Traduzione De Domo sua, Cicerone, Versione di Latino, capitoli 51-55

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino, capitoli 51-55, dell'opera De Domo sua di Cicerone

DE DOMO SUA: TRADUZIONE DEI CAPITOLI 51-55

[51] Proponesti, per quanto mi riguarda, che io non fossi più accolto, e non che mi allontanassi: tu stesso non potevi dire che io non stessi più a Roma. Che cosa infatti avresti detto? Che fossi condannato? certo che no. Espulso? in che modo fu lecito? Ma tuttavia neppure ciò fu scritto, che io mi allontanassi; fu posta una pena per chi mi accogliesse, della qual cosa nessuno fece conto; non cè mai stato il mio allontanamento. Ma diciamo che ci sia stato: che cosa? la direzione di una costruzione di carattere pubblico? Liscrizione di un nome a te non sembra essere diversa cosa dal saccheggio del mio patrimonio, cosa? salvo il fatto che, per la legge Licinia, non potesti neppure fare in modo che tu stesso te ne affidassi lamministrazione. Che cosa? devo dire di ciò che tu ora tratti davanti ai pontefici: che hai consacrato la mia casa, e ne hai fatto un tempio, e nelle mie stanze hai posto una statua e che hai fatto tutto ciò con una semplice proposta di legge e ti sembra ciò una cosa sola con ciò che proponesti riguardo a me, nominativamente? [52] In verità tanto è una cosa sola quanto lo fu ciò che proponesti con una sola legge, che il re di Cipro, i cui antenati sempre sono stati alleati e amici a questo popoloo, con tutti i suoi beni fosse affidato ai banditori e gli esuli bizantini fossero fatti allontanare. Allo stesso, dice, diedi lincarico di tutte e due le cose. Cosa ? Se tu avessi dato allo stesso uomo lincarico di esgere i cistofori in Asia, poi di andare in Ispagna, e, allontanatosi da Roma, gli fosse concesso di aspirare al consolato, ed avendolo ottenuto, ottenesse la provincia della Siria, poichè si faceva riferimento ad un solo uomo, che cosa sarebbe una sola questione? [53] Se il popolo romano fosse stato consultato su quella decisione e tu non avessi condotto il tutto per mezzo dei tuoi servi e ladroni, non poteva accadere che al popolo fosse gradita la decisione sul re di Cipro e invece non fosse gradita quella sugli esuli di Bisanzio? Quale altra è la forza, di grazia, quale la sentenza della legge Cecilia e Didia, se non questo, cioè che in diverse questioni congiunte, il popolo non sia obbligato ad accettare quello che non vuole e a rifiutare ciò che vuole? Che cosa pensi? che se tu lhai posta con violenza, tuttavia è una legge? o che può sembrare essere fatto secondo il diritto quello che risulti essere fatto con la violenza? O forse pensi che, se in questa tua stessa proposta di legge, essendo già la città in rivolta e i sassi lanciati, se non si attaccò battaglia, tu potesti giungere alla completa rovina della città senza eccessiva violenza? [54] Quando nel tribunale Aurelio arruolavi apertamente non solo uomini loiberi, ma anche servi, convocati da tutti i villaggi, allora non preparavi evidentemente unazione violenta; quando ordinavi con i tuoi editti che si chiudessero le botteghe, non cercavi la forza della folla sprovveduta, ma la riservatezza e la prudenza degli uomini onesti; quando facevi portare le armi nel tempio di Castore, non allestivi niente altro che si potesse fare con la violenza; quando hai abbattuto e rimosso gli scalini del tempio di Castore, allorchè ti fosse consentito di procedere con tranquillità, hai impedito agli uomini audaci di salire sul tempio; quando hai comandato che si presentassero coloro che nellassemblea degli uomini onesti avevano parlato della mia salvezza e hai disperso con la forza, con le armi e con i sassi la loro riunione, anche allora sicuramente hai dimostrato che la violenza ti dispiace moltissimo. [55] Ma questa furiosa violenza di un folle tribuno della plebe si potè facilmente superare e reprimere o con il valore o con la moltitudine degli uomini onesti. Che cosa dici? quando a Gabino si dava la Siria, a Pisone la Macedonia e a tutti e due un potere smisurato e una grande quantità di danaro, affinchè ti permettessero tutto, ti aiutassero, ti fornissero schiere di uomini di guerra e i loro centurioni di provato valore, e anche denaro, e famiglie di servi che ti soccorressero con le loro scellerate compagnie, si beffassero dellautorità del senato, minacciassero di morte e di proscrizione i cavalieri romani, mi spaventassero con minacce, mi annuncissero minacciosamente strage e battaglia, riempissero la mia casa ,piena di uomini onesti, con i loro amici, per timore della proscrizione mi privassero dellamicizia degli uomini giusti, mi sottraessero laiuto del senato, vietassero che il senato non solo combattesse in mia difesa, ma anche che, vestito a lutto, implorasse e rivolgesse suppliche, neppure tutto questo era violenza.