Traduzione De fato, Cicerone, Versione di Latino, parte 02

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino, parte 02, dell'opera De fato di Cicerone

DE FATO: TRADUZIONE DELLA PARTE 02

Ma ritorniamo alla disputa di Diodoro che viene definita sul possibile, nella quale si indaga sul significato del possibile. Diodoro dunque stabilisce che è possibile solo ciò che è vero o che sarà vero. Il punto riguarda la seguente questione: nulla si verifica se non è necessario; tutto ciò che è possibile, o già è o necessariamente sarà; inoltre, non si possono mutare da veri in falsi gli eventi futuri, non meno che gli eventi passati; ma mentre negli eventi passati appare evidente il loro carattere immutabile, in quelli futuri, poiché esso non appare con altrettanta evidenza, sembra che non sia neppure ad essi intrinseco, per cui, in riferimento a una persona colpita da una malattia mortale, corrisponde al vero affermare: Costui morirà a causa di questa malattia; ma la stessa affermazione, se risulta detta in modo veritiero per un uomo in cui la gravità del morbo non sia altrettanto evidente, non di meno si realizzerà. Ne consegue che non può aver luogo nessun passaggio dal vero al falso, neppure in relazione al futuro. La frase Scipione morirà ha valore tale, per cui, sebbene si parli del futuro, non si può tramutare in falsa: ci si riferisce infatti a un uomo che deve necessariamente morire. Se si dicesse: Scipione morirà durante la notte, di morte violenta, nella sua stanza da letto, risulterebbe un'affermazione vera, perché si verrebbe a sostenere che si realizzerà quanto doveva realizzarsi, e la prova di ciò deve essere arguita dal fatto che si è effettivamente realizzato. Non sarebbe stato più veritiero dire: Scipione morirà rispetto ad affermare: Morirà in quel modo, né per Scipione sarebbe stato necessario morire più che morire in quel modo, né avrebbe potuto mutarsi da vera in falsa la frase: Scipione è stato ucciso più che la proposizione: Scipione sarà ucciso. Se le cose stanno nei termini sopra indicati, non c'è motivo per cui Epicuro debba temere il fato e cercare una difesa nella teoria degli atomi, sostenendo che deviano dal loro asse e facendosi carico, a un tempo, di due difficoltà insolubili: l'una, secondo cui un evento si viene a creare senza una causa che lo determini, per cui si genererebbe dal nulla - tesi che né Epicuro stesso né alcun filosofo naturalista condivide- l'altra, secondo cui, quando due atomi si muovono nel vuoto, l'uno procede perpendicolarmente, mentre l'altro devia dal proprio asse. Epicuro, insomma, anche se ammettesse che ogni proposizione è o vera o falsa, può non temere che tutto avvenga necessariamente per opera del fato; non per cause eterne, che provengono da necessità di natura, è infatti vero quanto viene espresso come segue: Carneade scende all'Accademia, il che comunque non avviene senza cause; ma c'è una differenza tra le cause accidentali pregresse e le cause che contengono in sé la capacità di determinare gli eventi. Così, è sempre stato vero affermare: Epicuro morirà, dopo aver vissuto settantadue anni, durante l'arcontato di Pitarato, eppure non c'erano cause fatali per cui dovesse così accadere; ma, poiché è accaduto, è fuor di dubbio che dovesse accadere come è accaduto. Chi sostiene, quindi, che gli eventi che si realizzeranno sono immutabili e nega la possibilità che il vero nel futuro si converta in falso, non dimostra la necessità del fato: non fa che rendere esplicito il significato racchiuso nelle parole. Chi, poi, introduce una serie eterna di cause, incatena alla necessità del fato l'anima degli uomini, spogliata del libero arbitrio. Su questo punto basta così; passiamo ad altro. Crisippo giunge alla seguente conclusione: Se esiste un moto senza causa, non tutte le proposizioni, che i dialettici definiscono assiomi, saranno vere o false; quanto sarà privo di cause efficienti, non sarà né vero né falso; eppure, ogni proposizione è o vera o falsa; perciò non si dà moto senza una causa. Se le cose stanno nei termini sopra indicati, tutto ciò che accade, accade per cause pregresse; se ciò è vero, tutto accade per volere del fato; dunque, tutto ciò che accade, accade per volere del fato. Innanzi tutto, se volessi accordare il mio consenso a Epicuro e sostenere che non tutte le proposizioni sono o vere o false, sarei disposto a subire un colpo del genere piuttosto che ammettere che tutto accade per volere delfato: la prima tesi offre infatti materia di discussione, mentre l'altra è inaccettabile. Ecco il motivo per cui Crisippo ricorre a tutte le sue energie per convincere che ogni assioma è o vero o falso. Alla stregua di Epicuro, il quale teme che, una volta ammesso tale principio, si debba anche concedere che tutto accade per volere del fato (se una delle due proposizioni è vera dall'eternità, significa anche che è determinata e, se è determinata, che è anche necessaria: in tal modo egli ritiene che vengano dimostrati i princìpi di necessità e fato), così pure Crisippo, nel caso in cui non fosse riuscito a dimostrare che ogni proposizione è o vera o falsa, ha avuto paura di non poter avvalorare la tesi secondo cui tutto avviene per volere del fato e per cause eterne di eventi futuri. Epicuro, però, ritiene che si possa evitare la necessità del fato con la teoria della deviazione degli atomi. Nasce così un terzo tipo di moto, che prescinde dal peso e dall'urto, quando l'atomo devia dal proprio asse di un piccolissimo grado (lo chiama minimo). Ed Epicuro è costretto ad ammettere, nei fatti se non a parole, che questa deviazione avviene senza causa. L'atomo muta infatti corso senza essere stato colpito da un altro atomo. Ma come possono urtarsi l'un l'altro gli atomi, se si muovono per forza di gravità, perpendicolarmente, lungo linee rette, come pretende Epicuro? Se un atomo non viene mai colpito da un altro, ne consegue che neppure si toccano reciprocamente. Da ciò deriva che l'atomo, ammesso che davvero esista e si sposti dal proprio asse, devia senza una causa.Epicuro ha introdotto tale teoria in quanto a noi uomini, temeva, non sarebbe rimasto alcun margine di libertà, se l'atomo fosse costretto a muoversi sempre per forza di gravità naturale e necessaria, perché l'anima si regola a seconda di come è indotta dal movimento degli atomi. Democrito, il primo a formulalare la teoria degli atomi, preferì ammettere che tutto accade per necessità piuttosto che privare gli atomi del loro moto naturale. Più acutamente argomentava Carneade, il quale spiegava che gli epicurei avrebbero potuto sostenere una difesa senza questa fittizia deviazione degli atomi. Se avessero infatti spiegato che sussiste un moto volontario dell'anima, sarebbe stato più semplice difendere questa tesi piuttosto che introdurre la deviazione degli atomi, tenendo soprattutto conto che, per quest'ultima, non sono in grado di trovare una causa: difeso questo punto, avrebbero potuto facilmente resistere a Crisippo. Pur avendo ammesso che non si dà moto senza causa, non vorrebbero concedere che tutto ciò che accade, accade per cause precedenti: non si danno infatti cause esterne e precedenti della nostra volontà. Ci serviamo, pertanto, di un luogo comune nel parlare, quando diciamo che qualcuno vuole o non vuole qualcosa senza causa. Diciamo dunque senza causa come se dicessimo: senza una causa esterna e precedente, e non senza una causa in assoluto; allo stesso modo, quando definiamo un vaso vuoto, non ci esprimiamo nel senso inteso dai filosofi naturalisti, che non ammettono l'esistenza del vuoto, ma intendiamo un vaso, per esempio, senz'acqua, senza vino, senza olio; così, quando affermiamo che l'anima si muove senza una causa, vogliamo dire cheil suo movimento prescinde da una causa precedente ed esterna, non che manchi in assoluto di una causa. Dell'atomo stesso si può dire che, quando procede nel vuoto per gravità e peso, procede senza una causa, poiché non gliene sopravviene alcuna dall'esterno. Inoltre, per non essere derisi da tutti i filosofi naturalisti, se sosteniamo che nulla accade senza causa, dobbiamo distinguere ed esprimerci nei termini seguenti: ovvero dire che rientra nella natura dell'atomo stesso muoversi per peso e gravità e che tale è la causa stessa per cui esso così si sposta. In modo analogo, non bisogna ricercare una causa esterna per i moti volontari dell'anima: un moto volontario infatti racchiude in sé quella natura per cui esso è in nostro potere e a noi subordinato, e non senza causa, perché la natura stessa ne è causa. Se le cose stanno in questi termini, perché ogni proposizione non dovrebbe essere o vera o falsa, se non avremo concesso che tutto quanto accade, accade per volere del fato?Perché, risponde Crisippo, non possono essere veri nel futuro gli eventi che non abbiano cause per cui debbano realizzarsi; ciò che è vero presuppone dunque necessariamente delle cause; così, una volta accaduto, sarà accaduto per volere del fato. La questione è chiusa, se davvero bisogna convenire con te o che tutto accade per volere del fato o che nulla può accadere senza una causa. Forse che l'affermazione: Scipione prenderà Numanzia non può essere vera, se non nel caso in cui una causa, connettendosi a un'altra dall'eternità, verrà a produrre tale effetto? Oppure avrebbe potuto essere falsa, se fosse stata detta seicento secoli prima? Se allora non fosse vera la frase: Scipione prenderà Numanzia, neppure quest'altra sarebbe vera: Scipione ha preso Numanzia. Può dunque essersi verificato nel passato un evento, la cui realizzazione nel futuro non sia vera? Come definiamo veri gli eventi del passato, la cui imminenza sia stata vera in un tempo ad essi precedente, così definiremo veri gli eventi del futuro, la cui imminenza sarà vera nel tempo a venire. Se, poi, ogni proposizione è o vera o falsa, non ne consegue immediatamente che sussistano cause immutabili, eterne, che impediscono a qualche evento di prodursi diversamente da come avrebbe dovuto. Ci sono cause fortuite, che rendono vere affermazioni del tipo: Catone verrà in senato, che non rientrano nell'ordine universale della natura. Eppure dire verrà, quando è vero, risulta tanto immutabile quanto dire è venuto. Non è, però, un valido motivo per aver paura del fato o della necessità. Bisognerà ammettere che, se l'affermazione: Ortensio verrà nella villa di Tuscolo non è vera, ne deriva che è falsa. Gli epicurei non accettano né l'una né l'altra soluzione, il che non è possibile.Né ci lasceremo condizionare dal cosiddetto argomento pigro dai filosofi è infatti definito ragionamento pigro l'argomento in base al quale, se noi lo seguissimo, non faremmo assolutamente niente nella vita. Ragionano così: Se è stabilito per te dal fato che tu guarisca da questa malattia, che tu mandi a chiamare o meno un medico, guarirai; allo stesso modo, se per te è stabilito dal fato che tu non guarisca da questa malattia, sia che tu mandi a chiamare o meno un medico, non guarirai; una delle due possibilità è stabilita dal fato: quindi, chiamare un medico non influisce per nulla. Questo genere di argomentazione è definito giustamente pigro e inerte, perché, sulla base dello stesso principio, alla vita verrebbe meno ogni attività. anche possibile modificare l'enunciazione, non usando il termine fato, ma mantenendo lo stesso concetto: Se dall'eternità è stata vera la proposizione: guarirai da questa malattia, sia che tu mandi a chiamare un medico sia che non lo mandi a chiamare, guarirai; allo stesso modo, se dall'eternità è stata falsa la proposizione: guarirai da questa malattia, sia che tu mandi a chiamare un medico sia che non lo mandi a chiamare, non guarirai, e via dicendo. Tale ragionamento viene contestato da Crisippo. Nella realtà alcune azioni sono semplici, altre congiunte. Semplice è l'azione: Socrate morirà in quel determinato giorno per costui, che faccia o meno qualcosa, è fissato il giorno della morte. Ma se è stabilito dal fato che Edipo nascerà da Laio, non si potrà dire: che Laio si unisca o meno con una donna, perché l'azione è congiunta e confatale: così appunto la definisce Crisippo, perché è stabilito dal fato tanto che Laio giaccia con la propria moglie, quanto che da lei abbia come figlio Edipo. Per cui, posto di dire: Milone otterà ad Olimpia, se qualcuno ribattesse: dunque lotterà, che abbia o meno un avversario, sbaglierebbe;lotterà è un'azione congiunta, perché senza avversario non si dà alcuna lotta. Quindi, tutti i sofismi di tal genere vengono confutati nello stesso modo. Che tu mandi a chiamare o meno un medico, guarirai è un ragionamento capzioso: è infatti stabilito dal fato tanto chiamare il medico, quanto guarire. Sono azioni che, come ho detto, Crisippo definisce confatali.Carneade non approvava tutto questo complesso di argomentazioni e riteneva che tale ragionamento giungesse a conclusione in maniera troppo dissennata. Pertanto, incalzava in altro modo, senza ricorrere ad alcuncavillo; la sua conclusione era la seguente: Se tutto accade per cause precedenti significa che tutto accade secondo una naturale concatenazione,in modo collegato e connesso; se le cose stanno in questi termini, è la necessità a produrre tutto; e se ciò è vero, nulla è in nostro potere; eppure qualcosa è in nostro potere; ma se tutto avviene per volere del fato, tutto accade per cause precedenti; quindi, non tutto ciò che accade, accade per volere del fato. Il ragionamento non potrebbe risultare più serrato e stringente.