Traduzione De Domo sua, Cicerone, Versione di Latino, capitoli 06-10

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino, capitoli 06-10, dell'opera De Domo sua di Cicerone

DE DOMO SUA: TRADUZIONE DEI CAPITOLI 06-10

[6] Io in verità non venni, e rimasi a casa, fin quando durò quel tempo burrascoso: quando era chiaro che i tuoi servi, addestrati alla rapina, alla strage degli onesti, armati insieme a quel tuo manipolo di scellerati e di corrotti erano venuti con te in Campidoglio. Poichè cio mi fu riferito, io so che rimasi a casa e che non diedi possibilità a te e ai tuoi seguaci di rinnovare la strage. Dopo che mi fu detto che il popolo romano si era radunato in Campidoglio, per la paura e per la mancanza di grano; e che i tuoi seguaci, spaventati dalla tua scelleratezza, in parte perchè avevano perso le armi, in parte perchè gli erano state strappate, si erano dati alla fuga, ci venni non solo senza alcun seguito e uomini armati, ma solo con pochi amici. [7] E forse non sarei dovuto venire io, quando mi reclamavano in senato il console Publio Lentulo, benemerito verso di me e verso la repubblica, quando Quinto Metello, il quale pur essendo tuo fratello e mio nemico, aveva anteposto al nostro dissenso e alle tue preghiere, la salvezza e la mia dgnità; quando una così grande moltitudine di cittadini, per sua così nuova benevolenza, mi chiamava anche per nome a riportare la conciliazione, quando soprattutto si sapeva che tu e quel tuo manipolo di fuggitivi vi eravate ormai allontanati? Qui tu hai osato chiamare nemico del Campidoglio me, che ero anche custode e difensore del Campidoglio e di tutti i templi, poichè, avendo i due consoli tenuto senato in Campidoglio, io ero venuto lì? Cè forse qualche tempo in cui è vergognoso essere andati in senato? o forse la questione di cui si trattava era tale che io avrei dovuto rifiutarla e condannare coloro che la trattavano? [8] Dico che per prima cosa è dovere di un buon senatore venire sempre in senato, nè sono daccordo con coloro che decidono di non venire in tempi meno buoni, non comprendendo essi che questa loro eccessiva ostinazione sia gradita e favorevole a coloro il cui animo hanno voluto offendere. Ma certamente alcuni, per paura, poichè ritenevano di non essere al sicuro in senato, si allontanarono. Non recrimino; nè cerco di sapere se ci fosse stato un qualcosa da temere. Credo che a chiunque sia lecito temere secondo il proprio giudizio. Chiedi perchè io non abbia temuto ? perchè si sapeva che tu ti eri allontanato di lì. Perchè, dal momento che alcuni uomini onesti non ritenevano di poter essere al sicuro in senato, io non sia stato dello stesso parere ? Perchè, dal momento che io non ritenevo di poter essere del tutto al sicuro in città, quelli non la pensassero così? Forse ad altri è concesso, nel mio timore invece non aver paura di nulla per sè; dovrò soltanto io essere atterrito dalla sorte mia e degli altri? [9] Forse sono da biasimare perchè non ho condannato con la mia sentenza i due consoli? Soprattutto dovevo condannare loro, per la cui legge è stato fatto in modo che io, non essendo condannato, ed essendo benemerito della repubblica, non fossi soggetto alla pena dei condannati? E bisognava che non solo io ma anche tutti gli onesti sopportassimo anche i delitti di questi, per la loro buona volontà di salvarmi, io avrei (dovuto) rigettare col mio parere, lottimo parere di coloro per i quali soprattutto fui restituito alla mia antica dignità ? Ma quale fu la mia sentenza ? Prima di tutto quella che il discorso del popolo già prima aveva impresso nei nostri animi; poi quella che tutto il senato seguì, allor quando mi fu espresso lassenso : in modo che nè fu proposta da me cosa non pensata e nuova, nè, se nella sentenza vi fu qualche difetto, questo fu maggiore per colui che la pronunziò rispetto a tutti quelli che lapprovarono. [10] Ebbene infatti il giudizio del senato, a causa della paura, non fu libero. Se stimi che abbiano avuto timore coloro che si allontanarono, concedi che coloro che rimasero non abbiano avuto timore. Se poi senza coloro che si allontanarono, non si potè allora decidere niente liberamente; quando tutti furono presenti si iniziò a proporre di cancellare la sentenza: si oppose tutto il senato. Ma chiedo, poichè per quella sentenza io fui capo ed autore, che cosa cè da biasimare ? Non fu forse per prendere una nuova decisione ? oppure in quella causa le mie parti non furono primarie ? oppure piuttosto si dovè ricorrere ad altro? Quale causa, quale forza potè essere maggiore della fame ? della rivolta ? delle decisioni tue e dei tuoi ; i quali ritenevano che tu, essendosi presentata la possibilità, per incitare gli animi degli sprovveduti, avresti rinnovato quelle tue funeste rapine, a causa della mancanza di grano.