Traduzione De Domo sua, Cicerone, Versione di Latino, Capitoli 01-05

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in Latino, capitoli 01-05, dell'opera De Domo sua di Cicerone

DE DOMO SUA: TRADUZIONE DEI CAPITOLI 01-05

[1] O pontefici, molte sono le istituzioni che, per ispirazione divina, sono state trovate e stabilite dai nostri antenati, ma nessuna di loro è più illuminante di quella in cui essi vollero che gli uomini stessi fossero a capo sia del culto religioso agli Dei immortali sia dei supremi interessi della repubblica, affinché i cittadini più illustri e più autorevoli amministrando saggiamente lo Stato e il culto e interpretando con sapienza le cose divine, potessero assicurare il benessere della repubblica. Infatti se in nessun tempo qualche causa importante è stata demandata al giudizio e alla potestà dei sacerdoti del popolo romano, certamente è perché essa è talmente autorevole che tutta la dignità dello Stato, la sicurezza di tutti i cittadini, la loro vita, la libertà, i luoghi sacri, i focolari domestici, i penati, le sostanze, il benessere, le abitazioni sembrano essere affidati e demandati alla vostra sapienza, alla fede, al vostro potere. Oggi voi dovete stabilire se dora in poi preferite privare i magistrati folli del sostegno dei cittadini disonesti e scellerati o invece fortificarli con la religione degli Dei immortali. Infatti se quel flagello e rovina dello Stato, che non si può vigilare con la giustizia umana, difenderà il suo pestifero e funesto tribunato con la religione divina, noi dovremo ricercare altre cerimonie, altri sacerdoti degli Dei immortali, altri interpreti delle religioni. Se invece con la vostra autorità e saggezza, o pontefici, si annullano quelle cose che vengono gestite con la follia dei disonesti nella repubblica, da alcuni oppressa, da alcuni abbandonata, da alcuni tradita, ciò sarà il motivo per cui possiamo a buon diritto e meritatamente lodare il consiglio dei maggiori nelleleggere allufficio sacerdotale gli uomini migliori. Ma poichè quel folle, se avesse biasimato i sentimenti politici che io ebbi in quei giorni, credette di poter avere in seguito un qualche ascolto presso di voi, tralascerò il mio solito ordine di arringa; risponderò non allorazione di quel folle uomo, orazione di cui egli non può disporre, ma allo schiamazzo, il cui uso egli rafforzò sia con intollerabile arroganza, ma anche con lunghissima impunità. [2] E soprattutto chiedo a te, uomo folle e furioso, quale grande rimorso delle tue scelleratezze ti affligga, per ritenere che questi uomini, che non solo con la loro saggezza, ma anche con la loro stessa dignità sostengono la Repubblica, poichè io nellesporre la mia opinione ho congiunto il benessere dei cittadini con lonore di Gneo Pompeo, siano irati con me, ed ora abbiamo sulla venerabilissima religione un sentimento diverso da quello che ebbero quando io ero assente. Tu fosti, dice, superiore presso i pontefici; ma ormai, poichè ti sei rivolto al popolo, è ineluttabile che tu sia inferiore. E mai possibile? Ciò che in una inesperta moltitudine è molto vizioso, la varietà e lincostanza, e la frequente mutevolezza, il cambiamento dei tempi così come delle opinioni, vorresti tu trasferire a costoro che la dignità tiene lontani dallincostanza, il diritto certo e stabilito della religione (tiene lontani) da una capricciosa sentenza, ed anche la vetustà degli esempi e lautorità delle lettere e dei monumenti? Tu sei quello, dice, di cui il senato non ha potuto fare a meno? colui che gli onesti hanno rimpianto? colui che la repubblica ha desiderato?colui con il cui ritorno pensavamo di ripristinare lautorità del senato ? autorità che hai tradito appena sei arrivato ? Non dico ancora niente sulla mia opinione; risponderò prima alla tua arroganza. [3] Dunque tu, peste funesta della repubblica, cercasti di allontanare dalla casa e dalla patria questo cittadino, col ferro e con le armi, e col terrore dellesercito, e con lempietà dei consoli, e con le minacce degli uomini più temerari, con il ruolo dei servi, con lassedio dei pempli, con loccupazione del foro, con loppressione della curia, affinchè gli onesti non combattessero contro i malvagi, proprio questo citadino che tu confessi essere stato desiderato, richiesto, richiamato da tutti gli onesti, da tutta lItalia, per salvare la repubblica ? Ma infatti in quel giorno turbolento tu non dovevi venire in senato, entrare in Campigoglio. Io in verità non venni, e rimasi a casa, fin quando durò quel tempo burrascoso: quando era chiaro che i tuoi servi, addestrati alla rapina, alla strage degli onesti, armati insieme a quel tuo manipolo di scellerati e di corrotti erano venuti con te in Campidoglio. Poichè cio mi fu riferito, io so che rimasi a casa e che non diedi possibilità a te e ai tuoi seguaci di rinnovare la strage. Dopo che mi fu detto che il popolo romano si era radunato in Campidoglio, per la paura e per la mancanza di grano; e che i tuoi seguaci, spaventati dalla tua scelleratezza, in parte perchè avevano perso le armi, in parte perchè gli erano state strappate, si erano dati alla fuga, ci venni non solo senza alcun seguito e uomini armati, ma solo con pochi amici. E forse non sarei dovuto venire io, quando mi reclamavano in senato il console Publio Lentulo, benemerito verso di me e verso la repubblica, quando Quinto Metello, il quale pur essendo tuo fratello e mio nemico, aveva anteposto al nostro dissenso e alle tue preghiere, la salvezza e la mia dgnità; quando una così grande moltitudine di cittadini, per sua così nuova benevolenza, mi chiamava anche per nome a riportare la conciliazione, quando soprattutto si sapeva che tu e quel tuo manipolo di fuggitivi vi eravate ormai allontanati? Qui tu hai osato chiamare nemico del Campidoglio me, che ero anche custode e difensore del Campidoglio e di tutti i templi, poichè, avendo i due consoli tenuto senato in Campidoglio, io ero venuto lì ? Cè forse qualche tempo in cui è vergognoso essere andati in senato? o forse la questione di cui si trattava era tale che io avrei dovuto rifiutarla e condannare coloro che la trattavano? [4] Dico che per prima cosa è dovere di un buon senatore venire sempre in senato, nè sono daccordo con coloro che decidono di non venire in tempi meno buoni, non comprendendo essi che questa loro eccessiva ostinazione sia gradita e favorevole a coloro il cui animo hanno voluto offendere. Ma certamente alcuni, per paura, poichè ritenevano di non essere al sicuro in senato, si allontanarono. Non recrimino; nè cerco di sapere se ci fosse stato un qualcosa da temere. Credo che a chiunque sia lecito temere secondo il proprio giudizio. Chiedi perchè io non abbia temuto ? perchè si sapeva che tu ti eri allontanato di lì. Perchè, dal momento che alcuni uomini onesti non ritenevano di poter essere al sicuro in senato, io non sia stato dello stesso parere ? Perchè, dal momento che io non ritenevo di poter essere del tutto al sicuro in città, quelli non la pensassero così? Forse ad altri è concesso, nel mio timore invece non aver paura di nulla per sè; dovrò soltanto io essere atterrito dalla sorte mia e degli altri? Forse sono da biasimare perchè non ho condannato con la mia sentenza i due consoli? Soprattutto dovevo condannare loro, per la cui legge è stato fatto in modo che io, non essendo condannato, ed essendo benemerito della repubblica, non fossi soggetto alla pena dei condannati? E bisognava che non solo io ma anche tutti gli onesti sopportassimo anche i delitti di questi, per la loro buona volontà di salvarmi, io avrei (dovuto) rigettare col mio parere, lottimo parere di coloro per i quali soprattutto fui restituito alla mia antica dignità ? Ma quale fu la mia sentenza ? Prima di tutto quella che il discorso del popolo già prima aveva impresso nei nostri animi; poi quella che tutto il senato seguì, allor quando mi fu espresso lassenso : in modo che nè fu proposta da me cosa non pensata e nuova, nè, se nella sentenza vi fu qualche difetto, questo fu maggiore per colui che la pronunziò rispetto a tutti quelli che lapprovarono. Ebbene infatti il giudizio del senato, a causa della paura, non fu libero. Se stimi che abbiano avuto timore coloro che si allontanarono, concedi che coloro che rimasero non abbiano avuto timore. Se poi senza coloro che si allontanarono, non si potè allora decidere niente liberamente; quando tutti furono presenti si iniziò a proporre di cancellare la sentenza: si oppose tutto il senato. Ma chiedo, poichè per quella sentenza io fui capo ed autore, che cosa cè da biasimare ? Non fu forse per prendere una nuova decisione ? oppure in quella causa le mie parti non furono primarie ? oppure piuttosto si dovè ricorrere ad altro? Quale causa, quale forza potè essere maggiore della fame ? della rivolta? delle decisioni tue e dei tuoi ; i quali ritenevano che tu, essendosi presentata la possibilità, per incitare gli animi degli sprovveduti, avresti rinnovato quelle tue funeste rapine, a causa della mancanza di grano ? In parte le province frumentarie non avevano grano; in parte, credo, a causa della deifferenza dei prezzi, lavevano mandato in altre terre ; in parte, affinchè fosse più gradito, allor quando lavessero dato in periodo di fame, lo tenevano chiuso e custodito, per mandarlo allimprovviso come nuovo. La cosa non era in dubbio nellopinione, ma davanti agli occhi e in imminente pericolo : nè vedevamo ciò come una congettura, ma lo vedevamo chiaro. Infatti, poichè sempre più mancava lapprovvigionamento, in modo che si temeva ormai di più la fame e la mancanza di grano che la carestia, si accorse in massa al tempio della Concordia, mentre il console Metello convocava lì il senato. Fu vero che si mosse per il dolore e per la fame degli uomini, ma certamente i consoli poterono così assumere le loro responsabilità e il senato prendere qualche decisione. Ma se fu causa la carestia, tu certo fosti listigatore e lincitatore della rivolta : non dovemmo noi tutti fare in modo di sottrarre occasioni al tuo furore ? Che cosa dirai ? se fu luna e laltra la causa, cioè che la fame incitò gli uomini, e che tu ti sia mostrato come un artiglio in questa ferita ; non si dovè tanto più procurare un medicamento, che potesse risanare sia il danno iniziale sia quello che si era aggiunto ? Cera dunque sia la carestia nel presente, sia la fame nel futuro. Poi si venne al lancio dei sassi. Se ciò derivò dal dolore della plebe, senza che nessuno lavesse incitata; fu un grave danno. Se (avvenne ) per incitazione di Publio clodio, fu una solita scellerataggine di questuomo facinoroso. Se (avvenne ) per luno e laltro, poichè la cosa era tale da incitare gli animi della folla di sua spontanea volontà, e i capi della rivolta preparati ed armati, non ti sembra che la stessa repubblica abbia implorato laiuto del console e la fedeltà del senato ? Ma fu chiaro che sitrattò delluna e laltra cosa: la difficoltà dellapprovvigionamento, e la gravissima mancanza di grano, in modo che gli uomini temvano non solo la prolungata carestia, ma proprio la fame; nessuno lo nega. Non voglio, o pontefici, che lo sospettiate se non lo avrete visto, che costui, nemico del riposo e della pace abbia colto loccasione per incendi, strage, rapine. Quali sono gli uomini, nominati apertamente in senato, dal console quinto Metello, tuo fratello, dai quali egli disse di essere stato assalito a sassate e anche percosso ? Nominò Lucio Sergio e Marco Lollio. Chi è questo Lollio ? costui senza la spada ora neppure è con te; costui, mentre tu eri tribuno della plebe, e non dirò niente di me, reclamò che si doveva uccidere Gneo Pompeo. Chi è Sergio ? larmigero di Catilina, guardiano del tuo corpo, vessillo della rivolta, agitatore dei bottegai, il colpevole delle offese, il sicario, il lanciatore di sassi, il devastatore del foro, lassediatore della curia. Con questi e di tale specie condottieri, poichè tu, nelle carestie di approvvigionamenti, procurasti immediatamente di scagliarsi contro i consoli, contro il senato, contro i patrimoni e i beni dei ricchi, a causa dei deboli e degli sprovveduti: poichè per te nella tranquillità non cera nessuna salvezza; poichè, sotto la guida di condottieri disperati, avevi manipoli di uomini corrotti imposti ed arruolati per decurie: non dovè il senato fare in modo che questa funesta fiaccola non facesse presa in una così grande materia di rivolta ? Ci fu dunque la necessità di prendere nuove decisioni. Vedete ora, se le mie parti furono quasi principali.