Traduzione De divinatione, Cicerone, Versione di Latino, Libro 02; 02

Di Redazione Studenti.

Traduzione in italiano del testo originale in latino del Libro 02; parte 02 dell'opera De divinatione di Cicerone

DE DIVINATIONE: TRADUZIONE DEL LIBRO 02; PARTE 02

Democrito, tuttavia, molto spiritosamente vuol prenderci in giro, da filosofo della natura quale è; nulla di più arrogante di questa gente: nessuno bada a ciò che ha davanti ai piedi; scrutano le plaghe del cielo! E intanto, anche Democrito ritiene che l'aspetto e il colore delle viscere ci indichino almeno la qualità di un pascolo e l'abbondanza o la scarsità di un raccolto; crede anche che le viscere denotino la salubrità dell'aria o il sopraggiungere di una pestilenza.Fortunato mortale, a cui, ne sono sicuro, non mancò mai la voglia di scherzare! mai possibile che un tale uomo si sia divertito a spacciare sciocchezze così grosse, fino al punto da non vedere che quella asserzione sarebbe stata verosimile soltanto se le viscere di tutti gli animali avessero assunto contemporaneamente lo stesso aspetto e lo stesso colore?Ma se nello stesso momento il fegato di un animale è nitido e tondeggiante, quello di un altro è grinzoso e minuscolo, che cosa si può prevedere in base all'aspetto e al colore delle viscere?O forse questo modo di divinazione è analogo a quello di Ferecide da te ricordato, il quale, avendo osservato un po' d'acqua attinta da un pozzo, disse che vi sarebbe stato un terremoto? ancora troppo poco sfacciato, credo, il comportamento di quelli che, a terremoto già avvenuto, osano dire quale forza naturale lo abbia provocato; costoro prevedono addirittura un terremoto futuro, in base al colore di una sorgente d'acqua perenne?Molte cose di questo genere si insegnano nelle scuole, ma ti consiglierei di riflettere se sia il caso di credere a tutte.Ma ammettiamo pure che quelle asserzioni di Democrito siano vere: quando mai noi investighiamo quelle cose mediante le viscere?o quando abbiamo sentito dire che un presagio di quel genere sia stato annunciato da un arùspice dopo aver osservato le viscere?Essi ammoniscono su pericoli derivanti dall'acqua o dal fuoco; predicono talvolta delle eredità, talaltra dei dissesti finanziari; esaminano le fenditure familiari e vitali delle viscere; osservano da ogni parte con la massima attenzione la testa del fegato; se, poi, notano che essa è mancante, ritengono che nulla possa accadere di più nefasto.Tutte queste cose non hanno potuto essere osservate con costanza, come ho dimostrato sopra.Sono dunque ritrovati della tecnica, non dell'antichità, se pure esiste una tecnica riguardante cose sconosciute; con la natura, poi, quale legame hanno?Anche ammettendo che la natura sia tutta unita da un comune consenso e formi un tutto continuo (so che questa concezione è gradita ai filosofi della natura, e specialmente a quelli che hanno sostenuto l'unità di tutto l'essere), che connessione può esserci tra il mondo e il ritrovamento di un tesoro?Se l'esame delle viscere mi fa sperare un aumento del mio patrimonio e ciò avviene per effetto della natura, in primo luogo quelle viscere sono connesse con tutto l'universo, in secondo luogo il mio guadagno è incluso nella natura.Questi filosofi della natura non si vergognano di dire cose simili?Anche se nella natura vi è una connessione di tutte le parti, cosa che io sono disposto a riconoscere (gli stoici, in effetti, hanno raccolto molti esempi a favore di questa tesi: dicono che i fegatini dei topolini aumentano di volume nell'inverno; che il puleggio arido fiorisce proprio nel giorno del solstizio d'inverno e che le vescichette si gonfiano e si rompono, e che i semi delle mele, racchiusi nell'interno dei frutti, si rivolgono verso direzioni opposte gli uni agli altri; che, inoltre, se si pizzicano alcune corde della cetra, altre risuonano anch'esse; che alle ostriche e a tutti i molluschi accade di ingrossarsi e di diminuire di volume contemporaneamente al crescere e al calare della luna; che si ritiene adatta per il taglio degli alberi la stagione invernale, nel periodo in cui la luna è calante, perché il loro legno è allora ben secco; e che dire ancora degli stretti marini e delle maree, il cui flusso e riflusso è determinato dai moti della luna?Si possono citare innumerevoli esempi da cui risulta l'affinità naturale di cose distanti tra loro) - concediamo, dunque, tutto ciò, ché non ne risulta ostacolata la mia discussione; ma si può forse anche sostenere che, se una fenditura d'un certo tipo si nota in un fegato, ciò è presagio di un guadagno?In base a quale connessione naturale, a quale armonia e, per così dire, a quale consenso (che i greci chiamano sympátheia) vi può essere una relazione fra una fenditura d'un fegato e un mio guadagnuccio, fra un mio meschino lucro e il cielo, la terra, la natura tutta quanta?E, se vuoi, ammettiamo anche questo, sebbene la mia causa risulterà assai indebolita quando avrò concesso l'esistenza di una qualsiasi connessione della natura con le viscere degli animali.Ma anche dopo averla ammessa, come mai, domando, càpita che un tale, volendo ottenere un auspicio favorevole, sacrifichi un animale adatto al suo scopo?Questa era la difficoltà che io credevo insuperabile.E invece, con quale allegra disinvoltura viene superata!Mi vergogno non per te (anzi ammiro la tua capacità di ricordare tutte queste dottrine), ma per Crisippo, Antìpatro, Posidonio, i quali dicono precisamente quel che hai detto tu: una forza cosciente e divina, diffusa per tutto l'universo, ci guida nella scelta della vittima; ma ancor più bella è l'idea che tu hai esposto e che viene enunciata da quei filosofi: quando uno sta per eseguire il sacrificio, proprio allora avviene un mutamento delle viscere, di modo che qualche parte di esse scompare o si aggiunge: ché tutto obbedisce al volere degli dèi. Queste, crédimi, son cose a cui non prestan fede più nemmeno le vecchierelle.Pensi davvero che il medesimo vitello, se lo sceglierà un tale, lo troverà privo della testa del fegato; se lo sceglierà un altro, lo troverà col fegato tutto intero?Questa scomparsa o questa aggiunta della testa del fegato può avvenire repentinamente, in modo che le viscere si prestino ad assecondare la buona sorte del sacrificatore?Non vi accorgete che nella scelta delle vittime entra in giuoco un fattore casuale, tanto più che i fatti stessi lo dimostrano?Difatti, quando si sono trovate delle viscere estremamente malauguranti, senza la testa del fegato (niente di più infausto, dicono), la vittima che viene sacrificata subito dopo presenta indizi ottimi.E allora, dove sono andati a finire i presagi minacciosi delle viscere precedenti?O come mai, all'improvviso, gli dèi si sono così interamente placati?Ma tu dici che tra le viscere di un toro ben pasciuto, quando Cesare lo immolò, non si rinvenne il cuore; e siccome sarebbe stato impossibile che, prima del sacrificio, quell'animale fosse vissuto privo del cuore, bisogna, a tuo avviso, ritenere che il cuore scomparve nel momento stesso in cui il toro veniva sacrifìcato.Come mai tu capisci una delle due cose, cioè che un bovino non avrebbe potuto vivere senza avere il cuore, ma non comprendi l'altra, che il cuore non avrebbe potuto tutt'a un tratto volar via non so dove?Io potrei o non sapere qual è la funzione vitale del cuore, o supporre che il cuore del bove, rimpiccolito da qualche malattia, fosse esile, minuscolo, flaccido, non più simile a un cuore normale; ma tu che motivi hai di credere che, se poco prima il cuore c'era nel corpo di un toro ben pasciuto, all'improvviso sia venuto meno, proprio mentre immolavano la bestia?Forse, avendo visto Cesare che, uscito di senno, aveva indossato una veste purpurea, il toro rimase anch'esso privo di cuore?Credi a me, voi abbandonate al nemico la capitale della filosofia, mentre perdete il tempo a difendere qualche piccolo fortilizio: ostinandovi a sostenere la verità dell'aruspicina, sovvertite tutta la fisiologia.Nel fegato c'è la testa, tra le viscere c'è il cuore: ecco, scomparirà all'improvviso, appena avrai cosparso la vittima di farro e di vino; un dio lo sottrarrà, una forza misteriosa lo consumerà o lo divorerà.Non sarà dunque la natura quella che regolerà la morte e la nascita di tutti gli esseri, ma ci sarà qualcosa che o sorgerà dal nulla o cadrà improvvisamente nel nulla.Quale filosofo della natura ha mai detto questo?Lo dicono gli arùspici: a costoro, dunque, credi che si debba prestar fede più che ai filosofi della natura?Quando si fa un sacrificio in onore di più dèi, come mai può accadere che per alcuni il sacrificio riesca propizio, per altri no?E cos'è questa volubilità degli dèi, tale da minacciarci con le viscere del primo sacrificio, da farci sperar bene con quelle del secondo?O c'è fra loro tanta discordia, spesso anche tra divinità imparentate, sì che le viscere delle bestie immolate ad Apollo risultano gradite, quelle a Diana sgradite?Che cosa può essere così evidente come il fatto che, essendo scelte a caso le vittime condotte al sacrifizio, le viscere saranno per ciascun sacrificante tali quale sarà la vittima che gli capiterà?Ma, tu risponderai, il fatto stesso che a ciascuno tocchi una determinata vittima ha in sé qualcosa di profetico, come, a proposito delle sorti, il fatto che a ciascuno ne càpiti una determinata. Delle sorti parleremo in seguito, anche se, in verità, tu non rafforzi la causa dei sacrifici con l'analogia delle sorti, ma svaluti le sorti paragonandole ai sacrifici. O forse, se ho mandato a prendere all'Equimelio un agnello da immolare, mi vien portato proprio quell'agnello che ha le viscere adatte al mio proposito, e lo schiavo che ho mandato è attratto verso quell'agnello non dal caso, ma da una divinità che lo guida?Ché se tu mi dici che anche in questa circostanza il caso è una specie di sorte collegata con la volontà degli dèi, mi dispiace che i nostri stoici abbiano offerto agli epicurei una così ampia possibilità di prenderli in giro; sai certamente quanto gli epicurei deridano codeste teorie.E certo essi possono farlo con più facilità degli altri: giacché Epicuro si è divertito a immaginare gli dèi trasparenti e attraversabili dai soffi d'aria e abitanti tra due mondi, come tra i due boschi, per paura che uno dei mondi crolli loro addosso; e dice che hanno le stesse nostre membra, ma senza alcuna occasione di usarle.Egli perciò, togliendo di mezzo gli dèi con una sorta di raggiro, coerentemente non esita a toglier di mezzo anche la divinazione; ma se egli è d'accordo con se stesso, non lo sono altrettanto gli stoici.La divinità di Epicuro, non avendo niente da fare né per se stessa né per gli altri, non può concedere agli uomini la divinazione; la vostra divinità, invece, può non concederla, senza per questo rinunciare a governare il mondo e a prendersi cura degli uomini.Perché, dunque, vi intricate in quei cavilli, che non sarete mai capaci di risolvere? Quando vogliono sbrigarsela più in fretta, gli stoici argomentano così: se gli dèi esistono, esiste la divinazione; ma gli dèi esistono; dunque esiste la divinazione. Senonché riesce molto più convincente il dire: ma non esiste la divinazione; dunque non esistono gli dèi. Guarda con quale avventatezza si espongono al pericolo che, se la divinazione si riduce a nulla, si riducano a nulla anche gli dèi. Ché la divinazione si elimina con tutta facilità, mentre l'esistenza degli dèi dev'essere tenuta ferma.E quando si sia eliminata questa divinazione degli scrutatori di viscere, è eliminata tutta l'aruspicìna.Vengono poi i prodigi e i fulmini o i lampi.Quanto a questi si fa valere l'osservazione assidua, quanto ai prodigi si usa per lo più la previsione basata sul ragionamento.Che osservazioni, dunque, si sono fatte riguardo ai fulmini e ai lampi? Gli etruschi divisero il cielo in sedici parti.Fu cosa facile raddoppiare le quattro parti a cui noi ci atteniamo, poi eseguire un ulteriore raddoppiamento, in modo da poter dire, sulla base di questa ripartizione, da quale parte venisse il fulmine.Ma, in primo luogo, che cosa importa Ciò e in secondo luogo, che cosa significa?Non è evidente che in seguito alla meraviglia degli uomini primitivi, poiché temevano i tuoni e il precipitare dei fulmini, sorse in loro la credenza che ne fosse autore Giove, assoluto dominatore di tutto l'universo?Perciò nei nostri libri si trova scritto: Quando Giove tuona e fulmina, è contrario alle leggi divine tenere i comizi.Forse ciò fu stabilito nell'interesse dello Stato, poiché i nostri antenati vollero avere dei pretesti per non tenere i comizi.Quindi solo per i comizi il fulmine è un segno sfavorevole: per tutto il resto lo consideriamo un ottimo auspicio, se è caduto a sinistra. Ma degli auspicii parleremo in seguito; ora proseguiamo sui fulmini e sui lampi.Che cosa, dunque, gli studiosi della natura hanno il dovere di astenersi soprattutto dal dire, se non questa, che fenomeni certi siano preannunciati da segni incerti?Non credo, infatti, che tu sia capace di credere che i Ciclopi foggiarono il fulmine per Giove nei recessi dell'Etna: sarebbe davvero strano che Giove lo scagliasse tante volte, avendone a disposizione uno solo; né egli potrebbe, mediante i fulmini, ammonire gli uomini su ciò che devono fare o non fare.Gli stoici affermano che quelle esalazioni della terra che sono fredde, quando incominciano a fluire, costituiscono i venti; quando poi penetrano in una nube e incominciano a scindere e a squarciare le sue parti meno dense, e fanno ciò con particolare frequenza e violenza, allora ecco che sorgono i lampi e i tuoni; se, poi, un fuoco prodotto dal cozzo delle nubi si sprigiona, ecco il fulmine.Dunque da ciò che vediamo prodursi per forza di natura, senza alcuna regolarità, in nessun tempo determinato, ricaveremo un presagio di necessari avvenimenti futuri? Sta a vedere che, se Giove volesse dare simili preannunci, scaglierebbe inutilmente tanti fulmini!Che cosa ottiene quando scaglia un fulmine in alto mare? O su monti altissimi, ciò che avviene molto spesso?O in sterminati deserti?O nelle terre abitate da quei popoli che non osservano nemmeno questi presagi?Ma la testa di quella statua fu rinvenuta nel Tevere.Come se io negassi che codesti osservatori di fulmini abbiano una qualche perizia! la divinazione che io nego. La ripartizione in zone del cielo, a cui ho accennato sopra, e l'esame di determinati fatti permettono di capire donde un fulmine sia provenuto, dove sia andato a finire; quale significato profetico abbia, però, nessuna dottrina sa spiegarcelo.Ma tu mi vuoi mettere alle strette coi miei versi: Ché il Padre altitonante, ergendosi sull'Olimpo stellato, colpì col fulmine il colle una volta a lui caro e il suo tempio, e appiccò il fuoco alla sua dimora sul Campidoglio. Allora la statua di Natta, allora le immagini degli dèi e Romolo e Remo con la belva che li allattò precipitarono colpiti dall'impeto del fulmine, e riguardo a questi fatti furono pronunciati dagli arùspici responsi esattissimi.Un fatto straordinario fu anche quello, che proprio quando avvenne la denuncia della congiura in senato, la statua di Giove fu collocata in Campidoglio, due anni dopo che era stata commissionata. Tu dunque avrai il coraggio così dicevi in polemica con me di difendere codesta tua causa contro quello che hai fatto e che hai scritto?Sei mio fratello; per questo ti devo rispettare. Ma in questo caso che cosa, insomma, ti ferisce?La realtà delle cose, che è quella che ho detto, o io, che voglio che la verità sia dimostrata?Io, a ogni modo, non dico niente contro di te: chiedo conto a te di tutta l'aruspicina. Ma tu ti sei rifugiato in un magnifico nascondiglio: siccome capivi che saresti stato incalzato da presso quando io ti avessi chiesto le cause di ciascun tipo di divinazione, hai detto e ridetto che, poiché vedevi i fatti, non ti curavi di indagare la causa e il procedimento razionale; che l'importante era l'accaduto, non il perché dell'accaduto; come se io ammettessi che queste cose accadono, o come se fosse degno d'un filosofo non ricercare la causa per cui ogni singolo fenomeno avviene!E a questo proposito hai recitato dei passi dei miei Prognostici e hai menzionato certe specie di erbe, la scammonia e la radice dell'aristolochia, delle quali constatavi l'effetto e il potere medicinale, pur ignorandone la causa.Ma la differenza è totale;le cause dei pronostici le hanno indagate lo stoico Boeto, da te rammentato, e anche il nostro Posidonio; e anche se le cause di questi fatti non si fossero rintracciate, i fatti in quanto tali si sono potuti osservare e registrare.Ma gli episodi della statua di Natta o delle tavole delle Leggi colpite dal fulmine che cos'hanno che sia stato osservato più volte e da gran tempo?I Pinarii Natta sono nobili: dalla nobiltà, dunque, veniva il pericolo.Davvero ingegnoso questo presagio escogitato da Giove! Romolo ancora lattante fu colpito dal fulmine: questo è dunque un presagio del pericolo che correva quella città che da lui fu fondata.Con quanta abilità Giove ci avverte mediante simili indizi!Ma la statua di Giove veniva collocata nello stesso tempo in cui veniva denunciata la congiura.E tu, s'intende, preferisci credere che ciò sia accaduto per volontà degli dèi anziché per caso; e l'appaltatore che aveva ricevuto da Cotta e da Torquato l'incarico di erigere quella colonna, non fu più lento del previsto per pigrizia o per mancanza di denaro, ma fu fatto indugiare dagli dèi immortali fino a quel preciso momento! Non mi manca del tutto la speranza che cose di questo genere siano vere; ma non ne so nulla e voglio una dimostrazione da te. Siccome mi sembrava che per puro caso alcuni fatti fossero avvenuti così com'erano stati predetti dagl'indovini, tu hai parlato a lungo del caso, e hai detto, per esempio, che si può ottenere il colpo di Venere lanciando a caso quattro dadi, ma, su quattrocento lanci, non può capitare cento volte quel colpo. Innanzi tutto non saprei perché ciò sia impossibile, ma su questo non mi soffermo a discutere, poiché hai una collezione di esempi simili.Puoi citare i colori schizzati a caso, il grifo della scrofa, tante altre cose.Dici che Carneade ricorre anch'egli al caso quanto alla testa del piccolo Pan: come se ciò non sia potuto davvero accadere per caso, e sia necessario che in ogni blocco di marmo non siano ascose perfino teste degne di un Prassitele!Quelle sculture, difatti, si eseguono anch'esse per detrazione di pezzi di marmo, e nemmeno un Prassitele vi aggiunge alcunché; ma quando molto materiale è stato eliminato dallo scalpello e si è arrivati ai lineamenti di un volto, allora si può capire che quella statua, ormai perfettamente levigata, si trovava dentro il blocco.Dunque qualcosa del genere può essere avvenuto anche spontaneamente nelle cave di pietra di Chio. Ma ammettiamo pure che questo sia un esempio inventato: non hai mai visto nubi che avevano assunto le forme di leoni o di Ippocentauri? Dunque può accadere ciò che poco fa negavi: che il caso imiti la realtà.