Traduzione De Domo sua, Cicerone, Versione di Latino, capitoli 86-90

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino, capitoli 86-90, dell'opera De Domo sua di Cicerone

DE DOMO SUA: TRADUZIONE DEI CAPITOLI 86-90

[86] E in vero, come raccontano gli annali e le antiche memorie del popolo romano, quel Cesone Quinzio e Marco Furio Camillo e Caio Servilio Aala, pur essendo essi benemeriti della repubblica, tuttavia subirono la violenza e lo sdegno del popolo in rivolta, e comdannati dai comizi centuriati, dopo essere fuggiti in esilio, nuovamente vennero reintegrati nella loro antica dignità dallo stesso popolo ormai placato. Cioè, se a questi uomini, che erano stati condannati, la sventura non indebolì la gloria del loro nobilissimo nome, anzi la esaltò ( infatti, sebbne sia desiderabile portare a termine un percorso di vita senza dolore e senza ingiustizia, tuttavia allimmortalità della gloria aggiunge di più lessere desiderato dai propri concittadini che il non essere mai stati completamente violato ), per me invece, poichè allontanato senza il giudizio del popolo, reintegrato con i più onorevoli giudizi di tutti, prevarrà la considerazione di maldicenza e di misfatto? [87] Publio Popilio fu sempre cittadino forte e costante nella sua ottima condotta; tuttavia, in tutta la sua vita, nulla fu più esplicitamente, a beneficio della gloria, della sua stessa sventura; chi infatti si ricorderebbe che egli è stato benemerito della repubblica se non fosse stato scacciato dai disonesti e reintegrato per opera dei cittadini onesti? Il governo di Quinto Metello fu molto glorioso nellarte militare, ed anche egregio nellesercizio della censura, e tutta la vita ricca di decoro, tuttavia la sventura perpetuò la gloria di questuomo forte ad eterna memoria del tempo. Cioè, se a coloro che sono stati scacciati ingiustamente, ma tuttavia reintegrati dalle leggi, essendo morti i loro nemici, per rogazioni dei tribuni, non per lautorità del senato, non per volere dei comizi centuriati, non per decreti dellItalia, non per richiesta della cittadinanza, le ingiurie dei nemici non furono di disonore, a me, che sono partito non colpevole, sono stato lontano insieme alla repubblica, sono ritornato con la più grande dignità, mentre tu eri ancora vivo, perchè mi richiamava uno dei consoli, tuo fratello, mi richiedeva laltro pretore, pensi che la tua scelleratezza debba essere un mio disonore? [88] E se il popolo romano, sollecitato dallo sdegno e dallinvidia, mi avesse scacciato dalla città e quello stesso, in seguito, ricordandosi dei miei benefici verso la repubblica, si fosse ripreso, e con la mia restituzione avesse biasimato la temerasrietà e lingiuria, certo nessuno sarebbe stato così folle da non credere che un tale giudizio del popolo per me dovesse essere di prestigio invece che di disonore. Ora in verità, poichè nessuno mi ha chiamato al giudizio del popolo, e poichè non posso essere condannato, dal momento che non sono stato accusato, e infine siccome non sono stato neppure scacciato di modo che, se avessi voluto contendere, neanche avrei potuto vincere, e al contrario, sono stato sempre difeso dal popolo romano, magnificato, onorato, qual è questa ragione per cui qualcuno si antepone a me nel legame di amicizia col popolo? [89] Forse tu credi che il popolo romano sia quello che è composto da coloro che sono condizionati salla mercede, che sono sospinti a fare violenza ai magistrati, ad assediare il senato, che desiderano tutti i giorni stragi, incendi, rapine? popolo che tuttavia tu non potevi radunare se non con le botteghe chiuse, popolo a cui tu davi come capi i Lentidi, i Lolli i Plagulei, i Sergi. O lustro, o nobiltà del popolo romano, di cui hanno terrore i re, le nazioni straniere, i più remoti popoli, e anche le moltitudini associate di uomini tra i servi, i mercenari, i facinorosi, i miserabili! [90] Questo è stato lo splendore del popolo romano, questo laspetto che tu vedesti nel Campo Marzio allor quando avesti la potestà di parlare contro lautorità e la devozione del senato e di tutta lItalia. Questo popolo è il signore dei re, il vincitore e limperatore di tutti i popoli, il quale tu, scellerato, in quel giorno luminosissimo, hai visto allor quando tutti i principi della città, tutti gli uomini delle varie classi e di tutte le età erano del parere di dare il voto non sulla salvezza di un cittadino, ma di una città, quando infine gli uomini erano venuti nel Campo Marzio, non perchè erano chiuse le botteghe, ma i municipi