Traduzione De finibus bonorum et malorum, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 16-20

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino del Libro 02; paragrafi 16-20 dell'opera De finibus bonorum et malorum di Cicerone

DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARAGRAFI 16-20

[16, 51] Pertanto, o Torquato, quando dicevi che Epicuro proclama che non si può vivere piacevolmente se non si vive con onestà, sapienza e giustizia, ho avuto limpressione che tu ne fossi orgoglioso. Tanta forza era nelle tue parole, per la dignità di ciò che tali parole esprimevano, che diventavi più grande e talvolta ti soffermavi a guardarci come per sottolineare che Epicuro una buona volta lodava lonestà e la giustizia. Quanto ti si addicevano tali parole, se i filosofi non le usassero, non sentiremmo affatto la necessità della filosofia. Infatti per amore di queste parole, ben raramente menzionate da Epicuro, sapienza, fortezza, giustizia, temperanza, nomini di sommo ingegno si dedicarono allo studio della filosofia. [52] Dice Platone: Il senso della vista è in noi acutissimo: eppure non riusciamo a vedere la sapienza. Che amore ardente noi proveremmo per lei! E perché mai? Forse perché è tanto astuta da poter escogitare i piaceri a perfezione? Perché la giustizia vien lodata? O qual è lorigine di questo antico proverbio trito e ritrito con lui puoi giocare alla morra al buio? Questo detto è riferito ad una cosa sola, ma trova vastissime applicazioni: in ogni azione si dà importanza alla sostanza, non ai testimoni. [53] Sono argomenti di poco valore e molto deboli quelli da te ad- dotti: i malvagi son tormentati dal rimorso, poi anche dalla paura della pena, da cui sono colpiti o temono sempre di essere un giorno colpiti. Non bisogna raffigurarsi quelluomo non buono come una persona paurosa o di animo debole che si tormenta ed è piena di paura qualunque cosa abbia fatto; ma piuttosto come un astuto calcolatore del proprio utile, intelligente, ingegnoso, scaltro, abile ad escogitare con facilità come possa compiere inganni nascostamente, senza testimoni e senza complici. [54] Credi chio stia parlando di Lucio Tubulo ? Presiedeva in veste di pretore ad un processo per omicidio e fu così evidente che accettò danaro per pronunciare la sentenza che lanno seguente il tribuno della plebe Publio Scevola presentò al popolo la proposta di fare uninchiesta su tale fatto. In seguito al decreto popolare il senato incaricò dellinchiesta il console Gneo Cepione. Tubulo partì sùbito in volontario esilio e non osò presentarsi al dibattito: il fatto era evidente. [17] La nostra indagine dunque è rivolta non al malvagio, ma al malvagio astuto, come fu, per esempio, Quinto Pompeo sconfessando il trattato di Numanzia, e non timoroso di tutto, ma che anzitutto non si cura del rimorso, che evidentemente non trova difficoltà a soffocare. Costui infatti, che ha nome di persona chiusa e riservata, è tanto lungi dal rivelarsi che anzi darà limpressione di provar dolore per lazione malvagia di un altro. Che altro significa infatti essere scaltro? [55] Mi ricordo che ero presente quando Publio Sestilio Rufo esponeva il suo caso agli amici nel seguente modo: egli era lerede di Quinto Fadio Gallo e questi aveva scritto nel testamento di averlo pregato di far pervenire tutta leredità alla figlia. Sestilio sosteneva che non era vero. E lo poteva impunemente; chi lo avrebbe contraddetto? Nessuno di noi ci credeva: era più verosimile che mentisse chi ne aveva interesse anziché quello che aveva scritto di avergli rivolto una preghiera da cui non poteva esimersi. Egli aggiungeva anche di aver prestato giuramento sulla legge Voconia e quindi non osava trasgredirla, a meno che gli amici la pensassero diversamente. Erano presenti, oltre a noi giovani, numerosi personaggi autorevoli: nessuno ritenne che si dovesse dare a Fadia più della quota fissata dalla legge Voconia. Sestilio si tenne uneredità molto considerevole, di cui non avrebbe toccato un soldo se avesse seguito lopinione di coloro che antepongono lonestà e la rettitudine a tutti i guadagni e a tutti i vantaggi. Credi forse che in séguito abbia sentito nel suo animo inquietudine o preoccupazione? Neppur per sogno; anzi, era ricco per quelleredità, e perciò felice. Egli infatti stimava molto il danaro che si era procurato, non solo senza violar le leggi, ma anzi proprio in virtù delle leggi. Eppure voi dovete cercarlo, anche a costo di rischi; giacché il danaro produce molti grandi piaceri. [56] Dunque, come chi stabilisce che sono di per sé da ricercare la rettitudine e lonestà spesso deve affrontar rischi per il decoro e lonestà, così i vostri, che tutto misurano con il metro del piacere, devono affrontar rischi per ottenere grandi piaceri. Se si tratterà di un affare importante, di una cospicua eredità, dato che moltissimi piaceri sono il risultato del danaro, il vostro Epicuro, se vorrà perseguire il suo termine estremo del bene, dovrà fare come Scipione; egli mirò ad una grande gloria se fosse riuscito a far ritirare Annibale in Africa . E per questo a che grande rischio si espose! Ma rivolgeva tutto il suo tentativo allonestà, non al piacere. Così il vostro sapiente, eccitato da qualche grande guadagno, lotterà, se sarà necessario, con un po di cicuta. [57] Se il suo atto potrà restar segreto, ne sarà lieto; colto in flagrante, disprezzerà ogni pena. Sarà infatti preparato a disprezzare la morte, lesilio, ed anche lo stesso dolore. Proprio quel dolore che voi, quando minacciate una pena ai malvagi, stimate insopportabile, e invece, quando sostenete che il sapiente ha sempre il bene in eccedenza, ritenete tollerabile. [18] Ma immagina che chi commette unazione malvagia sia non solo astuto ma anche molto potente, come Marco Crasso i ai suoi tempi, che però soleva adoperare i propri beni, o come Pompeo ai nostri giorni, che bisogna ringraziare per le sue azioni rette, perché poteva impunemente essere iniquo o giusto a suo piacere. Ma quante ingiustizie si possono fare, senza che nessuno le possa criticare! [58] Se un tuo amico morendo ti pregherà di consegnare leredità a sua figlia, senza scriverlo da nessuna parte, come fece invece Fadio, senza dirlo a nessuno, tu che farai? Tu certamente gliela consegnerai; forse gliela consegnerebbe lo stesso Epicuro, come fece Sesto Peduceo figlio di Sesto, quello che ci ha lasciato nel figlio, un mio caro amico, limmagine della sua fine educazione e della sua probità: egli era non solo una persona colta ma la migliore e la più giusta al Inondo, e benché nessuno sapesse che Gaio Plozio , illustre cavaliere romano di Norcia, lo aveva pregato, si presentò spontaneamente alla moglie di quello, e a lei che non era al corrente di nulla espose lincarico avuto dal marito e consegnò leredità. Ma io ti chiedo, dato che tu avresti certamente fatto lo stesso, se non ti rendi conto che la forza della natura è tanto maggiore perché voi stessi, che tutto riferite allinteresse e, secondo la vostra stessa espressione, al piacere, compite tuttavia certi atti da cui risulta che seguite non il piacere ma il dovere, e che unindole retta ha più valore di una dottrina perversa. [59] Dice Carneade: se sai che in qualche posto stanascosto un aspide e che su di esso vuoi sedersi, senza averlo notato, un tale la cui morte ti può recare vantaggio, faresti unazione malvagia se non lo avvertissi di non sedersi; però ne avresti limpunità: chi potrebbe provare che tu lo sapevi? Ormai è fin troppo. E infatti palese che, se lequità, la lealtà, la giustizia non partono da natura e se tutto ciò si riferisce allutilità, è impossibile trovare un uomo buono; e su questo argomento ha parlato abbastanza Lelio nei miei libri sullo Stato . [19, 60] Applica le medesime considerazioni alla sobrietà ovvero temperanza, che è una moderazione delle cupidige obbediente a ragione. Se dunque uno cedesse ad una brama senza testimoni, sarebbe sufficiente il suo rispetto per il pudore? Oppure una cosa è di per se stessa obbrobriosa anche se non è accompagnata da disonore? Ma come! Gli uomini valorosi, quando entrano in battaglia e versano il loro sangue per la patria, hanno fatto il calcolo dei piaceri oppure sono incitati da un ardore e da un impeto dellanima? E infine, o Torquato, tu credi che quel tuo famoso antenato detto Imperioso, se ascoltasse le nostre parole, presterebbe più volentieri ascolto al tuo discorso su di lui oppure al mio, dicendo io chegli non ha fatto nulla per il suo interesse ma tutto per lo Stato e che tu invece che non hai fatto nientaltre che il suo interesse? Se poi tu volessi anche spiegare tale affermazione e dicessi più chiaramente che egli ha agito esclusivamente per il piacere, come pensi infine che sarebbe la sua reazione? [61] E sia, ammettiamo, se lo vuoi, che Torquato abbia agito per il suo utile (preferisco questo termine a piacere, specialmente trattandosi di un personaggio tanto illustre): anche il suo collega Publio Decio , il primo ad essere console in quella famiglia, pensava forse ai suoi piaceri, quando, votato a morte, si lanciava sul cavallo a briglia sciolta in mezzo alla schiera dei Latini? Dove o quando avrebbe potuto provare quel piacere? Sapeva che sarebbe morto subito e cercava quella morte con una passione più ardente di quella con cui, secondo Epicuro, si deve cercare il piacere. E se tale sua azione non fosse stata lodata a ragione, non lavrebbe imitata suo figlio al suo quarto consolato, e in seguito il figlio di questo quandera console non sarebbe caduto in battaglia combattendo contro Pirro e non si sarebbe offerto allo Stato come terza vittima consecutiva della medesima stirpe. [62] Cesso di fare esempi. Per i Greci il loro numero è modesto: Leonida, Epaminonda forse tre o quattro; se comincerà ad elencare i nostri, giungerà al risultato che il piacere si arrende alla virtù per farsi legare; ma la giornata non mi basterà e come Aulo Vario, che ebbe fama di giudice severo, quando dopo aver concesso lescussione dei testimoni ne vedeva citati ancora altri, soleva dire al collega che gli stava accanto: o è sufficiente questo numero di testimoni o non, so che cosa sia sufficiente ; allo stesso modo io: ho dato un numero sufficiente di testimoni. E allora? Tu stesso, in tutto degno dei tuoi antenati, fosti indotto dal piacere a strappare il consolato a Publio Silla 6 quanderi ancor giovinetto? lo facesti dare a tuo padre, che era persona molto coraggiosa: che uomo egli fu, sia come console sia come privato cittadino in ogni occasione, ma soprattutto dopo il consolato! Con il suo aiuto io pure compii unimpresa in cui provvidi a tutti piuttosto che a me stesso. [63] Ma come parlavi bene quando mettevi da una parte uno colmo di tutti i più grandi piaceri senza nessun dolore presente o futuro, e dallaltra uno colmo delle più grandi sofferenze in tutto il corpo senza laggiunta o la speranza di piacere alcuno, chiedevi chi fosse più infelice di questo o più felice del precedente, e poi concludevi che il dolore è il male supremo e il piacere il sommo bene! [20] Visse un tempo Lucio Tono Balbo, di Lanuvio, che tu non puoi ricordare. La sua vita era regolata in modo che non era possibile trovare nessun piacere così raffinato che egli non provasse in abbondanza. Era avido di piaceri e in questo campo un vero intenditore, pieno di risorse; così poco superstizioso che disprezzava quei numerosissimi sacrifici e santuari della sua città, e così poco pauroso della morte che mori in combattimento per lo Stato. [64] Non la classificazione di Epicuro, ma la sua sazietà limitava i suoi desideri. Tuttavia aveva cura della sua salute: faceva esercizi tali che gli dessero sete e fame per andare a cena, mangiava cibi che fossero squisiti e nello stesso tempo molto facili da digerire, beveva vino che gli desse piacere e non gli facesse male. Insomma metteva in atto tutto ciò senza cui Epicuro dice di non capire che cosa sia il bene. Era esente da ogni dolore, e se lavesse provato non sarebbe stato debole a sopportano e tuttavia sarebbe ricorso ai medici più che ai filosofi. Aveva un colorito sano, una salute perfetta, la massima simpatia, insomma una vita colma di piaceri dognì specie. [65] Secondo voi questi era felice: così vi costringe a concludere la vostra dottrina. Ma chi io preferisca a costui non oso dirlo: in vece mia lo dirà la virtù stessa e non esiterà ad anteporre a questo vostro tipo di persona felice Marco Regolo, che, da nulla costretto se non dalla parola data al nemico, ritornò a Cartagine dalla patria, e proprio mentre era tormentato dalle veglie e dalla fame la virtù proclama che egli era più felice di Tono quando beveva cinto di rose. Aveva condotto guerre importanti, era stato due volte console, aveva celebrato il trionfo e tuttavia a quelle sue precedenti imprese non attribuiva tanta grandezza e splendore quanto a questultimo caso da lui affrontato per lealtà e fermezza, che a noi che lascoltiamo sembra degno di compassione, mentre per lui che lo soffriva era causa di piacere. Infatti non sono lallegria né la spensieratezza né il riso o lo scherzo, compagni di frivolezza, a dare la felicità: spesso anche nella tristezza la perseveranza e la fermezza rendono felici. [66] Lucrezia , violentata dal figlio del re, dopo averne chiamato i concittadini a testimonio si diede la morte. Il conseguente risentimento del popolo romano, guidato e impersonato da Bruto, fu causa della libertà per la nostra città, e in memoria di quella donna nel primo anno furono nominati consoli suo marito e suo padre. Un uomo di umili condizioni, Lucio Virginio , uno dei tanti, sessanta anni dopo la conquista della libertà uccise di propria mano la figlia piuttosto che fosse data alle brame di Appio Claudio, che allora aveva il supremo potere.