Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 21-25

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 02; paragrafi 21-25 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARAGRAFI 21-25

[21, 67] Delle due luna, Torquato: o devi biasimare queste azioni o rinunciare alla difesa del piacere. Ma che difesa o che causa è mai codesta del piacere, a cui non si possono chiamare personaggi famosi né per testimoniare né per elogiare? Noi dai documenti storici citiamo quei testimoni che spesero tutta la loro vita in fatiche gloriose, che non avrebbero potuto neppur udire il nome del piacere; viceversa nelle vostre discussioni la storia è muta. Nella scuola di Epicuro non ho mai sentito nominare Licurgo, Solone, Milziade, Temistocle, Epaminonda, che sono sulla bocca di tutti gli altri filosofi. Ora però, dato che abbiamo cominciato a trattare questi argomenti, quali e che grandi uomini ci fornirà il nostro amico Attico dai suoi forzieri! [68] Non è meglio parlare un po di questi piuttosto che di Temista per così grossi volumi? Lasciamo ai Greci questi sistemi; per quanto, noi abbiamo da loro la filosofia e tutti gli studi liberali: cè però qualcosa che a noi non è lecito e a loro sì. Gli Stoici sono in lotta con i Peripatetici. Gli uni sostengono che non è bene se non ciò che è onesto, gli altri che lonestà ha moltissima importanza, la più grande, la massima importanza, ma che esistono pur tuttavia certi beni anche nel corpo. E contrasto onorevole e splendida discussione! Tutta la contesa verte infatti sulla dignità della virtù. Ma quando discorri con i tuoi, bisogna ascoltare molti particolari persino sui piaceri osceni, di cui Epicuro parla molto spesso. [69] Credi a me, Torquato: non puoi mantenere codeste dottrine, se tieni ben presente la tua persona, le tue idee, le tue inclinazioni; ti vergognerai, te lo dico io, di quel quadro che Cleante soleva descrivere molto bene. Egli invitava i suoi ascoltatori a raffigurarsi nel loro pensiero il Piacere dipinto su un quadro, con un bellissimo vestito e regale ornamento seduto in trono: stavan pronte come piccole ancelle le Virtù, che non avevano nientaltro da fare, nientaltro consideravano loro còmpito se non servire il Piacere e avvertirlo soltanto allorecchio, se pur ciò si poteva capir dal dipinto, di badare a non fare senza avvedersi qualche atto che urtasse lanimo umano o che provocasse qualche dolore. Noi Virtù siam nate per servirti, non abbiamo nessunaltra occupazione. [22, 70] Ma Epicuro dice questo è il vostro lustro che non può vivere piacevolmente chi non vive onestamente. Come se io mi curassi di quel chegli afferma o nega! lo cerco quale tesi può risultare coerente per chi fa consistere nel piacere il sommo bene. Quale argomento rechi per dimostrare che Tono o Gaio Postumio o, il maestro di tutti costoro, Orata, non ebbero una vita del tutto piacevole? Egli afferma, come ho detto prima, che la vita dei dissoluti non è da criticare, a meno che si tratti di persone del tutto sciocche, cioè in preda a cupidigia o timore. E quando promette rimedio per queste due passioni, promette libertà alla dissolutezza. Infatti, tolte queste passioni, dice di non trovar nulla da criticare nella vita degli scapestrati. [71] Non potete dunque, regolando ogni cosa sul piacere, mantenere o trattenere la virtù. Giacché non si deve stimare persona buona e giusta chi si astiene dallingiustizia per non averne male. Tu conosci, credo, quel detto: non è pio chi la pietà non cè niente di più vero: pensaci bene! Infatti, mentre teme, non è giusto e certamente non lo sarà se cesserà di temere; e daltra parte non temerà se potrà o nascondere ciò che ha fatto o tenerselo con grandi mezzi, e certamente preferirà essere giudicato persona buona senza esserlo piuttosto che esserlo senza averne la nomea. Cosi, è un fatto indiscutibile, invece di una giustizia vera e certa voi ci date una finzione della giustizia e ci insegnate in certo qual modo a disprezzare la stabilità della nostra coscienza e a ricercare lerrore dellopinione altrui. [72] Il medesimo ragionamento vale per le altre virtù, che voi fondate tutte sul piacere come sullacqua. E allora? Possiamo chiamar coraggioso quel famoso Torquato già menzionato? Mi diletto, benché non riesca, come tu dici, a corromperti, mi diletto, dico, di citare la vostra famiglia e il vostro nome. Per Ercole, mi si presenta dinanzi agli occhi Aulo Torquato , eccellente persona, a me molto affezionato; necessariamente voi dovete sapere entrambi quanto è stato grande e notevole il suo interesse per me in quelle circostanze che sono note a tutti. Ma tali atti, io che voglio essere grato ed essere giudicato tale, non li gradirei, se non mavvedessi che egli mi è stato amico per il mio interesse, non per il suo, a meno che tu dica per il suo interesse nel senso che è nellinteresse di tutti agire rettamente. Se dici questo, abbiamo vinto. proprio quello che vogliamo, a cui tendiamo: frutto del dovere sia il dovere stesso. [73] Il tuo fllosofo non vuole questo, e da tutte le cose esige come una ricompensa il piacere. Ma ritorno a Torquato. Se fu il piacere a farlo combattere presso lAniene con il Gallo da cui era stato sfidato, e se prendendone la collana e il soprannome si adornò delle sue spoglie per nessun altro motivo se non perché tali azioni gli sembravano degne di un uomo, non lo stimo coraggioso. Ed ora, se il pudore, la moderazione, la verecondia, se in una parola la temperanza, saranno represse dal timore della pena o del disonore e non troveranno protezione nella santità loro propria, quale adulterio, quale stupro, quale brama non si scatenerà e avrà libero sfogo nella presunzione di essere occulta o impunita o ammessa? [74] Ma come! Che ti sembra infine, o Torquato, della tua posizione, tu, con il tuo nome, il tuo ingegno, la tua gloria non osar dire in pubblico a che riferisci le tue azioni, i tuoi pensieri, le tue aspirazioni, a che scopo vuoi realizzare le tue iniziative, che cosa infine giudichi ottimo nella vita? Che meriti vuoi acquistarti ora che assumerai una carica e salirai alla tribuna per tenere un discorso (dovrai fissare le norme che intendi seguire nellamministrare la giustizia, e forse anche, se ti parrà opportuno, parlerai un po dei tuoi antenati e di te stesso alla maniera dei nostri vecchi), che meriti, dicevo, potresti acquistarti dicendo che nellesercizio di quella carica tutte le tue azioni saranno subordinate al piacere e che nella tua vita non vè stata nessuna azione che non fosse subordinata al piacere? Puoi obiettare: mi credi forse così pazzo da parlare a profani in codesta maniera? Ma tu fa questo medesimo discorso in un processo, oppure, se temi la presenza del pubblico, in senato. Non lo farai mai. Qual è il motivo, se non che si tratta di un discorso vergognoso? Stimi dunque me e Triario persone degne di sentirti tenere un discorso vergognoso? [23, 75] E sia, la parola piacere non ha dignità, e noi forse non la comprendiamo. Voi difatti lo ripetete spesso: noi non comprendiamo di quale piacere voi intendete parlare. Cosa difficile ed oscura davvero! Quando parlate di particelle indivisibii e di spazi intersiderali , cose che non esistono e non possono esistere, comprendiamo; il piacere invece, cosa nota anche ai passerotti, non riusciamo a comprenderlo? E se ti faccio vedere che non solo io so che cosa è il piacere (è unimpressione piacevole prodotta nei sensi), ma so anche che cosa tu intendi per piacere? Tu infatti intendi per piacere talvolta quello stesso che ho detto ora e lo denomini in movimento in quanto produce una variazione, talvolta un altro, una specie di supremo piacere a cui non si può aggiungere nulla: cè quando manca ogni dolore, e lo chiami stabile. Ammettiamo pure che il piacere sia questo. [76] Di, parlando in qualsiasi ambiente, che tu compi tutte le azioni per non provar dolore. Se non ritieni neppur questa espressione abbastanza significativa, abbastanza onesta, di che tutto il tuo programma dazione, sia per questa carica sia per tutta la vita, sarà determinato dal concetto di utilità, da nullaltro se non da ciò che conviene, da nulla insomma tranne che dal tuo interesse: secondo te, quale clamore si leverà dallassemblea o quale speranza vi sarà per il consolato a cui ti è pronto e facile laccesso? Seguirai dunque una dottrina per tuo uso personale e privato, riservata ai tuoi familiari, che non osi dichiarare e mettere in pubblico? Però nei processi, in senato hai sempre in bocca le asserzioni dei Peripatetici e degli Stoici. Dovere, equità, dignità, lealtà, azioni rette, oneste, degne dellautorità, degne del popoio romano, ogni rischio per lo Stato, morire per la patria: quando tu parli di queste cose, noi poveri semplicioni restiamo ammirati, e tu evidentemente te la ridi. [77] Infatti tra queste parole così splendide ed illustri non trova posto il piacere: non solo quello da voi detto in movimento, che tutti, cittadini e contadini, tutti, dico, quelli che parlano latino chiamano piacere, ma neppure quello stabile, che allinfuori di voi nessuno chiama piacere. [24] Considera dunque se non sei obbligato ad usare parole nostre ed idee tue. Se tu falsassi il tuo volto, il tuo portamento per acquistare un aspetto più imponente, non somiglieresti più a te stesso: e falseresti le tue parole, e diresti ciò che non pensi? Oppure, come per il vestito, tu avresti unopinione per casa e unaltra in pubblico, cosicché in faccia risulti lapparenza e nellinterno si nasconda la verità? Considera, ti prego, se è una retta norma di condotta. A mio parere, sono vere le opinioni che sono oneste, lodevoli, gloriose, che si possono manifestare in senato, davanti al popolo, in ogni riunione e adunanza, ad evitare che non si abbia vergogna a pensare ciò che si ha vergogna a dire. [78] E lamicizia dove può trovar posto, o quale amico può avere uno che non è amato per se stesso? E che altro significa amare, da cui derivò il nome dellamicizia, se non volere che ad uno tocchino i maggiori beni possibili, anche se a se stessi non ne vien nulla? Si obietta: a me giova avere tali sentimenti. Piuttosto ti giova forse sembrare di averli. Averli effettivamente non ti è possibile, a meno che li abbia. E come potrai averli, se non sarai colto dallamore stesso? Non è la calcolata considerazione dellutilità che suol produrre questo effetto, ma esso trae da se stesso la propria origine e nasce di sua iniziativa. Ma io seguo lutilità. Quindi lamicizia durerà fin tanto che ne seguirà utilità, e se lutilità starà alla base dellamicizia, essa medesima la sopprimerà. [79] Ma che farai infine se lutilità, come spesso accade, si staccherà dallamicizia? Labbandonerai? Che razza di amicizia è codesta? La conserverai? Come salvar la coerenza? Giacché hai presenti i principi da te fissati sullamicizia: essa è da ricercare a scopo utilitaristico. Ad evitare di rendermi odioso se cesserò di coltivare un amico . Anzitutto, perché codesto atto è odioso se non perché è vergognoso? Se non abbandonerai lamico per non incorrere in qualche disagio, ti augurerai tuttavia chegli muoia per non restar legato senza averne vantaggio. E se non solo non ti recherà alcuna utilità, ma dovrai sacrificare il tuo patrimonio, affrontare travagli, mettere a repentaglio la vita? Neppure allora penserai a te stesso e rifletterai che è nato per sé e per i propri piaceri? Davanti a un offrirai garante di morte per un amico, come il famoso pitagorico di fronte al tiranno siciliano? Oppure essendo Pilade, dirai di essere Oreste per morire per lamico? O, se tu fossi Oreste, smentiresti Pilade, denunceresti te stesso e nel caso che non riuscissi a provarlo, pregheresti di essere uccisi entrambi insieme? [25, 80] Certamente tu faresti tutto ciò, o Torquato: a mio avviso non vè nulla degno di grande lode che penso possa essere da te tralasciato per timore della morte o del dolore. Ma non si cerca che cosa sia consentaneo alla tua indole, ma alla scuola. Codesta dottrina che tu difendi, i precetti che hai imparato ed approvi sovvertono dalle fondamenta lamicizia, anche se Epicuro, come realtà, la inalza al cielo con gli elogi. Egli però coltivò le amicizie. E chi vuol gare, ti prego, chegli sia stato un uomo buono, gentile e ben educato? In queste discussioni lindagine verte sulle id non sulla sua condotta. Lasciamo alla frivolezza dei Greci codesta moda bizzarra di far della maldicenza sul conto di quelli da cui dissentono nella ricerca del vero. Ma per quanto sia stato gentile nel coltivare gli amici, tuttavia, se questo è vero (io non affermo nulla), non fu abbastanza perspicace. [81] Però incontrò lapprovazione di molta gente . Si, e forse a ragione, ma nondimeno la testimonianza della folla non è di gran momento. Infatti in ogni arte o attività o in qualsiasi scienza o nella stessa virtù lottimo è molto raro. E a mio parere, se egli stesso fu un uomo buono e molti Epicurei furono e sono al presente fedeli nelle amicizie, equilibrati e seri in tutta la vita, e regolano le loro decisioni non sul piacere ma sul dovere, vuol dire che la forza dellonestà è maggiore e quella del piacere minore. Certuni infatti vivono in modo da rinnegare con la vita il loro modo di ragionare. E come gli altri hanno fama di parlare meglio di come agiscono, così mi sembra che costoro agiscano meglio di come parlano.