tua opinione, vi si debbono apportare, senza aspettare chio risponda ad ogni punto del tuo discorso; penso infatti che bisogna contrapporre lintera dottrina loro a tutta quanta la vostra). [4] Essi rendendosi conto che noi siamo nati ad essere idonei, senza distinzione, a quelle virtù che sono note e illustri, voglio dire la giustizia, la temperanza e le altre della medesima specie (esse assomigliano tutte alle rimanenti arti e ne differiscono soltanto nel contenuto, relativamente alla parte migliore, e nellattuazione), e rendendosi pure conto che noi per tali virtù proviamo un desiderio alquanto grandioso ed ardente, e sentiamo anche, insito in noi, o meglio innato, il desiderio del sapere , e siam nati per laggregazione degli uomini e la società e comunità del genere umano, e tali predisposizioni brillano soprattutto nei più grandi ingegni,divisero tutta quanta la filosofia in tre parti, e questa ripartizione, a quanto vediamo, è stata mantenuta da Zenone. [5] Essendo una di queste parti, che è relativa alla formare la morale, io rimando a più tardi tale parte che è per così dire la radice della presente ricerca. Vedremo fra poco quale sia il termine estremo del bene; qui voglio soltanto dire che gli antichi Peripatetici e Academici, i quali concordavano nella sostanza ma differivano nella terminologia, trattarono con serietà e facondia quel punto che ci par cli poter chiamate giustamente civile, detto con parola greca politico. [3] Quanto hanno scritto essi sullo Stato, quanto sulle leggi! Quanti insegnamenti sullo stile hanno lasciato, e non solo precetti teorici nei loro trattati, ma anche esempi pratici nei loro discorsi . Anzitutto, pure quegli argomenti che richiedevano una trattazione sottile furono da essi esposti con eleganza e precisione, ora dando definizioni, ora facendo classificazioni, come fanno anche i vostri; ma voi in modo più arido: tu vedi invece come è brillante lo stile delle loro trattazioni. [6] In secondo luogo, gli argomenti che richiedevano unesposizione adorna e solenne, con quanta grandiosità, con quale splendore essi li svolsero! Sulla giustizia, sulla temperanza, sulla fortezza, sullamicizia, sul modo di passar la vita, la filosofia, lattività politica, sono argomenti propri non di uomini che strappan le spine, come gli Stoici , o mettono a nudo le ossa, ma di coloro che volevano esporre con stile adorno le idee grandiose e con semplicità quelle di minore importanza. Pertanto, che consolazioni son le loro, che esortazioni, che ammonimenti persino e consigli dedicati alle persone più eccelse ! Essi infatti applicavano nellesercizio oratorio un sistema duplice, come è del resto nella realtà stessa. Giacché, qualsiasi indagine comporta una questione generale per se stessa senza riferimento a persone e circostanze, oppure, con lintervento di queste, una questione di fatto o di diritto o di nome . Essi dunque si esercitavano in entrambi i modi, e tale metodo produsse quella loro si grande facondia sia nelluno che nellaltro genere. [7] Zenone e i suoi seguaci o non poterono o non vollero mantenere tutta questa maniera di esporre: sta di fatto che labbandonarono. Per quanto, Cleante scrisse un trattato di retorica, ed anche Crisippo, ma in modo tale che, se uno desidera diventar muto, non deve leggere niente altro. Pertanto tu vedi come parlano: forgiano parole nuove, tralasciano quelle usate. Però si obietta che iniziative grandiose! Tutto questo mondo, un villaggio di nostra proprietà! Vedi quindi che gli ascoltatori si infiammano . Ma che fatica per ottenere che chi abita a Circeo consideri tutto questo mondo come suo municipio! E poi? Quello potrebbe infiammare? Farà più presto a spegnere, se riceverà uno ardente. Queste stesse tue brevi asserzioni solo il sapiente è re, dittatore, ricco sono state formulate in modo conveniente e completo, da te però, ed è naturale: te lha insegnato la retorica; ma sulla loro bocca come sono scarne le asserzioni stesse relative alla forza della virtù! Eppure la pretendono così grande da poter dare la felicità di per se stessa. Fanno delle domandine limitate, pungenti come spilli: anche chi le approva non sente alcun mutamento nel suo intimo e se ne va tal quale era venuto. Concetti forse veri, certamente seri, non vengono trattati come si deve, ma un po troppo sminuzzati. [4, 8] Veniamo ora al metodo della trattazione e alla conoscenza della natura, ovvero alla dialettica e alla fisica; il problema del sommo bene lo vedremo sùbito dopo, come ho già detto, e al sno svolgimento dedicheremo tutta la discussione. Dunque, in queste due parti non cera nulla per cui Zenone fosse impaziente di introdurre cambiamenti. Tutto procedeva ottimamente, sia nelluna che nellaltra parte. Difatti, che cosa hanno omesso gli antichi nel campo della dialettica? Essi diedero moltissime definizioni, lasciarono trattati sullarte delle definizioni, e la classificazione in parti, che si ricollega alla definizione, viene eseguita da essi, e viene anche prescritto come debba essere eseguita; parimenti per il principio di antitesi, da cui giunsero ai generi e alle varie forme dei generi. Mettono a capo quelle asserzioni che sono essere definite secondo ragione, poi procedono per deduzione, e la conclusione finale racchiude ciò che è vero nei singoli casi particolari. [9] Ma quanta varietà di argomenti è derivata da essi e come son diversi dalle domande capziose! E la loro, vorrei dire, intimazione, ripetuta in moltissimi passi, a non ricercare la garanzia dei sensi senza la ragione né quella della ragione senza i sensi, e a non disgiungere luna dallaltra? Ma come? Le attuali norme ed insegnamenti della dialettica non furono forse fissate o scoperte da essi? Anche se Crisippo si è applicato moltissimo in questo campo, Zenone tuttavia molto meno degli antichi; però da Crisippo certi punti non furono svolti meglio che dagli antichi, e certi altri furono del tutto tralasciati. [10] Essendo due le arti mediante le quali si raggiunge la forma perfetta del ragionamento e del discorso, luna è larte trovare i concetti, laltra di esporli adeguatamente, questa seconda ci fu trasmessa dagli Stoici e dai Peripatetici, la prima solo dai Peripatetici , mentre quelli non la sfiorarono neppure. I vostri infatti non sospettarono neppure di dove si dovessero prendere gli argomenti come da un forziere; i loro predecessori invece lo comunicarono con arte e con metodo. E ciò ha per risultato che non sia inevitabile dover sempre ripetere le stesse cose, come se si recitasse la lezione, senza poter scostarsi dai propri appunti. In realtà, chi saprà dove si trova ciascun argomento e per qual via lo si raggiunge, lo potrà scovare anche se qualcosa lo nasconde, e nella discussione si troverà sempre a suo agio. Benché certe persone dotate di grande ingegno raggiungano la facondia oratoria anche senza un metodo razionale, tuttavia larte è una guida più sicura della natura. Infatti, altro è pronunciare parole alla maniera dei poeti, altro discernere con metodo ed arte quel che si dice. [5, 11] Analoghe considerazioni si possono fare per linterpretazione della natura ovvero fisica, di cui se ne occupano sia essi, i Peripatetici, sia i vostri, non però soltanto per i due motivi che crede Epicuro, per scacciare il timore della morte e della religione, ma anche la conoscenza delle cose celesti reca loro anche un senso della misura al vedere quanta moderazione, quanto ordine regnino pure presso gli dèi, inoltre grandezza danimo al contemplare le opere e le azioni degli dèi, ed anche giustizia, in quanto si viene a capire quale sia la potenza, il proposito, il volere del supremo governatore e signore; e la ragione connessa con la natura di questultimo è quella famosa legge vera e suprema di cui si parla in filosofia. [12] Nella medesima interpretazione della natura è insito una specie di piacere insaziabile derivante dalla conoscenza delle cose: esso è lunico che ci può dare una vita onesta e liberale quando abbiamo compiuto le azioni indispensabili e siamo liberi dagli affari. Dunque, in tutto questo sistema concernente quasi i più importanti principi, gli Stoici seguirono i Peripatetici, affermando lesistenza degli dèi e che tutto risulta tonnato di quattro elementi . Poiché si poneva poi un problema molto difficile, se si dovesse ammettere lesistenza di una quinta essenza da cui avesse origine la ragione e lintelligenza, con cui si ricollegava anche il problema riguardante il genere dellanima, Zenone disse che si trattava di fuoco, e si scostò da essi in qualche particolare, ma ben poco; quanto al problema più importante, ripeté le loro asserzioni: lintero mondo e le sue parti più grandi sono rette da una mente e natura divina. Ma il contenuto nei suoi elementi e nella quantità risulterà meschino in questi, ben rigoglioso in quelli. [13] Quante notizie essi cercarono e raccolsero sulla specie, la nascita, la corporatura, letà di ogni essere vivente! Quante pure sui prodotti che nascono della terra! Quante sono, e vertono su soggetti così vari e sulla causa per cui si verifica ogni cosa! Da tutto questo abbondante materiale si desumono i più numerosi e i più sicuri argomenti per spiegare la natura di ogni cosa. Finora quindi, per quanto ne capisco, non pare che ci fosse motivo per cambiar nome. Giacché, se è vero che non li seguiva in tutto, lorigine era nondimeno quella. E per conto mio, anche Epicuro, almeno nelle questioni naturali, è un seguace di Democrito . Vi apporta poche modifiche; fossero pur di più: ma in moltissimi punti ripete le stesse idee, e proprio nei più importanti. I vostri fanno lo stesso, e non tributano eccessiva riconoscenza agli scopritori.